Privacy Policy

Ricerca in FOLBlog

Open-trap

 Scritto da alle 12:24 del 07/02/2009  Aggiungi commenti
Feb 072009
 

Moodle
Da settembre sto lavorando alla realizzazione di un plugin che consenta l’integrazione di applicazioni per la gestione di mappe concettuali all’interno di Moodle, il CMS opensource per l’e-learning.

Essendo un progetto opensource, mi aspettavo di trovare nella comunità di sviluppatori che orbita attorno al progetto, tutto quel supporto che viene spesso sbandierato e vantato come uno dei motivi principali per cui il software opensource sia da preferire.

Ho invece immediatamente constatato che questo supporto è praticamente inesistente e che mi devo arrangiare da solo, risolvendo problemi noti e già affrontati da altri e perdendo un sacco di tempo in più del previsto. Insomma, devo reinventare la ruota ogni tre per due.
Ho pensato che il motivo di tanta sonnolenza da parte della comunità di sviluppo di Moodle (soprattutto quella italiana, praticamente inesistente) derivasse dal fatto che Moodle è un progetto di nicchia, con scarse applicazioni pratiche; in sostanza che fosse talmente poco diffuso ed utilizzato che gli sviluppatori si potessero contare sulle dita di una mano.
Ma non è così.

Il motivo di tanta reticenza a condividere il proprio know-how con la comunità opensource è il più banale ci possa essere: vil denaro!
La pagina di supporto di Moodle, con il nuovo anno, è stata completamente rivista.
La comunità può contare su supporto gratuito per problemi banalissimi di utilizzo della piattaforma (utile a chi, per pigrizia, non è capace di dare uno sguardo al manuale); appena ci si trova con un problema per cui val la  pena veramente di scomodare il prossimo, si può attingere solo ai Commercial Services (a pagamento…) ottenibile presso uno dei moodle Partner.
Quali sono le tematiche per cui è previsto il supporto a pagamento?

Moodle Hosting
Moodle Support
Moodle Consulting
Moodle Installation
Moodle Integrations
Moodle Customisation
Moodle Courseware
Moodle Training
Moodle Themes
Moodle Certification

E per cosa invece è disponibile il supporto della “comunità opensource”?

Using Moodle
Other discussion areas

Seguo l’evoluzione di Moodle da qualche anno ed ho potuto perciò seguire i mutamenti a cui è andato incontro quasi dalle sue origini.
Il progetto è stato inizialmente un normale progetto opensource, in cui tutti condividevano il proprio know how (è questo lo scopo dell’opensource, la sua motivazione ideologica) e si aiutavano a vicenda.
Siamo sinceri, in sottofondo aleggia il motivo principale per cui solitamente l’Open source è visto con grande favore (che niente a che vedere con l’ideologia): tutto gratis.
E si sa, a caval donato non si guarda in bocca, e non solo si è disposti a perdonare eventuali difetti, ma addirittura si è disposti, avendo le capacità necessarie, ad impegnarsi in prima persona affinché questi difetti vengano eliminati.
E così in tanti, non volendo sobbarcarsi le spese per un CMS a pagamento per erogare servizi e-learning che, all’epoca, erano praticamente già di per se sperimentali, ha optato per questa che si è ben presto imposta all’attenzione come una delle più valide alternative.
In molti ci hanno investito tempo, buona volontà, fino ad ottenere un risultato che ora appare soddisfacente.

Una volta portato nell’orbita di Moodle un numero sufficiente di utenti, qualcosa è cambiato: si è dapprima chiuso il rubinetto del supporto (nessuno rispondeva più a quesiti che riguardavano lo sviluppo o l’integrazione) per poi, con il restyling del sito, far capire bene a tutti che, per certi temi, bisogna rivolgersi ad un Moodle Partner.
Consultare la pagina dedicata ai developer rende l’idea di quanto tutto ciò sembri accuratamente progettato e premeditato: informazioni ridicolmente scarne, a volte obsolete.

Per carità, il progetto resta formalmente opensource; almeno in facciata.
Ma, a mio parere, se ne è un po’ snaturata la natura: pensate che chi ha pagato per avere una propria personalizzazione, utile anche al resto della comunità, sia poi disposto a “condividerla” gratuitamente con gli altri (ammesso poi che lo possa fare)?
Chi sa, chi è in possesso di esperienza relativamente alla piattaforma, non condivide più un bel niente e, vista la scarsa concorrenza preferisce allinearsi al costume generale.

La mailing list a cui ero abbonato nella speranza di veder qualche risposta ad un paio di quesiti che mi interessavano, ha cessato del tutto la sua attività il 31/12/2008.
Insomma, gli utenti sono stati trattati come le mosche con il miele: le si attira in un punto solo per poi farle cadere in trappola, gli si chiude attorno un recinto con una porticina stretta stretta che gli da’ la sensazione di poter uscire quando lo si desidera e poi si inizia la mungitura.

Credo che a sintetizzare e dimostrare il percorso seguito da Moodle (la chiamerei involuzione), le premesse sulle quali è nato, basti questo intervento del 2004[1] in risposta a chi chiedeva perché Moodle era da preferire ad un altro prodotto commerciale:
image
Si noti che “l’accusa” mossa ad ADA allora, è simile a quella che oggi muovo a Moodle: fornire assistenza solo a pagamento è vissuto come una sorta di tradimento del “patto” (implicito e sottinteso) alla base dell’opensource.
A discolpa di ADA c’è da dire però che quel progetto è sorto già con quella connotazione, e non lo è invece diventato nel tempo; da un certo punto di vista, quindi, il comportamento è più corretto.
Il fatto che i sorgenti siano disponibili ma che relativamente in pochi sanno che farsene (e quei pochi sfruttano la situazione a proprio vantaggio) dimostra quanto alcune presunte verità sull’opensource siano quanto meno da riconsiderare con un po’ meno di certezza.

