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Software libero è SEMPRE meglio?

 Scritto da alle 08:06 del 22/06/2007  Aggiungi commenti
Giu 222007
 
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Prendo spunto da un interessante articolo che ci spiega perchè, secondo l’autore, il software libero è meglio.
L’articolo, partendo da alcune considerazioni, arriva alla conclusione racchiusa nel titolo: “il software libero è meglio.”.
Vorrei approfondire la questione, introducendo nuovi punti di vista e calando la teoria nella vita reale.

Innanzitutto mi pare si faccia un po’ di confusione tra open source, software libero e freeware, mentre in realtà un programma open source può non essere gratuito, ed un programma gratuito potrebbe non essere open source.
Questa semplificazione introduce di per se una deviazione nel sentiero del ragionamento logico, in quanto l’indiscutibile vantaggio della gratuità del software open source, non sempre esiste.
Quindi a meno che l’autore per “software libero” non intenda esclusivamente il software open source gratuito, alcune conclusioni andrebbero riviste.

Il fatto che un progetto open source possa essere sviluppato potenzialmente da un numero molto elevato di programmatori, è di sicuro una opportunità ineguagliabile per ottenere un risultato migliore, ma non ne è di per se’ una garanzia; infatti, a meno che non esista un sistema di certificazione della competenza che escluda automaticamente dal progetto chi non ha sufficienti competenze per parteciparvi, il rischio è che…chiunque possa metterci le mani, anche chi non ha skills sufficienti.
A me non risulta che esista un simile automatismo di selezione. E’ possibile che qualcosa di analogo sia stato implementato per qualche progetto, su iniziativa dei fondatori del progetto stesso, ma non mi pare sia uno standard adottato dalla comunità opensource, ne’, corregetemi se sbaglio, esiste alcun organo di controllo della qualità del software prodotto.

Una tale mole di “manodopera”, se non coordinata, è possibile che non riesca a svolgere il proprio compito con l’eccellenza che sarebbe toricamete possibile.
Anche in questo caso, non mi risulta che esista nella comunità open source uno standard che si occupi di regolamentare questo aspetto. Tutto è lasciato alla libera iniziativa.
Questo è certamente un bene, nel senso ampio del termine, ma non determina con certezza che un software sia qualitativamente uguale o migliore di un software “chiuso”, commerciale.

Ora parliamo di responsabilità, perchè installare un programma commerciale, chiuso, ed uno open source, da questo punto di vista, non è la stessa cosa.
Faccio un esempio per chiarire: mi reco da un mio cliente ed installo un software (qualunque) open source; dato che ne ho -forse- le capacità e -certamente- la possibilità, lo modifico in modo che risponda maggiormente alle esigenze del mio cliente, in base alla analisi da me fatta.
Il programma da me installato, invece, non funziona come dovrebbe, ed il mio cliente -ad esempio- perde parecchi dati, per cui subisce un danno economico derivante sia dalla perdita dei dati recuperabili sia dal tempo necessario a ripristinare quelli recuperabili.
Con chi se la prende? Con me, è ovvio, dato che, in buona sostanza, quel programma, open source e liberamente modificabile, è come se fosse frutto del mio ingegno, per cui ne sono responsabile.
E questa responsabilità, si badi bene, mi è imputabile dal cliente anche se io, in realtà, non avessi modificato il programma open source, limitandomi ad installarlo e configurarlo perchè, dato che ne ho la possibilità, è mio preciso dovere professionale accertarmi della qualità del software tramite l’ispezione dei sorgenti.
Controsempio: al mio cliente installo e configuro un paccheto commerciale. Il programma ha un malfunzionamento e crea gli stessi danni ipotizzati per l’applicazione opensource. Il cliente con chi se la può prendere? Con chi ha fatto il programma (auguri!) e un po’ con me perchè ho proposto quella soluzione. Ma in questo caso la mia negligenza esisterebbe solo se il difetto del programma fosse già documentato prima dell’installazione, in quanto, diversamente, non avrei avuto aclun modo di accertarne la qualità.
Conclusione: installare software commerciale o software open source richiama a responsabilità molto diverse, che vanno opportunamente valutate.

Un altro aspetto riguarda la sicurezza e la privacy: siamo SEMPRE certi che il software open source non sia stato modificato da qualche furbetto che ha introdotto sistemi per spiare i nostri comportamenti o raccogliere informazioni a nostra insaputa?
E’ verò che un software open source può essere sviscerato da centinaia, migliaia di altri programmatori, in grado di scoprire simili magagne, ma questo è sufficiente per assicurarci che il controllo sia poi stato fatto? Evidentemente no.

Una volta fatte queste considerazioni, introdotti questi nuovi punti di vista, siamo certi che optare per soluzioni basate su software libero (intentendo con questo termine tutto il software open source), sia SEMPRE meglio?
Non tutto è oro ciò che luccica.

In sintesi ritengo l’open source un’incredibile opportunità ma, a mio parere, mancano adeguate tutele per gli utilizzatori.
Forse sarebbe necessario quanto meno un organo di controllo che certifichi il software prodotto, verificandone la qualità e classificandolo dal punto di vista della sicurezza e della privacy (non deve contenere adware, spyware, ecc. se non indicati chiaramente), dell’usabilità e dal punto di vista della qualità di programmazione.
La certificazione, ovviamente, non dovrebbe essere obbligatoria, ma fornirebbe all’utente finale una garanzia ed un ulteriore metro di paragaone nella scelta.
Il prezzo da pagare per fare questo sarebbe l’introduzione di un certo livello di burocratizzazione ed il rischio di un costo per la certificazione, a meno di non reperire tutti i componenti dell’organo di controllo tra il volontariato.
Esiste già qualcosa di simile?

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