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Opensource: filosofia utopistica? Parte I

 Scritto da alle 08:41 del 07/11/2007  Aggiungi commenti
Nov 072007
 


Da parecchio tempo leggo e rifletto sull‘Opensource, cercando di trovare risposte alle domande che mi pongo sempre più frequentremente.
Ho già accennato ad alcuni problemi che ritengo di aver individuato nell’Opensource attuale, ma stavolta vorrei soffermarmi su un aspetto ben preciso: la filosofia alla base dell’opensource, la condivisione della conoscenza, può realmente avere successo e affermarsi come filosofia dominante? E se ciò avvenisse, la svolta sarebbe priva di controindicazioni e benefica per la ricerca e l’innovazione?

Per tentare una possibile risposta occorre un esercizio di immaginazione non indifferente.
Ci tento ma, mai come questa volta, risulterebbe preziosissimo il contributo di altri alla “visione” di una realtà che è solo ipotetica.

Questo è il primo di una serie di articoli con cui, passo passo, arrivo a delle conclusioni che mi piacerebbe confrontare con le vostre.

Il futuro della commercializzazione di software
Ipotizziamo che da domani tutto il software venga realizzato dalla comunità Opensource.
Una volta distribuita una copia del programma (gratuitamente o a pagamento non importa) chiunque avrebbe in mano tutti i sorgenti, con la libertà di studiare, copiare e modificare il programma originale e rivendere la copia modificata.
Stando così le cose, anche per i programmi che fossero ceduti a pagamento, il prezzo tenderebbe a rapidamente zero o comunque ad un valore molto molto basso.
Talmente basso che, la produzione di software per poi venderlo difficilemente sarebbe fonte di reddito per così tante persone come lo è ora.
Un programma opensource di successo, venduto a 1000, sarebbe infatti immediatamente rielaborato e migliorato da altri che, per battere la concorrenza dell’originale, potrebbero o venderlo ad un prezzo leggermente più basso, o dotarlo di funzini aggiuntive lasciando immuteto il prezzo ma costringendo, allora, chi commercializza l’originale ad abbassarne il prezzo.
Insomma il risultato finale credo sarebbe quello descritto: i programmi, anche i più complessi ed innovativi, costerebbero pochissimo, tendenzialmente zero.

Continua….

Technorati Tag: opensource , riflessioni

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  8 Risposte a “Opensource: filosofia utopistica? Parte I”

Commenti (7) Pingbacks (1)
  1. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 1.5.0.12 con Fedora Linux Fedora Linux

    Non condivido la conclusione. Innanzitutto occorre vedere cosa si intende per “immediatamente” e per “altri”. Piu` un programma e` complesso e innovativo, meno sviluppatori sono in grado di capirlo e modificarlo in tempi brevi.
    Ammettendo tuttavia che questo accada (dato per certo, ma con quali motivazioni? centos _e`_ esattamente quanto descritto, ma ha una diffusione trascurabile rispetto a redhat), quanto sarebbe la perdita netta per un produttore di software? In altri termini, quanto incide la vendita di licenza (e solo questo) sul fatturato di una SH? Ci sono dati?

    Infine. Il principio base del sistema opensource, la condivisione della conoscienza, mi pare difficilmente criticabile, per il mero fatto e` il principio stesso che ha permesso lo sviluppo della societa` cosi` come la conosciamo. Oltre a cio, i “benefici” del metodo inverso (brevetti software, cercare di ridurre al minimo la condivisione) sono tristemente all’attenzione di tutti proprio in questi anni.

  2. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 2.0.0.9 con Windows Windows Vista

    @Ikitt
    La mia è solo un’ipotesi.
    Anzi esattamente un esercizio di immaginazione, come ho tenuto a specificare.