Ora non mi si fraintenda, non sto dicendo che ci sia qualcosa di illecito in quel che è accaduto.
Solo che il comportamento non mi pare dei più…simpatici.
Pur senza alcuna costrizione, chi negli anni ha puntato su questa piattaforma e-learning, “fidandosi” dell’opensource (o meglio delle sue implicite “promesse”), faticherà non poco ad abbandonarla per un’alternativa che costi meno. Quindi la libertà di passare ad un’alternativa è più teorica che pratica.
La concorrenza tra coloro che offrono assistenza sulla piattaforma a pagamento è poi praticamente inesistente, anche perché tutti sono allineati, catalogati, tra i Moodle Partner senza alcuna distinzione.
Così come appare solo teorica la libertà di optare per quei quattro gatti che sarebbero disposti a fornire supporto in stile “opensource puro”.
E a naso, chi si è precipitato a finire tra i Moodle Partner ben sa qual è la situazione reale.

Ora cosa potrà accadere?
O pian piano Moodle morirà perché vengono a mancare le premesse che lo hanno portato ad un relativo successo (ed in particolare la implicita promessa di gratuità che deriva dalla comune partecipazione al progetto), o si evolverà in progetto commerciale a tutti gli effetti (già ora, sotto certi versi, appare identico all’ADA del 2004), oppure dalle sue basi nasceranno progetti alternativi ed assisteremo al proliferare di versioni simili ma alternative.[2]

Alla luce di questa vicenda, ripropongo la domanda di tanto tempo fa: il software libero è sempre meglio?

Chi è convinto di si, lo vada a spiegare a quegli enti e quelle aziende che hanno puntato su Moodle, magari investendoci del tempo per renderlo migliore, ed ora si ritrovano a dover sostenere quegli stessi identici costi da cui hanno tentato di sfuggire.

In certi casi è meglio aver da subito chiaro che per un certo progetto occorrerà avere a disposizione un certo tipo di risorse, anzichè scoprirlo in seguito essendo totalmente impreparati alla cosa.
E’ questo il rischio di quei costi occulti di cui parlo quando ragiono su questi temi.

[1]
Chiunque può accedere a quel thread di discussione anche ora, a patto che che sia registrato.
E’ per evitare una inutile iscrizione che ho preferito pubblicare lo snapshot anzichè il link al messaggio.

[2]

In realtà penso che questo rischio, in questo caso, sia veramente limitato data la natura dell’applicazione in questione, rivolta ad una ristrettissima cerchia di utenti.

Technorati Tag: opensource,,

Articoli simili:

  13 Risposte a “Open-trap”

Commenti (13)
  1. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.0.6 con Windows Windows XP

    E che ho scritto io tempo fa riguardo a zencart (altro progetto “opensource”) ?

    Ne più ne meno le stesse cose ! Un progetto interessante, appositamente incasinato con inviti a richiedere assistenza a pagamento che spuntavano fuori come il prezzemolo !

    Perchè linux ha incontrato tantissime difficoltà a penetrare in molti settori (primo tra tutti quello desktop) ? Perchè fino a pochi anni fa, supporre di offrire al utente la possibilità di automontare di CD o anche riconoscere al volo la presenza di un cavo di rete inserito, in automatico (cose che win fa dal 95 ed il mac quasi dalla notte dei tempi, forse perfino l’amiga…) veniva considerato come una cosa assurda, un’improponibile bestemmia !

    C’era la concreta paura che si sarebbero fatte delle assistenze in meno !!! Probabilmente c’era chi era veramente convinto che sarebbe stato chiamato e pagato profumatamente per spiegare come usare il comando mount (ovviamente terminale rulez).

    Quando Shuttleworth s’è poi incaxxato di brutto ed ha inserito queste due autentiche boiate in ubuntu (ed altre, pensa la configurazione del monitor che con w95 funziona a meraviglia mentre su linux fino a pochi anni fa dovevi riportare fedelmente i dati delle frequenze che leggevi dietro il monitor stesso altrimenti lo stendevi) la “grande comunità dallo spirito candido” gli dava addosso !!!

    Il grande piano di conquistare il mondo e di vedere la fila di persone fuori dal negozietto che aveva problemi col monitor oggi e con i driver del suono domani (questi poi, sono ancora un mezzo incubo adesso) gli è andato completamente in malora, ma come hai riportato pure te le vecchie abitudini sono dure a morire.

    Un motivo ci sarà se considero haiku uno dei pochi progetti opensource ancora validi, nel quale riporre qualche speranza…

  2. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.0.6 con Ubuntu Linux Ubuntu Linux

    Io credo che non essendo l’Open Source (e in generale la comunità di GNU/Linux & co) un “ente” connesso e centralizzato, non è molto oggettivo giudicarla in toto solo da una delle sue tante “espressioni”. Io sono un grande talebano (poco coerente però) ma stai sicuro che un progetto del genere a mio giudizio non è software libero e/o Open source. Purtroppo ormai “Open Source” è diventanto un marchio di fabbrica e molti ne abusano a loro favore.

    >C’era la concreta paura che si sarebbero fatte delle assistenze in meno !!! Probabilmente c’era chi era veramente convinto che sarebbe stato chiamato e pagato profumatamente per spiegare come usare il comando mount (ovviamente terminale rulez).

    Questa è bella. Senti adesso che tu hai scoperto qual’è la causa di tanto ritardo nel offrire certe features mi permetto di segnalarla ai piani alti. Grazie.
    IMAO non sei molto diverso da chi andava a dire in giro che Vista eliminava tutti gli MP3 appena MS avesse premuto un fantomatico bottone rosso.

    Saluti.

  3. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.1b2 con Windows Windows Vista

    ercoppa ha scritto:

    non è molto oggettivo giudicarla in toto solo da una delle sue tante “espressioni”

    Sono d’accordo.
    Infatti il filo conduttore dei miei ragionamenti è la domanda “Software libero/opensource è SEMPRE meglio?”.
    In sostanza ho forti dubbi che questo assunto, che molti danno per scontato ed ovvio, sia vero.
    Questo che ho riportato, comunque, è solo uno degli esempi di cui son stato testimone in prima persona (quello che mi ha irritato maggiormente), non l’unico.
    Se dovessi valutare Linux e l’opensource (almeno per progetti di una certa rilevanza) solo con la mia esperienza personale diretta, dovrei girarne alla larga.
    Invece, essendo consapevole che il mio è un punto di osservazione molto limitato, continuo a dare fiducia a quel “sentito dire” che sostiente che opensource/libero è meglio anche per quei motivi (condivisione del know-how su tutti) sui quali invece la mia esperienza personale fa addensare forti dubbi.

    ercoppa ha scritto:

    ma stai sicuro che un progetto del genere a mio giudizio non è software libero e/o Open source.

