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Test, recensioni

Set 012012
 

HydraCore

Ultimo aggiornamento: 28/09/2012 12.40

Gavin Lewarne è -credo- un ragazzo che ha affermato di aver iniziato ad occuparsi dello sviluppo di kernel solamente nello scorso luglio 2012.

A giudicare dai risultati ottenuti siamo di fronte ad una persona dalle indubbie capacità: il suo Kernel per il Samsung Galaxy Note (con Android ICS o JB), HydraCore, è divenuto popolarissimo nel giro di poche settimane, grazie al mix di stabilità, prestazioni eccellenti e durata della batteria.

Il kernel viene costantemente aggiornato e migliorato, fornito in due versioni:

  • OC, con CPU e GPU overclockate e voltaggio ridotto per ridurre il consumo della batteria
  • STD, senza overclock, voltaggio ridotto per ridurre il consumo della batteria

Seguo il suo sviluppo da quando si trovava alla versione 5, quando ancora era conosciuto col nome di NoteCore (O GL_NoteCore) e funzionava solo su ROM stock TW (originali Samsung).

Da qualche settimana Gavin sta lavorando attorno all’idea di fornire una versione di kernel in grado di funzionare con qualsiasi ROM (AOKP-AOSP-CM9-CM10-PA-MIUI) e non solo sulle stock ROM Touchwiz.
Da qui la necessità di cambiare nome al progetto che, dopo aver assunto il nome di UniKernel per qualche giorno, è divenuto ora ufficialmente HydraCore.

Il thread del progetto conta, al momento, quasi 10.000 messaggi, e scorrerli fa capire l’enorme mole di lavoro e lo sforzo profuso dall’autore e dalla comunità di utenti che partecipa allo sviluppo, installando e testando le varie versioni che si sono succedute ad un ritmo frenetico (in alcuni periodo veniva rilasciata anche più di una versione del kernel al giorno).

Con le versioni OC di questo kernel (quelle con overclock), pur incrementando notevolmente le prestazioni del mio Note, grazie alle migliorie introdotte e alla riduzione del voltaggio, la durata della batteria resta simile a quella che si ha con kernel originale e lo smartphone risulta molto più stabile e freddo, anche dopo un uso intenso.

Questo risultato si è ottenuto anche grazie all’attenta riduzione dei voltaggi utilizzati per ciascuna frequenza della CPU e della GPU, impostati al valore minimo in grado di garantire la massima stabilità. Un lavoro molto laborioso è stato quello di individuare le varie versioni delle schede madri installate sui Galaxy Note, caratterizzate da differenti schemi di voltaggio, inserirle in una tabella in modo da raggrupparle ed impostare valori di voltaggio ottimali per ciascun gruppo.
Installando la versione STD, si ottiene un incremento inferiore delle prestazioni nei giochi ed in quelle apps che fanno uso intenso della CPU, la durata della batteria è superiore a quella ottenibile con la versione OC di HydraCore e la differenza di prestazioni tra le due versioni, non è facilmente percepibile ad occhio nudo nell’uso quotidiano dello smartphone.

Preferisco la versione con overclock. Occhiolino

 

Download

Nel momento in cui scrivo, è stata rilasciato ufficialmente il kernel HydraCore v5.4 (vedere la sezione download nella pagina iniziale del thread), ma è possibile installare eventuali versione di test (si tratta di versioni intermedie tra un rilascio ufficiale ed il successivo) accedendo a questo indirizzo.

Su XDA è stato recentemente creato un thread parallelo con lo scopo di dare risposta alle numerose domande non prettamente legate allo sviluppo e al debugging del kernel e che affollavano il thread principale il quale, tra l’altro, essendo riservato al development, non accessibile a tutti gli utenti per inserire propri messaggi.
Per domande, curiosità e consigli quindi, consiglio l’utilizzo del thread Hydracore kernel discussion thread.

Lo sviluppo del kernel prosegue a ritmo serrato per cui consiglio di verificare con frequenza il rilascio di nuove versioni, controllando il changelog per verificare quali cambiamenti e migliorie siano state introdotte.
Da parte mia, mi impegnerò ad aggiornare questa pagina fintanto che continuerò a seguire lo sviluppo di Hydracore.

Entrambe le versioni (OC e STD) sono rilasciate sia in formato .zip, da installare in modalità recovery via ClockWorkMod, che in formato .tar, da utilizzare per l’installazione attraverso Odin o Mobile Odin PRO.

