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Perchè Linux non decolla?

 Scritto da alle 15:28 del 11/06/2007  Aggiungi commenti
Giu 112007
 
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Prendo spunto da una dettagliata comparazione tra il kernel, il “cuore” di un sistema operativo, di Linux e quello di Windows Vista, pubblicata su Widefox, per una riflessione sulle cause della relativamente “scarsa” adozione di Linux sui PC desktop di larga diffusione.

La comparazione evidenzia impietosamente la superiorità di Linux nei confronti di Vista, che rappresenta il sistema operativo più evoluto di Microsoft.

Il marketing di BigM ha puntato tantissimo su Aero, la rinnovata interfaccia grafica di Vista, ma anche in quel campo Beryl per Linux la surclassa nettamente. Su Youtube si trova un video in cui la cosa viene dimostrata nettamente, aldilà di ciò che potrebbe ricadere nella sfera dei gusti personali. Personalmente non ritengo troppo corretto il confronto tra Aero e Beryl (in quanto quest’ultima non fa parte del sistema operativo Linux ma è un addon); riterrei quindi opportuno il confronto dopo che in Windows venisse installato Yod’m 3D (un desktop manager 3D per Windows XP/Vista, simile a Beryl); in ogni caso, a mio parere, Beryl resta superiore.

Ultima considerazione, non da poco: Linux è gratis, Windows no!

Ma allora perchè Windows riscuote un tale, ingiustificato (per chi usa felicemente Linux) successo mentre Linux, a distanza di tanti, troppi anni, continua ad essere una promessa, un prodotto di nicchia, senza riuscire a conquistare il grande pubblico, date le enormi potenzialità ed i suoi indiscutibili vantaggi? Perchè Linux continua a restare un sistema operativo amato soprattutto da ISP (che in coppia con Apache lo reputano, giustamente, una soluzione ideale) e “smanettoni”?

Si potrebbe obiettare che Linux si sta diffondendo in misura sempre maggiore; questo è vero solo in parte; dato il crescente numero di PC presenti, occorre infatti ragionare in termini di “quote di mercato”: in percentuale, quanti PC vengono utilizzati con Windows e quanti con Linux? Ho evidenziato non a caso la parola “utilizzati” e non venduti: quanti di voi hanno acquistato un PC con Windows (ad esempio un notebook) e li usano invece con Linux? E quanti invece acquistano un PC SENZA sistema operativo e poi ci installano la copia di Windows dell’amico oppure Linux, o entrambi?

In ogni caso, Linux ha tutte le caratteristiche per essere una killer application, cioè un’applicazione che non dovrebbe aver rivali!

Ma allora perchè la maggior parte di noi continua ad utilizzare il tanto bistrattato Windows? Possibile che il marketing possa avere una influenza tale da obnubilare la capacità di discernimento di milioni di persone, anche addette ai lavori, manager di aziende, ecc.? No, per me qualcosa non torna; questo “tafazzismo” non può essere frutto SOLO della pubblicità, ci devono essere ragioni più profonde che andrebbero analizzate.

In base alla mia esperienza, ho individuato alcuni aspetti che, a mio parere, potrebbero rappresentare un freno alla diffusione di Linux:

1) Drivers

Da anni seguo, come utente e per ragioni professionali, lo sviluppo di Linux e, durante questo periodo, ho provato innumerevoli distribuzioni Linux (Redhat, Slackware, SUSE, Ubuntu, ecc.).

Per necessità professionali sono (piacevolmente) costretto a tenere sempre aggiornati i PC su cui lavoro, ed utilizzo perciò periferiche sempre molto recenti. Un problema costante che ho incontrato è relativo proprio alla mancanza di drivers per moltissime, troppe periferiche; senza considerare il fatto che spesso, i drivers che si trovano, non sono efficientissimi.

Il mio ultimo fallimento risale ad alcuni mesi fa quando ho tentato di installare Ubuntu 7.03 sul mio PC equipaggiato con scheda madre Asus P5B-E che, come ho poi scoperto, non è supportata. Ritenterò con la Ubuntu 7.04.

Fino ad ora mi sono accontentato di utilizzare Linux all’interno di macchine virtuali VMWare, senza quindi mai avere la possibilità di apprezzarne appieno le prestazioni.

