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Gen 092008
 
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Son quasi arrivato alla fine del mio report sulle impressioni d’uso dell’iMac, ottenute confrontando alcuni aspetti di Leopard e Vista, con particolare attenzione per l’interfaccia e ad alcuni dei programmi che vengono forniti in dotazione con Leopard, nel tentativo trovare conferme riguardo alla maggiore usabilità di un Mac rispetto ad un PC con Windows Vista e individuare il target di utenti a cui questa soluzione Apple si adatta maggiormente.
Fiuuu…non pensavo le cose andassero così per le lunghe e, cionondimeno, mi resta la sensazione che, alla fine, si tratti comunque di un lavoro sommario e poco accurato.
Dopo tutte le considerazioni già fatte, in questo penultimo articolo (promesso), farò una carrellata delle degli aspetti positivi che mi hanno maggiormante colpito (oltre a quelli già segnalati in precedenza) e di alcuni altri che mi hanno colpito negativamente, di alcune perplessità e considerazioni varie, sparse qua e là.
Ho voluto serrare i tempi concentrando molte considerazioni in un unico articolo che, ahimé, risulta un po’ lunghetto.
Spero che ci sia qualcuno che avrà la bontà e la pazienza di leggerlo.
Premessa obbligatoria e mai scontata: le considerazioni che seguono, sono fatte tenendo sempre presenti i principi base di usabilità usati nelle valutazioni con metodi euristici, universalmente riconosciuti e valutabili in modo oggettivo, cercando di escludere valutazioni attinenti ai gusti personali (La bellezza è negli occhi di chi guarda) ed avendo come metro di paragone eventuali funzioni equivalenti disponibili in Vista.


Ottime scelte
Alcune cose di Leopard, mi sono piaciute veramente tanto e sono brillanti esempi di come sia possibile, con un’adeguata progettazione, realizzare prodotti usabili, efficienti e con un’interfaccia gradevole.

Innanzitutto il modo in cui sono è previsto siano realizzate le applicazioni per MacOSX; molti metodi (funzioni, features per dirla in altri termini) delle applicazioni sono esplicitamente esposti, messi a disposizione delle altre applicazioni.
In questo modo qualunque applicazione è in grado di interfacciarsi con un’altra applicazione e riutilizzare le funzioni a disposizione di quel programma, in modo apparentemente più semplice, più alla portata di tutti, di quanto non consentano le API di Windows.
Questo dovrebbe essere di grande aiuto nel facilitare l’integrazione stretta tra applicazioni.

Ho apprezzato moltissimo iCal e, in generale, l’idea di avere un’agenda centralizzata, tra l’altro fatta molto bene, messa a disposizione dal Sistema Operativo, molto versatile, che, grazie al particolare sistema di allarmi impostabili, risulterebbe utilizzabile anche per scopi che vanno più in là della semplice notifica di un evento.

Automator, esempio pratico di come sia possibile sfruttare l’integrazione tra applicazioni resa possibile dal modo in cui sono progettate per Leopard, è un ottimo prodotto (forse rivolto ad un’utenza più esperta, nonostante sia apprezzabile lo sforzo di renderlo amichevole e semplice da utilizzare), in grado di generare sequenze di operazioni che l’iMac può svolgere in modo automatico e non presidiato al verificarsi di un certo evento.
Impensabile ottenere con Vista gli stessi risultati con la medesima semplificazione.

Di Mail, che ho trovato abbastanza ben fatto (solo un po’ troppo poco personalizzabile, per i miei gusti –ad esempio: non posso scegliere il formato html per i miei messaggi; non posso scegliere di visualizzare l’intero articolo di un blog nell’anteprima del RSS feed reader, ecc.-) mi ha colpito il fatto che sfrutti una tecnologia (chiamata Latent Semantic Mapping) che gli consente di analizzare il contenuto delle email e individuare date, indirizzi, riferimenti a persone, ecc. Passandoci sopra con il mouse, si attiva automaticamente un menù che consente una serie di operazioni contestuali (aggiungere appuntamenti a iCal, o indirizzi in rubrica (esempi dell’integrazione tra applicazione di cui parlavo prima), o cercare località tramite Google Maps, ecc.).
Peccato davvero che questa funzione (simile a quanto è da tempo ottenibile installando la Skype Toolbar per Internet Explorer o per Office, e che ricorda tanto Apple Data Detetors di System 8) sia disponibile solo all’interno di Mail.
Sarebbe invece utile integrarla come funzione standard offerta dal sistema operativo in modo da poterla utilizzare con qualsiasi applicazione.