    Purtroppo non ho trovato mai alcun dato sulle presunte perdite derivanti dal cedere i programmi con licenza opensource.
    Così come non ho trovato nessun dato relativo a presunti incrementi di fatturato in aziende commerciali che hanno deciso poi di rilasciare i propri prodotti con licenza opensource.
    A me sembra perciò un’ipotesi plausibile come una qualunque altra.
    Mentre, però, trovo semplice immaginare motivazioni per cui il prezzo del software opensource tenderebbe verso il basso, mi viene difficile immaginare che vendere una cosa che tutti possono copiare e diffondere liberamente possa portare ad un incremento del giro d’affari.
    Pensa ad una qualunque feature che riconosci ad un programma e che manca in un altro.
    Ora questa differenziazione è alla base della concorrenza tra software commerciali.
    Se ognuno potesse liberamente copiare dall’altro le innovazioni, a me appare evidente che la concorrenza si sposterebbe sul prezzo, dato che tutti i programmi “concorrenti” finirebbero per assomigliarsi moltissimo.
    Chi si trova in concorrenza con un competitor per la realizzazione di una soluzione per un determinato problema, ha necessariamente tutte gli skill necessari a comprendere pienamente il codice realizzato dall’altro.
    L’alternativa sarebbe ipotizzare che chi sviluppa un sistema operativo, non sia in grado di capire il lavoro dei suoi omologhi; cosa che non mi sembra plausibile.
    Ulteriore conferma a questa deduzione (la proliferazione di copie a costi bassi tendenti a zero) la ricavo osservando ciò che succede nell’ambiente Linux e derivati: si è partiti da un Linux e si è arrivati a centinaia di distribuzioni diverse, ognuna delle quali differisce dall’altra veramente per poco o che affronta in modo impercettibilmente differente gli stessi problemi.
    Francamente non riesco ad immaginare uno scenario molto diverso.
    La stessa deduzione ne porta altre, che ho intenzione di affrontare (con i prossimi articoli.

    La condivisione della conoscienza, a mio parere, è un principo validissimo!
    E difatti non lo metto affatto in discussione!
    Da ciò non derivo però la certezza che sia anche applicabile a tutto ed a tuti i livelli.
    Tuttaltro; sono convinto che la sua applicazione proficua possa avvenire solo in un ambiente collaborativo.
    Anche in natura nessun Leone, anche potendolo fare, si sognerebbe mai si spiegare ad una gazzella le tattiche che il branco utilizza per catturarle!
    Così come Cesare non annunciava al nemico le sue tattiche o le sue strategie!
    in sostanza la condivisione della conoscienza è sempre applicata all’interno della ristretta cerchia di componenti che condividono medesimi fini.
    Ti sembra che chi sviluppa Linux condivida qualcosa con chi vende MacOSX? A me non pare, anzi l’obbiettivo è erodere “quote di mercato” a Microsoft e a Apple, che sarebbero le gazzelle dell’esempio. Non trovi?
    Questo aspetto è tra l’altro oggetto di un prossimo articolo che tratta del parallelismo (mancato) con il mondo industriale.

  3. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 1.5.0.12 con Fedora Linux Fedora Linux

    Premessa: personalmente non credo che l’opensource (e men che meno il freesoftware)
    siano l’unica e vera via. Credo ci sia molto spazio per l’OSS, credo che sarebbe salutare per tutti avere una crescita della diffusione dell’OSS e/o l’eliminazione di certe storture del software proprietario, brevetti SW in primis, ma non credo, non penso e men che meno mi auspico che il software proprietario si estingua. Tutto cio` premesso, entro nel merito.

    > Chi si trova in concorrenza con un competitor per la realizzazione di una soluzione per
    > un determinato problema, ha necessariamente tutte gli skill necessari a comprendere
    > pienamente il codice realizzato dall’altro.
    Certo. Il problema e` il tempo e quanto e` questo e` cost-effective. A meno di non praticare una mera politica di inseguimento, un competitor avra` i propri processi produttivi e le proprie linee di sviluppo. Quanto queste sono paragonabili con la concorrenza? Quanto ci metto a copiare (non basta copia e incolla, come sappiamo tutti) una feature della concorrenza e ad incorporarla nel mio prodotto?
    Parlando sopratutto di software innovativo, saro` in grado di supportare e sviluppare tali feature bene quanto la concorrenza, che si presuppone le abbia inventate e le conosca come le sue tasche? Siamo sicuri che tutto questo sia drammaticamente piu` conveniente che reimplementarmi da zero (o quasi) il codice? In quest’ultimo caso, dov’e` lo svantaggio dell’essere opensource.

    Esempio, forse improprio. MySQL e PostgreSQL. Postgresql e` sempre stato (a quanto mi risulta) piu` tecnologicamente avanzato e feature-complete (e robusto) di MySQL. La licenza di Postgre (BSD like) permetteva cannibalizzazioni. Ma non solo non sono mai state fatte, non solo mysql ha reimplementato tutto da zero (o addirittura comprato engine esterni come nel caso di prodotti closed source!) ma mysql ha guadagnato piu` popolarita e piu` velocemente di postgresql!