 

Installazione

Prima di tutto, occorre effettuare un backup dei dati del Galaxy Note (non si sa mai).
L’ideale sarebbe un bel Nandroid Backup; in alternativa ci si può accontentare del backup di applicazioni e dati effettuato tramite Titanium Backup.

Scaricate la versione del Kernel che vi interessa installare scegliendo tra OC e STD.

Installatela seguendo le istruzioni riportate in questa guida:

  • Seguite le istruzioni riportate nella sezione “Installare un kernel modificato tramite Odin” se il vostro Galaxy Note è come mamma Samsung l’ha fatto, con il suo kernel originale (dovete utilizzare il kernel scaricato in formato .tar)
  • Se invece sul vostro note avete effettuato in precedenza il root del dispositivo e l’installazione della recovery  ClockWorkMod, seguite le istruzioni della sezione “Installare un kernel modificato tramite ClockWorkMod Recovery”. (dovete utilizzare il kernel scaricato in formato .zip).

In alternativa si può utilizzare Mobile Odin PRO con file del kernel in formato .tar.

N.B.:
Se utilizzerete Odin per PC, occorrerà poi utilizzare l’applicazione Triangle Away per azzerare il flash counter e rimuovere il triangolo giallo che segnala l’installazione di un kernel non originale.

La prima volta che l’app Triangle Away verrà avviata, richiederà il download di alcuni files; fate completare il download e poi scegliete l’opzione Reset Counter che riavvierà il Galaxy Note in una particolare modalità per l’esecuzione del reset.
Glia altri due metodi (installazione via recovery CWM o con Mobile Odin PRO) non incrementano invece il flash counter, rendendo superfluo l’utilizzo dell’app Triangle Away.

L’installazione di HydraCore include permessi root e una recovery ClockWorkMod modificata dall’autore del kernel.

Con HydraCore si risolve anche il problema del bug MMC_CAP_ERASE, un bug che può causare il brick di Galaxy Note e Galaxy S2 con Android ICS quando si effettua un full wipe (cancellazione dei dati utente) dello smartphone.
Dopo aver installato il kernel, si può quindi effettuare in tutta sicurezza il full wipe, quando fosse necessario.

Questo è il video realizzato da un utente per dimostrare le prestazioni e la fluidità raggiunte con il suo Galaxy Note, con ROM Jelly Bean CyanogenMod 10 Utacka’s Preview, dopo aver installato il kernel HydraCore

Conclusioni
Ho sempre avuto grande diffidenza nei riguardi delle ROM personalizzate (aka custom ROM o ROM cucinate) e kernel non originali.
Ho installato kernel solo per avere i diritti di root sui miei dispositivi Android.
Ma quando su XDA-Developers Forum mi sono imbattuto nel thread di questo kernel, ho immediatamente capito che si trattava di una cosa diversa dalle altre.
Dopo averlo seguito per un po’, ho deciso di provarlo e ne sono rimasto veramente impressionato.
Consiglio perciò senza esitazioni il kernel, stabile ed in grado di migliorare notevolmente le prestazioni del Note senza pesare sulla batteria.

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Nandroid Backup

 Scritto da alle 06:27 del 31/08/2012  5 Risposte »
Ago 312012
 

Nandroid Backup

Il Nandroid Backup è una procedura che consente di fare una copia di backup su SD Card dell’intero sistema di un terminale Android.

E’ come “scattare una fotografia” del sistema; in seguito sarà possibile ripristinare il Nandroid Backup per riportare il terminale esattamente allo stato in cui era al momento del Nandroid Backup.

Consiglio di effettuare regolarmente dei Nandroid Backup in quanto possono tornare utili in diverse situazioni, non solo a coloro che personalizzano il proprio device installando apps, ROM[1] o Kernel[2] personalizzati.

Per effettuare i Nandroid Backup occorre che sia stato eseguito il root del proprio dispositivo.
Questa è una delle tante guide che spiegano come eseguire il root sul Samsung Galaxy Note con ICS.
Su XDA Developer Forum si trova quella che considero la guida più esaustiva al riguardo.

