Ricerca in FOLBlog

Dic 202007
 
closeQuesto articolo è stato pubblicato 9 anni 9 mesi 1 giorno giorni fa quindi alcuni contenuti o informazioni presenti in esso potrebbero non essere più validi. Questo sito non è responsabile per eventuali errori causati da questo problema.


Nella Parte 1 ho parlato di ciò che dell’iMac si può apprezzare dal di fuori.
Nella Parte 2 ho descritto le prestazioni dell’iMac nel modo in cui è possibile apprezzarle a “occhiometro”.
Ora inizerò a parlare delle impressioni d’uso dell’interfaccia e di alcuni dei programmi che vengono forniti in dotazione con Leopard.
Solite premesse: le considerazioni che seguono, sono fatte tenendo sempre presenti i principi base di usabilità, universalmente riconosciuti e valutabili in modo oggettivo, cercando di escludere valutazioni attinenti ai gusti personali (De gustibus non est disputandum) ed avendo come metro di paragone eventuali funzioni equivalenti disponibili in Vista.
L’obiettivo è sempre il solito: trovare conferme riguardo alla maggiore usabilità di un Mac rispetto a Windows e individuare il target di utenti a cui questa soluzione Apple si adatta maggiormente.

Interfaccia ed interazione
Trovo difficile far rientrare in uno schema pregi/difetti o pro/contro le osservazioni sull’interfaccia di MacOSX Leopard e l’interazione con il computer che ne deriva.
Molte aspetti, infatti, sono un pregio per un verso ed un difetto per un altro.
Partiamo subito dalle funzioni che vorrei vedere implementate su Vista perchè mi son piaciute molto.
Gli angoli di schermo attivi di Exposè, personalizzabili. Molto comodi davvero.
Ho impostato l’angolo in alto a sinistra in modo che attivi Spaces la cui fruizione diventa, in questo modo, molto pratica.
Spaces è risultato molto utile per visualizzare, in un desktop separato, una Virtual Machine di VMWare Fusion a schermo intero; ho apprezzato la possibilità di passare da una scrivania all’altra in vari modi (versatilità che, come vedremo, manca in molti altri settori) e poter facilmente trascinare le finestre delle applicazioni tra le varie scrivanie. Resta comunque una pallida imitazione di Compiz Fusion (evoluzione del vecchio Beryl) per piattaforma Linux, che nel campo dei desktop manager ritengo la soluzione più avanzata. In Vista purtroppo, non c’è nulla di simile incluso, e i prodotti free di terze parti disponibili, non sono all’altezza.
Quick View è veramente utile. Molto rapido e comodo, soprattutto se si utilizza la barra spaziatrice per attivarlo, anzichè l’apposita voce del menù contestuale che compare premendo il tasto secondario del mouse.
Cover Flow, come avevo immaginato, è stata una mezza delusione: molto comodo con immagini e video, diventa inutile e quasi controproducente con altri tipi di documento. Però è uno di quegli “effetti speciali” che incanta.
Time Machine mi sembra molto fumo e poco arrosto. Si è scritto tanto intorno a questa feature e Apple ci ha puntato molto, ma, alla fin fine mi sembra uno strumento un po’ “spuntato”. A considerarlo un software di file versioning (simile a Versioni Precedenti di Vista) gli si dovrebbe attribuire il difetto di necessitare di un HD esterno per funzionare(*), che ne riduce le prestazioni e vanifica la compatezza che distingue l’iMac; considerandolo un sistema di backup automatico, si dovrebbe riconoscere il limite di non essere in grado di ripristinare l’intero sistema ad uno stato precedente (a meno di non armarsi di infinita pazienza), come invece fa Ripristino Sistema di Vista e di non poter pianificare i backup. INsomma un ibrido che mi pare abbia preso soprattutto i difetti delle varie soluzioni a cui si ispira. Inoltre varie volte mi ha segnalato errori, senza indicare ne’ le cause ne’ come risolverli. Alla fine l’ho disabilitato.

