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Il colore dei soldi

 Scritto da alle 09:01 del 20/01/2009  Aggiungi commenti
Gen 202009
 
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Apple

Parole su cui riflettere…

Of the very few Mac users I know, they all talk about how great the iLife software is, yet almost none of them use it. Most of the time they talk about how they are trying to get their Mac’s to work with different printers or how they are using XP or Vista on a Mac.

Honestly, for most people, the new Windows Movie Maker will do the same thing. Maybe it’s not as good as iMovie, but it runs fine on a very nice laptop for $650 with Vista 64.

… e che riflettono l’atteggiamento di tanti utenti Apple.

L’articolo a cui il commento fa riferimento, è a mio parere molto interessante e ricco di spunti di riflessione, e vi trovo la conferma di alcune conclusioni a cui sono arrivato osservando e valutando ciò che accade: in molti casi, l’acquisto di un prodotto Apple è uno sfizio; non c’è alcuna ragione per spendere cifre così alte per prodotti del tutto simili (a volte inferiori) ad altri se non quella di soddisfare il proprio gusto estetico.
Quando però si mettono sul piatto della bilancia il rapporto qualità prezzo, cioè i risultati che si possono ottenere spendendo cifre nettamente inferiori, ci si rende subito conto che il gioco non vale la candela:

Apple makes some great products, but they are not exactly key to getting the most bang for your buck. As more teachers and students have a chance to play with the Acer Aspire One netbook that I’ve been floating around, most find, even if they don’t care for the form factor, that it does everything they need it to do.

Non siamo difronte alle parole di un Apple-hater o di un utente Apple pentito, ma di una persona, un insegnante, che è inciampato nello stesso dilemma a cui da tempo tento di dare una risposta: esistono dei motivi oggettivi che giustificano un prezzo così alto dei prodotti Apple?
Cioè, la presunta superiore qualità dei prodotti vantata dagli Apple-fan, ha a che vedere con lo scopo per cui quei prodotti sono realizzati, concepiti?

A leggere l’articolo di Christopher Dawson, sembrerebbe proprio di no.
Finchè si tratta di ragionare se acquistare o meno un prodotto Apple per se stesso, non ci son titubanze, quando si tratta di consigliare l’acquisto di un prodotto ai propri studenti o soddisfare la richiesta di di computer dei propri figli, i nodi vengono al pettine: conta di più che, con una spesa inferiore, si possono ottenere risultati quantomeno uguali, se non superiori; conta meno la bellezza ed il fascino dei prodotti Apple.

Apple is losing its luster for me. I’ll always feel warm and fuzzy inside walking into an Apple Store, but the other night we were talking about how to meet the computing needs of our family of six. Three out of four kids are using computers all the time for school now (and are far more likely to pop onto a computer than watch TV, a trend that I welcome happily). My youngest rarely “needs” a computer for school, but can easily make use of one (and is frequently bumped from a computer by his older brothers who actually need them to type papers, create presentations, conduct research, etc.).

So when my oldest suggested that he take my Mac (he needs something lighter than the 17″ beast, but just couldn’t get his head around the netbook form factor), I was more than happy to accept and will be headed out to buy myself a netbook to replace it. Sure, the new MacBook Pros are cool, but as my “living in the cloud” experiment goes brilliantly, I just can’t see spending over $2000 on a laptop.

Da notare come sembri del tutto naturale, in chi è abituato ad avere a che fare con i Mac, anteporre questioni di natura estetica ad esigenze funzionali anche per uno strumento come il computer: anche laddove si riconosce un’esigenza ben precisa (“…he needs something lighter than the 17″ beast…), per il figlio a contare maggiormente è comunque di più l’estetica, il “form factor”.
Il motivo è ancora una volta lampante: non è il figlio che paga per l’acquisto del computer!
Infatti, la persona che deve “finanziare” l’operazione pensa di acquistare un netbook per rimpiazzare il proprio Mac da 17”.
Certo, rinunciando a qualcosa…”, penserà qualcuno; in questo caso sembra di no:

True, video editing in Ubuntu isn’t nearly as elegant as it is with iMovie. iMovie basically hands you movies (another reason to give my Mac to my oldest, a big film/multmedia/theater buff). But it will get the job done without much fuss

Ho trovato molto interessante anche la considerazione dell’eleganza con cui un compito può essere eseguito con iMovie (che, nota a margine, trovo un eccellente compromesso tra semplicità e features disponibili): anche in questo caso si dimostra la tendenza a considerare importante l’estetica laddove normalmente sono altre le cose che contano.

