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Riflessioni di un week-end noioso

 Scritto da alle 11:25 del 06/04/2008  Aggiungi commenti
Apr 062008
 

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Vorrei condividere alcune mie considerazioni che, maturate lentamente, di recente, mi hanno fatto riflettere e che avrei il piacere di confrontare con altre.

Preferisco la capacità di imparare alla capacità di fare.
A mio parere, essere capaci di imparare è più difficile del saper già fare e, potenzialmente, molto più utile, soprattutto nel lungo periodo.
La riflessione che mi ha consentito di arrivare a mettere a fuoco questo mio pensiero è questo bell’articolo su Stacktrace.it (su cui è già presente un mio commento).
Soprattutto nel campo informatico, in cui l’evoluzione delle tecnologie è in fast forward costante, credo che la duttilità mentale e la capacità di apprendimento siano più importanti di una profonda specializzazione che, arrivo ad affermare, puo’ essere controproducente ed un freno all’innovazione.
Il futuro credo sia nella formazione continua (long life learning), lungo tutto l’arco della vita (non solo professionale)

Il monopolio non è sempre il male assoluto
Mi son convinto che il mercato libero tende naturalmente ad un monopolio.
Soprattutto ai giorni nostri, caratterizzati da una velocità di informazione impensabile fino a soli pochi anni fa, è naturale che un prodotto migliore(*) si diffonda rapidamente a scapito di prodotti inferiori.
Si crea naturalmente un monopolio, nel senso che i consumatori preferiranno naturalmente il prodotto migliore(*).
A chi non è d’accordo sulla mia affermazione faccio questo esempio: supponiamo che domani una casa automobilistica metta sul mercato una serie di veicoli che, a parità di altre caratteristiche tecniche e di prezzo, vengano alimentati con acqua, e producano come scarto, vapore acqueo ed inquinamento nullo (o quasi).
Suppongo che sarà destinato a conquistare rapidamente il monopolio (o un quasi-monopolio) del mercato dell’auto.
Sarebbe un male comunque? Perchè?

Non andare a votare è una vera stupidaggine.
Non si tratta di un voto di protesta ma di un voto che vuol dire “fate voi; decidete voi cosa è meglio per me”.
Il voto “di protesta” (cioè quel voto che vuol segnalare indistintamente un’insofferenza per tutte le formazioni politiche in campo) è esprimibile attraverso la scheda nulla (non bianca, ma nulla!).
Il risultato sembrerebbe cambiare di poco (anzi di niente), ma a ben pensarci non è così: innanzi tutto con la scheda nulla, la volontà di manifestare il proprio malcontento è chiara e poi si manifesta un rispetto, profondo, per chi in passato ha dato la vita perchè noi si avesse questo diritto.
La scheda bianca, certameente in tal senso più rispettosa dell’astensione, è però rischiosa: il significato è sempre quello di delegare ad altri la decisione su cosa sia meglio per se’, ma rischia di poter essere compilata furbescamente ex-poste ed il fatto non sarebbe rintracciabile.
Si usa sempre meno il proprio cervello
Nel mio articolo precedente è contenuta un a provocazione: andando a verificare le proprie tendenze politiche con le proprie convinzioni personali, sono certo che moltissimi scopriranno che, a voler essere coerenti, dovrebbero votare diversamente da come prevedono di fare.
Così come tanti indecisi potrebbero scoprire che prendere una decisione potrebbe essere meno difficile di quanto si pensi o si voglia credere.
A mio parere, spesso si ha difficoltà a riconoscere il clima di muro-contro-muro che sta caratterizzando la politica (ma non solo[*]) da qualche tempo.
In questo clima è bandito il ragionamento critico e costruttivo, si riconosce come “vero” qualcosa che viene ripetuto ossessivamente più volte, spesso senza mai andare a verificare le fondamenta reali di certe affermazioni.

(*)Cosa significa migliore? Spesso si ha la tendenza a giudicare migliore un prodotto prendendo in esame solo qualità prettamente tecniche, senza considerare il rapporto qualità/prezzo, intendendo con qualità la capacità di soddisfare le esigenze reali, e per prezzo le risorse necessarie affinchè questo sia possibile.

[*] mi pare di riconoscere lo stesso schema nelle “guerre di religione” che impazzano nel web (Windows vs Mac vs Linux, ad esempio).

