Questo articolo è stato pubblicato 3 anni 8 mesi 23 giorni giorni fa quindi alcuni contenuti o informazioni presenti in esso potrebbero non essere più validi.
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In questi ultimi giorni ho passato parecchio tempo a fare esperimenti con la virtualizzazione.
Per virtualizzazione [hardware], intendo l’utilizzo di quei programmi tramite cui è possibile realizzare un finto computer (PC virtuale, o Virtual Machine o VM) su cui può essere eseguito un sistema operativo diverso da quello che equipaggia realmente il computer [fisico, reale].
Eseguendo questi programmi, è cioè possibile creare ed utilizzare dei computer virtuali il cui desktop verrà visualizzato all’interno di una finestra del computer che si sta utilizzando per eseguire il programma di virtualizzazione.
I programmi di virtualizzazione più noti ed utilizzati sono VMware Workstation, Microsoft Virtual PC e VirtualBox (soprattutto in ambiente Windows desktop); Parallels Desktop e VMware Fusion (soprattutto in ambiente MacOSX).
Per parecchio tempo questi software, anche grazie al loro costo, sono state destinati all’uso dei soli “addetti ai lavori”, che li utilizzano tipicamente per allestire ambienti di lavoro di test per scopi vari.
Ma grazie alla maturazione di software gratuiti, questa opportunità è divenuta facilmente alla portata di tutti.
L’utilità di questo tipo di strumenti è enorme per chiunque voglia utilizzare più di un sistema operativo sullo stesso computer, senza che sia necessario il reboot per passare da un sistema all’altro.
In questo modo, ed in misura ancora maggiore grazie alla modalità seamless windows di cui parlo più avanti, è possibile utilizzare applicativi che girano su sistemi operativi diversi da quello installato sul PC.
A patto di avere un computer con una quantità di RAM sufficiente (almeno 2 GB, ma 4 e meglio).
Ho colto l’occasione di prendere due uno stormo di piccioni con una fava, installando VirtualBox 1.6.0 (sul mio PC gira Vista 64bit SP1 ed ho installato la versione “Windows AMD64“), per poi installare e testare le novità in Ubuntu 8.04 e Kubuntu 8.04.![]()
Per installare Kubuntu 8.04 (ho optato per la versione KDE4 Remix per testare l’interfaccia KDE) ho creato una virtual machine ex-novo con VirtualBox.
Per installare Ubuntu 8.04 ho invece riutilizzato con VirtualBox una virtual machine creata in precedenza con VMware (VirtualBox consente di avviare VM create anche con VMware!) e che conteneva l’installazione della versione precedente di Ubuntu .
In questo modo ho realizzato una virtual machine che può essere avviata sia con VirtualBox che con VMware.
Ho finalmente potuto utilizzare la modalità Seamless Windows (che VMware Fusion chiama “unione“) anche sul mio PC, in quanto VirtualBox -finalmente- la implementa chiamandola “modalità trasparente“.
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Posso quindi vedere le applicazioni che eseguo all’interno di una macchina virtuale, direttamente sul desktop di Vista.
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Unendo questa possibilità all’utilizzo di VirtuaWin, il gestore di desktop virtuali multipli di cui ho parlato tempo fa (a proposito, nel frattempo è stata rilasciata una nuova versione), ottengo così un risultato molto vicino a quello che tanto avevo apprezzato (e fino ad ora invidiato) con l’iMac grazie a Spaces e VMware Fusion.
Una volta installati sia Kubuntu che Ubuntu, la risoluzione massima impostabile era di 800×600.
Per rimuovere questa limitazione occorre installare quelli che in VirtualBox sono chiamati Guest Addictions.
La procedura una volta scoperta! è abbastanza semplice:
occorre effettuare il mount dell’immagine ISO dell’apposito CD che contiene le utility…
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…ed in seguito digitare il seguente comando in una finestra terminale:
sudo /media/cdrom/VBoxLinuxAdditions.run o
sudo /media/cdrom/VBoxLinuxAdditions.run
e riavviare il PC virtuale con Ubuntu/Kubuntu
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Prime impressioni a caldo.
Sono rimasto molto favorevolmente colpito da VirtualBox che ha fatto enormi passi avanti rispetto alla versione 1.4.0 che avevo testato in precedenza.
Nettamente migliorate le prestazioni (superiori a quelle di VMware per la macchina virtuale che posso avviare in comune); finalmente è possibile la condivisione della clipboard anche se ancora non è possibile il drag&drop tra macchina virtuale e reale.
VMware resta a mio parere superiore, grazie alla sua maggiore versatilità, e maggiormente adatto per scopi professionali, ma VirtualBox rappresenta una validissima alternativa nella gran parte delle occasioni e per la maggior parte degli scopi.
VirtualBox consentendo l’utilizzo di macchine virtuali create con VMware, non preclude l’utilizzo di VMware Converter, l’utility VMware gratuita che consente la realizzazione di macchine virtuali a partire da un computer fisico (virtualizzazione di computer fisici), ne’ al servizio gratuito EasyVMX che consente la creazione di macchine virtuali personalizzate.
Questo può rivelarsi molto importante per incentivare la sua diffusione
La prima impressione su KDE 4 (l’interfaccia di Kubuntu) è positiva. La preferisco di gran lunga a Gnome (quella di Ubuntu).
La cosa che mi piace meno è il gestore di file, forse perchè sono abituato a quello di Vista che ritengo avanti anni luce.
Kubuntu ha eccellenti prestazioni anche su macchina virtuale con 640MB di RAM.
OpenOffice 2.4, che su un PC con Windows XP SP3 e 2GB di RAM è di una lentezza esasperante all’avvio, ci gira molto più rapidamente.
Ubuntu brilla meno. In tutto.
Per ora non aggiungo altro.
Continuo le mie esplorazioni…..
Technorati Tag: Ubuntu,Kubuntu,VirtualBox,test
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Perchè il gestore dei file di vista sarebbe avanti anni luce?
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“Perchè il gestore dei file di vista sarebbe avanti anni luce?”
Alcuni motivi li illustro in questo articolo.