    > Ulteriore conferma a questa deduzione (la proliferazione di copie a costi bassi
    > tendenti a zero) la ricavo osservando ciò che succede nell’ambiente Linux e derivati:
    > si è partiti da un Linux e si è arrivati a centinaia di distribuzioni diverse, ognuna delle
    > quali differisce dall’altra veramente per poco o che affronta in modo
    > impercettibilmente differente gli stessi problemi.

    Ma quante di queste hanno una quota di mercato significativo? Le solite grandi, piu` o meno le sette sorelle. E di queste, quante hanno beneficiato della cannibalizzazione?
    Mandriva e` ormai un mondo a parte rispetto a redhat. Ubuntu lo sta diventando.
    E in entrambi i casi le “figliastre degeneri” hanno roso una quota discutibile del mercato della genitrice: redhat non e` uscita (ufficialmente?) dal mondo desktop perche` mandriva l’ha sfrattata, ma perche` non gli rendeva; debian sul desktop/laptop non ha mai sfondato.

    > Ti sembra che chi sviluppa Linux condivida qualcosa con chi vende MacOSX?
    Si. Alcuni sviluppatori lavorano per apple, e comunque traggono benefici dalla diffusione di OS X. Apple foraggicchia l’opensource, a suo modo (gcc, cups, webkit).

    Il paragone leone/gazzella e` fuorviante: la tattica del leone e` perfettamente nota alla gazzella 🙂 La gazzella sfugge non in virtu` di questo, ma perche` corre piu` forte 🙂
    Il discorso di cesare e` piu` interessante, ma fatico a trovarne un parallelo. KDE e GNOME sanno potenzialmente tutto l’uno dell’altro, ma i vantaggi di questo mi paiono risibili.

  4. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 2.0.0.9 con Windows Windows Vista

    @Ikitt
    Per rispondere alla tua premessa (su cui per altro sono d’accordo al 100%) devo anticipare una delle mie conclusioni, che riguarda il ruolo che realisticamente credo avrà l’opensource in futuro: quello di fare da stimolo allo sviluppo di innovazioni a basso costo.
    Ma approfondirò in seguito questa deduzione che, letta così, potrebbe essere anche fraintesa.

    Riguardo a MySQL e PostgreSQl, quanto costano?
    Credi che ognuna di queste due sia sovrapponibile allaltra o, come me, credi che entrambe abbiano pregi e difetti che soddisfano in modo diverso utenze diverse, e che questa sia la ragione per cui sono entrambe presenti ed utilizzate?
    Credi che se una delle due costasse molto più dell’altra avrebbe lo stesso mercato?

    “Ma quante di queste (distribuzioni Linux, n.d.a.) hanno una quota di mercato significativo? Le solite grandi, piu` o meno le sette sorelle. E di queste, quante hanno beneficiato della cannibalizzazione?
    Mandriva e` ormai un mondo a parte rispetto a redhat. Ubuntu lo sta diventando.
    E in entrambi i casi le “figliastre degeneri” hanno roso una quota discutibile del mercato della genitrice: redhat non e` uscita (ufficialmente?) dal mondo desktop perche` mandriva l’ha sfrattata, ma perche` non gli rendeva; debian sul desktop/laptop non ha mai sfondato.”

    In pratica tu ci vedi significative differenze.
    Io non tante. Infatti generalemente un programma realizzato per Ubuntu, funziona anche per Debian, o viceversa.
    Perchè in realtà il programma è fatto per girare con Linux, non con una distribuzione particolare.
    A parte il vestito, il nucleo rappresenta UNA soluzione al problema che si tenta di risolvere quando si pensa alla realizzazione di un sistema operativo.
    Nella tua frase ho evidenziato un passaggio che dimostrebbe l’esistenza del problema rappresentato dal prezzo ricavabile dalla vendita di software Opensource.
    Anzi sembra che l’Opensource, anzichè incentivare la ricerca e l’innovazione, ne rappresenti un ostacolo.
    Trove molte più similitudini (soprattutto di base) che differenze tra una distro e l’altra!

    Si. Alcuni sviluppatori lavorano per apple, e comunque traggono benefici dalla diffusione di OS X. Apple foraggicchia l’opensource, a suo modo (gcc, cups, webkit).

