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Tablet

Mar 232012
 

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In un articolo di qualche mese fa, parlavo di un’alternativa ai tradizionali abbonamenti dati per tablet e smartphone per collegarsi ad Internet in mobilità.

In particolare, in quel periodo, mi aveva colpito un’offerta Vodafone relativa all’acquisto di un modem router WiFi (Huawei R201) con abbonamento di 3 mesi incluso.

Terminati i tre mesi di abbonamento compresi nell’offerta, mi son messo alla ricerca di un abbonamento ad Internet per tablet che soddisfacesse le mie esigenze: considerando copertura e costi, ho scelto un abbonamento TIM per un anno.

Nasceva la necessità di configurare il mini-router brandizzato Vodafone affinché funzionasse con la SIM TIM.

L’operazione è molto semplice.

  1. Collegare il PC (o il tablet o lo smartphone) al router WiFi
  2. Nel browser inserire l’indirizzo 192.168.0.1 (oppure vodafoneinternetkey.wifi) e premere invio per visualizzare l’interfaccia di configurazione del router 3G
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    inserire la password di configurazione (se non l’avete cambiata è “admin”) e premere il pulsante Accesso
  3. Cliccare sulla voce Banda larga cellulare per far comparire la videata con le impostazioni di connessione
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  4. La prima cosa da fare è memorizzare il PIN della SIM (solitamente 0000): inserire il PIN nel campo Codice PIN per la SIM, spuntare l’opzione Archivia PIN.
  5. Nella sezione Connessione banda larga cellulare occorre modificare le impostazioni come segue:
    – selezionare la voce “Manuale” nelle Impostazioni Connessione
    – inserire ibox.tim.it nel campo APN
    – Selezionare la voce Password non codificata (PAP) nel campo Sicurezza
    – Lasciare invariate le altre impostazioni e premere il pulsante OK in fondo alla pagine.

Alla fine, dovreste ritrovare i campi della schermata compilati come nell’immagine precedente.

Tutto qui; da questo momento in poi, a patto che vi siate ricordati di farvi attivare la SIM recandovi presso un centro TIM (non come il sottoscritto…), sarete in grado di utilizzare la il modem router WiFi Huawei R201 brandizzato Vodafone per collegarvi ad internet utilizzando una SIM di TIM.

Per configurare l’accrocchio con SIM di altri operatori, suppongo che non ci siano difficoltà superiori: dovrebbe essere sufficiente impostare l’APN relativo all’operatore la cui SIM si intende utilizzare.

Nel futuro tablet, PC o…transformers?

 Scritto da alle 06:27 del 21/03/2012  Nessuna risposta »
Mar 212012
 

tablet-vs-PC

Da tempo fervono discussioni sugli scenari possibili che si prospettano per il futuro nel settore IT ed è molto gettonata l’ipotesi che il personal computer, per molti già sul viale del tramonto, verrà rimpiazzato dai tablet.

E’ innegabile che, da quando gli iPad hanno fatto la loro comparsa sul mercato, il “tablet” sia sulla bocca di tutti, divenuto l’oggetto del desiderio.
Oltre ad essere utile in molte situazioni, è diventato anche un oggetto trendy, che fa sentire più giovani, più intelligenti (esagero ma non troppo), più cool, una cosa che “si deve” possedere, una sorta di status symbol, da sfoggiare per potersi pavoneggiare con amici e colleghi.
Succede sempre così con le novità tecnologiche: prima era l’impianto hi fi in auto, poi il cellulare, poi l’iPod, poi lo smartphone, ora i tablet e domani qualcos’altro.

Che in futuro i device mobili saranno sempre più diffusi non è difficile da prevedere: è da almeno 12 anni che ce lo vanno ripetendo ed ora, finalmente, si intravede una possibile concretizzazione degli scenari ipotizzati, in cui tutti avranno il loro terminale portatile.
Ma che il tablet sia destinato a soppiantare il personal computer non lo darei così per certo. Tutt’altro.