Questo è un problema oggettivo, le cui cause non sono certo imputabili a lacune in Linux, ma vanno ricercate principalmente nella scarsa convenienza economica dei produttori di componenti hardware a dedicare risorse per produrre drivers anche per Linux. Ma come biasimarli? Se viveste al Polo Nord, potendo scegliere, preferireste produrre congelatori o impianti di riscaldamento? Suppongo la scelta cadrebbe sul prodotto per cui la domanda è maggiore.

Si tratta di una legge di mercato, domanda e offerta. Ed il mercato siamo noi, che compriamo quel prodotto e non quell’altro. Sembra un cane che si morde la coda: se Linux fosse maggiormente diffuso anche i produttori di hardware avrebbero maggiore interesse a sviluppare drivers adatti e performanti in ambiente Linux.

2) Semplicità d’uso

Nonostante gli enormi passi avanti, Linux, a mio avviso, resta ancora troppo poco friendly per l’utente medio.

Alcune operazioni risultano forse ancora troppo complicate, mentre funzioni avanzate (anche potenzialmente dannose) sono immediatamente disponibili per chiunque, anche per gli utenti che, non avendo basi sufficienti, non sono in grado ne’ di capirle, ne’ di utilizzarle e contribuiscono solo a generare confusione.

A volte faccio fatica anche io ad entrare nell’ordine di idee che molti considerano il computer un semplice strumento di lavoro, alla stessa stregua della calcolatrice. Eppure è così: non tutti amano smanettare con comandi e impostazioni, ma preferiscono accendere il computer, fare il loro lavoro nel minor tempo possibile e poi spegnere il PC. Unica concessione? Una navigatina su Internet. Fino ad ora questo, purtroppo, non è assicurato da nessun sitema operativo. Non esiste il sistema operativo perfetto. Però qualcosa per migliorare la situazione, nell’interfaccia di Linux (Gnome, KDE o altre cambia poco) credo si possa fare. Esempio? Tutte le impostazioni devono essere possibili via GUI, lasciando l’interfaccia a caratteri per gli smanettoni doc, gli sviluppatori o i tecnici.

3) Costi occulti

La sua scarsa diffusione, genera in chi vorrebbe adottare Linux come sistema operativo, il timore di andare incontro a costi occulti o non predeterminabili.

Se da un lato infatti il sitema operativo è gratuito o quasi, dall’altro è difficile reperire facilmente sul mercato figure professionali in grado di assicurare l’assistenza necessaria. Chi fa parte della relativamente ristretta cerchia di persone che possiede gli skills necessari, data la scarsa concorrenza, si fa pagare caro. Anche qui è sempre il mercato che detta le regole.

Inoltre, al momento di scegliere la configurazione dei PC o le periferiche (es. stampanti, scanner, ecc.), non si ha la stessa possibilità di scelta che si avrebbe se si optasse per una piattaforma su cui far girare Windows. Questo può costringere ad acquistare prodotti che costano un po’ di più, oppure prodotti datati (il che non significa peggiori, ma che COMMERCIALMENTE, valgono meno).

4) Standard

Windows ed Office costituiscono, che lo si voglia o meno, uno standard de facto. Non si può far finta di nulla e non considerarlo.

Scenario: mi decido di installare Linux su tutti i PC della mia azienda, configuro i PC con componenti adeguatamente supportati dai drivers, compro periferiche (stampanti e scanner) compatibili, installo tutto il software (opensource e spesso gratuito) che mi serve.

Sono sicuro di poter scambiare le informazioni con i miei clienti e fornitori o comunque con utenti esterni alla mia azienda? Non è detto e, a volte, solo grazie ad appositi software di conversione che, per la nota legge tempo=denaro, contribuiscono a far lievitare quei costi occulti non predeterminabili di cui parlavo prima. Un esempio: provate a convertire un file di Excel con macro in un omologo spreadsheet di Openoffice…o viceversa.

Certo, tramite software aggiuntivi come Wine potrei eseguire alcune applicazioni sviluppate per Windows all’interno del mio Linux, o con Qemu, emulare addirittura l’intero Windows all’interno di Linux, ma a quel punto avrei necessità di acquistare le licenze dei programmi che intendo utilizzare, vanificando il risparmio ottenuto e introducendo complicazioni all’interno del sistema che, come tutti sanno, non sono mai cosa buona e saggia.

Conclusione

Come si esce dal circolo vizioso?