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  5 Risposte a “Riflessioni di un week-end noioso”

Commenti (5)
  1. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.0b5 con Windows Windows XP

    Ciao Enrico,

    mi trovi d’accordo su 3 punti.

    Ritengo anch’io piu’ importante la capacita’ di imparare rispetto alla mera conoscenza di uno strumento, in quanto la continua evoluzione (non solo in ambito informatico) nella pratica scoraggia il fare affidamento solo sulle proprie conoscenze e ritenerle immutabili.

    Prevedo di votare, ho gia’ verificato la mia posizione con “Voi siete qui” e, niente affatto sorpreso, ho “scoperto” di essere pressoche’ equidistante dalle varie formazioni politiche: nessuna preferenza evidente. La scelta fra scheda bianca e nulla, come giustamente sostieni, non ha ragione di essere.

    Sono in disaccordo sul monopolio: il libero mercato e’ una astrazione semplificata delle dinamiche del mercato, in quanto si basa sul principio di perfetta conoscenza di tutte le possibili scelte da parte del cliente/acquirente. Se, come accade spesso, questa perfetta conoscenza e’ impossibile da ottenere in pratica (es.: quando acquisto un elettrodomestico, non ho il tempo per verificare le offerte di ogni singolo produttore ma mi focalizzo su un ristretto numero di apparecchi), la teoria e’ minata alle fondamenta. Equivale a descrivere la caduta di un grave considerando solo l’attrazione gravitazionale e trascurando sia l’attrito sia la spinta di Archimede: questo e’ lecito nel vuoto assoluto (astrazione), ma non nell’atmosfera (realta’) ed applicarlo nel secondo caso porta ad errori anche grossolani.

    Vorrei, inoltre, capire da dove deduci la tendenza al monopolio: riprendendo l’esempio automobilistico, attualmente esistono alcuni gruppi automobilistici che comprendono piu’ marchi e hanno un esistenza su piu’ continenti (FIAT, Volkswagen, Daimler-Benz, Peugeot-Citroen, Renault, BMW, Crysler, Ford, Toyota, Nissan), alcune grandi case singole (Honda, Tata, Proton e altre semisconosciute in Europa, principalmente asiatiche) e una sconosciuta quantita’ di piccoli produttori, indipendenti oppure in collaborazione con le grandi case per l’approvvigionamento dei componenti. La situazione attuale e’ lungi dal monopolio: trascurando i piccoli costruttori, si puo’ parlare al massimo di oligopolio in cui ognuno si distacca dagli altri per alcune caratteristiche (ragioni tecniche, immagine del marchio, target del prodotto, ecc) ma nessuno offre “il” mezzo di trasporto definitivo.

    Nell’ipotetico caso in cui un nuovo costruttore crei un veicolo alimentato ad acqua, sviluppando una tecnologia all’avanguardia rispetto ai motori a scoppio odierni e resistendo agli attacchi dei concorrenti (es. acquisizioni), il suo dominio sarebbe un male indipendentemente dalla bonta’ tecnica del prodotto: monopolio significa che, possedendo la maggioranza del mercato, nessuno puo’ permettersi di contrastarlo e se il costruttore decidesse di applicare delle politiche impopolari dopo essere diventato il monopolista (per esempio, produrre solo automobili biposto in barba alle esigenze delle famiglie numerose), i clienti sarebbero privi della liberta’ di scelta o, meglio, potrebbero scegliere solo tra l’acquistare o meno il mezzo, essendo gli altri costruttori falliti o fortemente ridimensionati a causa della scarsa attrattivita’ dei loro prodotti. Inoltre esso puo’ introdurre delle barriere all’ingresso, scoraggiando per esempio l’affacciarsi di un nuovo costruttore che realizza automobili elettriche con rivoluzionarie batterie ad alta capacita’: in pratica, potrebbe bloccare l’innovazione pur di preservare il proprio monopolio.

    Just my 2 cents.

    Edward

    P.S.: ho volutamente evitato i parlare di MS, Windows e l’ambito informatico poiche’ non vi hai fatto cenno nel tuo articolo. Se dovesse interessarti, sono comunque disponibile per approfondimenti.