E’ noto a tutti che le vendite di PC hanno subito un calo, iniziato con la comparsa sul mercato dei netbook; i tablet hanno contribuito ad accentuare questa tendenza (rubando la scena più che altro ai netbook stessi), ma non credo che questo sia l’inizio del processo che li porterà a soppiantare i PC.

Se ci si sofferma a pensare a come, dove, quando si utilizza con profitto un tablet, ci si rende conto che pochissime volte il suo utilizzo si sovrappone a quello dei PC o dei laptop.
I tablet attualmente in circolazione sono più che altro strumenti “passivi”, adatti soprattutto per fruire contenuti, più che gestirli.
Finché si tratta di aggiornare il proprio stato su Facebook, scrivere un post su Twitter o brevissimi testi, la cosa non è affatto evidente, ma quando si pensa a realizzare una presentazione, una lettera, un articolo sul blog o anche, semplicemente, un commento un po’ articolato ad un articolo altrui, che magari richiede cose banalissime come copia/incolla, evidenziazione o formattazione di testi,  tutti i limiti di questo presunto sostituto dei PC emergono chiari come il sole.

La differenza sostanziale tra un tablet ed un PC desktop od un laptop sta nel metodo di input adottato e nel fatto che, solitamente, il tablet è trasportabile in modo molto più agevole anche di un netbook o di un ultrabook.
Le interfacce finger friendly sono comode ed intuitive in alcune occasioni, ma hanno innegabili limiti in molti ambiti.
Operazioni che con un computer sono banali, non sono affatto semplici ne’ scontate con un tablet (copiare o spostare un file da un device ad un altro, stampare un documento, per fare due esempi a caso).
Probabilmente il tablet oggi è destinato a soppiantare il PC in quei casi in cui un PC si dimostri nettamente sovradimensionato rispetto alle reali esigenze dell’utente (esigenze basilari quali navigazione Internet, social networks, email, ecc), ma di certo, attualmente, non si può sostituire efficacemente ai PC/notebook/netbook in compiti quali sviluppo di software, di siti web, ritocco ed elaborazione di immagini, montaggi video, redazione di testi corposi, presentazioni, possibilità immense di connessione con altri dispositivi, utilizzo con videogiochi di ultima generazione ne’, tantomeno, in ambito aziendale con la stragrande maggioranza (la totalità?) degli applicativi gestionali.
In molti casi, pur non essendo impossibile l’utilizzo di un tablet per svolgere certi compiti, questi sono talmente più faticosi, laboriosi e complicati da svolgere con un device mobile/touch, che le situazioni in cui il tablet è preso in considerazione sono relegate nell’ambito delle emergenze e delle urgenze.

La verità è che con il tablet si è in grado di eseguire solo un ristretto sottoinsieme di compiti che si eseguono facilmente con un PC.
E questo principalmente a causa della modalità di interazione e delle limitazioni imposte dalla necessità di massimizzare la portabilità del device.
Il suo utilizzo affiancherà quello dei PC, che vengono così sollevati solo dai compiti più banali, come detto prima.
Un tablet, ripeto, è comodo per navigare su Internet, controllare le email, per brevi letture, durante le pause, in metro, dal medico, in coda alle poste, spaparanzati sul divano di fronte alla TV; può essere utile per mostrare delle presentazioni o cataloghi (realizzati con strumenti più idonei, ovviamente), per ricevere le imbeccate da suggeritori esterni quando si partecipa a talk show televisivi, per mostrare le foto ed i video ad amici e parenti…insomma in molti casi è l’ideale, come ho già detto, come strumento passivo per la fruizione di contenuti, i più disparati.