A mio parere, tutto ruota intorno ad un solo aspetto, migliorando il quale si cambierebbe l’inerzia in direzione maggiormente favorevole a Linux: occorrono maggiori sforzi nello studio dell’interfaccia, rendendo semplici, immediate ed a portata di mano tutte quelle funzioni di uso comune e “nascondendo” (=mettere in secondo piano, in menu appositi) o separando quelle funzioni avanzate, ostiche per il neofita e potenziamente pericolose se male utilizzate, che consentono a Linux di raggiungere livelli di versatilità attualmente inarrivabili per Windows. Alcune cose sono possibili ancora solo tramite l’utilizzo della terminale e di comandi testuali. Questa necessità deve scomparire.

A mio parere, in sintesi, chi vuole semplicemente utilizzare il PC come strumento di lavoro e svago, deve essere messo nelle condizioni di farlo nel modo più semplice e rapido; chi vuole “smanettare” col PC, può farlo accedendo alle parti avanzate del sistema, che però non devono essere mischiate con le funzioni base.

Il tutto deve essere organizzato in maniera più logica di quanto lo sia ora. Da questo punto di vista, Windows Vista ha fatto un bel passo in avanti.

Solo rendendo semplice per l’utente medio l’installazione e l’uso di PC basati su Linux , si può pensare di invertire la rotta, di cambiare l’inerzia. Diversamente, a mio parere, la diffusione di Linux resta ancorata alle capacità medie degli utenti (che si sviluppano molto lentamente) e destinato ad accontentarsi di una quota di mercato marginale.

Il tempo, ora come mai, non gioca a favore di Linux.

Mi pare infatti che Microsoft abbia da tempo individuato, come cliente tipo, l’utente medio e pensi i propri prodotti in sua funzione; contemporaneamente, migliora i propri prodotti nell’area server, andando all’attacco anche in quel settore in cui Linux la fa da padrone.

Inoltre, con i suoi potenti mezzi, fa ricerca, con la R maiuscola, proprio nel campo che, secondo me, è destinato a segnare l’inizio una nuova rivoluzione informatica: quello delle interfacce di nuova generazione.

Mi riferisco alle interfacce multitouch; per avere un’idea delle enormi possibilità e dell’impatto che avranno queste tecnologie nell’informatica del futuro prossimo, vi invito a vedere i video della presentazione di Surface di Microsoft o la dimostrazione effettuata da Jeff Han. Surface di microsoft e l’iPhone della Apple saranno le prime applicazioni pratiche della nuova generazione di interfacce.

Non si tratta di interfacce realizzate per stupire con effetti speciali fini a se stessi, ma di una vera rivoluzione nel modo di utilizzare i computer destinata, probabilmente, a far scomparire dalla maggior parte delle scrivanie tastiere e mouse.

La comunità di sviluppatori di Linux, a mio modo di vedere, commetterebbe un grossolano errore se cedesse alla tentazione di crogiolarsi di fronte ai dati che sanciscono la superiorità tecnica di Linux rispetto al più blasonato Windows. Il successo si misura in termini di numero di installazioni. E per aumentare la penetrazione di Linux sul mercato, a mio parere si deve puntare maggiormente a migliorare l’usabilità e sviluppare interfacce multitouch opensource.

Ci sarebbe anche bisogno di un meccanismo di coordinamento, più efficace dell’attuale, in modo che gli sforzi delle migliaia di sviluppatori non si disperda in mille rivoli, ma venga concentrato e coordinato intorno ad un progetto ben preciso. Ma come conciliare questa necessità con lo spirito che anima lo sviluppatore opensource?

Non vorrei che questo momento, in cui Linux brilla di una luce mai vista prima anche aiutato dalle promesse mancate di Vista, venga ricordato come il momento di massima popolarità di Linux e si assista da oggi in poi ad un incomprensibile ma inesorabile declino.

Mi piacerebbe confrontare le mie idee con le vostre, possibilmente evitando quell odiose “guerre di religione” pro uno e con tro l’altro che servono solo a scatenare i peggiori istinti e a far scordare le buone maniere.

Ho volutamente parlato di Linux senza accomunarlo a MacOSX, che ne condivide gran parte dell’architettura, perchè secondo me il sistema operativo adottato dai PC e notebook Apple merita un discorso a parte e molto pochi degli elogi che leggo in giro. Ma sarà l’occasione per un nuovo post….

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