Il metodo più usato per fare Nandroid Backup è quasi certamente quello permesso da una recovery personalizzata.
La recovery è una modalità di ripristino dei dispositivi, che si può utilizzare per effettuare operazioni di manutenzione del dispositivo (installazione aggiornamenti, Backup/Restore, cancellazione dati, cache,ecc.)
La recovery predefinita offre poche opzioni e non permette di installare niente che non abbia la firma digitale del produttore del dispositivo.
Perciò col tempo sono stare realizzate delle recovery personalizzate (la più famosa di tutte è forse la ClockWorkMod Recovery).
Ce n’è una versione specifica per ogni dispositivo.
Di solito l’installazione della recovery personalizzata è inclusa nella proceduta di root del dispositivo: in molti casi installando un Kernel[2] personalizzato viene anche installata la CWM Recovery.

Per effettuare un Nandroid Backup tramite CWM Recovery, occorre riavviare il dispositivo in modalità recovery (nei Samsung si ottiene premendo combinazione di tasti Volume su + Tasto home + power) e poi selezionare l’apposita voce del menu.

La navigazione tra le voci di menù avviene tramite il pulsante del volume e le opzioni si selezionano premendo il pulsante power del dispositivo.
Nella versione touch della CWM, invece, è possibile scorrere le voci del menù anche trascinando il dito e la selezione avviene tramite la pressione del tasto home.

Ma il metodo che preferisco e che uso regolarmente con smartphone Samsung Galaxy S2 e Galaxy Note, consente di effettuare il Nandroid Backup utilizzando l’apposita app gratuita Online Nandroid Backup senza che sia necessario riavviare il dispositivo in modalità recovery (modalità che verrà utilizzata solo per l’eventuale operazione di ripristino).

Online Nandroid Backup richiede sia il root del dispositivo che l’installazione della BusyBox.
Se sul vostro dispositivo non è presente la BusyBox, installate  l’app gratuita BusyBox Installer, scegliete la versione di BusyBox da installare e tappate sul pulsante Install
image

L’interfaccia dell’app Online Nandroid Backup è molto semplice.
Screenshot_2012-08-29-10-49-37

Prima di effettuare il primo Nandroid Backup occorre installare, se presente, una patch relativa al proprio dispositivo.
image

Fatto questo, per effettuare il backup basta semplicemente selezionare la modalità di creazione del nome della cartella che conterrà il backup (preferisco Phone timezone name) e premere il pulsante Start Backup.
Il backup verrà eseguito all’interno della cartella /clockworkmod/backup nella SD esterna (se presente).

L’esecuzione del backup richiede diversi minuti (anche 30 e più) a seconda del device.
Occorre scorrere manualmente la videata per visualizzare le scritte con cui l’applicazione descrive il passaggio in esecuzione in quel momento e perchè ci si renda conto del progresso dell’operazione.

Ciò che manca in questo momento all’applicazione, a mio parere, è un sistema di notifica che avvisi il termine dell’operazione di backup e la possibilità di pianificare l’esecuzione di Nandroid Backup.

Per il resto funziona alla grande.

Infine, non posso non segnalare l’eccellente app ROM Toolbox che consente, anche nella sua versione gratuita, di effettuare Nandroid Backup.

image

image

Buon Nandroid Backup a tutti.



[1] Una ROM è l’insieme di sistema operativo (il Kernel[2]), applicazioni e tutto quello che li accompagna (es.: il manuale del device, l’insieme di sfondi, suonerie, file audio per le notifiche, ecc) di un dispositivo Android

.
Per fare un parallelo con il mondo Linux (da cui Android discende), la ROM è l’equivalente di una distribuzione Linux.
Le stock ROM sono le ROM fornite dal produttore del dispositivo (Samsung, HTC, Motorola, LG, ecc.), e sono in genere personalizzate da quest’ultimo rispetto alla versione di Android rilasciata da Google.
Le cooked ROM (ROM cucinate, in italiano) o Custom ROM, sono ROM personalizzate da sviluppatori indipendenti.


[2] Il Kernel è il cuore del sistema Android; si tratta della parte del sistema operativo che si occupa, tra le altre cose, di assicurare un corretto funzionamento dell’hardware a bordo del dispositivo.

 

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Ago 202012
 

galaxy-note-s-pen-stylus

Mi ha sempre sorpreso l’assenza di un tool per la calibrazione del touch screen sugli smartphone Android che ho avuto tra le mani.