Riflettiamo ora un momento su quand’è che un device mobile sarà realmente in grado di rendere superfluo un PC od un laptop.
E’ necessario che la comodità/efficienza/efficacia della modalità di input dei testi sia paragonabile a quella che chiunque può sperimentare attualmente con l’uso di mouse e tastiera.
Probabilmente ci sarà una fase in cui verranno fuori dei device mobili, sempre più leggeri e sottili, ma in grado di presentare, all’occorrenza una tastiera fisica (incorporata nel corpo del device) ed un modo per poterli poggiare su qualche superficie o sulle gambe (insomma come per i laptop).
Parlo di prodotti come l’Asus Trasformer Prime,

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o l’Asus PadFone e delle loro evoluzioni.

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Penso perciò sia più probabile assistere ad un’evoluzione dei PC (che li renderà ancora più versatili e potenti) piuttosto che alla loro estinzione in favore dei tablets.
Tecnologie come Kinect potrebbero far parte delle dotazioni standard di un computer, visto che da tempo Microsoft ne ha rilasciati i drivers opensouce.
Le applicazioni, anche con l’interazione di altre tecnologie, non sono certamente relegate al solo mondo ludico.
Vari esempi già ora sono in grado di dare un’idea di cosa potremmo aspettarci in futuro

Se Microsoft sarà in grado con Windows 8 (o il suo successore, come mi pare più probabile) di realizzare il sogno di un ambiente unico, disponibile sia su PC che su device mobili, e Intel quello di realizzare una piattaforma hardware x86 efficiente anche per il mercato mobile, è possibile che assisteremo alla commercializzazione di prodotti ad-hoc che sfruttino queste nuove opportunità, fino al raggiungimento dell’obbiettivo di un PC all-in-one performante ma talmente sottile e leggero  da poter essere trasportato (in tutto o in parte) come un tablet ma utilizzato anche come strumento da scrivania.
Il cloud computing e le sue possibili applicazioni così come la velocità e l’economicità delle connessioni a banda larga giocano anch’esse un ruolo fondamentale nella realizzazione di questi scenari ipotetici.

Son pronto a scommettere più su un’evoluzione del PC in forma “tabletizzata” che il potenziamento dei tablet al punto da poter essere considerati sostituti del PC.

Probabilmente, contemporaneamente, si assisterà ad un forte impulso allo sviluppo del riconoscimento vocale: presumibilmente l’interazione con i device mobili avverrà molto, oltre che con interfacce touch sempre più perfezionate (quelle attuali checchè se ne pensi sono ancora lontane dalla maturità), anche attraverso comandi vocali.
Al momento, nonostante decenni di studi al riguardo, soluzioni efficaci sembrano ancora relegate alla fantascienza.
Siri ed altri sistemi analoghi sono ancora lontani dal poter essere utilizzabili per qualsiasi scopo ed in qualunque ambiente.

In questo possibile scenario, il PC resta uno strumento molto potente e molto versatile, soprattutto nella versione Wozniak’s-way, cioè nella versione modulare in cui è possibile assemblarlo con componenti discreti, possibilmente sempre più potenti e miniaturizzati.
La capacità di calcolo, già attualmente, viene raramente sfruttata dal software disponibile per PC.
In pratica, mentre ora i tablet iniziano ad essere produttivi sfruttando al massimo le capacità di calcolo a disposizione, i PC, enormemente più potenti, hanno enormi potenzialità di espansione delle loro capacità semplicemente sfruttando adeguatamente tecnologie attuali, senza dover cioè attendere l’inevitabile evoluzione delle stesse.
La possibilità che uno strumento simile possa essere pensionato dai tablet, a mio parere, è veramente remota, almeno per quanto riguarda il prossimo futuro.

iPad ed usabilità

 Scritto da alle 06:27 del 15/03/2012  3 Risposte »
Mar 152012
 

Draft-iPad

Fa quasi parte dell’immaginario collettivo l’assunto che l’iPad sia un oggetto caratterizzato da un’alta usabilità ed intuitività.

Ma c’è chi, come me, sostiene il contrario.