Vi sono molti altri esempi di come dovrebbero essere realizzate certe funzioni.
Ad esempio, banalmente, è possibile associare all’account utente un’immagine, scegliendola tra quelle incluse di default da Leopard o tra quelle contenute all’interno di cartelle da qualche parte nel disco; esattamente come avviene per Vista. In più però, viene resa immediatamente accessibile la videocamera incorporata nell’iMac, con la quale è possibile, grazie ad una procedura molto semplice, scattare una fotografia da associare all’account.
In Vista la stessa operazione prevede due passaggi separati: utilizzare la webcam per scattare una foto, salvarla in una cartella e poi utilizzarla tramite la procedura di associazione dell’immagine all’account utente.
Molto meglio come fa Leopard, che mette a disposizione tutto ciò che occorre nel momento che occorre.Sarebbe auspicabile che questo trattamento non fosse riservato alla sola webcam integrata ma esteso anche ad eventuali fotocamere, videocamere o webcam esterne ed, in genere, principio da adottare ovunque.

Ho inoltre trovato molto pratico lo zoom della videata, ottenibile molto semplicemente agendo sula rotellina del mouse unita alla pressione del tasto Ctrl della tastiera. Consente di compensare in parte la minore nitidezza dei caratteri su Leopard, dovuta probabilmente alla minore risoluzione loro riservata (72dpi su Leopard, 96dpi su Windows).

Navigazione Internet e Safari
Premessa: la navigazione su Internet (non il puro download di files) con l’iMac è risultata leggermente più lenta che sul mio PC con Vista.
Cronometro alla mano (mi perdonino ancora i puristi del banchmark) ho potuto valutare, in modo certamente molto sommario, che mediamente un sito sull’iMac viene aperto in un tempo superiore (dal 5% al 18%) di quanto non faccia Internet Explorer su Vista. Con Opera, il più veloce browser su entrambe le piattaforme, la differenza è ancora superiore (si arriva anche al 32%).
Analoghi risultati confrontando le prestazioni di Safari, Firefox ed Opera installati in entrambi gli ambienti.
Dato che PC e iMac sono collegati alla stessa rete, la ragione deve essere un’altra: probabilmente dipende dalla diversa CPU (sull’iMac un 2.0GHZ, sul mio PC 2.4GHz).

Conoscevo Safari per averlo provato su Windows.
Pensavo, e speravo, che certe lentezze, certe lacune non esistessero nella versione realizzata per il suo ambiente naturale.
Purtroppo non è così.
Safari, messo a confronto sull’iMac con Firefox e con Opera, è risultato il più lento dei tre browser.
Nella sua realizzazione sono state fatte scelte che lo hanno mutilato di opzioni e funzioni presenti in tutti gli altri browser che ho provato.
Una su tutte: nel campo in cui si inserisce l’URL, manca la possibilità di visualizzare un elenco degli ultimi URL digitati. Questo costringe o a ridigitare nuovamente un indirizzo, oppure ad andare a ricercarlo nella cronologia (sperando di ricordarsi quando lo si è visitato di recente!).
Questo comportamento potrebbe essere giustificato in un ambiente in cui la privacy ha un peso molto importante (ma in cui Leopard sarebbe da sconsigliare per altri motivi, come ad esempio la lacunosa gestione degli utenti ), ma diventa una limitazione frustrante altrove.
Ovviamente, come per tante altre cose, in Safari non c’è la possibilità di personalizzare questo aspetto.
Perciò mi chiedo: dato che Safari risulta più lento di Firefox, molto più lento di Opera, privo della possibilità di essere arricchito attraverso plugins (Firefox) o widgets (Opera), con minore possibilità di personalizzazione rispetto agli altri due, con un look discutibile, con problemi di sicurezza non certo inferiori a quelli di altri browser, per quale motivo dovrei preferirlo ad altri browsers?
Non trovando una risposta convincente ho ben presto abbandonato Safari eleggendo Firefox a brwser di sistema (stessa scelta effettuata con Vista).