  2. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 2.0.0.13 con Windows Windows Vista

    @Edward
    Sul monopolio.
    Affermi che, nell’ipotesi che”…un nuovo costruttore crei un veicolo alimentato ad acqua, sviluppando una tecnologia all’avanguardia rispetto ai motori a scoppio odierni…il suo dominio sarebbe un male indipendentemente dalla bonta’ tecnica del prodotto…e se il costruttore decidesse di applicare delle politiche impopolari dopo essere diventato il monopolista …i clienti sarebbero privi della liberta’ di scelta o, meglio, potrebbero scegliere solo tra l’acquistare o meno il mezzo…Inoltre esso puo’ introdurre delle barriere all’ingresso”.

    E’ vero che il monopolio è una forte barriera all’ingresso di nuovi concorrenti.
    Quel che credo è che, nell’ipotesi da te fatta di politiche impopolari, queste barriere verrebbero automaticamente indebolite: tornando all’esempio, il monopolista offrirebbe un’opportunità di mercato (costruire auto per famiglie “numerose”).
    In questo caso, in teoria, un nuovo concorrente potrebbe produrre il prodotto adatto a quelle esigenze ed intaccare il monopolio esistente.
    In sostanza, così come, nel mio esempio, il monopolio si creerebe spontaneamente per le scelte effettuate dalla stragrande maggioranza degli utenti, forse altrettanto spontaneamente si potrebbe incrinare.
    Questo perchè è un monopolio creato dal mercato, e non artificiosamente forzato da leggi o provilegi concessi solo ad alcuni operatori.

    La tendenza al monopolio la deduco anche osservando ciò che accade normalmente.
    Quando un prodotto è ritenuto “buono” (vedi definizione di prodotto buono o migliore che ho dato nell’articolo per spiegare cosa intendo) ha successo e rapidamente (ora molto più rapidamente del passato) si diffonde. Esempi: Winzip, iPod, ecc.
    A mio avviso, cioè, si crea quel monopolio naturale di cui parlo, che puo’ essere scalzato solo da prodotti “migliori” (e di norma accade così, mi pare).
    In questo caso mi pare di poter riconoscere a questo tipo di monopolio un ruolo addirittura positivo: costituendo una barriera all’ingresso di nuovi concorrenti, funge da filtro per quei prodotti che non costituiscono un vero salto di qualità. In sostanza un concorrente si affaccerebbe solo se avesse la possibilità di porporre qualcosa di molto migliore (potrebbe essere anche lo stesso prodotto ad un prezzo inferiore, ad esempio), e non solo qualcosa di simile che vuole sfruttare la scia del successo del prodotto monopolista.

    Inoltre, mi pare che questo tipo di monopolio sia estremamente “liquido e temporaneo”, nel senso che con la stessa rapidità con cui è possibile costituirlo, si può dissolvere a favore di un altro monopolio altrettanto “liquido e temporaneo”.
    Mi pare di poter riconoscere conferme a questo ragionamento osservando la storia delle schede grafiche 3D.

    Forse, le autorità anzichè ostacolare la nascita di questo tipo di monopolio (che, ripeto, si genererebbe naturalmente dall’incontro della domanda e dell’offerta), limitarsi a vigilare che ci si approfitti ingiustamente della posizione dominante con manovre illecite.
    Insomma, non capisco perchè, se un’azienda ha la bravura e la fortuna di realizzare un ottimo prodotto e questo ha un enorme successo, debba essere costretta a dividersi per far posto ad una concorrente evidentemente meno capace.
    In sintesi, perchè per il consumatore la concorrenza forzata artificiosamente, come in quest’ultimo caso, sarebbe un bene?

  3. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.0b5 con Windows Windows XP

    Come ho detto, nel mondo astratto, ove vige la concorrenza perfetta, il monopolio non esiste: appena un’impresa lancia un prodotto, bene o servizio innovativo o richiesto, le aziende concorrenti ne siluppano uno che assolve la stessa funzione e che, quindi, ottiene un pari gradimento; il mercato, sempre in teoria, e’ suddiviso equamente tra i partecipanti perche’, se un’azienda dovesse guadagnare in modo abnorme (cioe’ avere un ricavo molto superiore ai costi), allora le altre aziende entrerebbero in competizione per aggiudicarsi anche loro una fetta del lucroso mercato.
    Il monopolio e’ una anomalia, il frutto di una concorrenza imperfetta: in questo caso lasciare la decisione al mercato significa lasciarla in mano all’attore piu’ forte, cioe’ il monopolista. Il monopolista non ha lo stimolo a migliorare se stesso e i suoi prodotti, il che si traduce in uno sfruttamento subottimale delle risorse (sempre in termini economici); i prezzi non sono decisi dal mercato, ma dall’unico produttore il quale puo’ decidere un prezzo per lui abbondantemente profittevole e, nel contempo, tale da scoraggiare l’entrata in campo di altre aziende. Inoltre puo’ abusare del mercato, instaurando delle barriere all’ingresso artificiose, minacciando di vendere sottocosto (predatory pricing o dumping), dividere il mercato a zone. In questa situazione l’unico attore superiore e’ lo Stato, in quanto esterno al mercato (garante) e intenzionato a favorire lo sfruttamento ottimale delle risorse: puo’ sanzionare il monopolio od ordinarne la divisione.

