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Difesa della privacy

 Scritto da alle 11:13 del 04/05/2010  Aggiungi commenti
Mag 042010
 
closeQuesto articolo è stato pubblicato 7 anni 6 mesi 21 giorni giorni fa quindi alcuni contenuti o informazioni presenti in esso potrebbero non essere più validi. Questo sito non è responsabile per eventuali errori causati da questo problema.

Prendo spunto da un articolo che ho letto stamattina.
L’autore elenca dieci motivi per cui sarebbe meglio eliminare il proprio account su Facebook.

Premetto che condivido quasi totalmente il contenuto dell’articolo.
Non ironizzo sul fatto che il blog è infarcito di inviti a condividerne il contenuto su Facebook perché è palese che si tratti semplicemente di un ritardo nell’aggiornamento dell’interfaccia che, vista la scelta dell’autore Dan Yoder, presumibilmente verrà a breve “ripulita” dai rimandi al social network più in voga del momento.

Mi ha però colpito l’ingenuità che traspare dalla lettura dell’articolo.

Come qualcuno ha prontamente già fatto notare, basterebbe sostituire Google a Facebook che le affermazioni fatte nei confronti di Facebook (con i dovuti aggiustamenti, soprattutto riguardo alla presunta etica dei vari CEO) si potrebbero applicare anche al colosso di Mountain View.

Aggiungo che molti punti della riflessione possono benissimo applicarsi forse (forse?) a qualunque prodotto Apple: se non uso prodotti come l’iPhone, nemmeno se dovessero sparire quei limiti tecnici che me lo rendono meno utile e produttivo di altri prodotti concorrenti, il motivo principale sarebbero comunque le vessazioni a cui sarei costretto per poterlo utilizzare e la sensazione di mancanza di libertà, di chiusura e costrizione che mi attanaglia ogni volta che entro in contatto con qualche Appleria (di recente mi sono imbattuto in un iPad….meglio stendere un velo pietoso…).

Possiedo un account su Facebook.
Sono perfettamente conscio del fatto che la mia privacy è a rischio.
Così come so di correre questo pericolo quando utilizzo un qualsiasi servizio o applicazione Google.
Come milioni di persone nel mondo, senza farne alcuna richiesta, mi sono ritrovato Google Buzz (il servizio di condivisione imposto messo “gratuitamente” a disposizione da Google) attivato su tutti gli account Google che gestisco.
 
Non ho speranza di riuscire a parare gli attacchi alla privacy viste le innumerevoli fonti da cui provengono, perciò mi comporto di conseguenza: uso questi strumenti con oculatezza, cercando di non inserire notizie o informazioni che so potrebbero essere sparse ai quattro venti ed, anzi, inserendo volutamente alcuni…depistaggi, facilmente riconoscibili da chi mi conosce nella realtà.

Credo, in sostanza, che sia impossibile pretendere nella realtà un rispetto totale della nostra privacy (perché è sostanzialmente impossibile un controllo veramente efficace su come verranno trattati i nostri dati) e che sia meglio agire con la consapevolezza che i dati che inseriamo attraverso il web possano arrivare a sconosciuti che li potrebbero utilizzare, per scopi più o meno condivisibili, a nostra insaputa.

L’alternativa sarebbe guerra aperta a tutto ciò che è social sharing (nel senso più ampio del termine), email comprese e, in sostanza, ad una fetta consistente del principio alla base dello straordinario successo del web: la condivisione.

Technorati Tag: ,,,Apple,,Cogito ergo sum

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