    Forse ora è chiaro a tutti.
    In tanti però hanno creduto che lo fosse fidandosi delle apparenze iniziali.

    Se mi accaloro tanto quando parlo di opensource è perchè ci tengo, non perchè son contro, come fa piacere pensare a qualche “integralista” che non concepisce si possano avere dubbi al riguardo.
    E vedo che le cose non stanno andando bene.
    Negare ad oltranza un problema è la maniera migliore per non risolverlo mai.
    E se l’opensource-way non si afferma come regola è perchè ci sono difetti da risolvere.
    E non solo, come piace pensare a molti, a causa di cospirazioni o accordi sottobanco tra questo e quello.
    Pensare poi che aziende profit (come IBM, Sun, etc.) sostengano alcuni progetti opensource senza che ci sia un congruo tornaconto (almeno in prospettiva) è, a mio parere, semplicemente da ingenui.
    Per aziende simili, è dovere morale e ruolo sociale ben preciso quello di fare utili. Non filantropia.
    E si fa filantropia solo se questa è configurabile come investimento per produrre maggiori utili in futuro.
    E stai certo che quando ci sarà da scegliere tra rinnegare la filosofia alla base dell’opensource e l’utile in bilancio, non avranno dubbi sul da farsi (giustamente aggiungo io).
    Ed in quel momento, un progetto, che evidentemente è approdato ad un successo, si trasformerà in una trappola per topi oppure si scioglierà come nebbia al sole.
    Può darsi che io sia troppo cinico e pessimista al riguardo, ma la vedo come un’ovvia conseguenza qualdo si mischiano il diavolo e l’acqua santa.

    In tutto questo tempo, ho maturato una mia visione sul ruolo dell’opensource nel futuro.
    E’ ancora un po’ troppo acerba, ma prima o poi, quando avrò focalizzato meglio le idee ed avrò raccolto sufficienti puntelli oggettivi, ci scriverò un articolo.
    Nel frattempo contributi come i tuoi, mi aiutano a metter a fuoco quella che per ora è più una sensazione.

    Riguardo all’osservazione di 0verture, un fondo di verità c’è: tutti abbiamo necessità di guadagnarci da vivere. Chi opera nel campo dell’opensource e dei prodotti free guadagna essenzialmente dai servizi che offre.
    Paradossalmente, accade che essendo questa l’unica fonte di sostentamento, in molti sono restii a condividere con potenziali concorrenti il proprio know-how (anche in questo caso parlo per esperienza personale diretta).
    Paradossalmente, se si tentano di osservare i fatti con distacco, si può osservare che la condivisione del know-how è una verità per problemi banalissimi.
    Appena saltano fuori problemi non banali, il supporto semplicemente svanisce.
    Se non è perchè manca competenza, qual’è il motivo se non proprio quello di salvaguardare il proprio orticello?
    Paradossalmente, in questo caso, avere a che fare con progetti che consentono di guadagnare dalla vendita dello stesso (oltre che dall’assistenza) rilassa un po’ questa tensione e risulta più facile reperire supporto qualificato, anche perchè diviene interesse primario dell’azienda produttrice, ma anche di chi lo commercializza, fornirlo.
    Invece, la vera forza dell’opensource, al momento (ed è necessario ammetterlo una buona volta), è la gratuità (o quasi) delle soluzioni offerte, che però porta con se le contraddizioni di cui ho appena parlato.

  4. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.0.6 con Ubuntu Linux Ubuntu Linux

    Pensare poi che aziende profit (come IBM, Sun, etc.) sostengano alcuni progetti opensource senza che ci sia un congruo tornaconto (almeno in prospettiva) è, a mio parere, semplicemente da ingenui.
    Per aziende simili, è dovere morale e ruolo sociale ben preciso quello di fare utili. Non filantropia.
    E si fa filantropia solo se questa è configurabile come investimento per produrre maggiori utili in futuro.
    E stai certo che quando ci sarà da scegliere tra rinnegare la filosofia alla base dell’opensource e l’utile in bilancio, non avranno dubbi sul da farsi (giustamente aggiungo io

    Che l’azienda abbia un tornaconto non è sbagliato, anzi doveroso (anche RMS ci ha fatto soldi vendendo software libero) ma quello che dici più si va avanti IMAO e più non accade. Se un azienda investe nell’open source, opera con la comunità per un medio-lungo periodo, non si comporta come dici te. E’ assurdo pensarlo ma secondo me è così. E’ come dire che per assicurarsi l’utile di oggi, ti giochi quello di domani (e dopodomani e a seguire). C’è sempre chi fa il doppio gioco (vedi Google) ma non è che le cose passano insosservate.

    Riguardo all’osservazione di 0verture, un fondo di verità c’è: tutti abbiamo necessità di guadagnarci da vivere. Chi opera nel campo dell’opensource e dei prodotti free guadagna essenzialmente dai servizi che offre.
    Paradossalmente, accade che essendo questa l’unica fonte di sostentamento, in molti sono restii a condividere con potenziali concorrenti il proprio know-how (anche in questo caso parlo per esperienza personale diretta).
    Paradossalmente, se si tentano di osservare i fatti con distacco, si può osservare che la condivisione del know-how è una verità per problemi banalissimi.
    Appena saltano fuori problemi non banali, il supporto semplicemente svanisce.
    Se non è perchè manca competenza, qual’è il motivo se non proprio quello di salvaguardare il proprio orticello?
    Paradossalmente, in questo caso, avere a che fare con progetti che consentono di guadagnare dalla vendita dello stesso (oltre che dall’assistenza) rilassa un po’ questa tensione e risulta più facile reperire supporto qualificato, anche perchè diviene interesse primario dell’azienda produttrice, ma anche di chi lo commercializza, fornirlo.
    Invece, la vera forza dell’opensource, al momento (ed è necessario ammetterlo una buona volta), è la gratuità (o quasi) delle soluzioni offerte, che però porta con se le contraddizioni di cui ho appena parlato.