    Quindi il tuo discorso contraddice se stesso: se un prodotto e’ talmente buono da essere scelto dalla maggioranza e portare sia la quota di mercato sia i profitti del suo produttore ben oltre i valori previsti nela concorrenza perfetta, la altre aziende dovrebbero poter entrare subito in competizione e riequilibrare il mercato. Se non vi e’ riequilibrio, allora cade tutto il castello di carte perche’ non sono soddisfatte una o piu’ richieste:
    – conoscenza completa e perfetta del mercato: qualcuno non conosce tutti i prezzi dei prodotti esistenti oppure non conosce proprio tutti i prodotti, quindi la sua scelta non e’ “libera” nel senso economico del termine;
    – omogeneita’ dei prodotti: non sono uno il sostituto perfetto dell’altro (es. la marca);
    – accesso uguale alle tecnologie e zero barriere all’ingresso: qui il monopolista puo’ abusare della sua posizione praticando, appunto, le tecniche monopolistiche;
    – atomicita’: esistono tanti produttori ed il prezzo dei loro beni e’ fissato dal mercato, non dal produttore. Il monopolio infrange l’atomicita’ perche’ il produttore decide il prezzo.
    L’unico modo per intervenire e’ riequilibrare il mercato dall’esterno, cioe’ lo Stato deve sanzionare il monopolio per l’interesse collettivo (sfruttamento ottimale delle risorse).

    Riprendendo gli esempi:

    – il mercato automobilistico non e’ un monopolio perche’ i produttori si fanno concorrenza in vari ambiti (le gamme di modello); se avessi X che fabbrica solo le auto biposto e Y le vetture a 5 posti, avrei una concorrenza monopolistica (ognuno monopolista nel proprio campo) mentre se avessi molti concorrenti per ogni gamma sarei in regime di concorrenza;

    – il mercato delle schede grafiche illustra l’azione delle barriere all’ingresso: negli anni ’80 vi erano diversi produttori di schede per computer “IBM compatibili” (Ati, ASR Research, Wang, Tseng-Labs, Hercules, S3, Western Digital, Weitek, Cirrus-Logic, Trident, Targa, Oak, Matrox e tante altre) che producevano prodotti in buona approssimazione sostituti uno dell’altro (abbastanza vero: per la shell di Dos e i primi ambienti grafici non serviva una elevata velocita’ di redraw, la differenza nell’accelerazione 2D saltava nel cad e nei giochi sotto dos); il mercato prosegue come descritto fino alla meta’ degli anni ’90, dove la possibilita’ di sfruttare la potenza del processore porta anche alla creazione di engine grafici 3D (in software). Il passo successivo e’ la loro accelerazione in hardware: nascono alcuni nuovi produttori (Revolution, Real3D, 3Dfx, XGI, #9, Sis, PowerVR, 3DLabs; nVidia e Tritech nascono successivamente). La battaglia si svolge tra il 1995 e il 2000: chi non puo’ offrire un chip 3D valido con cadenza semestrale, sia per scelte aziendali che, soprattutto, per barriere all’ingresso (maggiori risorse per la progettazione e per la realizzazione, problemi nell’implementazione delle specifiche DirectX, difficolta’ nell’integrazione del ramdac e di altra componentistica dentro il chip), esce dal mercato (Oak, Targa, Cirrus-Logic, Tseng-Labs, Weitek, WD, #9, …), viene acquisito (Real3D da Intel; Gigapixel da 3dfx e questa, poi, da nVidia; S3 da Via; ASR e ArtX da Ati; XGI da Sis; 3DLabs da Creative) o cambia mercato (PowerVR e Trident lavorano nei chip grafici embedded o per dispositivi palmari). Oggi vi sono tre attori principali (Intel, nVidia, Ati-AMD) perche’ nel frattempo gli altri possibili attori sono usciti anch’essi dal mercato (XGI, che produce chip embedded, e’ uscita da Sis; S3, dopo un breve tentativo con chip discreti, realizza core grafici per i chipset Via; 3DLabs ha smesso la produzione delle Wildcat per dedicarsi all’embedded; Matrox ha ancora in listino le Pharelia ma ormai si dedica al settore medicale) e, viste le alte barriere attuali, e’ fortemente improbabile che un altro concorrente possa inserirvisi: in pratica, non vi e’ una reale alternativa all’oligopolio dei primi tre.
    Cosa succederebbe se, ad esempio, AMD-Ati fallisse, lasciando Intel e nVidia a spartirsi il mercato? E’ possibile che Intel copra, almeno inizialmente, la fascia bassa del mercato lasciando a nVidia il resto, quindi creando due monopoli: chi impedirebbe loro di fissare i prezzi?