    Questo è un esempio di come le aziende commerciali sfruttano attualmente il fenomeno l’opensource!
    Scrivi “foragicchia” (aggiungerei Darwin all’elenco) perchè anche tu, sostanzialmente riconosci che Apple ricava molto di più di quel che condivide con la comunità Opensource.
    Ma in qualche modo deve tenerla buona!
    D’altronde a vedere la faccenda XNU->Darwin->MacOSX, mi stupisco che non ci sia stata una reazione di sdegno da parte della comunità opensource al “gioco delle 3 carte” con cui Apple si è impossessata di anni di lavoro altrui!

    …Il discorso di cesare e` piu` interessante, ma fatico a trovarne un parallelo. KDE e GNOME sanno potenzialmente tutto l’uno dell’altro, ma i vantaggi di questo mi paiono risibili.
    Con gli esempi intendevo chiarire cosa intendo per “ambiente collaborativo”, individuabile nel branco di leoni ma non nell’insieme branco-di-leoni & branco-di-gazzelle (o Romani vs. Galli).
    Il parallelo credo lo abbiamo sotto gli occhi: Microsoft vs Apple vs Linux; Intel vs AMD vs altri-attori-marginali; ecc.
    Lo scopo di ognuno di loro è conquistare la maggior fetta di mercato possibile, a scapito dei concorrenti.
    E’ plausibile secondo te ipotizzare un domani con Windows Opensource & MacOSX Opensource?
    Se già ora Linux è relegato in un angolo, che fine farebbe secondo te?

  5. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 2.0.0.9 con Windows Windows Vista

    @Ikitt
    “A meno di non praticare una mera politica di inseguimento, un competitor avra` i propri processi produttivi e le proprie linee di sviluppo. Quanto queste sono paragonabili con la concorrenza? Quanto ci metto a copiare (non basta copia e incolla, come sappiamo tutti) una feature della concorrenza e ad incorporarla nel mio prodotto?
    Parlando sopratutto di software innovativo, saro` in grado di supportare e sviluppare tali feature bene quanto la concorrenza, che si presuppone le abbia inventate e le conosca come le sue tasche? Siamo sicuri che tutto questo sia drammaticamente piu` conveniente che reimplementarmi da zero (o quasi) il codice? In quest’ultimo caso, dov’e` lo svantaggio dell’essere opensource.”

    Uno dei rischi dell’Opensource è proprio che nulla vieterebbe la nascita di aziende in cui lo scopo sia una mera politica di inseguimento; se il software rilasciato open fosse venduto ad un prezzo “interessante” (per l’azienda parassita), direi che l’Opensource avrebbe addirittura un ruolo come incentivo in questa direzione!
    Ecco perchè son convinto che, inevitabilmente, il software Opensource tenderà a costare pochissimo e non converrà (economicamente parlando) a chi lo produce.
    Il fatto che per copiare ci voglia un mese o un anno è solo una questione di tempo; quello che mi sembra molto probabile è che prima o poi qualcuno lo farà e troverà tanti (abbastanza da valerne la pena) disposti ad “acquistare” quel prodotto.

    L’ultima parte del tuo ragionamento non mi convince, perchè si basa sulla presunta impossibilità (o estrema difficoltà) di capire e replicare i princìpi alla base di una innovazione.
    Una volta che si ha il codice relativo ad una feature innovativa, quanto pensi ci voglia per chi sa già il fatto suo, perchè ne capisca i princìpi e sia in grado di applicarli anche alla propria soluzione?
    Quando si studia la soluzione matematica di un complicato problema risolto da un matematico, non si impara abbastanza velocemente quello che il matematico ha ricavato in anni di studio, a patto di avere le basi necessarie?

  6. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 1.5.0.12 con Fedora Linux Fedora Linux

    Riguardo a MySQL e PostgreSQl, quanto costano?
    Credi che ognuna di queste due sia sovrapponibile allaltra o, come me, credi che entrambe abbiano pregi e difetti che soddisfano in modo diverso utenze diverse, e che questa sia la ragione per cui sono entrambe presenti ed utilizzate?

    in parte occupavano nicchie leggermente diverse.
    MA. Ma poi mysql ha iniziato a interessarsi ANCHE alla nicchia di postgresql. Aveva da aggiungere un boato di feature (doveva diventare un DB relazionale vero, direbbero i maligni). Poteva copiare a man bassa, e sarebbe stato anche eticamente accettabile, ma non l’hanno fatto (a quanto mi risulta). Hanno sviluppato tutto in casa o comprato da terze parti.
    Non mi pare sia un caso isolato, oltretutto. Di competitor che vivono nell’ecosistema OSS e che non si cannibalizzano mi pare ci sia una certa abbondanza; oltretutto, potrei persino azzardare che vedendo il panorama oss, i prodotti di maggior successo sono proprio quelli che -tendenzialmente- NON cannibalizzano i potenziali o reali competitor.

