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Dic 312007
 
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Nella Parte 1 ho parlato di ciò che dell’iMac si può apprezzare dal di fuori.
Nella Parte 2 ho descritto le prestazioni dell’iMac nel modo in cui è possibile apprezzarle a “occhiometro”.
Nella Parte 3 ho iniziato a parlare delle impressioni d’uso, dell’interfaccia e di alcuni dei programmi che vengono forniti in dotazione con Leopard, evidenziando alcune violazioni dei principi di usabilità che vanno a discapito dell’intuitività dell’interfaccia.

Proseguo con l’analisi (volutamente non troppo approfondita), occupandomi di Finder, il file manager di Leopard, programma cardine di ogni sistema operativo con interfaccia grafica.
Solite premesse: le considerazioni che seguono, sono fatte tenendo sempre presenti i principi base di usabilità, universalmente riconosciuti e valutabili in modo oggettivo, cercando di escludere valutazioni attinenti ai gusti personali (De gustibus non est disputandum) ed avendo come metro di paragone eventuali funzioni equivalenti disponibili in Vista.
L’obiettivo è sempre lo stesso: trovare conferme riguardo alla maggiore usabilità di un Mac rispetto a Windows e individuare il target di utenti a cui questa soluzione Apple si adatta maggiormente.

Finder
Explorer-Finder 10-0.
Si può sintetizzare così il risultato dell’impari confronto tra il file manager di Vista e quello di Leopard. Non c’è paragone. Explorer, nel confronto con Finder, sembra il prodotto di una mente superiore.

interfacce di Finder (sopra) ed Explorer (sotto) a confronto

Il Finder è programma con il quale (in teoria) si può esplorare il contenuto del proprio Mac, ma soffre di gravi problemi di efficienza, che balzano immediatamente evidenti non appena si inizia ad avere a che fare con più di qualche directory o files.

Tutto Leopard è un continuo contrasto tra comportamenti intelligenti ed altri stupidi. Finder è una delle applicazioni più stupide di Leopard; mi spiego: suppongo sia ovvio per tutti che la modalità di visualizzazione (icona,elenco,colonne,Cover Flow) più comoda varia a seconda del contenuto della cartella; di default, l’ultima modalità di visualizzazione di una cartella (dettagli, solo icone, colonna o cover flow) viene applicata a tutte le cartelle, costringendo l’utente a continue scelte ripetitive; fortunatamente esiste un modo per evitare di scegliere l’opportuna modalità ad ogni cambio di cartella: è utilizzare l’apposita opzione “Apri sempre in vista XXXX” (in cui XXXX è la modalità attualmente selezionata) disponibile in Vista->Mostra Opzioni Vista, manualmente, per ciascuna cartella. Finchè le cartelle sono in numero limitato, il problema è relativo. La seccatura cresce proporzionalmente al numero di cartelle da personalizzare.
In alternativa è possibile limitare questo lavorio, scegliere una modalità di visualizzazione e, sempre attraverso un’opzione raggiungibile tramite il menù Vista->Mostra Opzioni Vista, la si può eleggere a visualizzazione di default (clickando sull’apposito pulsante Utilizza come default).
Ma scoprire che dopo aver tanto faticato il lavoro è inutile è quanto di più irritante ci possa essere: infatti passando da una cartella ad un’altra, con impostazioni di visualizzazione differenti, e poi tornando alla cartella precedente utilizzando il pulsante “Precedente” presente nel finder, vengono mantenute le impostazioni di visualizzazione dell’ultima, anzichè ripristinare la modalità di visualizzazione memorizzata per la cartella destinazione (esempio: se dalla cartella documenti, si passa alla cartella immagini, impostata per l’utilizzo di cover flow, e poi si torna alla cartella precedente tramite l’apposito pulsante del finder, cover flow viene erroneamente utilizzato anche per visualizzare il contenuto della cartella documenti); il difetto non si presenta se si torna alla cartella precedente selezionandola da “Posizioni”, sulla barra laterale.
Explorer di Vista, oltre che offrire una qualtità di opzioni di personalizzazione tale che è difficile non riuscira ad accontentare chiunque, è un po’ più furbo: quando si accede ad una cartella, ripropone automaticamente l’ultima modalità di visualizzazione utilizzata, che viene implicitamente (e automaticamente) memorizzata senza costringere l’utente a farlo personalmente.
Vista va oltre: consente ad esempio di contrassegnare con dei tag i file, in modo da poterli utilizzare sia per raggruppare i file che nelle ricerche e si cimenta (a volte con troppa superbia) nella previsione della visualizzazione più adatta in base al contenuto della cartella, lasciando in ogni caso la massima libertà di personalizzazione all’utente.
La differenza sostanziale tra Finder ed Explorer, da questo punto di vista, è che Leopard sembra pensato per girare su computer destinati a contenere un numero molto limitato di file, da ammucchiare tutti in poche cartelle.
Una dimostrazione in questo senso è la modalita di visualizzazione (Stack) a Ventaglio disponibile nel dock e, seppur in misura minore, nella visualizzazione come griglia.
Nel mio PC con Vista l’elenco Programmi è costituito da 121 voci, delle quali 85 sono cartelle contenenti vari Programmi (ad esempio la cartelle Microsoft Office contiene 10 link agli eseguibili (i vari Word, Excel, Publisher, Outlook, OneNote, ecc.) oltre che ad una ulteriore cartella che contiene ltre varie utility di Office).