Violazione del principio di usabilità sul feedback
Un aspetto negativo di cui ho sofferto è lo scarso feedback restituito, a volte, da Leopard. Non si capisce se sta lavorando oppure no, se il comando è in esecuzione oppure no. Per le applicazioni che non si aprono istantaneamente, è spesso impossibile capire se l’operazione è in corso. La rotellina rotante color arcobaleno che segnala un’elaborazione non sempre compare quando serve. Ad esempio, alcuni download con Safari (alcuni ma non ho capito quali e perchè) partono senza che vi sia una adeguata notifica dell’operazione in corso. Mi è capitato di clickare più volte su un link con il risultato di trovarmi varie copie dello stesso file nella cartella dei download.

Violazione del principio sul riconoscimento
Con Vista, si può fare tutto, o quasi, solo con il mouse, in modo visivo, e molto rapido grazie anche al menù contestuale, molto ricco ed intelligente, che compare premendo il tasto destro del mouse e che offre un rapido accesso alle funzioni utili in un dato contesto.(**)
Su Leopard, invece, la rapidità di esecuzione di alcune funzioni è assicurata soprattutto dalle scorciatoie di tastiera, dato che il menù contestuale sembra una versione stupida e ridotta di quello presente su Windows.
La cosa strana è, però, che mentre in Vista, nonostante la tastiera sia indispensabile solo per le cose per cui sarebbe controproducente farne a meno (inserire del testo, ad esempio), con la tastiera e senza il mouse si può fare tutto, in quanto tramite la tastiera si può fare a meno del mouse.
In Leopard, invece, dove il ruolo della tastiera è molto più importante, senza il mouse non è possibile accedere intuitivamente a moltissime funzioni (come si chiude un’applicazione senza il mouse? come si attivano le voci di menù senza il mouse? ecc.).
Ci sono invece features che è impossibile utilizzare con il solo mouse (esempio: il comando “sposta” per spostare un file da una cartella all’altra).
Anche se in Vista sono disponibili una quantità di scorciatoie da tastiera, la loro necessità è quasi nulla.
L’unica alternativa alle scorciatoie da tastiera in Leopard è scartabellare nelle voci di menù, la cui localizzazione (intesa come traduzione in italiano del termine inglese) spesso lascia a desiderare.
Alcune banali e frequentissime operazioni sono poi rese cervellotiche.
Esempio: rinominare un file; in Vista lo si può fare clickando con il tasto destro del mouse sul file e scegliendo la voce “Rinomina”; oppure selezionando la voce Rinomina del menù file disponibile nella finestra in cui il file è elencato; oppure premendo il tasto F2. In Leopard non esiste una voce rinomina nel menù contestuale (!!), ma occorre effettuare un doppio-click-lento sul nome, oppure click con il tasto secondario scegliere la voce “Ottieni informazioni” (??) che visualizza una finestra colma di dati (inutili in questo caso) che offre anche la possibilità di cambiare il nome del file; o ancora scegliere dal menù del Finder l’analoga voce “Ottieni informazioni”; e con la tastiera? Si può rinominare un file premendo il tasto … invio (!). Questo, innanzi tutto, viola di per se uno standard de facto e storico. Il tasto invio è universalmente utilizzato per impartire un comando o per inviare dei dati (come dice il nome stesso); tant’è che è utilizzato anche da Leopard per confermare il nuovo nome del file una volta editato.
E’ significativo che su Internet si trovino richieste di utenti che chiedono come rinominare un file con il Mac, ma non se ne trovano di utenti con lo stesso problema in ambiente Windows.
Questo perchè l’operazione con MacOSX è tutt’altro che intuitiva.
Questo difetto è presente anche in molte altre parti dell’interfaccia, che risulta alla fine meno intuitiva, meno coerente, meno consistente, meno versatile ed efficiente dell’interfaccia a disposizione su Vista.
Ciò costringe l’utente a dover imparare a memoria le sequenze di operazioni per ottenere un risultato in quanto non è possibile ricavarle intuitivamente osservando gli oggetti a disposizione.
Ma non sempre è così. Un esempio felice di come si dovrebbe pensare un’interfaccia è il modo in cui si abilita TimeMachine: si agisce su un interruttore, come quelli della luce. L’utente quindi non deve ne’ imparare ne’ ricordare come attivare la funzione perchè ci arriva intuitivamente ogni volta che gli occorre (a patto di essere nato dopo l’invenzione dell’interruttore).