    – l’iPod e la forte integrazione con iTunes, l’iTunes Music Store e il FairPlay e’ il motivo per cui Apple e’ stata accusata di monopolio verticale: approfitterebbe della posizione di monopolio nel mercato dei lettori mp3 per imporre il proprio negozio on-line.

    Una considerazione: l’elevata diffusione dell’hardware x86 e legati ad esso non dipende dal monopolio ma proprio dall’assenza di monopolio (esistono alcuni produttori di processori e chip grafici, molti produttori di ram e di schede madri, ecc.) e dalla creazione di una piattaforma aperta, il pc IBM, che molti hanno potuto clonare e migliorare. COsa sarebbe successo se IBM non la avesse aperta?

    Edward

  4. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 2.0.0.13 con Windows Windows Vista

    @Edward
    Tutto molto corretto.
    Accademico direi.
    Ho anche la sensazione che, forse senza capirci l’un l’altro, diciamo cose molto simili.
    L’unica differenza è che io dubito che il monopolio sia sempre un male.
    Il male, a voler ben guardare, non è il monopolio in se’ (nell’ipotesi si crea naturalmente grazie ad un prodotto nettamente superiore agli altri), quanto il tentare di approfittarene successivamente con pratiche illecite (citi giustamente predatory pricing e dumping).
    In questo utopico mondo in cui il monopolista continua a fare ricerca per migliorare il prodotto e non ricorre ad accordi sottobanco o pratiche poco pulite per minare sul nascere le iniziative altrui, le barriere di ingresso avrebbero la funzione di filtro anti-fuffa: i potenziali concorrenti si getterebbero nell’impresa solo se hanno tra le mani un prodotto che realmente puo’ far concorrenza a chi ha la maggioranza delle quote di mercato.
    Faccio notare che ne’ la qualità del prodotto potrebbe peggiorare di molto, ne’ il suo prezzo salire di troppo perchè l’effetto collaterale sarebbe quello di abbassare le barriere all’ingresso di nuovi concorrenti, ai quali sarebbero richisti skill inferiori per avere propabilità di successo.

    Quella che tu chiami “forte integrazione con iTunes” è proprio una di quelle manovre anti-mercato ed anti concorrenza che dovrebbero essere severamente vietate e sanzionate: così come lo è stato l’acquisto di un iPod, anche la scelta del software con cui utilizzarlo dovrebbe essere libera e non forzata come accade invece per iTunes.

    Riguardo alla piattaforma hardware x86 credo che IBM non abbia fatto nient’altro che piegarsi ad un vento che altrimenti l’avrebbe sradicata.
    A mio parere siamo passati, anzi, per troppi pessimi prodotti.
    Se IBM non si fosse aperta alla concorrenza, il risultato secondo me potrebbe non essere così scontato come sembri ipotizzare (ma siamo completamente nel campo dell’immaginario): uno scxenario possibile è che ci sarebbero stati meno progetti campati in aria o deboli ma alla fine qualcun altro avrebbe proposto qualcosa di alternativo altrettanto valido.
    Magari Apple sarebbe ancora la vera Apple….

  5. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.0b5 con Windows Windows XP

    Tutto molto corretto.
    Accademico direi.
    Ho anche la sensazione che, forse senza capirci l’un l’altro, diciamo cose molto simili.
    L’unica differenza è che io dubito che il monopolio sia sempre un male.
    Il male, a voler ben guardare, non è il monopolio in se’ (nell’ipotesi si crea naturalmente grazie ad un prodotto nettamente superiore agli altri), quanto il tentare di approfittarene successivamente con pratiche illecite (citi giustamente predatory pricing e dumping).