I no longer need a Mac at home and I’m struggling to see it in the schools, either. For our last refresh in several of our elementary schools and the middle school, we stuck with Macs since an Apple infrastructure and a fair amount of software and staff expertise was already in place. As I try to engineer additional refreshes over the next few years, though, I’d rather spend the money on interactive classroom appliances and moving us closer to 1:1 instead of on Macs, no matter how easy/pretty/elegant the interface.

I have an Apple rep coming out to meet with me next week. I’m happy to see him because he’s a nice guy and our support for the existing systems still flows through him. He’s going to be very hard pressed to convince me that Apple has a future in education, though. When no netbook materialized at MacWorld, they lost me.

Make it cheap, make it open, and make every one of my dollars enhance student learning. I just don’t think that as the economy slides further towards depression, many of us are going to still have Macs in our schools (outside of certain niches) a few years from now. What do you think? Talk back below.

L’ultima parte dell’articolo conferma quanto detto in precedenza e, a mio avviso, indica un possibile errore, commesso da Steve Jobs, che potrebbe costare caro ad Apple: l’assenza di un netbook targato Cupertino.

L’autore dell’articolo è, in sostanza, un utente Mac storico che si è come “risvegliato” dall’imbambolamento (senza offesa, è l’atteggiamento che descrive meglio, a mio parere, l’atteggiamento di questo tipo di utenti) causato dal fascino dei prodotti Apple e, forse per la prima volta, li vede quali semplici strumenti di lavoro e, quindi, non esita ad applicare i criteri che normalmente si adottano in questi casi.
L’interpretazione alternativa sarebbe quella che l’autore riconosce che ora il preesistente gap qualitativo tra i prodotti Apple e gli altri, vuoi per un declino qualitativo dei prodotti Apple, vuoi per un aumento di qualità dei concorrenti, non è più tale da giustificarne una così consistente differenza di prezzo.
Non cambia una virgola delle conclusioni a cui si arriva: in poche parole, a spesa maggiore deve corrispondere una maggiore resa; se si ottengono gli stessi risultati con una spesa inferiore, l’eleganza e l’estetica passano necessariamente in secondo piano.
Inoltre, mi solleva il fatto di ritrovare in un’altra persona la titubanza che provo sempre quando devo consigliare un prodotto ad altri: se personalmente non avrei esitazioni nel mettermi in casa un bellissimo iMac da 24”, quando si tratta di dare un consiglio ad un potenziale cliente (o ad un amico) il mio entusiasmo scema rapidamente sotto la difficoltà a trovare motivazioni oggettive all’acquisto.

L’articolo è interessante, a mio parere, perchè illustra il limpido ragionamento di uno switcher potenziale, individua i limiti dell’offerta attuale di Apple, propone una possibile strada alternativa che l’azienda di Cupertino dovrebbe seguire.
E’ poi molto istruttivo leggere i numerosi commenti degli utenti, molti dei quali trattano l’autore come un traditore o un mentecatto.
A me sembra solo la dimostrazione che finchè i soldi non contano o ci si può permettere il lusso di sprecarne un po’, Apple ha una chance regalatagli più dalla cura estetica dei propri prodotti che dalla qualità e dai risultati ottenibili con essi.
Ma quando si pone sul piatto della bilancia il rapporto qualità/prezzo, le cose cambiano radicalmente.

Technorati Tag: Apple,,Cogito ergo sum,

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