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Giu 122009
 
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Il ddl sulle norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali, di cui tanto si parla, estende anche ai “siti informatici” le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione altrui.

Secondo alcuni il problema sta proprio nella generico termine di “siti informatici” utilizzato nell’emendamento chiacchierato che modifica l’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni. “Disposizioni sulla stampa”, aggiungendo dopo il terzo comma:

«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono».

Google Italia, evidentemente preoccupata per le conseguenze che provocherebbe l’applicazione delle norme contenute nel disegno di legge, affida al proprio responsabile delle relazioni istituzionali, Marco Pancini, il compito di commentarlo sul blog ufficiale .

La generica espressione “siti informatici”, infatti, comprenderebbe sia i siti professionali di informazioni, come le testate on line dei giornali, sia i siti individuali come i blog personali, ed equipara un blogger amatoriale, in termini di responsabilità, al direttore di un quotidiano di importanza nazionale.

Inoltre, se con l’espressione “siti informatici” si vuole includere anche tutti coloro che pubblicano contenuti di terzi, allora, conclude Pancini, ci sono dentro anche tutti quei servizi web che si occupano facilitare il reperimento delle informazioni, il loro raggruppamento, catalogazione etc.
Esempio sono tutti motori di ricerca, YouTube, social network come Facebook.

Qualcuno fa notare che la preoccupazione sarebbe superflua in quanto

…alla luce della sentenza della Cassazione (n. 10535), nella quale la Suprema Corte ha replicato – rigettando le tesi del legale dell’Aduc che aveva sostenuto che ai nuovi mezzi di espressione del pensiero (newsletter, blog, forum, newsgroup, mainling list, chat, messaggi istantanei e così via) debbano essere riconosciute le stesse «guarentigie» riservate alle testate giornalistiche – in modo chiaro, che questi nuovi mezzi di espressione del pensiero «non possono essere qualificati come un prodotto editoriale, o come un giornale online, o come una testata giornalistica informatica, ma sono una semplice area di discussione dove qualsiasi utente o gli utenti registrati sono liberi di esprimere il proprio pensiero ma non per questo il forum resta sottoposto alle regole e agli obblighi cui è soggetta la stampa (come indicare un direttore responsabile per registrare la testata) o può giovarsi delle guarentigie in tema di sequestro che la Costituzione riserva solo alla stampa».

E la sentenza ha stabilito in modo indiscutibile che i siti internet non possono essere equiparati alla stampa e, quindi, nel bene e nel male, sottostare alle sue leggi.

Se questa interpretazione potrebbe far tirare un sospiro di sollievo ai gestori di blog, newsletters, forum, ecc., non risolve la questione relativa agli aggregatori di notizie.

Resta la sensazione di un provvedimento pensato male, troppo superficialmente, di cui non si son valutati appieno gli effetti, dal quale emergerebbe una scarsa conoscenza delle dinamiche esistenti nella rete.
Questa specie di dilettantismo fa sospettare alcuni che alla base del disegno di legge ci sia proprio l’intenzione di dotarsi di strumenti con cui impedire o ostacolare la circolazione di informazioni “scomode”.

Probabilmente sarebbe stata sufficiente una lettura preventiva di un buon libro per evitare errori grossolani.
Ad esempio questo
The Internet for dummies

Technorati Tag: Cogito ergo sum,blog,

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