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Opensource: filosofia utopistica? Parte II

 Scritto da alle 17:42 del 10/11/2007  Aggiungi commenti
Nov 102007
 
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Proseguo con la mia riflessione sul futuro della filosofia alla base dell’Opensource, la condivisione della conoscenza, cercando di capire se può realmente avere successo e affermarsi come filosofia dominante.
E se ciò avvenisse, la svolta sarebbe priva di controindicazioni e benefica per la ricerca e l’innovazione?

Nell’articolo precedente ho illustrato un ragionamento che mi ha portato a concludere che se l’Opensorce fosse adottato in larga scala, i programmi, anche i più complessi ed innovativi, costerebbero pochissimo, tendenzialmente zero.
In questo articolo proseguo il mio ragionamento e, partendo dalle conclusioni precedenti, illustro una possibile conseguenza per la ricerca e l’innovazione.

Innovazione e ricerca
Se produrre software a basso o bassissimo costo non converrà economicamente a chi lo realizza, come potrà trovare incentivo la ricerca e lo sviluppo di innovazioni?
Provo a ragionare partendo dall’osservazione dello stato attuale delle cose.
Chi compone l’attuale “comunità di sviluppatori opensource”?
Oggi innumerevoli appassionati, per lo più finanziati da qualcuno, solitamente un’azienda che ha interesse al progetto finanziato
Questo è valido sopratutto per progetti di una certa portata, la cui realizzazione è impensabile se affidata ad uno sparuto gruppo di sviluppatori, ed ancor più impensabile se affidata ad un’enorme numero di sviluppatori “volontari” privi di coordinamento.
Ma domani, nell’ipotetico “mondo” Opensource?
Chi avrebbe interesse a finanziare lo sviluppo di un software, finanziare la ricerca in questo campo?
Chi spenderebbe una montagna di quattrini per sviluppare un software da cui, presumibilmente, ricaverà poco o nulla?
Forse qualche moderno mecenate, o qualche riccone che può permettersi di spendere parecchi soldi per dar sfoga ad una propria passione; chi altri?
Secondo me principalmente chi ha interesse a sviluppare una soluzione per se’, per la propria azienda o comunque per la propria limitata realtà.
Ora dietro molti progetti Opensource ci sono grosse aziende che investono parte degli utili fatti nel settore, per sfruttare le competenze e la professionalità di una grande platea di sviluppatori.
Investono. Cioè spendono oggi per guadagnare di più domani. Ma come?
Dato che, per ipotesi, i produttori di software commerciale sarebbero destinati a scomparire, gli unici che avrebbero un interesse a finanziare lo sviluppo l’opensource, sarebbero i produttori di hardware (senza software, l’hardware, si sa, è inutile!). Per cui ogni produttore avrebbe l’interesse a sviluppare il software (non solo i drivers) con cui utilizzare il proprio prodotto.
E tra l’altro, l’interesse allo sviluppo del software, rischierebbe di essere visto come una seccatura inevitabile più che come un’opportuinità, dato che il core business di queste aziqnde riguarderebbe l’hardware e non il software.
La concorrenza quindi si sposterebbe dal mix hardware/software odierno, tutta nell’ambito dell’hardware.
E, ad occhio e croce, dal punto di vista dei supporter dell’Opensource saremmo punto e accapo: probabilmente pagheremmo più caro l’hardware ed avremo (forse…) il software “gratis“. Ma sarebbe solo un’illusione: probabilmente i costi per lo sviluppo del software verrebbero semplicemente ricaricati sul prezzo dell’hardware.
Saremo quindi portati a sperare che la filosofia Opensource contagi anche il mondo industriale….
In ogni caso, mi sembra che, in questa ipotesi la ricerca e l’innovazione non sarebbero certamente incentivate, se non episodicamente e sporadicamente, sempre subordinate ad interessi particolari.
Ad essere realisiti, mi sembra infatti un’utopia pensare che le aziende, sistematicamente, possano investire i soldi necessari per fare ricerca ed innovazione in questo campo, con il solo obiettivo di far progredire l’Umanità.

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