    Credi che se una delle due costasse molto più dell’altra avrebbe lo stesso mercato?
    Non so dare una risposta a questo. Dipende ancora e sempre da cosa si offre (tralasciando volutamente intrallazzi commerciali).

    […]rappresenti un ostacolo.
    Trove molte più similitudini (soprattutto di base) che differenze tra una distro e l’altra!

    Certo che ci sono similitudini, sono tutti flavour di uno stesso prodotto mi pare!
    Ma, e la ripartizione di mercato sta li a dimostrarlo, non sono forse le distro SUFFICIENTEMENTE DIVERSE (in termini di user experience) a prosperare?
    Esistono N distribuzioni, ma ognuna NON ha una quota di utenti pari a 1/N: le solite 6-7 maggiori si spartiscono la grandissima maggioranza. E non per meri motivi storici (l’ascesa di ubuntu o gentoo, o il declino di slackware lo dimostrano)

    […]Scrivi “foragicchia” (aggiungerei Darwin all’elenco) perchè anche tu, sostanzialmente riconosci che Apple ricava molto di più di quel che condivide con la comunità Opensource.
    In parte si, in parte ammetto di seguire molto molto poco il mondo mela (non mi interessa), quindi non ho informazioni di prima mano e non mi sbilancio troppo 🙂

    E’ plausibile secondo te ipotizzare un domani con Windows Opensource & MacOSX Opensource?
    No. Non lo ritengo possibile.

    Se già ora Linux è relegato in un angolo, che fine farebbe secondo te?
    Restera` in un angolo magari un po piu` grande, e/o sparira` dietro alle quinte.
    Il fattore di rottura e di unicita` del FOSS, l’essere a sorgente aperto e collaborativo, e` un aspetto che non interessa e probabilmente non interessera` mai all’utente, che percepisce altri vantaggi o comunque altri aspetti (si, tra cui molto spesso e solo il “posso copiarlo gratis”. Questo e` un problema secondo me.).
    Il FOSS puo` diventare piu` influente tra gli addetti ai lavori, puo` diventare una base comune di lavoro. Probabilmente il futuro del FOSS sara` qualcosa tipo un modello a-la-macosx: una base aperta (per gli addetti ai lavori e per il nulla-percento dei non-addetti-ai-lavori, perche` a quasi nessuno dei clienti interessa) su cui costruire applicazioni proprietarie, e qualche sporadica applicazione opensource di successo che penetra sino agli utenti finali.

    Il grande, enorme, immenso merito del FOSS si e` gia` consumato: quello di aver mostrato un mondo nuovo e di aver sistematizzato e “regolamentato” un modo di fare alternativo (ma in realta` vecchio quando l’informatica). Aver mostrato che il closed source brevettato non e` NECESSARIAMENTE, nemmeno questa, l’unica e sola via.

    Uno dei rischi dell’Opensource è proprio che nulla vieterebbe la nascita di aziende in cui lo scopo sia una mera politica di inseguimento[…]
    Se non il mercato stesso. A me interessano le soluzioni, non i prodotti.
    Non mi interessa redhat gratis (beh… :)), mi interessa il pacchetto completo. Centos fa mera politica di inseguimento, reimpacchetta e basta. Nulla. Niente valore aggiunto, si limita a fare il parassita e “rivendere” il suo prodotto. In teoria, dovrebbe portare alla rovina di redhat in settimane se non giorni.
    In realta`, a quanto mi risulta, centos rilascia da qualche anno le sue distribuzioni, ma ha anche formato una sua comunita` e prodotto un suo valore aggiunto. Tant’e` che altri “repackagers” (parassiti) quali, se ben ricordo, whitebox, sono sostanzialmente scomparsi. Poi puo` essere un caso, per carita`.
    Pero`.
    Pero` nel mondo opensource si vede che i fork sopravvivono a loro stessi solo quando acquistano una loro indipendenza (= valore aggiunto). Altrimenti muoiono, com’e` giusto che sia. PicoBSD (mi pare si chiamasse cosi`), era un OpenBSD con solo il nome diverso, letteralmente. Nato, durato settimane, morto. Nessun valore aggiunto.
    OpenBSD e` nato come fork di NetBSD per screzi tra De Raadt e il resto del core team: De Raadt& co hanno cominciato a differenziarsi, e non a fare mero parassitaggio, ed eccoli qua. Idem per DragonflyBSD con FreeBSD, e la lista e` ancora lunga.