    Allora se parliamo di finti progetti Open Soure quello che dite voi può anche accadere. Ma se parliamo di progetti che stanno alla base di un sistema GNU/Linux allora IMAO state fuori strada.
    Giustificare le mancanze di GNU/Linux ad esempio lato Desktop (automount o quello che vi pare) perchè
    causa di una mancanza di profitto sull’assistenza è una pura assurdità. Se conoscete come funzionano progetti come GNOME, KDE & co allora sapete che non è così. Tant’è vero che le fomose feature mancanti dubito che siano mai state realizzate da una qualche assistenza.
    Secondo me le cause di molte mancanze sono ben altre:
    – disorganizzazione globale: i progetti sono su binari separati, ergo molte cose in comune si moltiplicano per n progetti, solo ultimamente a livello Desktop si tanno facendo passi avanti. Inoltre accade che un progetto si occupa di cose che a rigore di logica non gli competono (e le realizza a suo uso e costume)
    – mancanza di competenze tecniche specifiche: forse si sta correndo ai ripari ma non ci siamo ancora. fare ad esempio studi sull’usabilità è ancora una visione lontana.
    – innovazione sfrenata: l’importante è stare in prima linea, far parlare di questo o quell’innovazione, quando è passata l’euforia si è pronti a partire con un altra idea, lasciando a metà di realizzazione la prima. E’ come se
    – mancanza di obiettivi da rispettare: tutto le roadmap sono relative, mutabili e “non responsabili” (ergo fanno quello che possono e nel tempo che possono).
    E mi fermo qui. Alcuni cose sono intrinseche alla natura libera, altre forse cazzate mie.

    Saluti.

  5. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.1b2 con Windows Windows Vista

    ercoppa ha scritto:

    Se un azienda investe nell’open source, opera con la comunità per un medio-lungo periodo, non si comporta come dici te.
    E’ come dire che per assicurarsi l’utile di oggi, ti giochi quello di domani (e dopodomani e a seguire). C’è sempre chi fa il doppio gioco (vedi Google) ma non è che le cose passano insosservate.

    A queste considerazioni che a parer mio possono mettere in crisi le tue certezze, se ne sono aggiunte delle altre.
    Siamo entrambi d’accordo che un azienda profit non possa che muoversi avendo come obiettivo il profitto.
    Sul fatto che questo obiettivo non collida con gli scopi dell’opensource, che non sia (o possa diventare in futuro) in colflitto con la sua filosofia, ho invece pochissime certezze e molti dubbi.
    Al momento non vedo in giro esempi in grado di mitigare queste mie paure.
    Tu ne hai qualcuno?

    ercoppa ha scritto:

    Giustificare le mancanze di GNU/Linux ad esempio lato Desktop (automount o quello che vi pare) perchè causa di una mancanza di profitto sull’assistenza è una pura assurdità

    Non mi pare di averlo fatto. Se ti ho dato questa impressione, mi son certamente spiegato male.
    Ripeto solo che non son ancora riuscito ad avere un supporto decente (anche per Linux) dalla comunità opensource ogni qualvolta ho proposto problemi appena più che banali; me la son dovuta cavare sempre da solo, probabilmente reinventando la ruota ogni volta.
    Quando invece ho avuto analoghi problemi relativamente a Windows Server (per fare un esempio a caso), ho solo avuto la difficoltà di selezionare il materiale che in pochi minuti son riuscito a reperire.

    Le lacune di Linux le ritengo una naturale conseguenza dell’anarchia che “governa” il mondo Linux, unita ad una grossa dose di miopia in coloro che in un certo senso fanno tendenza.
    Ed a leggere il seguito del tuo commento mi pare di poter dire che siamo molto in sintonia su questo.

    La sterile competizione tra Gnome, KDE, Xfce e compagnia cantante è appunto sterile, se paragonata a quanto fatto da Microsoft ed Apple.
    Pensa a cosa potrebbe fare un tale potenziale di competenze e buona volontà se fosse coordinato e messo al servizio di un unico progetto teso a migliorare il DE.
    Invece, IMHO, l’interfaccia di Vista (soprattutto per quel concerne il file manager), fa 10 a zero (come funzionalità) a quanto di meglio ho visto per Linux e Mac.
    E Windows 7 è ancora meglio.
    Ma in molti son convinti, non conoscendo affatto l’interfaccia di Vista, che Gnome o KDE siano il meglio.
    Lho già detto e lo ripeto, son convinto che Windows 7 avrà il merito di far apprezzare quel che di buono è già in Vista (che ora è celato da critiche fondate o meno) e potrebbe rappresentere il colpo di grazia ai sogni di Linux, se i principali guru che ne curano lo sviluppo non si danno una mossa unendo le loro forze, coordinando i loro sforzi ed abbandonando un po’ di quell’atteggiamento di geni incompresi che si sono modellati addosso.

  6. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.0.6 con Ubuntu Linux Ubuntu Linux

    >A queste considerazioni che a parer mio possono mettere in crisi le tue certezze, se ne sono aggiunte delle altre.

    Cioè fammi capire mi stai parlando dell’Apple, società che per molti aspetti a mio giudizio è peggio della MS (almeno MS ci ha messo tanti anni a farsi quella reputazione…)?

    >Tu ne hai qualcuno?

    IBM, Red Hat, Novell (ma fino ad una certa), Canonical (perennemente in perdita, quindi non è un esempio brillante), Cygnus…

    Forse non sono aziende che sono in simbiosi per tutto quello che fanno per la comunità, ma sicuramente lavorano in molti campi con la comunità e per la comunità.

    Saluti.