Ancor di più, ricordo, è stato lo stupore nel non trovare un tool per la calibrazione della S Pen sul Galaxy Note.
Mi ha tranquillizzato il leggere che l’S Pen ha un sistema di auto calibrazione ed in effetti non ho mai avuto problemi al riguardo.
Ma, come tanti, anche a me da’ un po’ fastidio il fatto che il tratto disegnato usando il pennino risulti sfasato di circa 1mm rispetto alla punta del S Pen, comportamento a cui ci si deve abituare prima di poter padroneggiare il pennino.

Mi ha fatto perciò molto piacere scoprire che Vitalij ha realizzato un tool per Galaxy Note e Galaxy S2 che serve a calibrare sia il touch screen che l’S Pen presente nel Note.

TouchScreenTune (Note, S2) ha un aspetto molto spartano ma fa egregiamente il suo lavoro.

E’ possibile agire sulla sensibilità del touch screen (Touch sensivity)  e sulla “risoluzione” del movimento rilevabile (Minimun movement amount).

Inoltre è possibile stabilire l’offset orizzontale e verticale dell’ S Pen, in modo da eliminare quel fastidioso scostamento del tratto rispetto al puntatore.

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I valori raccomandati sono effettivamente risultati i migliori per i miei gusti.

Premendo il pulsante menù è possibile specificare gli offset per l’S Pen a seconda dell’orientamento.

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Questo tool, in sintesi, colma una lacuna che in molti abbiamo sentito consentendo di personalizzare il comportamento del touch screen e del S Pen in modo da aderire maggiormente ai propri gusti personali.

L’app, nella sua versione gratuita, serve solo a verificarne il corretto funzionamento, dato che ogni volta che si sblocca il telefono dal lock screen la configurazione impostata va persa.

La versione completa che consente di memorizzare i parametri impostati, costa $5,00 (poco più di 4 Euro) e va acquistata effettuando un pagamento tramite Paypal.
Non pochi. Ma probabilmente l’app vale la spesa.

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Ago 142012
 

unnamed

Non ho alcun dubbio nel ritenere Solid Explorer il miglior file manager per Android tra tutti quelli che ho provato fino ad ora.

E dopo averne provato un bel po’ tra quelli consigliati e maggiormente diffusi, mi ero fermato su Astro File Manager, molto buono anch’esso.

Ma il vero colpo di fulmine l’ho avuto provando Solid Explorer; a partire dalla grafica curatissima ed esteticamente molto gradevole (imo) per finire con le varie funzioni disponibili ed alla comodità di accesso ad esse.

Una delle comodità che maggiormente apprezzo sono le due schede in cui viene diviso lo schermo; si può impostare il punto di partenza per ognuna di esse ed io le ho impostate per avere sulla scheda sinistra il contenuto della memoria interna dei miei device, mentre sulla scheda di destra il contenuto della SD esterna.

Nei tablet le due schede sono visualizzate contemporaneamente, mentre negli smartphones si passa da una all’altra attraverso un comodo swipe sinistra/destra o destra/sinistra.

Screenshot_2012-05-01-07-17-35

I comandi sono molto comodi da utilizzare (volendo si può usare anche il drag and drop) e l’intera app risulta facile da utilizzare e completa di funzioni avanzate.

Provatelo, è gratis e, ne son sicuro, non rimpiangerete nessuno dei file manager a cui siete affezionati.

P.S. è l’unica app che ho trovato con una valutazione media coì alta!
image

E pensare che, secondo lo sviluppatore si tratta ancora solo di una versione beta…

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Il fanboy mascherato

 Scritto da alle 06:27 del 19/07/2012  4 Risposte »
Lug 192012
 

fanboy mascherato

Sono stato letteralmente folgorato da un articolo comparso il 6/7/2012 su cervellilavati.it.
In un sito (che pare più un sito di e-commerce che un blog) in cui ci si affanna a nascondere la propria ottusa idolatria per Apple (anche a suon di brutali censure), trovo quella che è l’esemplificazione della parzialità che affligge i religiosi di ogni setta.

La non-recensione del MacBook Pro Retina”, giuro, è il titolo dell’articolo illuminante.

Nell’articolo si spiega perché sia giusto non fare una recensione di un prodotto Apple che presenta difetti (in questo caso del MacBook Pro Retina, appunto).