Innanzitutto, l’iPad funziona in simbiosi con iTunes (Mac o Windows) e qui sorge il primo problema: l’utente all’atto dell’acquisto può non aver ricevuto questa informazione che scopre solo aprendo la confezione e lo scarno foglietto di istruzioni allegato. A questo punto l’utente deve collegare l’iPad al computer e lanciare iTunes.

L’utente scopre a questo punto che l’iPad è completamente dipendente da iTunes.

 

Il seguito lo potete leggere qui.

A prescindere da altre considerazioni relative ai prerequisiti non citati all’atto dell’acquisto (“per usare l’iPad ti serve un computer con iTunes”), se per usare un iPad sono obbligato ad avere a che fare con iTunes, è lecito mettere sulla bilancia che pesa l’usabilità dell’aggeggio anche l’intuitività e l’usabilità degli strumenti senza i quali è impossibile il suo utilizzo?
A mio parere non solo è lecito ma doveroso.

Con l’iPad effettuare operazioni relativamente semplici è una sorta di Odissea (spostare un contenuto da qui a lì ad esempio); questo grazie a limitazioni che fanno a capo al progetto ed alla interfaccia.

Supponiamo di voler salvare un documento PDF scaricato da Internet su un pen drive.
Con un computer l’operazione è relativamente semplice e, almeno su Windows 7, richiama il modello concettuale dello spostamento (clicco sul mio PDF e lo trascino sul pen drive) o dell’invio altrove (click col tasto destro –> invia a-> pen drive), pur mantenendo la possibilità di effettuare l’operazione tramite il comando il copia/sposta-incolla da menù.
Fatelo con l’iPad e poi tornate a parlarmi di usabilità ed intuitività.

Il problema, ovviamente, non è del solo iPad, ma coinvolge,  la maggior parte (tutti?) dei tablets in commercio.
Ma mentre per gli altri tablets si da’ per scontato che certe operazioni siano necessariamente più complicate da eseguire, per l’iPad, che soffre degli stessi problemi, si da’ per scontato l’esatto contrario.

A proposito di PDF

Ora l’utente vorrebbe importare degli e-book in formato PDF nel suo iPad. Dato che non c’è una presa per chiavetta USB sull’iPad, l’utente deve cercare su Google la soluzione.

Se leggere un ebook in formato PDF mette a dura prova l’usabilità di un oggetto che viene spacciato come la soluzione ideale (o quasi) per questo tipo di cose, la dice lunga sull’usabilità complessiva che ci si deve aspettare.

Si scopre che si può usare iTunes per importare i PDF aggiungendoli alla libreria del programma. L’utente lo fa, clicca su Books in iTunes e sincronizza i PDF importati sul suo iPad. Ora l’utente pensa che può finalmente leggere i suoi libri. In realtà l’iPad non può farlo direttamente, ma ha bisogno di una app (chiamata iBooks) che si scarica sull’Apple Store.

L’app è gratuita, ma per scaricarla l’utente deve avere un account attivo sull’Apple Store. Quindi deve inserire il suo Apple ID (la sua email) e la password per scaricare l’app. Se l’utente non ha un account (cosa probabile se l’utente non aveva mai usato iTunes prima d’ora) deve crearne uno.

L’utente crea l’account, scarica l’app in iTunes, quindi clicca su App e importa l’app sul suo iPad. A un certo punto compare un messaggio di errore: l’importazione è fallita perché il computer non è autorizzato ad usare l’account appena creato. Quindi l’utente deve autorizzare il computer, ripetere la procedura di importazione e alla fine vede comparire l’icona della app sul desktop del suo iPad.

Alla faccia del “It just works” di Jobsiana memoria…

In realtà l’usabilità dell’iPad sarebbe di molto superiore se Apple non l’avesse infarcito di limiti ed ostacoli volti ad indurre l’utente ad utilizzare il tablet in un certo modo, un modo che consenta ad Apple, cioè, di controllare le modalità di utilizzo e tradurle in denaro (che per l’utente equivale ad ulteriori spese).
In sostanza, perciò, un qualsiasi tablet non prodotto da Apple e privo di queste limitazioni è, almeno teoricamente, avvantaggiato rispetto al problema dell’usabilità.