  7. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.1b2 con Windows Windows Vista

    ercoppa ha scritto:

    Cioè fammi capire mi stai parlando dell’Apple, società che per molti aspetti a mio giudizio è peggio della MS (almeno MS ci ha messo tanti anni a farsi quella reputazione…)?

    Diciamo che Apple è l’esempio più eclatante.
    Ma vorrei invitarti a non focalizzare la tua attenzione sugli esempi che porto ma sul concetto sottostante: quando un’azienda profit si occupa di opensource è perchè ne ha un tornaconto.
    Su questo, siamo d’accordo mi pare, non c’è dubbio, non c’è male ed è anzi giusto (rispetto al ruolo sociale di un’azienda profit) che sia così.
    Siamo sicuri che filosofia, obiettivi e scopi dell’opensource siano conciliabili con gli interessi di queste aziende?
    A mio parere no.
    Esempio: se un progetto opensource sostenuto da X si dimostra di qualità tale da minacciare un prodotto concorrente di X, son certo che X lo “ammazzerebbe nella culla”, oppure lo ingloberebbe nel proprio business (con tanti saluti alla filosofia opensource).
    Altro esempio: l’opensource rischia di essere un modo a basso costo per fare ricerca o sviluppo sulle spalle di chi sviluppa un certo progetto. In sostanza il mio timore è che a certe aziende convenga di più figurare come finanziatore di un progetto open (senza vincoli contrattuali, senza vinvoli sindacali verso chi ci lavora, potendo uscirne quando lo si desidera), rispetto ai problemi che comporta reperire, mettere sotto contratto, stipendiare un team che faccia altrettanto.
    Si parla tanto di precariato, ma sottoforma di venture capitalist per un dato progetto, potrebbe nascondersi invece la semplice intenzione di sfruttare proprio la libertaà di manovra, l’assenza di vincoli che questa forma “di sfruttamento” (passami il termine, che ritengo troppo forte) consente.
    Ora, non sto dicendo che le cose stiano così, mi preoccupa che nessuno si prenda la briga di verificare se stiano così o meno, e son tutti propensi a credere alla favoletta dell’azienda filantropa, magnanima che abbraccia la filosofia opensource.

    ercoppa ha scritto:

    IBM, Red Hat, Novell (ma fino ad una certa), Canonical (perennemente in perdita, quindi non è un esempio brillante), Cygnus…

    IBM? Sarebbe un esempio di azienda che finanzia progetti opensource, così, per spirito umanitario?
    Ma stiamo scherzando o cosa?
    E Red Hat, che VENDE i propri pacchetti Linux. Che c’entra con il mio discorso?
    Canonical è un azienda messa su da un riccastro, Mark Shuttleworth, con la passione per Linux.
    Una sorta di capriccio.
    Finchè avrà soldi da buttare nell’impresa (fallimentare dal punto di vista economico), esisterà Canonical.
    E’ questo il futuro dell’opensource? Sperare che qualche matto decida di buttare un mare di soldi per finanziare un impresa fallimentare?

    In sinteni, non credo che la filosofia opensource possa soppiantare la filosofia commerciale (come vorrebbero molti accaniti sostenitori).
    Può avere un suo ruolo, ma a mio parere è ancora tutto da definire.
    Il fatto che alcune grosse aziende ci abbiano messo i piedi dentro è, a mio parere, il normale atteggiamento di chi, non sapendo come si evolverà la situazione, preferisce osservare l’evolversi dall’interno, avendo anche la possibilità, all’occorrenza, di influenzare a propio favore questa evoluzione.
    Inoltre, mi pare di aver capito che Opensource e gratuito sono la formula vincente.
    Opensource a pagamento stenta.
    Ma quando può esistere opensource gratis? Dato che chi lavora a grossi progetti opensource pretende giustamente di essere pagato, occorre che i soldi saltino fuori da qualche parte.
    Ed allora Wikipedia se non trova 6 milioni di dollari chiude, OpenOffice (che è un progetto opensource da cui ci sarebbero molte cose imparare) rischia la chiusura, etc.
    Alla fine mi pare di capire che i progetti opensource più riusciti siano dei giganti dai piedi di argilla.
    E dovrei avere fiducia ed essere ottimista o addirittura puntare sull’opensource?

    Questa visione la ho osservando grossi progetti opensource.
    Invece, le “piccole” applicazioni valide e di successo fatte da una miriade di volontari, godono di salute ferrea e di successo incrollabile.
    Esempi ce n’è a migliaia.
    Allora mi chiedo, non è che per caso l’opensource sia possibile solo per questo tipo di progetti?
    Progettini in cui necessità di coordinamento e di sintesi sono minime, basati sul contributo volontario di qualche appassionato ed al più parzialmente ripagati da donazioni volontarie?
    Perchè appena un progetto cresce, occorre coordinamento, occorre trovare una sintesi tra le molteplici idee che circolano quando le teste pensanti diventano troppe, altrimenti il risultato è la frammentazione a cui assistiamo giornalmente in questo campo (oltre 300 distribuzioni di Linux! Questa è libertà o anarchia? E dove sarebbe il vantaggio per l’utente? E quale quello epr ciascuno dei singoli progetti?).
    Progetti opensource a pagamento, come ho avuto modo di spiegare in uno dei precedenti articoli, sono semplicemente una contraddizione in termini. Non vedo un solo esempio di progetto opensource a pagamento di successo.
    Il loro prezzo è tendenzialmente molto, molto basso. E, a mio parere, non potrebbe essere altrimenti.
    Ciò significa che i soldi necessari a finanziare un’impresa (che in questo caaso è assimilabile ad una profit), devono arrivare da un’altra parte. O riccastri che hann battuto la testa, o sperare in una improbabile filantropia di un’azienda profit, oppure dai servizi di assistenza.
    E in quest’ultima ipotesi, fine dell’opensource (cioè della condivisione del know how), come ho già avuto modo di spiegare e constatare.

