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Zoccolo duro

 Scritto da alle 13:16 del 05/05/2008  Aggiungi commenti
Mag 052008
 
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Noto che ogni volta che si tenta di ragionare su Apple facendo ricorso, per lo stretto indispensabile, al buon senso, finisce sempre che qualche Apple-fan prende la cosa come un’offesa personale.
Passo per uno che odia Apple; certamente non mi è simpatica, come non lo sono ai miei occhi tutte quelle aziende che devono gran parte del successo al solo marketing (fuffa 99%) e non, piuttosto, alla bontà del progetto industriale in senso stretto.
Non so come ci sia riuscita (e, come ho più volte ammesso, la invidio per questo), ma Apple ha creato intorno a se’ una schiera di supporters acritici, ciecamente ostili a tutti coloro che osano avanzare critiche o anche solo avanzare dubbi sulla bontà di certe “soluzioni Apple” (come amano definirle), pronti invece a mettersi in coda per acquistare qualunque nuovo prodotto Apple. A prescindere.

Sbaglierò, eppure la realtà a volte mi sembra così evidente!
Apple, in difficoltà finanziaria, è stata probabilmente salvata nel 2001 dall’iPod (e, soprattutto, dagli accordi con le cinque maggiori case discografiche che gli hanno consentito guadagni colossali extra core-business), una robetta che non aveva nulla di innovativo o rivoluzionario, con un’interfaccia che faceva a cazzotti con qualsiasi principio di usabilità, ma che, misteriosamente e miracolosamente, è stato eletta a status symbol dapprima dagli adolescenti ed in seguito dai nostalgici dell’adolescenza.
Insomma dove hanno fallito altri progetti (come Newton), tecnologicamente forse più meritevole degli idilliaci epiteti che si son riservati per il lettore di MP3, è riuscito, fortunatamente per Apple, l’iPod.
E’ stato quello, forse, il segnale che la costruzione di un culto attorno ai propri prodotti (così come Steve Jobs aveva invano tentato di fare con Next in passato) fosse possibile.
Da allora non ha più registrato alcun flop commerciale vero e proprio.
Si, qualche vendita sotto le aspettative, qualche mancato boom, ma nulla che imponesse il ritiro del prodotto dal mercato.
Eppure, in Apple, non è cambiato nulla; anzi le cose che son cambiate hanno fatto imbestialire arricciare il naso all’utenza storica di Apple (vedi rinnegamento della piattaforma Motorola/PowerPC a favore di quella Intel). Com’è possibile?
La risposta che mi aspetto da un qualunque Apple-fan, è che da allora ha tirato fuori solo prodotti ottimi, privi di difetti, i migliori sul mercato come li auto definisce il produttore stesso.
Esempi per contrastare questa affermazione ce ne sono parecchi.
Forse un grande peso l’ha avuta la nascita della figura del Mac evangelista, una persona (inizialmente dipendenti della Apple) che, convinta della superiorità del Macintosh rispetto agli altri computer, cercava di convincere conoscenti e amici a passare ad un Mac.
La realtà, per quel che ho potuto osservare, è che si è creato uno zoccolo duro di aficionados pronti ad accettare per oro colato qualunque cosa Apple riesca a mettere sotto forma di slogan.
Questo nutrito gruppo di fan acritici, assicura all’Azienda di Cupertino un livello minimo di vendite certe tale che (grazie anche ai prezzi solitamente fuori mercato ed alle politiche commerciali che spesso forzano l’utente ad ulteriori spese) valga la pena di produrre qualsiasi prodotto venga in mente al team di sviluppo.
In pratica consente ad Apple di andare per tentativi (anzichè per analisi) rischiando poco.
Fintanto che Apple si è rivolta ad un mercato costituito soprattutto da aziende o professionisti che capivano di informatica, il giochetto non è riuscito; ora che il livello di competenza media del parco utenti si è notevolmente abbassato, Apple (ma si dovrebbe dire Steve Jobs che è portatore del “vizietto”) ha più successo.
Inoltre mi pare che l’attenzione degli organismi che dovrebbero vegliare sulla concorrenza e la lealtà dei produttori verso i consumatori, sembra tutta concentrata altrove (leggi Microsoft) per cui passano sotto silenzio dei comportamenti che, se adottati da qualsiasi altro concorrente Apple, genererebbero scandalo ed indignazione.

La genialità di Steve Jobs è tutta qui: nonostante la sua storia avesse dovuto insegnargli che il suo modello di business non aveva chances di successo, la sua testardaggine ed una fortunata combinazione astrale, sono servite a ribaltare anni di fallimenti.
Lui per primo ha riconosciuto il formarsi di questa nuova tipologia di utente, ideando strumenti appositamente progettati per loro (rigidi, poco versatili, in grado di fare poche cose in modo da non generare l’imbarazzo della scelta, insomma a prova di utonto).
Ciò che viene bocciato dal mercato dei PC Windows/Linux based, diventa così un successo nel dorato mondo di Apple (vedi LCD PC e MacMini).
O almeno è quel che ci racconta l’azienda di Cupertino.
D’altronde non sarebbe molto onorevole ne’ elegante (ne’ cool) ammettere che una consistente fetta dei propri utili proviene da business altrui che vengono parassitati da Apple grazie ad accordi possibili solo in virtù di una posizione dominante sul mercato.
L’Apple-fan (cioè quella parte di utenti Apple che compra i prodotti in virtù di una viscerale fedeltà degna di scopi migliori) non è in grado di sostenere una discussione tecnica sui prodotti Apple per almeno due buoni motivi: spesso non conosce altro, se non per la visione distorta che ne da’ il marketing Apple o il superficiale “sentito dire” della comunità di Apple-fan, ne’ è in possesso, spesso, di quelle basi e competenze che invece possiede chi smanetta su PC da anni, cioè da quando la “pappa pronta” non era di moda ed ancor più da chi si arrabatta con sistemi *nix a colpi di riga di comando.
In sostanza, l’atteggiamento di ingiustificata supponenza e superiorità di certa parte degli utenti Apple, la presenza di infiniti dibattiti sterili che, man mano che si addentrano in questioni tecniche, sempre più tendono a debordare in considerazioni di scarsa attinenza e spesso in offese personali, ritengo rappresenti un effetto collaterale della semplificazione (sempre auspicabile) a cui sono andati incontro i computer grazie all’innovazione delle interfacce grafiche sempre più ben fatte, che li ha resi disponibili anche a persone che, forse prematuramente, si sono sentite autorizzate ad auto-incensarsi.
Con questo non voglio affermare ne’ di far parte di quella categoria che chiamerei “esperti veri”, ne’ che non si possa rilevare un analogo fenomeno (un calo della competenza media) tra gli utenti di PC Windows/Linux.
Mi pare di osservare però che il fenomeno sia nettamente più marcato (con tutte le dovute e necessarie eccezioni e puntualizzazioni) tra gli utenti Apple e che con questi risulti molto molto arduo riuscire a dibattere serenamente e costruttivamente di questioni tecniche, data la loro tendenza a riconoscere nei prodotti Apple quasi una scelta di vita.

Technorati Tag: riflessioni,Apple,guerre di religione,Apple-fan

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