Jacob Nielsen, guru dell’usabilità, ci va giù pesante sull’iPad; interessantissimi sono i report che illustrano i risultati di due ricerche sull’usabilità degli iPad realizzate dalla Nielsen Norman Group, la cui lettura consiglio a tutti.
Il primo, datato 2010 riguarda l’iPad 1, il secondo, del 2011, è relativo alla ricerca effettuata sull’iPad 2.

C’è chi obietta che la ricerca Nielsen è incentrata sull’usabilità delle apps e non dell’iPad; ma non si può dapprima tessere le lodi dell’iPad visto come ecosistema che comprende anche l’impressionante mole di apps scritte per il tablet Apple, e poi sottrarre questo ecosistema quando non conviene più.
L’iPad è stato progettato per essere privo di porte che quasi tutti diamo per scontate nei dispositivi moderni, per essere dipendente totalmente da iTunes e valorizzato dall’App Store ed il suo sterminato numero di apps.
Ed è questo insieme che va valutato quando si parla di usabilità.

Dire che l’iPad è un esempio di usabilità è, a mio parere, un errore di valutazione che sarebbe meglio evitare.

Feb 132012
 

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Con un chilometrico articolo sul blog Building Windows 8 a firma di Steven Sinofsky, Microsoft finalmente, dopo oltre un anno dall’annuncio, illustra dettagliatamente in che modo Windows 8 sarà reso disponibile per piattaforme ARM[1], cioè tutta quella serie di device equipaggiati con un processore RISC a 32bit (quali ad esempio Tegra 3 di Nvidia, Qualcomm Snapdragon APQ8064, OMAP serie 5 di Texas Instruments, ecc)

Windows on ARM (WOA per gli amici) perciò è una specifica versione di Windows 8 (se si chiamerà così…) destinata a girare principalmente su device mobili quali tablet, smartphone e sui device che, molto probabilmente, vedranno la luce nel prossimo futuro.

Il nuovo sistema operativo per ARM, non sarà venduto separatamente, ma si troverà integrato nei device che compreremo (nessuna novità, ci siamo già abituati con Windows Phone, iOS, Android, ecc.).
La novità, in questo caso, è che l’utente ritroverà, anche su questo tipo di device, la medesima interfaccia che è abituato ad utilizzare sul computer desktop.
Si tratta della tanto discussa “interfaccia doppia” Metro/Desktop, la cui integrazione e coerenza, ancora oggi, non mi convince troppo e che spero verrà ulteriormente migliorata nel proseguo dello sviluppo di Windows 8.

windows8-on-arm-woa
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Se inizialmente circolavano voci riguardo al fatto che la versione per ARM di Windows 8 non avrebbe incluso il desktop, cioè quella parte di interfaccia dedicata all’esecuzione delle applicazioni tradizionali che utilizziamo ora sui nostri computer Windows, la novità più dirompente è invece la conferma che l’ambiente desktop sarà disponibile anche su device ARM e che alcune applicazioni della prossima versione di Office (Excel, Word, PowerPoint e One Note di Office 15) saranno incluse in WOA (manca però Outlook…).
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Ma conservate lo champagne per altre occasioni: mentre tutte le applicazioni realizzate per l’interfaccia Metro e con tecnologia WinRT saranno compatibili sia con WOA che con Windows 8 per computer, NON sarà possibile eseguire, anche sui tablet ARM, TUTTE le attuali applicazioni desktop che usiamo/useremo sui nostri computer Windows 8-dotati.
Questa possibilità è riservata ad un ristretto sottoinsieme di applicazioni Microsoft quali –appunto- Office, Explorer (il file manager di Windows), la prossima versione di Internet Explorer, il task manager (tra l’altro evoluto in maniera fantastica) e, forse, poco altro.
Al momento non è prevista la possibilità di consentire agli altri sviluppatori il porting di applicazioni Win32/Explorer in ambiente desktop/ARM, ne’ il ricorso a programmi di virtualizzazione (come VirtualBox, VMWare, ecc) in grado di eseguire applicazioni Win32 in ambiente emulato.
Non esiste invece alcuna limitazione alla realizzazione di versioni WinRT di queste applicazioni, utilizzabili attraverso l’interfaccia Metro; gli sviluppatori potranno realizzare ciascuna loro applicazioni attraverso Visual Studio 11 che si occuperà di compilarla sia in versione per WOA che per Windows 8.
In sintesi, solo Microsoft potrà sfruttare l’interfaccia desktop di WOA per far girare alcune applicazioni ritenute strategiche.