    L’unica via che vedo per un opensource che si regga sulle proprie gambe (che a mio parere sono da un lato il contributo su base volontaria e gratuita di chi sviluppa, dall’altro donazioni volontarie da parte degli utilizzatori del prodotto realizzato in questa modalità) sono severa selezione dei partecipanti effettuata dai fondatori del progetto, organizzazione e coordinamento di una enorme mole di sviluppatori che mettono a disposizione ciascuno qualche ora del proprio tempo libero (se ad un progetto lavori 8 ore al giorno, o vivi di rendita o vuoi essere pagato), capacità di sintetizzare le varie correnti di pensiero in un numero loimitato di obiettivi che vengono perseguiti serialmente sulla base di una priorità stabilita.
    Tutto ciò che arriva in più (contributi di aziende, donazioni milionarie, vincite di premi in denaro, contributi di sponsor, t-shirt, accessoristica, etc.) deve essere appunto in più, non costituire le fondamenta del progetto.
    Tutti questi che nella mia visione sono degli extra devono essere investiti nella promozione del progetto, nel miglioramento dell’organizzazione interna, nel potenziamento dell’assistenza.
    Ti faccio un esempio: se il progetto avesse successo presso un numero cospicuo di utenti, e fosse affiancato da un sito di riferimento in cui questa mole di utenti trova tutte le risposte che cerca, il sito, dato il suo traffico, potrebbe essere allettante anche dal punto di vista pubblicitario.
    Ora, scendiamo coi piedi per terra, sulla base della tua esperienza con la natura umana, questo sarebbe possibile come regola?

  8. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.0.6 con Ubuntu Linux Ubuntu Linux

    Scusa ma ieri ho risposto di fretta quindi riprendo anche qualcosa di “vecchio”:

    La sterile competizione tra Gnome, KDE, Xfce e compagnia cantante è appunto sterile, se paragonata a quanto fatto da Microsoft ed Apple.

    Secondo me non è affatto sterile… punti di vista.

    Pensa a cosa potrebbe fare un tale potenziale di competenze e buona volontà se fosse coordinato e messo al servizio di un unico progetto teso a migliorare il DE.

    Ma secondo se ci fosse un unico progetto (e l’obbligo di rimanere tale) tutta quella gente convergerebbe in essa? Io dico assolutamente di no (conoscendo un po’ il perchè di quei progetti e le loro differenze). Open Source è fatto anche di “libertà” in quel senso, con i suoi pro e contro. IMAO il problema non è avere 4 progetti base per un DE, ma semmai il loro non coordinarsi uno con l’altro.

    Invece, IMHO, l’interfaccia di Vista (soprattutto per quel concerne il file manager), fa 10 a zero (come funzionalità) a quanto di meglio ho visto per Linux e Mac.

    Boh, qui è anche una questione soggettiva IMAO. Io non ho trovato questo gap abbissale tra Vista e Mac & GNU/Linux. Il vero gap c’era stata IMAO con XP e noi ci abbiamo messo troppo tempo ad arrivarci (ci siamo arrivati). Se poi parliamo di Mac Os X trovo qualche punto di superiorità rispetto agli altri due OS (interfaccia & usabilità).
    Con Vista io ci ho vissuto non più di un mese (portatile altrui da sistemare e con cui mi sono divertito a familiarizzare con questo, per me, nuovo OS) ma non credo che questo non basti per farmi un idea (e qui puoi dire di no, altra questione soggettiva). Se te lo stai chiedendo: no non ho scaricato beta o copie pirata di Windows Vista o 7. Per certi versi tifo per Windows 7, perchè su alcune cose potrebbe scuotere un bel po’ il mondo GNU/Linux (con Vista c’era l’alibi, ora se Seven è un ottimo OS, dobbiamo solo che rimboccarci le maniche).

    Siamo sicuri che filosofia, obiettivi e scopi dell’opensource siano conciliabili con gli interessi di queste aziende?

    Le aziende (profit) che si impegnano nel sociale, lavorano e si impegna sempre per quest’ultimo? Si e no. Le aziene che lavorano per rispettare l’ambiente, lo fanno sempre? Alcune si e alcune no. E possiamo andare avanti all’infinito. Per un azienda, soprattutto se nata da un modello closed, non è semplice convergere ad un modello Open Source, si passa per fasi (piccoli passi) IMAO. Quello che dico è che se un Azienda fa un passo per un prodotto, non gli conviene farne due indietro, è controproducente alla lunga.

    Altro esempio: l’opensource rischia di essere un modo a basso costo per fare ricerca o sviluppo sulle spalle di chi sviluppa un certo progetto. In sostanza il mio timore è che a certe aziende convenga di più figurare come finanziatore di un progetto open (senza vincoli contrattuali, senza vinvoli sindacali verso chi ci lavora, potendo uscirne quando lo si desidera), rispetto ai problemi che comporta reperire, mettere sotto contratto, stipendiare un team che faccia altrettanto.

    Io la vedo così: c’è un idea e la comunità ci lavora sopra. Se il progetto si rileva interessante allora l’azienda investe fortemente in esso (di norma assume o principali attori di quel progetto). Molto spesso però accade sempre che un Azienda mette qualche impiegato a disposizione per un progetto ambizioso e vede cosa succede.
    E’ chiaro che TUTTI vorrebbero essere pagati per quello che fanno, ma nel mondo reale ciò non può accadere (neanchè con il modello closed). Collegare il precariato all’Open Source secondo me è una mossa azzardata. IMAO la vedo più come una selezione naturale (chi merita viene assunto).

    IBM? Sarebbe un esempio di azienda che finanzia progetti opensource, così, per spirito umanitario?

    Io non capisco perchè un azienda se vuole usare un modello Open Source, deve agire per spirito umanitario. IBM che tu lo voglia o no, ha investito moltissimo in GNU/Linux (buona parte del kernel è robba loro…), lo usa dove gli serve e ha dimostrato di lavorare con la comunità in molti campi. Lei aiuta noi e loro aiutano noi. Cosa c’è che non va?

    E Red Hat, che VENDE i propri pacchetti Linux.

