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Accendo un cero a San Mirror

 Scritto da alle 00:01 del 24/05/2008  10 Risposte »
Mag 242008
 

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Mentre smanettavo col PC, ho sentito un distinto suono metallico provenire dal case del mio PC e contemporaneamente è comparso un inequivocabile popup di Intel Matrix Storage Console che mi avvisava che il RAID era degradato.

imageUno dei due Seagate da 500GB ha tirato le cuoia sotto i miei occhi.

Ho pero’ continuato a lavorare tranquillamente e l’indomani, sostituito l’HD danneggiato (in garanzia) con un HD nuovo, ho riavviato il PC.

Intel Matrix Storage Console mi ha prontamente avvisato che era possibile ricreare il RAID degradato utilizzando il nuovo HD.

Detto fatto. Alcune ore per il resynck dei due HD che hanno solo rallentato un pochino le altre operazioni (installazione di Windows Home Server su VM di VMware che VirtualBox, ecc), et voilà il PC era nuovamente in funzione al 100%, senza aver perso alcun dato ne’ perso tempo se non quei pochi minuti necessari alla sostituzione dell’HD danneggiato.

Accenderò un cero a San Mirror (aka RAID 1) 😉

<Modalità scassaminchia ON>
Per fortuna la stessa cosa non è capitata su un iMac…:-)
<Modalità scassaminchia OFF>

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Mag 222008
 

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Già da tempo si sente parlare di Hard Disk allo stato solido (SSD – Solid State Disk), ed anzi cominciano ad esser presenti sul mercato i primi computer con SSD (esempi: Asus EeePC e Apple MacBook Air).
A differenza di quel che accade in un disco fisso tradizionale, in un SSD, costituito da banchi di memorie flash (simili ai pen drive -aka chiavette USB- per intenderci) non esistono parti meccaniche in movimento.
Questo consente di incrementare le prestazioni degli SSD rispetto agli HDD tradizionali e di limitare i danni derivanti da urti o cadute accidentali.
Mentre attualmente la velocità di trasferimento dei dati non varia enormemente tra HDD e SSD, il fatto che non vi sia alcuna testina da posizionare per leggere un certo dato (come avviene sugli HD tradizionali), riduce il tempo di accesso grazie all’azzeramento di seek time (tempo necessario per spostare la testina) e latency (tempo necessario affinché il dato presente in un settore passi sotto la testina per la lettura, e che dipende dalla velocità di rotazione del disco), che invece rappresentano la maggior perdita di tempo nella lettura di un dato su disco rigido.
Gli SSD, in sostanza, assicurano prestazioni eccezionalmente superiori agli HDD tradizionali soprattutto nella lettura/scrittura di grandi quantità di file piccoli (situazione abituale con i moderni sistemi operativi ed applicativi), che costringono le testine degli HDD tradizionali a numerosi spostamenti e, quindi, spreco di tempo.
Questo video consente di farsi un’idea della differenza di prestazioni tra le due tecnologie per la memorizzazione dei dati.
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Gli SSD possono a loro volta essere di tipo MLC (Multi Level Cell) o SLC (Single Level Cell).
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La tecnologia MLC è quella oggi più usata per memorie USB e MP3 player.
La differenza sta nella quantità di bit che ciascuna cella di memoria (Floating gate MOSFET in questo caso) è in grado di memorizzare.
Negli SSD SLC ciascuna cella di memoria è in grado di memorizzare il valore di un bit (quindi 0 oppure 1), mentre negli MLC è in grado di memorizzare tre o più bit.
Quindi gli SSD MLC, a parità di numero di celle di memoria, sono in grado di assicurare, una maggiore capacità rispetto agli SSD SLC.
Dal canto loro, gli SSD SLC sono più veloci perchè necessitano di un solo ciclo per la lettura del valore del bit, mentre per leggere il valore memorizzato in una cella di memoria di un SSD MLC sono essere necessari più cicli(*).
Inoltre gli SSD SLC durano circa 10 volte di più rispetto agli MLC (100.000 cicli lettura/scrittura contro circa 10.000).
Questo fa nascere dubbi sull’opportunità di utilizzo per alcune applicazioni delicate.
Gli SSD MLC sono quindi più capienti ma più lenti e maggiormente soggetti ad usura degli SSD SLC e, a parità di capienza, saranno più economici.

La diffusione di questo tipo di memorie per lo storage dei dati è attualmente ostacolata sia dai prezzi alti che dalla limitata capacità: mentre i tagli degli HDD tradizionali tandono oramai ad essere misurati in migliaia di GB (TeraBytes), è raro sentir parlare di SSD di capacità superiore ai 128GB.

(*) Per una dettagliata spiegazione sul funzionamento in scrittura e lettura delle celle di memoria degli SSD, vi segnalo un interessante articolo su PC Professionale di Maggio 2008

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Mag 212008
 

image Il titolo sembra privo di senso, invece tramite la tecnologia Intel Core 2 vPro, un amministratore di sistema (grazie alla tecnologia iAMT-Intel Active Management Technology) potrebbe installare patch di sicurezza o un intero sistema operativo anche se il computer si trova spento e/o con un componente non fondamentale che si è guastato (es.: l’HD).