Questa limitazione ha già scatenato polemiche.
Da più parti si è levata la critica che, in questo modo, si potrebbe indurre l’utente ad acquistare un tablet con WOA sotto l’apparente promessa di poter utilizzare con esso anche tutte le applicazioni che utilizzerà con il computer.
Mi da’ l’impressione si tratti dei soliti pretesti per gettare un po’ di fango dalle parti di Redmond, e a mio parere,  si tratta di un falso problema, infatti:

  • da qui all’uscita di Windows 8 e WOA (prevista, in contemporanea, entro il 2012) ci sarà tempo di sbandierare in lungo ed in largo questa limitazione;
  • si tratta anche di un problema di integrità morale del venditore di un certo device: sta a lui eventualmente illustrare correttamente potenzialità e limiti della soluzione adottata da Microsoft;
  • limitazioni ben più vessatorie sono state “digerite” ed accettate con apparente nonchalance dagli utenti; si pensi all’obbligo di collegare l’iPad ad un computer, su cui deve essere necessariamente installato iTunes, pena l’inutilizzabilità, di fatto, dell’oggetto appena acquistato.

A mio avviso, invece, questa “mossa” di Microsoft, insieme al supporto USB assicurato da WOA e alla possibilità di installare su ben 5 device differenti le applicazioni acquistate tramite Windows Store, costituiscono una serie di novità potenzialmente dirompenti per il settore mobile, un insieme di quelle cose di cui Microsoft ha bisogno per scompaginare un po’ le carte sul tavolo da gioco (ora saldamente in mano di Android e iOS), in modo da consentire il recupero di quel ritardo accumulatosi, con Windows Phone, in anni di approcci sbagliati a questo mercato:

  1. Poter utilizzare pienamente (o quasi) Office anche su terminali mobili, soddisfa un’esigenza attualmente molto sentita dagli utenti, sia consumer che aziendali e rende maggiormente adatti questi device all’uso anche in ambito professionale.
    Non dimentichiamoci, infatti, che Office è di gran lunga uno standard de facto tra gli utenti, diffuso, di fatto, in modo forse più capillare di Windows stesso.
    E quando si inizia ad utilizzare il tablet anche per la gestione di documenti, diventa sempre più importante la possibilità di poter gestire un crescente numero di file con uno strumento adatto; e quale strumento è meglio del miglior file manager in circolazione (Explorer)?
    A me pare evidente, che, più che di un trucco per abbindolare qualche utente disinformato, come teorizza qualche malizioso, si tratta invece di un’azzeccatissima strategia commerciale.
  2. Il supporto USB rende possibile la realizzazione di device mobili utilizzabili anche come computer desktop collegandoci tastiera e mouse previo l’utilizzo di appositi supporti o dock stations.
    Per spiegare a quale tipo di device mi riferisco, si prendano ad esempio device come l’Asus Transformer Prime (Android) o l’Asus Eee Slate (Windows 7).
    Device di questo tipo renderebbero più sensata la scelta della doppia interfaccia grafica (Metro/Desktop).
  3. I prezzi generalmente molto ridotti delle apps, insieme alla possibilità di installarle su 5 device differenti, dovrebbe dare un duro colpo alle motivazioni per cui ora in molti ricorrono alla pirateria.
  4. Oggettivamente, poter utilizzare la stessa interfaccia sia sul computer desktop/laptop che in ognuno dei propri device mobili, è una enorme facilitazione per l’utente.