Sono circa 500 link ad applicazioni varie. Non oso immaginare la fatica che farei a cercare l’applicazione che mi interessa in una Griglia nel Dock di Leopard!
Un altro grave problema di Finder, nella configurazione di default (*), è l’impossibilità di stabilire la posizione nella gerarchia delle cartelle una volta che ci si addentra nelle varie sottocartelle.
E’ nuovamente evidente la violazione del principio di usabilità secondo cui il sistema deve fornire feedback in modo da rendere visibile lo stato del sistema; in questo caso è immediatamente apprezzabile la difficoltà di navigazione all’interno del contenuto dell’hard disk sperimentata dall’utente.

Quali dei due file manager indica con maggiore chiarezza la posizione dell’utente?

Leopard consente comunque di porre rimedio alla lacuna presente nell’impostazione di default, attivando la visualizzazione del path delle directory tramite l’opzione “”Mostra la barra del percorso” dal menù “Vista” del Finder.(*)
Explorer di Vista, nettamente migliorato rispetto alla versione presente su XP, è invece uno strumento prezioso che aiuta veramente l’utente nella navigazione del contenuto dei propri dischi, agevolando l’organizzazione delle cartelle e dei file secondo i gusti e gli scopi di ciascun utente.
Finder di Leopard sembra affidarsi troppo alla potenza di SpotLight, l’ottimo strumento di ricerca integrato in Leopard.
Sembra però non sia colto che strumenti come Windows Search o Leopard Spotlight sono molto utili solo in alcuni casi, mentre non aiutano l’utente a trovare ciò che cerca se non ricorda uno dei dati indispensabili per la ricerca (nome del file, o data di modifica, o altri); in quei casi, risulta molto più efficace ed efficiente la ricerca basata su un’organizzazione logica delle cartelle e del loro contenuto.
Un esempio per farmi capire: un avvocato sarà indotto a creare una cartella per ogni pratica per poi includerci i vari file (di tipologie diverse come foto, scansioni, documenti di testo, fogli di calcolo, ecc) che la compongono, in parte ricevuti da terzi, in parte redatti da lui stesso. Come prevede un principio di usabilità sempre valido e frutto dell’osservazione del modo di agire degli utenti, probabilmente darà alla cartella un nome tipo “Tizio vs Caio R.G. 1591-2007” ad indicare una ben determinata causa tra Tizio e Caio. All’interno della cartella metterà poi file il cui nome potrà essere “Atto di Citazione”, “Lettera di Messa in mora”, ecc. Strumenti di ricerca come Spotligh in questo caso non aiutano molto, mentre è l’ideale un’opportuna organizzazione logica dei documenti in cartelle e sottocartelle, che rappresenta più fedelmente quanto avviene nella realtà.
Finder di Leopard non viene in aiuto; non sono previste infatti tutte quelle facilitazioni e personalizzazioni immediatamente accessibili che invece offre Explorer di Vista e che si rivelerebbero molto efficaci in questi casi. Leopard sembra invece incentivare il caos delegando poi ad appositi strumenti (Spotlight, iTunes, iPhoto, ecc.) il compito di trovare “l’ago nel pagliaio”.
Questo è un comportamento che inizialmete e finchè i file da gestire sono pochi, risulta molto comodo, ma che alla lunga, con l’inevitabile incremento del numero dei file gestiti, risulta enormemente controproducente e frustrante.
Un’ulteriore arricchimento di Explorer è il fatto che elenca ogni sorta di dispositivo collegato al computer (tranne le stampanti, non si capisce il perchè!) facilitandone l’interazione e la gestione immediata (vedi punto [4] dell’immagine di Explorer).
Inoltre offre una varietà di modi per l’esplorazione del contenuto delle unità e delle cartelle, che velocizzano enormemente il compito (vedi punti [1], [2], [3] dell’immagine di Explorer).
La mia sensazione è che in questo campo Microsoft sia andata molto più avanti di Apple, ancorata un po’ troppo al passato.
Se è vero che le prime versioni di Windows sembravano una scopiazzatura mal riuscita dell’interfaccia del Mac OS di allora, ora si potrebbe dire che l’allievo ha superato il maestro.
Di certo, la validità dell’affermazione che l’interfaccia di Leopard sia più intuitiva di quella di Vista, scricchiola sempre più man mano che mi addentro nei test e nelle analisi.
Ciò che mi ha maggiormente stupito fino ad ora è il contrasto, l’incoerenza che ritrovo all’interno di Leopard, in varie applicazioni, alcune delle quali sembrano pensate avendo ben presente il modo d’uso degli utenti (esempio: la splendida integrazione di applicazioni come iCal), altre invece non tengono conto di fatti da tempo acquisiti dalle altre interfacce (Finder su tutti!).
Nel prossimo articolo, affretterò un po’ il passo, per arrivare al più presto alle conclusioni.

Puntata precedente

(*) Integrazione del 2/1/2008 in seguito alle precisazioni contenute nei commenti di Sirus e Franco, che ringrazio.

Technorati Tag: Vista,Leopard,confronto,iMac

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