Networking e condivisione
Leopard non facilita di certo la gestione del Mac in ambienti eterogenei: dei limiti nella gestione degli utenti e della gestione delle connessioni a risorse condivise che risiedono su PC con Windows, ho parlato in precedenza.
Non ho avuto alcun problema, invece, nell’utilizzo di stampanti condivise.

Update 10/01/2008 in seguito ad osservazione di Stefano.
La cosa più incomprensibile per me è stata il bizzarro concetto di condivisione secondo iTunes.
Se i file risiedono su un dispositivo privo di iTunes (un PC con Windows, ad esempio, o un disco di rete esterno), è impossibile eseguire brani musicali o video con iTunes senza che questo ne faccia una copia sul computer locale, rendendo perciò inutile il ricorso alla condivisione!

iTunes fa una copia locale dei file
Questa incredibile limitazione, che considero un vero e proprio bug clamoroso, è contraria al principio stesso di condivisione ed ha ulteriormente alimentato in me la convinzione che iTunes (che ho già criticato in passato per altri motivi) più che un media player a disposizione dell’utente, sia lo strumento principe con cui Apple tenta di forzare incentivare l’acquisto di brani nel proprio Music Store!
Apple sembra non riconoscere la tendenza alla necessità di una sempre maggiore interazione (e integrazione) tra computer e dispositivi di natura e con sistemi operativi diversi.
D’altronde è la stessa azienda che non ha previsto la connessione bluethooth per l’iPhone, per cui non c’è da stupirsi.
Questo anacronistico atteggiamento può derivare dalla convinzione che sia l’utente a dover adattare le proprie esigenze ai prodotti Apple (predisposizine che rilevo soprattutto tra gli utenti Apple), ma potrebbe anche mascherare in realtà la difficoltà ad adeguare in tempi brevi un progetto alle mutate esigenze, dopo aver sbandierato con troppa enfasi l’assoluta bontà di scelte che si son rivelate meno felici del previsto.

Nella pratica quotidiana, mi capita spesso (sempre più spesso) di avere necessità, per lavoro o per scopi privati, di utilizzare un PC da remoto.
Inizialmente sembrava una cosa da “addetti ai lavori” ma poi, pian piano, questa possibilità è stata sfruttata in ogni possibile occasione, rivelandosi molto preziosa.
Installando il client Microsoft Remote Desktop Connection disponibile gratuitamente per piattaforma Mac, è stato molto facile prendere il controllo di PC con Vista o XP dall’iMac.
Non c’è però stato verso di fare il contrario.
La procedura per consentire il controllo da remoto di un iMac si basa sull’utilizzo di VNC (scelta discutibile) ed è piuttosto semplice.
Ma non c’è stato verso di utilizzarla: sia utilizzando l’opzione “Condivisione Schermo” che “Gestione remota”, dopo aver correttamente configurato l’iMac, tentando di connettersi con VNC da PC viene chiesta la password di autenticazione, viene accettata ma la connessione fallisce, senza il minimo feedback da parte del Mac.
Leopard, contrariamente a quanto avviene da anni su Windows, non mette a disposizione un proprio prodotto per la gestione remota del Mac.
La soluzione Apple, Apple Remote Desktop, nella sua versione economica costa la bellezza di € 299,00.
Questo lo pone al di la delle possibilità della stragrande maggioranza degli utenti.
Immagino perciò che, come accade ad un uccellino nato e vissuto in cattività, che non soffre la gabbia ne’ può apprezzare una libertà che non conosce, gli utenti Mac che non possono fruire gratuitamente di questa utilissima funzione, resteranno ignari di questa possibilità e probabilmente non ne soffriranno la mancanza.
A prescindere da ulteriori considerazioni, sono limitazioni come queste che impediscono ad utenti Windows come me di poter solo pensare di abbandonare la piattaforma Windows in favore di quella Mac.