    Allora ripeto che vendere software libero è LECITO. Lo stesso RMS ha venduto Emacs all’epoca a 150 dollari. Chi della comunità si scandalizza perchè una azienza vende software libero allora non ha capito un emerito ciufolo di cosa dice la GPL o RMS. La gratuità è una conseguenze in molte circostanze ma non è un principio.
    Inoltre tu sai benissimo che per il settore in cui opera Red Hat, si vendo un servizio e non propriamente solo il software. Pertanto se parliamo di vendita di un “servizio” allora Red Hat l’azienda perfetta per la filosofia dell’Open Source (ma così non è! Anche Red Hat ha i suoi buchi neri).
    Tengo ha sottolineare che Red Hat oltre a mandare avanti molti progetti che gli servono direttamente è in prima linea anche in progetti lato Desktop (in GNOME ci sono molti dipendenti Red Hat).

    Che c’entra con il mio discorso?

    Tu hai chiesto esempi di aziende che hanno un : “[…] obiettivo non collida con gli scopi dell’opensource, che non sia (o possa diventare in futuro) in colflitto con la sua filosofia, ho invece pochissime certezze e molti dubbi.”.
    Quindi Red Hat a mio giudizio in linea di massima (perchè ripeto anche lei ha qualche buco nero) è un azienda che lavora in simbiosi con l’Open Source in molti campi.

    Finchè avrà soldi da buttare nell’impresa (fallimentare dal punto di vista economico), esisterà Canonical.

    Canonical è una sua scomessa. Ha già promesso che investirò in questa socierà solo per altri 3/4 anni (mi sembra) poi o cammina da sola o è una sfida persa per lui.

    Ed allora Wikipedia se non trova 6 milioni di dollari chiude

    E’ normale, non è un azienda. E’ quella che possiamo dire un società no profit. Tanto è vero che gli basteebbe stringere accordi commerciali per uscire da questa totale dipendenza. Sta di fatto che i soldi escono ogni anno fuori e Wikipedia, nel bene o nel male, è e sarà sempre di più un perno del Web.

    OpenOffice è un progetto al momento chiuso su se stesso, forse proprio perchè è una di quei progetti Open sviluppati (per le funzionalità) praticamente solo da alcune società (Sun e Novell). Vediamo che succede, sicuramente hai ragione tu che è un progetto molto in difficoltà (ma non tanto per il risultati ottenuti ma bensi per un futuro incerto e difficile da pianificare).

    Allora mi chiedo, non è che per caso l’opensource sia possibile solo per questo tipo di progetti?
    Allora non si spiegano progetti come Linux, GCC, KDE, GNOME, Apache…

    Saluti.

  9. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.0.6 con Ubuntu Linux Ubuntu Linux

    Scusa per il commento indecente grammaticalmente, ma l’ho scritto di fretta (devo scappare), cerca di interpretare come puoi :grin:. Scusami.

  10. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.0.6 con Windows Windows XP

    @ ercoppa

    Zencart è un progetto sotto licenza gpl quindi non solo open source ma pure free quindi, per lo meno sulla carta, di falso ha ben poco. Poi come spesso succede i fatti non riflettono le belle parole e la filosofia che ogni volta si associano a questo mondo.

    “Questa è bella. Senti adesso che tu hai scoperto qual’è la causa di tanto ritardo nel offrire certe features mi permetto di segnalarla ai piani alti. Grazie.”

    Senti fai meno lo spiritoso che sono più di dieci anni che sto dietro a sta menata che è linux, per diverso tempo ho anche creduto a certe storielle che si leggevano in giro, poi col tempo, sono cresciuto, maturato, spesso e volentieri bruciato (ancora mi sta lì la storiella che secondo certi guru ci facevi i server con i 486 quando io non riuscivo ad avere una debian solo testuale reattiva su una macchina in proporzione nettamente migliore, p133 con 128MB di ram) e mi sono accorto che ero il solo ad averlo fatto.
    Fino a non più di 4 anni fa l’automount era un lusso, l’autosensing della ethernet una chiccheria da bambini viziati eppure windows con tutto lo schifo che gli si attribuisce ogni giorno queste cose le faceva dal 1995 !!!!
    Posso solo dire vergogna !
    Meno cicale e più formiche !
    Voi sareste quelli che vogliono portare la morale nell’informatica ? Trovo mille volte più credibile un prete che parla di castità che voi altri !

    “Lo stesso RMS ha venduto Emacs all’epoca a 150 dollari.”

    Ci vive ancora con quei 150 dollari ? E’ per quello che non si fa mai la barba ? Le lamette della Gilette costano troppo ? Seriamente, io sapevo una cosina leggermente diversa del tuo mito e cioè che prima di reinventarsi santone (che tra l’altro è un mestiere che america rende molto bene, altro che la nostra mamma ebe) lavorava niente meno che al MIT dove con la loro “brutta e sporca licenza non free” gestivano progetti da decine di milioni di dollari all’anno con i quali pagavano i ricercatori a peso d’oro, ricercatori tra i quali figurava anche Stallman…

    Forse, RMS quei 150 dollari, gli unici che ha guadagnato sbattendosi sotto la bandiera della gpl, se li è bevuti in una notte perchè per il resto viveva tranquillamente di rendita. Chissà perchè si sarà licenziato… Lui blaterò qualcosa sull’etica ma io ho un’altra teoria un pò meno sognatrice. Visto che le università americane non funzionano a ca–o come da noi, con studenti e ricercatori in piazza una volta al mese perchè ai secondi non viene pagato lo stipendio è plausibile che il signore a suo tempo abbia trovato un metodo molto più furbo per fare ancora più soldi.
    In un certo senso ha precorso i tempi: insieme a quel furbone che non appare spesso di Eben Moglen s’è fatto due conticini ed ha capito che se creavano una licenza libera e aperta nelle intenzioni quanto limitante nella realtà ed avessero messo in piedi una struttura legale per difenderla avrebbero raccolto fior di polli cioè di clienti da una parte e tanti bei soldi dall’altra.
    Praticamente un’antenata del modello che va tanto di moda adesso di fare brevetti a min_hia per poi denunciare tutto quello che respira…

    Che schifo…

  11. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.1b2 con Windows Windows Vista

    ercoppa ha scritto:

    Per un azienda, soprattutto se nata da un modello closed, non è semplice convergere ad un modello Open Source, si passa per fasi (piccoli passi) IMAO.