Premesso che, come ho più volte scritto, i “difetti di gioventù” nei prodotti Apple sono più una regola che un’eccezione, sembrerebbe che l’incompleta compatibilità e le ridotte prestazioni delle porte USB 3.0, i fenomeni di ghosting e la scattosità dell’interfaccia in un prodotto top di gamma e dal prezzo non certo contenuto, a detta del saggio autore, siano quisquilie di cui non si deve tener conto perché:

image
…se nei prossimi giorni dovessero risolvere questi problemi
, allora ci sono serie possibilità che dovremmo creare un nuovo indicatore di voto: le 5 stelle potrebbero non essere sufficienti….

image

….avevamo solo due strade:

  • pubblicare ora con un giudizio complessivo che doveva o ignorare questi aspetti considerandoli già risolti o farli impattare negativamente sulla valutazione salvo poi dover pubblicare correzioni su correzioni
  • rimandare di alcuni giorni la pubblicazione nella speranza che arrivino gli attesi aggiornamenti, magari con il rilascio di Mountain Lion (presumibilmente il 19 luglio)
    ….

Si da’ cioè per certo che Apple risolverà questi problemi con un aggiornamento nel giro di giorni, perciò non vale la pena di descrivere il prodotto con i suoi pregi ed i suoi difetti reali.
Così come si da’ per certo si tratti di problemi software nonostante ci siano segnali che potrebbero indicare invece probabili deficit hardware.
Pur di non scrivere una recensione che menzioni i difetti del MacBook Pro Retina, si considera addirittura come praticabile l’opzione di “…ignorare questi aspetti considerandoli già risolti…”.

Un’altra perla del fanboysmo è la considerazione sulla scattosità dell’interfaccia:

gli “scatti” dell’interfaccia sono solo di natura estetica

Toh! Ma tu guarda!
Dopo che ce l’han menata col mantra che la fluidità dell’interfaccia è indispensabile (perché bisognava pur trovare un motivo per cui vantare device Apple di fronte ad altri che li surclassano) irridendo chi, come me, spiegava che si, su alcuni device Android (come il Galaxy Note) l’interfaccia presentava dei lag e delle scattosità ma che queste non scalfivano l’usabilità e che si trattava “…di una mera questione di estetica…”, ora, improvvisamente, la scattosità dell’interfaccia non è più così terribile?

A mio parere un prodotto in commercio va valutato per quello che è, non per quello che si spera diventi in breve tempo.
Sarebbe stato un atteggiamento più serio quello di fare la recensione vera, sottolineando pregi e difetti del prodotto e lasciando a ciascuno di noi la valutazione finale.

Forse il saggio autore dell’articolo crede che i suoi lettori siano tutti dei deficienti che non sono in grado di fare autonomamente valutazioni proprie?

O forse, in realtà, non interessa fare una recensione, ma piuttosto promuovere il prodotto ed allora quel briciolo di onestà intellettuale che, nonostante la coltre di cecità da idolatria, riesce ad emergere, costringerebbe a scrivere un articolo in cui non si può osannare la Apple?

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Autofocus del mouse per Windows

 Scritto da alle 06:27 del 07/05/2012  Nessuna risposta »
Mag 072012
 

image

Explorer, il file manager di Windows, ha un comportamento ho sempre trovato irritante.
Vi spiego a cosa mi riferisco.

La schermata è suddivisa in due o più aree.
explorer
A sinistra (1) l’area delle cartelle preferite e delle raccolte (Libraries), a destra (2) il contenuto dell’elemento attualmente selezionato.
Per poter scorrere l’elenco delle risorse elencate nella parte sinistra, utilizzando la rotellina del mouse, occorre prima fare un click con il mouse all’interno dell’area; stessa cosa se invece si vuol passare a scorrere l’elenco dei file e delle cartelle presenti sulla parte destra della videata.

Sarebbe molto più comodo se Explorer invece si comportasse come Outlook 2010, che assegna automaticamente il focus all’area in cui si trova il puntatore del mouse.

Ho di recente scoperto una utility gratuita che fa proprio questo.
Si tratta di WizMouse, in grado appunto di assegnare automaticamente il focus all’area in cui si trova il puntatore del mouse.
Basta spostare il puntatore nell’area che ci interessa e lo scrolling via rotellina del mouse o touchpad agirà proprio su quell’area, rendendo superfluo il click con il mouse sull’area stessa.
Veramente comoda ed utile.

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