L’architettura V-Pro, oltre che un prevedibile miglioramento di prestazioni, porta anche tante altre interessanti innovazioni, come la virtualizzazione implementata direttamente a livello hardware nella CPU (nota come Vanderpool, che consentirebbe ad una CPU di eseguire più sistemi operativi contemporaneamente) e la tanto contrastata Trusted Execution Technology, una tecnologia ideata per difendere i computer da attacchi software mirati a carpire informazioni sensibili, ma anche per difendere il copyright ed eliminare le copie di software non autorizzate.

Se vi fate un giro sul sito Intel potrete notare che, nel presentare questa tecnologia, viene posto l’accento sulla sicurezza, che sarebbe migliorata grazie alla possibilità di isolare computer che fossero eventualmente colpiti da virus o altro malware.
A me l’idea che il computer non sia inaccessibile nemmeno quando è spento, non genera una sensazione di maggiore sicurezza.
E’ vero, questo tipo di tecnologia consentirebbe la manutenzione dei PC da remoto senza che questi debbano essere lasciati necessariamente accesi (e incustoditi) da chi li utilizza abitualmente per consentire l’intervento dei tecnici. Si limiterebbe il rischio di possibili utilizzi fraudolenti in assenza dell’utilizzatore abituale.
Ma penso anche che così come è possibile per il tecnico autorizzato accedere la computer, lo sarebbe anche per l’abile malintenzionato.
Insomma, in attesa mi siano maggiormente chiari molti dettagli della tecnologia, vi rimando a questo breve video in cui viene data una breve descrizione delle tecnologia vPro.

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I had a dream….MacOSX Leopard su VMware

 Scritto da alle 00:01 del 20/05/2008  3 Risposte »
Mag 202008
 

Ho fatto un sogno.
Ho sognato che nonna Papera mi compariva in sogno, mi dava dei numeri per il Lotto e mi segnalava l’esistenza della possibilità di far girare Leopard 10.5.2 su una macchina virtuale di VMware.
La seconda rivelazione ovviamente mandava subito in mille pezzi il ricordo dei numeri vincenti.
Annotavo frettolosamente il nome del file Torrent che consentiva il download della VM già pronta (una roba del tipo [SUMOTorrent.com]_MacOSX-Leopard-10_5_2-VMWare_ST1335430.torrent) e correvo al PC a scaricarlo.

Il download era incredibilmente rapido (per forza è un sogno!). In pochi minuti stavo già avviando la VM ed il Leopard VMwarato prendeva vita…
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…un po’ ansimante, lentuccio, niente a che vedere con il felino che guizza agilmente negli iMac, ma pur sempre MacOSX Leopard, lì, bello pronto per fare qualche test, pronto per essere studiato, manomesso, analizzato, alla faccia di Steve.
Nel sogno ho attinto a tutte le risorse nel tentativo di velocizzare il Leopardo intrappolato nella VM, ma con scarsi risultati; solo dotare la VM di 1,5GB di memoria ha migliorato leggermente le cose.
Nemmeno il tentativo di installare daccapo Leopard in una VM VMware nuova di zecca risolveva il problema….
Nonostante ciò, in preda all’entusiasmo per la scoperta, fiducioso ogni oltre ragionevole limite e reso ottimista dai recenti test effettuati con VirtualBox. ho poi tentato di avviare con VirtualBox la VM con il Leopard in gabbia.
Niente da fare: VirtualBox evidentemente non era in grado di emulare un BIOS in modo che da rendere funzionanti le patch introdotte per aggirare l’assenza di EFI sul PC emulato dal software di virtualizzazione.
VirtualBox avviava la VM ma non era in grado di andare avanti dopo aver mostrato la videata in cui campeggia il logo Apple su sfondo grigio.
Mi svegliavo, trafelato, sudato e stranamente agitato…la cosa strana è che mi trovavo alla scrivania del mio PC che stringevo il mouse.
Sogno o realtà?

Technorati Tag: ai_confini_della_realtà,MacOSX Leopard su VMware

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Collegarsi ad Internet ovunque

 Scritto da alle 00:03 del 09/05/2008  13 Risposte »
Mag 092008
 

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La sempre maggior diffusione di computer portatili, UMPC ed in genere devices mobili, ha portato con se’ un aumento della domanda di connettività mobile.
Qual’è attualmente il miglior sistema per collegarsi ad Internet ovunque ci si trovi?

Di recente, sfruttando il ritardo accumulato dal WiMAX, la promettente modalità di connessione che in futuro (forse) consentirà la copertura dell’intero territorio nazionale con segnale radio WiFi, si nota un fiorire di soluzioni basate sulla tecnologia HSPA, acronimo che include l’ HSDPA per il downlink (ricezione dati) e HSUPA per l’uplink (invio dati).
Si tratta di un’evoluzione dell’UMTS, che fa parte della famiglia di tecnologie di connessione mobile di 3^ Generazione (nota anche come 3G), che sta gradualmente soppiantando il 2G (di cui fanno parte GSM,GPRS e EDGE).
Per HSPA sono già stati previste ulteriori evoluzioni (HSPA+aka Evolved HSPA- e LTE) che avranno il compito di migliorarne le prestazioni con un occhio alla retro-compatibilità, ma che probabilmente non avranno applicazioni commerciali nel brevissimo periodo.

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