Stabilità
L’assoluta stabilità di Leopard è solo un miraggio negli occhi degli Apple-fan più sfegatati.
Ho avuto più crash con Leopard in un mese, che con Vista in 10 mesi.
I crash derivano quasi tutti da operazioni in cui è interessata principalmente la scheda grafica, a segnalare, forse, l’esistenza di una qualche incompatibilità o la non perfetta messa a punto dei drivers.
La maggior parte dei crash sono stati innoqui e non hanno comportato nulla di grave se non il riavvio dell’applicazione che ha smesso di funzionare (vedi alcuni esempi).
Crash durante la scelta del salvaschermo
Crash Mesenger
Errore Time Machine
Ma ce n’è stato uno che ha letteralmente freezato l’iMac, facendomi sentire assolutamente impotente, non potendo agire ne’ sulla tastiera, ne’ sul pulsante di spegnimento ne’ su un inesistente (o molto ben nascosto 😉 ) tasto di reset.
Per fortuna, dopo alcuni minuti, l’iMac si è ripreso da solo, e dopo aver segnalato un errore grave (tra l’altro in quattro lingue diverse, ma non in italiano!) in una schermata completamente nera (posso chiamarla di black death?), che non ho trovato di meglio che fotografare con il cellulare (vedi sotto), mi ha consentito di riavviarlo.
Black Death Screen dell'iMac
Anche in questo caso segnalo un contrasto tra il tanto rassicurante quanto chiaro messaggio che appare quando un’applicazione va in crash (vedi snapshot precedenti) e l’incomprensibile, criptico messaggio di conferma che appare quando si tenta di cancellare un messaggio con mail (che cacchio significa inizializza?).
Inizializza?
Infine, Leopard mi è parso immune dai rallentamenti che possono invece notarsi nei PC con Windows se non vengono riavviati periodicamente.
Mentre non ho notato alcuna differenza nella gestione di poeriferiche come stampanti e scanner, dato che, in quasi un anno che la mia azienda supporta clienti con Vista non abbiamo mai riscontrato problemi di configurazione.

Per gli sviluppatori
Esulando dagli scopi dell’articolo farò solo un piccolo accenno a cosa cambia in Leopard per gli sviluppatori.
Le notizie sembrano buone.
Sembra chiaro che Apple intende abbandonare il framework di sviluppo Carbon in favore del più moderno Cocoa. Infatti alcune delle librerie storiche, come ad esempio Quick Draw o Desktop Manager,non sono supportate a 64bit, segno che Apple intende incentivare l’utilizzo di Cocoa.
Occorrerà vedere se questa “forzatura” sarà sufficiente a sconfiggere la resistenza delle grosse software house, alle prese con applicativi di enormi dimensioni, che andrebbero riscritti in tutto o in parte.
Inoltre, questa scelta, sancirebbe la morte della retro-compatibilità delle applicazioni scritte con Cocoa, e darebbe il via alla nascita di una generazione di applicazioni Leopard-dependent.
Cocoa risolve finalmente annosi problemi ed introduce nuove features (Garbage Collection, interfaccia resolution independent, Core animation, ad esempio) che sarà difficile resistere alla tentazione di sviluppare applicazioni che sfruttino queste nuove opportunità.
Arma che potrà essere sfruttata maggiormente da aziende giovani e dinamiche, su cui Apple sembra puntare molto per ampliare il limitato parco software a disposizione dei suoi utenti.

Incoerenze e contraddizioni
Leopard si presenta come una costellazione di vantaggi e soluzioni molto funzionali e pratiche, affiancate da difetti, scelte quanto meno discutibili o in palese contraddizione con altre scelte effettuate nell’implementare funzioni diverse dello stesso sistema operativo.
Il tutto rende meno coerente l’interfaccia e l’esperienza d’uso.
Il giudizio che si può esprimere dopo questa analisi sommaria, non può che essere perciò a…macchia di leopardo (appunto 😉 ) .
Tanto che spesso ho ricavato l’impressione che il team di sviluppo che ha dato vita a Leopard fosse costituito da gruppi di persone supportati da linee guida non molto ben definite.