    Hai ragione sull’accademico: infatti il mio discorso si basa su reminescenze di un vecchio corso di economia applicata.
    Se per monopolio intendi l’equivalente in ambito economico del “despota illuminato” (despota nel senso neutro del termine, cioe’ singolo governante), in un mondo ideale, in cui il monopolio non e’ un’anomalia in se’, ti darei ragione; nel mondo reale, tuttavia, non riesco a trovare un esempio in cui un monopolista si sia comportato da “illuminato”, non approfittando della sua posizione per attuare pratiche anticoncorrenziali.

    In questo utopico mondo in cui il monopolista continua a fare ricerca per migliorare il prodotto e non ricorre ad accordi sottobanco o pratiche poco pulite per minare sul nascere le iniziative altrui, le barriere di ingresso avrebbero la funzione di filtro anti-fuffa: i potenziali concorrenti si getterebbero nell’impresa solo se hanno tra le mani un prodotto che realmente puo’ far concorrenza a chi ha la maggioranza delle quote di mercato.

    Cio implica che gli eventuali concorrenti non riescono ad offrire dei perfetti sostituti: il prodotto del monopolista e’ diverso, “migliore” rispetto agli altri (migliore secondo la tua definiione di soddisfacimento dei bisogni e rapporto qualita’/prezzo). In questo caso allora e’ il mercato stesso che rifiuta le offerte “non migliori”.
    Se, avendo la possibilita’ di farlo, volessi produrre una scheda grafica tecnologicamente vecchia di 15 anni e ad un prezzo uguale o di poco inferiore a quelle attuali, ne piazzerei pochissime non perche’ le barriere all’ingresso me lo impediscono (sono riuscito a superarle), ma perche’ il mercato le snobba. Il “filtro” e’ svolto dall’acquirente, non dal produttore, e delegare la scelta a qualcuno di esterno non e’ la soluzione migliore.

    Riguardo alla piattaforma hardware x86 credo che IBM non abbia fatto nient’altro che piegarsi ad un vento che altrimenti l’avrebbe sradicata.
    A mio parere siamo passati, anzi, per troppi pessimi prodotti.
    Se IBM non si fosse aperta alla concorrenza, il risultato secondo me potrebbe non essere così scontato come sembri ipotizzare (ma siamo completamente nel campo dell’immaginario): uno scxenario possibile è che ci sarebbero stati meno progetti campati in aria o deboli ma alla fine qualcun altro avrebbe proposto qualcosa di alternativo altrettanto valido.
    Magari Apple sarebbe ancora la vera Apple….

    IBM parti’ con una piattaforma aperta perche’, per la prima volta, utilizzava componenti non prodotti in casa (quasi tutto l’hardware e il sistema operativo; di proprietario restava il bios e poco altro) e riteneva che l’appoggio di produttori terzi di hardware e di software sarebbe stato fondamentale per il successo della piattaforma pc: il PC avrebbe potuto guadagnarsi una posizione nel mercato dei minicomputer dell’epoca solo se fossero state disponibili le schede di espansione e vari programmi fra cui almeno una killer application, cioe’ tutto quello che era nato attorno ad altri computer in passato (es. la piattaforma S100, i vari Commodore, gli Amiga, Atari, Sinclair e tanti altri). L’aver divulgato le speifiche di funzionamento dell’hardware e del bios e, soprattutto, la politica di dual licensing attuata da Microsoft hanno consentito la nascita (non prevista) di cloni.

    Se, come tento’ senza successo con la successiva serie PS/2, IBM avesse proposto una piattaforma chiusa sin dall’inizio, oggi potrebbe esservi una divisione del mercato fra varie architetture oppure l’affermazione di un’altra architettura aperta piu’ o meno coscientemente: in ogni caso, e’ sempre una ipotesi.

    OT rispetto al monopolio:
    Le decisioni che hanno spinto Apple a cambiare nel tempo (ma anche altre aziende: es IBM ad uscire dal mercato dei PC) vanno valutate in almeno due aspetti: uno economico, nel quale queste hanno avuto una ricaduta positiva, ed uno sociale, nel quale hanno amareggiato gli utenti precedenti oppure barattato la base utenti esistente per una nuova. Per chi ha vissuto il mondo dei computer da parecchi anni la scelta dispiace o infastidisce, su questo concordo.

    Edward

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