In conclusione, fatte salve le mia perplessità relative all’insufficiente integrazione e coerenza delle interfacce Metro/Desktop, ritengo che Microsoft, con questa scelta, sia sulla strada giusta.
Non so quanto la scelta di fornire una versione di Windows per ARM possa fungere da traino anche per le vendite di Windows 8 per desktop, ma son pronto a scommettere che darà grande impulso alle vendite di device WOA e potrà essere uno dei principali motivi di un eventuale erosione delle quote di mercato ai danni di iOS e Android.


[1]

ARM, acronimo di Advanced RISC Machine, indica una famiglia di microprocessori a 32-bit sviluppata da ARM Holdings e utilizzata in una moltitudine di sistemi embedded.
Vengono anche utilizzati su terminali mobili quali smartphone e tablet, ma sono sempre più diffusi anche in tutta una serie di altri apparecchi elettrici ed elettronici.

Gen 062012
 

Per collegarsi ad Internet in mobilità esistono sostanzialmente due soluzioni: le chiavette USB, utilizzabili con PC, netbook e notebook ed i contratti di connessione dati disponibili per smartphone e tablet.

Da un po’ sono presenti sul mercato dei mini router WiFi 3G, come il TPLink TL-WR700N ad esempio, che solo di recente, grazie anche al drastico calo dei prezzi, stanno prendendo piede.

Si tratta di apparecchietti grandi poco più di un pacchetto di sigarette in grado di ospitare la classica SIM abilitata per la connessione dati 3G/3.75G/UMTS/HSPA; sono dotati di una batteria ricaricabile, si collegano ad Internet sfruttando la connessione DATI ed il piano tariffario attivato sulla SIM inserita e consentono la connessione di vari terminali (3, 5 o più) via WiFi.

Il mini router WiFi 3G viene visto dai PC, notebook, netbook, smartphone e tablet come un normale router WiFi a cui ci si può collegare per connettersi ad Internet.

Vodafone propone l’interessantissima Internet Key WiFi, con 3 mesi di navigazione Internet inclusa (fino a qualche settimana fa era in offerta a 29 Euro e ne ho approfittato al voloOcchiolino ) a soli 49 Euro.
Si tratta, appunto, di un mini router 3G WiFi (9,7cm x 6,2cm, 13mm di spessore, 84gr. di peso con la batteria inserita) che consente di condividere la connessione Internet HSPA con un massimo di tre devices contemporaneamente.
Consente anche l’inserimento di una microSd fino a 16Gb per la condivisione di dati tra i dispositivi collegati.

La connessione alla massima velocità (HSPA+ a 43.2 Mbps) è al momento possibile nelle principali città italiane (Bari, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Roma, Torino, Venezia, Verona) mentre nelle altre città può variare tra 14.4 e 21.6 Mbps.

In questo modo ho risolto i problemi di connessione in mobilità praticamente dell’intera famiglia: chi è a casa si collega tramite la WiFi di casa, quando siamo in giro possiamo collegare i nostri smartphone, il tablet ed il netbook sfruttando il comodissimo router WiFi 3G.
Quando per lavoro mi trovo ad operare in un’area priva di connessione WiFi, mi porto dietro il routerino e sono a posto.
Una volta terminati i 3 mesi di navigazione inclusi nel prezzo, andrò a caccia dell’offerta di connessione che più si adatterà alle mie esigenze; non sono legato a Vodafone e il mini router 3G si può utilizzare con SIM di qualsiasi provider.

Lo utilizzo da oltre un mese, con grande soddisfazione e la consiglio a tutti.

Il vantaggio sostanziale di questo tipo di soluzione alla necessità di connessione in mobilità è essenzialmente il risparmio sul costo della connessione in mobilità (si fa un unico abbonamento/ricaricabile anziché vari abbonamenti o piani tariffari per i diversi devices).