Prendiamo ad esempio il Dock e gli effetti grafici associati ad alcune sue funzioni.
L’effetto dell’icona saltellante, può essere un modo simpatico e gradevole ma certamente molto efficace di segnalare quando un’applicazione richiede la nostra attenzione.
Parallelamente, per segnalare che un’applicazione è attiva, viene invece utilizzato un punto luminoso sul Dock, in corrispondenza dell’icona che rappresenta l’applicazione. Questo punto luminoso, però, a causa soprattutto dell’effetto riflettente che è stato assegnato al Dock, risulta poco visibile ed evidente.
Si tratta dell’esempio di uno sforzo implementativo (dotare il Dock di effetti grafici inopportuni) che non solo non ha alcuna utilità, ma che risulta controproducente.

Analoghe considerazioni si potrebbero fare su Stack, la modalità di visualizzazione del contenuto di cartelle presenti nel Dock, o su Cover Flow per quanto riguarda la visualizzazione di alcune tipologie di files diverse da immagini o filmati.

Discutibile anche la scelta di introdurre la modifica automatica dell’icona associata ad una cartella. Ad esempio, la cartella download adotta automaticamente l’icona che rappresenta l’ultimo file scaricato, cambiando quindi aspetto in continuazione, comportamento che potrebbe disorientare l’utente e di cui, francamente, non capisco l’utilità.

Ho poi notato, in generale, che Leopard è molto più parco di Vista riguardo al fornire feedback, utili a capire cosa sta facendo il computer o l’esito di un comando.

Uno dei parametri che contribuisce a rendere più usabile un’interfaccia è certamente la gradevolezza, la soddisfazione provata all’utente durante l’interazione, ma questo tipo di valutazione non può che venire dopo la considerazione di parametri ben più importanti.
Per spiegare meglio questo concetto, di fondamentale importanza per capire cosa intendo quando parlo di “fumo negli occhi” o “effetti speciali fini a se stessi”, confrontiamo Spaces a Compiz-Fusion, un modo diverso di implementare l’analoga funzione, presente su molte distribuzioni Linux.
Quest’ultimo è infarcito dei più spettacolari effetti grafici che la mente umana possa immaginare (magari anche con l’aiuto di qualche …integratore chimico 😉 ), ma il compito principale che è portato a svolgere è praticamente lo stesso di Spaces: fornire all’utente un modo per gestire con comodità desktop multipli.
Spaces, a mio parere, nella sua sobrietà, nella sua essenzialità svolge meglio il compito.
Compiz Fusion è senz’altro una dimostrazione di cosa si possa ottenere sfruttando al meglio certe librerie grafiche senza appesantire il sistema, ma il carosello barocco di effetti grafici di cui è possibile dotarlo nulla aggiunge alla funzionalità e può risultare, anzi, controproducente.

Di fondamentale importanza, in questo caso, è il livello di personalizzazione consentito all’utente.
Da questo punto di vista Leopard è lontano anni luce rispetto a Windows Vista.
In Leoapard, ma nei prodotti Apple in genere, ho riscontrato una certa rigidità, una certa mancanza di versatilità.
Per arrivare ad uno scopo spesso c’è un’unica strada, prendere o lasciare.
Non a caso Apple viene spesso accusata di ascoltare troppo poco i propri utenti e di rivolgersi a loro con l’atteggiamento di chi pensa “so io cosa è meglio per voi”.
Se da un lato, questo dovrebbe aiutare ad incrementare la coerenza dell’interfaccia e potrebbe considerarsi una facilitazione per l’utente inesperto che viene sollevato dell’imbarazzo della scelta, dall’altro, risulta una forte limitazione sia all’adattamento ai gusti personali, sia alla versatilità d’uso da parte di utenti meno inesperti.
Considerando che l’utente inesperto è tendenzialmente destinato a perdere tale condizione, la scelta non sembra molto felice.

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