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Opensource: filosofia utopistica? Parte IV

 Scritto da alle 19:17 del 20/11/2007  Aggiungi commenti
Nov 202007
 


Proseguo con la mia riflessione sul futuro della filosofia alla base dell’Opensource, la condivisione della conoscenza, cercando di capire se può realmente avere successo e affermarsi come filosofia dominante.
E se ciò avvenisse, la svolta sarebbe priva di controindicazioni e benefica per la ricerca e l’innovazione?

Negli articoli precedenti ho illustrato un ragionamento che, in estrema sintesi, mi aveva portato a concludere che se l’Opensorce fosse adottato in larga scala, i programmi, anche i più complessi ed innovativi, costerebbero pochissimo, tendenzialmente zero, e che questo poteva essere un potenziale rischio per il futuro della ricerca e dell’innovazione nel campo dell’informatica.
Inoltre mi son chiesto il motivo dell’assenza di un movimento simile all’opensource nel campo industriale, dove invece il brevetto la fa da padrone.
In questo articolo sollevo alcuni sospetti sulle motivazioni che spingono attualmente alcune aziende a supportare progetti opensource.

L’interesse attuale verso l’Opensource da parte di alcune grandi aziende
Mi son sempre chiesto quale possa essere il reale scopo di alcune aziende quando supportano lo sviluppo Opensource, quasi a voler foraggiare un potenziale concorrente.
La cosa mi è sempre sembrata molto singolare. Mi sorge il sospetto che sia un modo per tenere sotto controllo quel che fa il nemico!
Oppure ad un modo per spiare le mosse di un concorrente in modo che, al momento opportuno, lo si possa sfruttare per i propri scopi o si possa copiare ispirarsi a qualche buon risultato per introdurlo, (ovviemante a pagamento), nei propri prodotti.
Mi pare che un esempio in tal senso sia XNU (costituito dal kernel di Mach e di FreeBSD) su cui si basa Darwin, il cuore del sistema operativo Mac OS X.
Se è vero che, come recita Wikipedia

XNU è il nome del kernel utilizzato nel sistema operativo open source Darwin, che Apple. usa come base per il suo sistema operativo Mac OS X

non capisco è come sia giunti al risultato che ora MacOSX è un sistema operativo completamente “chiuso”.
Riterrei già poco opportuno che lo siano i componeti aggiunti da Apple e basati sul nucleo originale (la filosofia Opensource è contraria a questo comportamento), ma in teoria, almeno la parte “nucleare” su cui si basa, incluse le modifiche successivamente apportatevi da Apple, non dovrebbe essere ancora Open e rese disponibili a tutti?
La risposta a questa obiezione, per chi si accontenta , è stata appunto Darwin.
Ad essere sincero, Darwin mi sembra lo zuccherino dato alla comunità Opensource per farla stare buona e poter fare i propri comodi in tutta tranquillità!
Infatti leggo che

“…Nel giugno 2003 Apple rilasciò Darwin 7.0 sotto licenza Apple Public Source License, versione 2.0 del 6 agosto 2003, considerata dalla FSF una licenza di software libero non compatibile con la GNU GPL“.

La vicenda poco chiara mi fa pensare ad un abile “gioco delle tre carte”, a qualche cavillo legale con cui è stato possibile aggirare le restrizioni imposte dai termini di licenza GNU GPL.
Al dilà delle mie perplessità, comunque la si voglia vedere, la sostanza dei fatti è che Apple ora vende, completamente chiuso, un prodotto che è parzialmente figlio del lavoro della comunità Opensource.
Tra l’altro, con Leopard, l’ultima versione del MacOSX, sono state introdotte delle pseudo-novità che sembrano copiate ispirarsi ad analoghe funzioni presenti già da tempo in altre piattaforme Opensource.
Ad esempio: alcune funzioni di Spaces (es.: la possibilità di trascinare la finestra di esecuzione di un programma tra i vari desktop virtuali) sembrano copiate tanto simili ad analoghe funzioni presente in Compiz-Fusion, lo splendido desktop manager per Linux.
Per verificare che si tratta di un invenzione implementazione originale di Apple occorrerebbe verificare il codice o impegnarsi in un improponibile opera di reverse-engineering.
E anche supponendo che ci sia qualche pazzo furioso che, per qualche disturbo della personalità si cimentasse nell’impresa, e scoprisse qualche plagio, cosa rischierebbe Apple? Una bacchettata sulle mani? Una tirata d’orecchie?
In conclusione, mi pare di intravedere la possibilità che l’attenzione di alcune aziende commerciali verso l’Opensource, possa non essere del tutto in linea con la filosofia che anima i sostenitori dell’Opensource.

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Technorati Tag: opensource , riflessioni

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  5 Risposte a “Opensource: filosofia utopistica? Parte IV”

Commenti (4) Pingbacks (1)
  1. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 2.0.0.8 con Ubuntu Linux Ubuntu Linux

    Eh? cosa ci guadagnerebbero le aziende?
    Forse che possono vedere un po cosa crea la gente comune?
    Se le aziende producono qualcosa per la gente, chi meglio della gente sa cosa vuole la gente?
    Il fatto che magari alcune cose le fa la gente e le aziende non devono pagare chi le fa perchè appunto è opensource?
    Forse perchè riescono a risparmiare?
    Alla fine un’azienda per creare qualcosa deve pagare anche chi quella cosa l’ha pensata mentre se a pensarla c’è qualcuno che non sta nell’azienda e dunque non deve essere pagato si vede bene il vantaggio di questo sistema anche perchè se uno poi rilascia sotto gpl non è che un giorno si alza l amattina e dice, ah oggi mi servono soldi faccio causa a chi ha usato quello che ho fatto.

  2. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 2.0.0.9 con Windows Windows Vista

    @sito
    ehm…credo di non aver capito nulla di quel che hai detto!
    Stai per caso dicendo che le aziende sfruttano la “manodopera” gratuita rappresentata dagli sviluppatori opensource per poi realizzare qualcosa che vendono?

  3. Usando Safari Safari 523.10 con Mac OS Mac OS

    guarda… alla fin della fiera tutta la fantomatica “comunità” open source che ruota attorno a progetti seri (tipo openoffice, mysql, ecc… non il messengrino inutile open source) è composta quasi esclusivamente da personale pagato da aziende come IBM, Sun, Novell e amici! Bene o male il software di una certa complessità richiede per forza di cose un’organizzazione complessa che si può avere solo se si cerca n ambito professionistico ed è quindi impensabile credere che cose come apache, mysql e openoffice siano sviluppati da volontari nel tempo libero! Tutti questi software sono sviluppati da programmatori dipendenti di IBM e succitate! Il vantaggio che poi queste aziende ne traggono nel rilasciare il spftware sotto licenze open source sta tutto nel ritorno d’immagine! Difatti è noto che i veri soldi nell’informatica si fanno più con la consulenza che con le mere licenze!

  4. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 2.0.0.9 con Windows Windows Vista

    @Stefano
    Sono quasi completamente d’accordo con te.
    Ho parlato in un precedente post del fatto che per sviluppare progetti di una certa rilevanza occorra necessariamente un certo tipo di organizzazione.
    L’indubbio ritorno di immagine per le aziende che rilasciano software Opensource, da solo non mi sembra però sufficiente a giustificarne l’investimento.
    Ritengo ci debbano necessariamente essere anche altre motivazioni.

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