Violazione del principio di consistenza (soprattutto degli effetti)
In parecchi comportamenti l’interfaccia di Leopard si dimostra inconsistente.
A cominciare dal click con il tasto principale del mouse: per avviare un programma occorre un singolo click (se il programma si trova nel Dock o all’interno dello Stack Applicazioni); per avviare il programma dal Finder o dalla scrivania, invece di click ne servono due. E’ un comportamento inconsistente.
Anche Vista soffre in misura minore di questo inconveniente. Infatti se un programma è inserito nella barra di avvio rapido, è sufficiente un click per avviarlo, altrimenti ne occorrono due. Ma, a differenza di Leopard, Vista consente di personalizzare questo aspetto, potendo scegliere che il singolo click sull’oggetto ne comandi l’apertura (di un file o di un’applicazione).
Questa modalità di funzionamento è la più coerente, anche con la navigazione in Internet in cui i collegamenti ipertestuali si attivano con un singolo click.
Indovinello: sui miei PC è abilitata la modalità a singolo o a doppio click?
Peccato che Leopard non consenta questo tipo di personalizzazioni (minore versatilità, maggiore rigidità).
Un’altra inconsistenza è il comportamento “random” del tasto di ingrandimento delle finestre (il pallino verde con il +). Chi è così paziente da spiegarmene la logica?
Andamo ad intuito.
Che serva per ingrandire una finestra lo si dovrebbe dedurre dal simbolo associatò (+ appunto); allora perchè non lo fa? O meglio, perchè lo fa in modo diverso a seconda di quale finestra si utilizzi?
Nel Finder, ingrandisce a modo suo ogni volta in modo diverso.
Con iCal (e Automator, Mail, ed altri) invece ingrandisce a tutto schermo salvaguardando giustamente l’area in cui è presente il dock.
A volte sembra solo consentire l’alternanza tra la finestra alle dimensioni di default e quella alle dimensioni personalizzate. Ma in Safari non si comporta nemmeno così.
Insomma, capire come utilizzare quel pulsantino per me resta tuttora un mistero.
Senza considerare poi che il ridimensionamento delle finestre è molto meno agevole che in Vista, in cui è possibile ridimensionare la finestra trascinando qualsiasi angolo o lato. In Leopard è possibile solo utilizzando l’angolo in basso a destra per cui, se la finestra si trova in posizione infelice, per poterla ridimensionare occorre prima spostarla.

Per ora mi fermo qui.
Ci sono ancora parecchie cose da dire ma l’articolo diventerebbe eccessivamente lungo.
In questo modo inoltre, penso che eventuali discussioni abbiano modo di concentrarsi su aspetti specifici e non rischino di diventare troppo dispersive.
Alla prossima puntata.
Puntata precedente

(*) E’ possibile modificare il partizionamento dell’HD del Mac in modo da far spazio ad una partizione che poi verrà utilizzata da Time Machine per i salvataggi automatici. Ciò però impedisce l’utilizzo di BootCamp; ergo BootCamp e TimeMachine, in modalità “sullo stesso HD”, sono incompatibili.

(**) Devo spezzare una lancia in favore del menù contestuale che compare in Windows quando si utilizza il tasto destro del mouse. In Leopard, di default, la funzione del tasto secondario (=tasto destro in Windows) è disabilitata, e quando lo si abilita, risulta meno intelligente, efficiente ed utile di quello dispoinibile in Vista.
Ho perciò utilizzato per ore il Mac senza l’ausilio del menù contestuale, maledicendo Leopard per questa incredibile lacuna. Una tragedia! Fino a quando, ravanando nelle personalizzazioni del mouse, non ho scoperto che la funzione era disponibile ma disattivata. (ancora mi domando perchè!)
E’ proprio vero che certe cose per apprezzarle devono venire a mancare.
Senza il menù contestuale attivabile dal tasto destro, l’interazione con il computer si complica in modo esponenziale.

Technorati Tag: Vista,Leopard,Confronto,iMac

Articoli simili:

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • StumbleUpon
  • Wikio
  • Reddit
  • Technorati
  • Segnalo
  • Live
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

 Lascia un commento

Puoi usare questi tag e attributi HTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

(richiesto)

(richiesto)

Pinterest
EmailEmail
PrintPrint
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: