Ricerca in FOLBlog

Opensource: filosofia utopistica? Parte III

 Scritto da alle 18:11 del 15/11/2007  Aggiungi commenti
Nov 152007
 
closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 8 giorni giorni fa quindi alcuni contenuti o informazioni presenti in esso potrebbero non essere più validi. Questo sito non è responsabile per eventuali errori causati da questo problema.


Proseguo con la mia riflessione sul futuro della filosofia alla base dell’Opensource, la condivisione della conoscenza, cercando di capire se può realmente avere successo e affermarsi come filosofia dominante.
E se ciò avvenisse, la svolta sarebbe priva di controindicazioni e benefica per la ricerca e l’innovazione?Negli articoli precedenti ho illustrato un ragionamento che, in estrema sintesi, mi aveva portato a concludere che se l’Opensorce fosse adottato in larga scala, i programmi, anche i più complessi ed innovativi, costerebbero pochissimo, tendenzialmente zero, e che questo poteva essere un potenziale rischio per il futuro della ricerca e dell’innovazione nel campo dell’informatica.
In questo articolo, parto dalla convinzione che un principio, se buono, vada adottato in tutti i campi; mi domando perciò come mai non esista un movimento simil-opensource anche in campo industriale, dove invece impera la legge del brevetto anche su cose che la maggior parte delle persone non reputa brevettabili.

Parallelismo con il mondo industriale
Se è vero che la filosofia alla base dell’Opensource ha contaminato altri ambienti (vedi open content), non vi è la minima traccia di questa contaminazione nel mondo industriale.
La questione non pare nemmeno in discussione.
Questo mi spinge a domandarmi come mai, se è vero che la filosofia alla base dell’Opensource è universalmente ritenuta come positiva, non esistono (o meglio, non ne ho trovato traccia!) iniziative in tal senso in campo industriale e, cosa ancor più strana, questo fatto sembra accettato dalla maggioranza delle persone come un fatto naturale, ovvio, spesso anche da Opensource-entusiasti?
Gli esponenti politici di tutto il mondo vedono in molti Paesi emergenti dei pericolosi concorrenti per via dei bassissimi costi della manodopera disponibile in quei Paesi, ed indicano che la via di salvezza dei paesi più industrializzati sta proprio nel puntare sulle tecnologie avanzate, per le quali sono necessari forti investimenti in ricerca, alti livelli di specializzazione e competenza.
Per questo motivo in molti Paesi Europei e soprattutto negli USA (molto meno in Italia, purtroppo), la ricerca è fortemente incentivata.
Dal canto suo, chi progetta e produce macchinari ad alta tecnologia, nonsi sogna minimamente di mettere a disposizione del mondo intero i progetti originali, frutto di anni di investimenti in ricerca e sviluppo!
Anzi fa ampio e massiccio ricorso alla tutela rappresentata dal brevetto, anche in campi -leggi ricerca farmaceutica e genetica- in cui il ricorso al brevetto è visto spesso come una forzatura, una cosa innaturale (*).
Cosa significa?
Che la condivisione della conoscienza è un principio valido ed applicabile solo in certi campi (scrittura, musica, software, ecc.)? Se si, perchè?

<<< Articolo precedente

Articolo successivo >>>

(*) Esempio: è notizia recente (per me clamorosa!) che la T-Mobile ha brevettato…il colore magenta!

Articoli simili:

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • StumbleUpon
  • Wikio
  • Reddit
  • Technorati
  • Segnalo
  • Live
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

 Lascia un commento

Puoi usare questi tag e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

(richiesto)

(richiesto)

Pinterest
EmailEmail
PrintPrint
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: