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Effettuare il root su Asus Transformer Prime

 Scritto da alle 10:09 del 06/08/2012  4 Risposte »
Ago 062012
 

root-asus-transformer-prime

Finalmente una procedura facile facile anche per i meno esperti per ottenere i permessi di root dell’Asus Transformer Prime.

Funziona con i seguenti modelli :

  • TF201 con firmware v9.4.2.28 (è il modello in cui ho testato la procedura)
  • TF101 con firmware v9.2.1.24
  • TF300 con firmware v9.4.3.30
  • TF700 con firmware v9.4.5.26

In breve:

  1. Collegare il proprio tablet al PC
  2. Scaricare e decomprimere in una cartella del PC il file DebugfsRoot_Generic_v2.3.zip
  3. All’interno della cartella in cui è stato decompresso il file, cercare ed eseguire il file RootDebugfs.bat
    image
  4. Si aprirà una nuova finestra in cui comparirà il seguente menù:
    image
    Scegliere l’opzione 1 inserendo 1 e premendo Invio
  5. Confermare i vari passaggi premendo invio sulla tastiera.
    La procedura andrà avanti da sola e si concluderà in pochi minuti.
    Il tablet verrà riavviato più volte: dopo il primo riavvio verrà effettuato il root; dopo un successivo riavvio verrà installato Superuser.
    Occorre lasciare il tablet connesso al PC fino al completamento della procedura e solo dopo che sarà nuovamente comparso il menù principale, si potrà scegliere l’opzione 4 – Exit e scollegare il tablet.

Facile facile.

Eseguite il tutto a vostro rischio e pericolo.

Buon root.

Fonte

Lug 312012
 

Windows_Live_Mail1

Chi ha tentato di importare in Outlook i contatti memorizzati con Windows Live Mail seguendo le istruzioni del supporto Microsoft ha incontrato un problema che impedisce il successo dell’operazione: il file CSV creato in sede di esportazione dei contatti Windows Live Mail, infatti, non viene correttamente elaborato dalla procedura di importazione di Outlook 2010.

Questa la procedura corretta da seguire:

Esportazione dei contatti da Windows Live Mail a Microsoft Outlook 2010:
  1. Aprire Windows Live Mail.
  2. Fare clic sulla cartella "Contatti",
    image
    sul pulsante "Esporta" e selezionare "Valori separati da virgola (CSV)".
    image
  3. Nella finestra Esportazione CSV, fare clic su "Sfoglia" e selezionare una cartella in cui salvare il file.
  4. Digitare un nome a piacere nel nome file ("Contatti" è quel che ho usato nell’esempio) , quindi fare clic sul pulsante "Salva".
  5. Fare clic su Avanti e selezionare tutti i campi (alcuni sono già selezionati), fare clic sul pulsante "Fine" e attendere il completamento del processo di esportazione.

A questo punto è stato creato un file CSV nella cartella selezionata.

Il file va però modificato affinché Outlook lo possa importare.

  1. Fate click col tasto destro del mouse sul nome del file, scegliete Apri con e poi Wordpad
    image
    Il file verrà aperto e sarete in grado di vederne il contenuto.
    Noterete però che i dati anziché essere separati da una virgola, sono separati da un punto e virgola.
    image
  2. In Wordpad, cliccate sul pulsante Sostituisci
    image

    presente nella scheda Pagina Iniziale
    image

  3. Nel campo Trova inserite “;” e nel campo Sostituisci con: inserite “,” (entrambi senza virgolette)
    image
    E premete il pulsante Sostituisci tutto.
  4. Una volta terminata la sostituzione noterete che tutti i “;” sono stati rimpiazzati da delle “,”
     image
    Salvate il file (l’ho salvato attribuendogli un nuovo nome)

A questo punto il file contenente i contatti Windows Live Mail, modificato con Wordpad, è utilizzabile per l’importazione.

  1. Aprire Microsoft Outlook.
  2. Selezionare la cartella Contatti, fare clic su File, selezionare Apri, quindi fare clic su Importa.
    image
  3. Selezionare l’opzione "Importa dati da altri programmi o file", quindi scegliere il pulsante Avanti.
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  4. Selezionare "Valori separati da virgola (Windows)", quindi fare clic sul pulsante Avanti.
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  5. Fare clic su "Sfoglia" e selezionare il file che è stato modificato con Wordpad, quindi scegliere Apri e poi cliccate su Avanti
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  6. Selezionate poi la cartella contatti in cui copiare i contatti esportati da Windows Live Mail. premete ancora su Avanti ed il gioco è fatto.

Lug 242012
 

Velocizzare Android ICS JB_thumb[2]

In un precedente articolo, ho tentato di spiegare come si possa utilizzare uno script per migliorare il funzionamento del task killer di Android Ginger Bread (versione 2.3.X) in modo da ottimizzare l’utilizzo di RAM e le prestazioni generali.

Nel frattempo è stato rilasciato Android ICS (versione 4.0.x), Android Jelly Bean (versione 4.1.x) e lo script disponibile su XDA Developers ha subito vari aggiornamenti.

Dopo un periodo in cui la procedura per poter utilizzare lo script su Android ICS era realizzata in un modo che mi pareva un po’ farraginoso, ora lo script mi sembra “maturo” anche per ICS e Jelly Bean e che possa essere utilizzato anche da utenti meno esperti.
Quel che tenterò di fare è guidare l’utente meno esperto nella scelta delle opzioni da utilizzare.

Vediamo cosa ci serve per poter sfruttare questo script:

  1. Diritti di root sul device Android.
  2. Busybox 1.16.2 o superiore.
    Per installare BusyBox, installate sul device Android l’app BusyBox Installer, scegliete la versione di BusyBox da installare e tappate sul pulsante Install
    image
  3. L’app Script Manager, che va installata sul device Android e che serve ad eseguire script.
  4. Lo script V6 Supercharger U9RC10 va scaricato e copiato sul device Android.
    Per scaricarlo, fate click col tasto destro del mouse, scegliete salva oggetto con nome (o analogo) e salvate quello che sembra un file PDF in una cartelle del PC.
    Prima di copiarlo in una cartella sul device Android (ho fatto un’apposita cartella “script”), rimuovete l’estensione .pdf in modo che il file abbia questo nome:
    V6_SuperCharger_for_Android-Update9_RC10.sh
    Lo script è l’ultima versione nel momento in cui scrivo; qui potete verificare se esiste un eventuale versione più recente.

 

Leggi il seguito »

Velocizzare un lento iMac

 Scritto da alle 06:23 del 03/07/2012  3 Risposte »
Lug 032012
 

Velocizzare un iMac

Il titolare di un’azienda, amico di un mio cliente, mi chiama per dare un’occhiata agli 8 PC dell’azienda che, a detta sua, sono molto lenti.
In effetti constato che, si tratta di ridare brio a dei PC acquistati nel 2008/2009 e che, in un momento di crisi come questo, non ci si sente di cambiare.

Terminato il lavoro, deve essere rimasto molto contento del risultato perché mi ha chiesto se potevo “…fare lo stesso miracolo…” con l’iMac da 27” che hanno in casa e che ora risultava molto lento.

La prima sorpresa sono i tempi di avvio: quasi 3 minuti per il boot!
Ho subito pensato ad un HD difettoso, ma l’analisi del disco non riportava alcuna segnalazione.
Scopro si tratta di un HD Seagate da 5400rpm…sic!…lento di fabbrica; solitamente questo tipo di dischi viene utilizzato su sistemi di storage in cui è importante l’affidabilità al prezzo di prestazioni ridotte.
Vederlo installato come unico disco in un normale computer mi ha lasciato molto perplesso.
Ed infatti il computer risultava lento e appesantito non appena si faceva qualcosa che comporta un po’ di lavoro per l’HD.

Spiego al cliente che il collo di bottiglia di quell’iMac, molto potente per il resto, sta proprio nell’HD: faccio l’esempio di una Ferrari con un paracadute montato nell’alettone posteriore e mi capisce al volo.

Mi chiede se posso sostituire l’HD con uno veloce; spiego che l’operazione di sostituzione degli HD in un iMac non è un’operazione semplice come sugli altri computer, i rischi connessi all’operazione sono tali da consigliare l’intervento di un centro di assistenza Apple.
Per inciso, ho già sostituito con successo HD su iMac e il web pullula di guide su come eseguire l’operazione, ma alla fine mi son convinto che il rischio di danneggiare o graffiare qualcosa non vale la candela.
Spiego che però, in questo caso specifico, anche la sostituzione dell’HD presso un centro di assistenza non era la soluzione ideale: in primo luogo non sarebbe stato possibile scegliere quale HD installare ma saremmo stati vincolati agli HD proposti da Apple, senza migliorare di molto la situazione; in secondo luogo non si poteva optare per la sostituzione con un SSD a prezzi sostenibili perché il cliente, evidentemente, aveva bisogno di molto spazio sul disco fisso (l’attuale disco da 1TB era occupato al 53%).

Mentre spiegavo, quasi escludendola, che la soluzione in questo caso sarebbe stata quella di aggiungere un HD esterno, un velocissimo SSD, l’occhio mi cade sui connettori Thunderbolt dell’iMac (credevo che su quella serie non ci fosse ancora…).
Faccio una veloce ricerca e scopro che con poco più di 300 Euro è possibile collegare un SSD esterno via Thunderbolt utilizzando un cavo Thunderbolt (€ 50,00), un adattatore Thunderbolt to SATA  (€ 120,00) ed un SSD OCZ Vertex 3 da 120GB (€ 105,00).

Ottenuto l’OK, faccio acquistare il tutto, copio il sistema operativo sul nuovo HD ed i risultati mi valgono la qualifica di “mago del computer” da parte del cliente ultra soddisfatto: boot in meno di 30 secondi e sistema che risulta enormemente più reattivo nel suo complesso.

Mi chiedo quale idiota possa aver concepito una configurazione simile per quell’iMac, relativamente molto ponente nella CPU e nella sezione grafica ma assolutamente lentissimo nello storage.
A maggior ragione trattandosi di un computer semi-blindato in cui operazioni banali come quella di sostituire un HD sono praticamente precluse ai più.

Giu 072012
 

image

Con il recente aggiornamento a ICS 4.0.3 è stato introdotto un bug che, in alcuni casi, causa l’hard brick di alcuni smartphone Samsung basati sulla CPU Exynos 4210 (Galaxy Note GT-N7000, Epic 4G Touch, AT&T Galaxy S II); l’hard brick dello smartphone ne comporta il blocco definitivo rendendolo inutilizzabile.

Il difetto si presenta quando si richiede il wipe dello smartphone, cioè la cancellazione dei dati contenuti ed il ripristino dei dati di fabbrica, operazione spesso associata all’aggiornamento del firmware.

Chainfire ha realizzato Got Brickbug? v1.0, un’app gratuita che consente di scoprire se il proprio smartphone è affetto da questo bug verificando la versione dell’eMMC.
La versione 0x19 risulta essere affetta dal bug, mentre la 0x25 sembrerebbe immune; le release intermedie potrebbero contenere l’hard brick bug o meno.

Vi consiglio di verificarlo con Got BrickBug? (che può essere tranquillamente rimossa dopo l’uso) e di leggere l’associato thread sul forum XDA Developer

Mag 192012
 

battery-test

Per aumentare la durata della batteria può essere utile un semplice accorgimento: dopo aver scaricato lo smartphone fino a farlo spegnere, levare la batteria, attendere qualche secondo e reinserirla.

Ricaricare il dispositivo tramite presa di corrente (la porta USB non va bene) lasciandolo ancora in carica per qualche ora dopo che ha segnalato il raggiungimento del 100% di carica.

Ed ora la magia: prima di staccarlo dal caricabatteria, accendetelo e sbloccatelo. Solo quando viene visualizzata la home scollegate il cavetto.

Ho notato che a volte, a parità di modalità di utilizzo, la batteria del mio Galaxy Note durava più del solito.
Dopo una serie infinita di osservazioni nel tentativo di capire quale fosse la causa, mi è sembrato di scoprire una correlazione tra il distacco dal caricabatteria a telefono attivo ed una maggiore durata.

Incuriosito, ho fatto delle ricerche e a quanto pare, se si scollega il dispositivo quando non è sbloccato, non si attiva il deep sleep, la modalità di massimo risparmio di energia che si attiva quando non si usa il telefono.

Provate anche voi per vedere l’effetto che fa.