    Nulla impedisce il parassitaggio, la mera politica di inseguimento cui accennavo. Ma nulla, del resto, nemmeno garantisce che renda.

    Una volta che si ha il codice relativo ad una feature innovativa, quanto pensi ci voglia per chi sa già il fatto suo, perchè ne capisca i princìpi e sia in grado di applicarli anche alla propria soluzione?
    Perche` ne capisca i principi, probabilmente poco. E perche` riesca con successo ad integrarli nella propria soluzione e ad acquisire cosi` un vantaggio competitivo sulla concorrenza da cui “ha rubato”?
    E questo a maggior ragione nei casi che (ci) premono di piu`: il software innovativo o altamente specializzato.

    Esempio (a ruota libera, quindi forse errati. Vabbeh :P):
    XFS. C’erano i sorgenti. C’era la volonta` di porting di SGI su Linux. Ci hanno messo un bel po e non e` stata questione di giorni a causa delle differenze di funzionamento e design del VFS di Linux.

  7. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 2.0.0.9 con Windows Windows Vista

    @Ikitt
    Il “parassitismo” derivante dal puro copiare soluzioni altrui (Centos), ora non ha senso per almeno due ragioni: riguarda software in cui già “l’originale” si rivolge ad una nicchia (se non ricordo male gli ultimi dati di diffusione di Linux parlano dello 0,88%, redHat avrà una quota più o meno significativa di questo %) e, soprattutto, riguarda software reperibile gratis, o quasi.
    E nonostante non abbia molto senso (ne’ successo, come evidenzi tu stesso), il parassitismo già esiste!
    Ti immagini cosa accadrebbe se si trattasse di parassitare una ipotetica suite Office opensource di Microsoft? O AutoCAD, o Allplan, ecc…

    Riguardo a MySQL e PostgreSQL ed al concetto che sottostà all’esempio.
    E’ chiaro che ognuno tenderà a proporre una propria soluzione (MySQL/PostgreSQL) perchè ritiene sia quella buona.
    Ma se una soluzione dovesse rivelarsi nettamente superiore all’altra (come avviene con le innovazioni “reali”), ho pochi dubbi sul fatto che, potendo, tutti la farebbero propria oppure soccomberebbero.
    Esempio: cosa è stato dell’interfaccia grafica ed il mouse inventati (*) da Apple?
    Sono stati copiati da tutti (OS2,Windows,Linux), pur non avendo mai avuto la possibilità di spulciare dentro il codice!
    Se il sistema operativo di Apple fosse stato Opensource, a naso quello che è accaduto comunque sarebbe successo in tempi molto più brevi, probabilmente con un’omologazione maggiore.
    E l’omologazione maggiore sarebbe un’altra conseguenza abbastanza plausibile secondo me.
    Ed a quel punto esempi come XFS, che hai giustamente citato, sarebbero sempre più rari.
    Non necessariamente inesistenti.

    Tornando all’oggetto dell’articolo e le conclusioni parziali a cui arrivo, e cioè che, in un ipotetico “mondo Opensource” il software tenderebbe a costare poco, pochissimo, forse nulla, mi pare che tutti i gli esempi reali che hai portato non contraddicano questa mia conclusione, anzi, a ben vedere, forse posso usarli per dimostrare che la mia conclusione è tutt’altro che poco probabile. Riguardano infatti tutti software gratis o quasi!
    Per poterla minare oggettivamente, occorrerebbe l’esempio di un software Opensource, disponibile dietro un pagamento significativo (e non solo simbolico), con una diffusione non troppo limitata, che non venga “cannibalizzato”.

    (*) Anche se l’invenzione dell’interfaccia grafica tecnicamente spetterebbe a Xerox, la attribuisco sempre ad Apple perchè è stata quella che ci ha creduto e che l’ha implementata in modo utile.

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