Inviare email da smartphone, tablet o cellulare

 Scritto da alle 12:54 del 01/12/2011  19 Risposte »
Dic 012011
 

InvioEmailDaSmartphone

Sul web si trovano decine di guide su come configurare il proprio cellulare/smartphone/tablet per ricevere email.

In questa guida spiego come configurare uno smartphone, un cellulare o un tablet per poter inviare email da qualsiasi account, a prescindere dal provider o dal gestore telefonico con cui si effettua l’accesso ad Internet.

Il server SMTP che si utilizza per inviare le email, è infatti strettamente legato al provider che fornisce l’accesso alla rete.
Ciò significa che se mi collego ad Internet tramite un abbonamento Tiscali, dovrei utilizzare smtp.tiscali.it come server di posta in uscita per tutti i miei account email.

Nell’esempio che segue ho utilizzato uno screenshot che mostra la configurazione di un device Android, ma la tecnica indicata nell’articolo è valida, in realtà, per qualunque device, iPhone, iPod e iPad compresi.
Dovrebbe essere abbastanza semplice, per analogia, riuscire a configurare qualsiasi device mobile.

Iniziamo.
Per prima cosa è indispensabile dotarsi, se non se ne possiede già uno, di un account di posta Gmail e modificare alcune impostazioni.

Effettuato l’accesso a Gmail, occorre cliccare sull’icona delle Opzioni e selezionare la voce Impostazione Gmail (si trova nell’angolo in alto a destra)
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Comparirà la scheda impostazioni in cui occorre cliccare sulla voce Account e importazione
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Nella scheda Account e importazione, cliccare sulla voce Aggiungi un altro indirizzo email di tua proprietà
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Si aprirà una nuova finestra del browser in cui occorre inserire l’indirizzo email dal quale si vuole poter inviare posta con il proprio device mobile.
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Premendo il pulsante Passaggio successivo viene proposta la scelta del server smtp da utilizzare per inviare le email; scegliere gmail.
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Nel passaggio successivo viene avviata la procedura di verifica dell’email inserita;
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premendo il pulsante Invia verifica verrà inviata una email all’indirizzo indicato contenente un codice di verifica che va copiato ed incollato nell’apposito campo.
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Una volta aggiunto l’indirizzo email, consiglio di selezionare l’opzione che consente di rispondere alle email ricevute utilizzando lo stesso indirizzo al quale il messaggio è stato inviato
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Possiamo disconnetterci da Gmail e passare alla configurazione del programma di posta sul device mobile.

Sul device mobile
Una volta configurato il server di posta in arrivo (chi possiede un account email Libero può fare riferimento a questa guida che sfrutta la facilità di configurazione di Gmail e la funzione di inoltro automatico delle email presente in Libero), occorre inserire i seguenti parametri per quanto riguarda la posta in uscita (per l’esempio ho utilizzato una schermata di K-9 Mail che utilizzo con il Samsung Galaxy Note):

Server smtp: smtp.gmail.com

Tipo di protezione: TSL (SSL su iPhone/iPad)

Porta: 587 (465 se si usa tipo protezione SSL, vedi iPhone/iPad)

Tipo di autenticazione: login

Nome utente: <indirizzo di posta elettronica gmail>

Password: <password per accedere all’account email gmail>
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Inoltre solitamente è possibile indicare, oltre al proprio nome, anche l’indirizzo email da utilizzare quale mittente delle nostre email; nel mio caso ho impostato folblog@libero.it.

Con K-9 Mail si uò indicarenelle opzioni “Composizione messaggio” di Impostazioni Account.

Una volta configurato l’account con questi parametri della posta in uscita, sarete in grado di inviare email dal vostro device mobile utilizzando un qualsiasi provider per l’accesso ad Internet.

Il destinatario riceverà l’email con l’indirizzo email mittente desiderato:
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