    Capisco benissimo ciò che dici.
    Ci differenzia solo la dose di cinismo.
    Supponiamo riesca ad essere sufficientemente ottimista e poco cinico da vederla come la vedi tu, supponiamo anche che questa sia la visione che ne ha la maggior parte delle persone coinvolte o che hanno a che fare con l’opensource (mi sembra ovvio pensare che sia così), non mi spiegherei comunque il perchè di tanto livore, di tanta suscettibilità riservata invece dalla stessa comunità alle “aperture” di Microsoft.
    Quel che fa Microsoft non va mai, mai bene. Secondo me, a volte a torto a volte a ragione.
    Quel che mi insospettisce e che mi fa perdere fiducia nella genuinità di una certa visione, è quel mai.

    ercoppa ha scritto:

    Io la vedo così: c’è un idea e la comunità ci lavora sopra. Se il progetto si rileva interessante allora…

    Ma ti rendi conto della gravità della cosa? Stai dando praticamente ragione ai miei timori con rincaro di dose. Questo si che sarebbe sfruttamento bello e buono!
    In pratica finchè c’è da farsi il mazzo, finchè c’è da inventare qualcosa, da testare se questo qualcosa funziona, l’azienda sta fuori a vedere, ma è subito pronta a dosi generose di filantropia quando si avvicina il momento di mietere?
    Caspita! Una figata (per le aziende): nessun investimento in ricerca ma si spendono soldi (pochi) solo quasi a colpo sicuro!
    In uno dei miei articoli ho solo paventato il rischio che l’opensource potesse nuociere alal ricerca, ma nemmeno nel mio pessimismo più sfrenato avrei mai pensato che la cosa non solo fosse ritenuta concreta, ma addirittura normale!
    E’ questa la “filosofia” opensource? Farsi sfruttare dall’azienda di turno che non rischia nulla quando il progetto è a rischio (cioè quando si è nel pieno della ricerca) e offre briciole quando invece la cosa si dimostra interessante?
    Bello!

    ercoppa ha scritto:

    E’ chiaro che TUTTI vorrebbero essere pagati per quello che fanno, ma nel mondo reale ciò non può accadere (neanchè con il modello closed)

    Cioè secondo te è normale che ci sia qualcuno che lavora e non si fa pagare quanto dovuto?
    Sono senza parole….devo aver frainteso.
    Ero convinto che un impiegato avesse diritto al suo stipendio. Ma forse vivo sulla Luna.

    ercoppa ha scritto:

    Allora ripeto che vendere software libero è LECITO.

    Lo penso anche io. Mi riferivo al fatto che l’esempio di Red Hat non c’entra nulla con il discorso che facevo io.

  12. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.0.6 con Ubuntu Linux Ubuntu Linux

    Posso solo dire vergogna !

    E da qui immagino nasca la tua geniale congettura sul perchè l’automount c’ha messo tanto tempo a comparire. Sai mi dici “siete degli incompetenti, etc, etc” uno lo può anche capire, ma viene a raccomantarci QUELLA causa, allora…

    Inoltre inizio a pensare che tu non sei molto diverso di RMS. Fai di una discussione una questione personale. Ho capito che non ti piace RMS ma perchè continui a discutere di lui? Cioè è come se tu smonti/screditi lui per smontare screditare tutta la comunità GNU/Linux. Io di RMS apprezzo alcune idee, gli sono riconoscente, poi basta. Cioè se lui è un alcolista o drogato o quello che ti pare, non mi interessa (d’altronde molti grandi personaggi hanno avuto una vita personale criticabile).

    Overture parlami di quanto sono cialtroni tecnicamente alcuni sviluppatori (ovviamente argomentando) e io ti posso dar ragione qui e altrove, ma ti prego non continuare con questa battaglia personale contro RMS perchè IMAO sbagli solo l’obiettivo da colpire. Poi ovviamente non sono io a doverti dire nulla, solo che quando qualcuno parla di cicale io gli mostrerò dalla loro parte altri “animali”.

    Ritornando a Zen Cart, se è vero quel che dici (e io non conosco il progetto), torno a dire che non è un licenza o il marchio “Open Source” a renderlo tale. L’open source come minimo può essere visto come un modello di sviluppo, vincente o perdente che sia, pertanto non limitiamoci a guardare le definizioni sulla carta.

    Saluti.

  13. Usando Mozilla Firefox Mozilla Firefox 3.0.6 con Ubuntu Linux Ubuntu Linux

    Quel che mi insospettisce e che mi fa perdere fiducia nella genuinità di una certa visione, è quel mai.

    Lo posso capire.

    Questo si che sarebbe sfruttamento bello e buono!

    La comunità GNU/Linux non è costretta a fare nulla. Ma se fa qualcosa di buono (a volte) c’è chi investe per sostenerla e dargli manforte. Altre volte come già detto sono le stesse aziende che fanno partire i progetti (soprattutto quando sanno già cosa vogliono). Se per te questo è sfruttamente allora tutti sfruttano tutti al mondo.

    Cioè secondo te è normale che ci sia qualcuno che lavora e non si fa pagare quanto dovuto?

    Intendo dire che molte volte attorno ad un progetto c’è tutto un “contorno” che rende quel progetto forse superiore ai concorrenti. Pensa a Firefox uno dei suoi punti di forza sono le estensioni, non credo che le varie aziende possano mettere sul libro paga tutto quel “contorno”. Ma non penso neanchè che chi realizzi quel contorno si aspetti di venir assunto.

    Non voglio dire cavolate, ma siamo sicuri che IN PROPORZIONE, le grandi società “closed” abbiano così tanti più assunti delle società “open”? Però forse parliamo di aria fritta visto che non ho dati per dire o contraddire ciò.

    Saluti.

 Lascia un commento

Puoi usare questi tag e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

(richiesto)

(richiesto)

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: