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Open-trap

 Scritto da alle 12:24 del 07/02/2009  13 Risposte »
Feb 072009
 

Moodle
Da settembre sto lavorando alla realizzazione di un plugin che consenta l’integrazione di applicazioni per la gestione di mappe concettuali all’interno di Moodle, il CMS opensource per l’e-learning.

Essendo un progetto opensource, mi aspettavo di trovare nella comunità di sviluppatori che orbita attorno al progetto, tutto quel supporto che viene spesso sbandierato e vantato come uno dei motivi principali per cui il software opensource sia da preferire.

Ho invece immediatamente constatato che questo supporto è praticamente inesistente e che mi devo arrangiare da solo, risolvendo problemi noti e già affrontati da altri e perdendo un sacco di tempo in più del previsto. Insomma, devo reinventare la ruota ogni tre per due.
Ho pensato che il motivo di tanta sonnolenza da parte della comunità di sviluppo di Moodle (soprattutto quella italiana, praticamente inesistente) derivasse dal fatto che Moodle è un progetto di nicchia, con scarse applicazioni pratiche; in sostanza che fosse talmente poco diffuso ed utilizzato che gli sviluppatori si potessero contare sulle dita di una mano.
Ma non è così.

Il motivo di tanta reticenza a condividere il proprio know-how con la comunità opensource è il più banale ci possa essere: vil denaro!
La pagina di supporto di Moodle, con il nuovo anno, è stata completamente rivista.
La comunità può contare su supporto gratuito per problemi banalissimi di utilizzo della piattaforma (utile a chi, per pigrizia, non è capace di dare uno sguardo al manuale); appena ci si trova con un problema per cui val la  pena veramente di scomodare il prossimo, si può attingere solo ai Commercial Services (a pagamento…) ottenibile presso uno dei moodle Partner.
Quali sono le tematiche per cui è previsto il supporto a pagamento?

Moodle Hosting
Moodle Support
Moodle Consulting
Moodle Installation
Moodle Integrations
Moodle Customisation
Moodle Courseware
Moodle Training
Moodle Themes
Moodle Certification

E per cosa invece è disponibile il supporto della “comunità opensource”?

Using Moodle
Other discussion areas

Seguo l’evoluzione di Moodle da qualche anno ed ho potuto perciò seguire i mutamenti a cui è andato incontro quasi dalle sue origini.
Il progetto è stato inizialmente un normale progetto opensource, in cui tutti condividevano il proprio know how (è questo lo scopo dell’opensource, la sua motivazione ideologica) e si aiutavano a vicenda.
Siamo sinceri, in sottofondo aleggia il motivo principale per cui solitamente l’Open source è visto con grande favore (che niente a che vedere con l’ideologia): tutto gratis.
E si sa, a caval donato non si guarda in bocca, e non solo si è disposti a perdonare eventuali difetti, ma addirittura si è disposti, avendo le capacità necessarie, ad impegnarsi in prima persona affinché questi difetti vengano eliminati.
E così in tanti, non volendo sobbarcarsi le spese per un CMS a pagamento per erogare servizi e-learning che, all’epoca, erano praticamente già di per se sperimentali, ha optato per questa che si è ben presto imposta all’attenzione come una delle più valide alternative.
In molti ci hanno investito tempo, buona volontà, fino ad ottenere un risultato che ora appare soddisfacente.

Una volta portato nell’orbita di Moodle un numero sufficiente di utenti, qualcosa è cambiato: si è dapprima chiuso il rubinetto del supporto (nessuno rispondeva più a quesiti che riguardavano lo sviluppo o l’integrazione) per poi, con il restyling del sito, far capire bene a tutti che, per certi temi, bisogna rivolgersi ad un Moodle Partner.
Consultare la pagina dedicata ai developer rende l’idea di quanto tutto ciò sembri accuratamente progettato e premeditato: informazioni ridicolmente scarne, a volte obsolete.

Per carità, il progetto resta formalmente opensource; almeno in facciata.
Ma, a mio parere, se ne è un po’ snaturata la natura: pensate che chi ha pagato per avere una propria personalizzazione, utile anche al resto della comunità, sia poi disposto a “condividerla” gratuitamente con gli altri (ammesso poi che lo possa fare)?
Chi sa, chi è in possesso di esperienza relativamente alla piattaforma, non condivide più un bel niente e, vista la scarsa concorrenza preferisce allinearsi al costume generale.

La mailing list a cui ero abbonato nella speranza di veder qualche risposta ad un paio di quesiti che mi interessavano, ha cessato del tutto la sua attività il 31/12/2008.
Insomma, gli utenti sono stati trattati come le mosche con il miele: le si attira in un punto solo per poi farle cadere in trappola, gli si chiude attorno un recinto con una porticina stretta stretta che gli da’ la sensazione di poter uscire quando lo si desidera e poi si inizia la mungitura.

Credo che a sintetizzare e dimostrare il percorso seguito da Moodle (la chiamerei involuzione), le premesse sulle quali è nato, basti questo intervento del 2004[1] in risposta a chi chiedeva perché Moodle era da preferire ad un altro prodotto commerciale:
image
Si noti che “l’accusa” mossa ad ADA allora, è simile a quella che oggi muovo a Moodle: fornire assistenza solo a pagamento è vissuto come una sorta di tradimento del “patto” (implicito e sottinteso) alla base dell’opensource.
A discolpa di ADA c’è da dire però che quel progetto è sorto già con quella connotazione, e non lo è invece diventato nel tempo; da un certo punto di vista, quindi, il comportamento è più corretto.
Il fatto che i sorgenti siano disponibili ma che relativamente in pochi sanno che farsene (e quei pochi sfruttano la situazione a proprio vantaggio) dimostra quanto alcune presunte verità sull’opensource siano quanto meno da riconsiderare con un po’ meno di certezza.

Ora non mi si fraintenda, non sto dicendo che ci sia qualcosa di illecito in quel che è accaduto.
Solo che il comportamento non mi pare dei più…simpatici.
Pur senza alcuna costrizione, chi negli anni ha puntato su questa piattaforma e-learning, “fidandosi” dell’opensource (o meglio delle sue implicite “promesse”), faticherà non poco ad abbandonarla per un’alternativa che costi meno. Quindi la libertà di passare ad un’alternativa è più teorica che pratica.
La concorrenza tra coloro che offrono assistenza sulla piattaforma a pagamento è poi praticamente inesistente, anche perché tutti sono allineati, catalogati, tra i Moodle Partner senza alcuna distinzione.
Così come appare solo teorica la libertà di optare per quei quattro gatti che sarebbero disposti a fornire supporto in stile “opensource puro”.
E a naso, chi si è precipitato a finire tra i Moodle Partner ben sa qual è la situazione reale.

Ora cosa potrà accadere?
O pian piano Moodle morirà perché vengono a mancare le premesse che lo hanno portato ad un relativo successo (ed in particolare la implicita promessa di gratuità che deriva dalla comune partecipazione al progetto), o si evolverà in progetto commerciale a tutti gli effetti (già ora, sotto certi versi, appare identico all’ADA del 2004), oppure dalle sue basi nasceranno progetti alternativi ed assisteremo al proliferare di versioni simili ma alternative.[2]

Alla luce di questa vicenda, ripropongo la domanda di tanto tempo fa: il software libero è sempre meglio?

Chi è convinto di si, lo vada a spiegare a quegli enti e quelle aziende che hanno puntato su Moodle, magari investendoci del tempo per renderlo migliore, ed ora si ritrovano a dover sostenere quegli stessi identici costi da cui hanno tentato di sfuggire.

In certi casi è meglio aver da subito chiaro che per un certo progetto occorrerà avere a disposizione un certo tipo di risorse, anzichè scoprirlo in seguito essendo totalmente impreparati alla cosa.
E’ questo il rischio di quei costi occulti di cui parlo quando ragiono su questi temi.

[1]
Chiunque può accedere a quel thread di discussione anche ora, a patto che che sia registrato.
E’ per evitare una inutile iscrizione che ho preferito pubblicare lo snapshot anzichè il link al messaggio.

[2]

In realtà penso che questo rischio, in questo caso, sia veramente limitato data la natura dell’applicazione in questione, rivolta ad una ristrettissima cerchia di utenti.

Technorati Tag: opensource,,

Vista vs. OpenOffice. Ostruzionismo?

 Scritto da alle 00:15 del 03/02/2009  19 Risposte »
Feb 032009
 

Mistero...

Sfrugugliando sulle varie impostazioni di Vista che non sono solito utilizzare, ho fatto una scoperta che mi ha incuriosito.

Ho visualizzato le impostazioni avanzate della utility  “Segnalazione di Problemi e soluzioni” raggiungibili in questo modo:

  • digitare “Segnalazioni” nel search box del pulsante Start selezionando poi l’utility
  • selezionare “Cambia impostazioni
  • selezionare “Impostazioni avanzate

Nelle impostazioni avanzate ho visto che è possibile indicare alcuni programmi per cui si vuole impedire che una segnalazione di malfunzionamento venga inviata a Microsoft.

Nel mio PC esiste un unico programma che è inibito a segnalare eventuali malfunzionamenti: SOFFICE.EXE

Soffice?

Qual’è la curiosità?
Intanto che questa impostazione non l’ho fatta io, e la cosa già mi secca un po’, inoltre non è modificabile; cioè è impossibile selezionare il programma e rimuoverlo agendo sull’apposito pulsante, che resta disattivato; e questa cosa invece mi secca parecchio.

Ma cos’è SOFFICE.EXE?
Rapida ricerca su Google e si scopre:

Il processo soffice.exe è parte del rinomato concorrente di Microsoft Office: OpenOffice.org….

Ma come? Tra tutte le cento e più applicazioni installate su questo PC, l’unica che non può inviare segnalazioni di eventuali problemi è OpenOffice? Perché?
E’ un’impostazione legata alla mia particolare configurazione o è così su tutti i PC che eseguono OpenOffice su Vista?
Ma ora la domanda più interessante: chi tra OpenOffice e Vista è responsabile di questa impostazione?

Se ad impostare in questo modo il tool di segnalazione di problemi di Vista è stata la procedura di installazione di OpenOffice, posso pensare che gli sviluppatori di OpenOffice non desiderino fornire informazioni che ritengono evidentemente riservate alla Microsoft. E la cosa, in un progetto open source, mi suonerebbe parecchio stonata.

Se invece responsabile di questa impostazione automatica è Vista, mi vien da pensare che si tratti di una forma di ostruzionismo nei confronti di un concorrente ritenuto temibile.
E mi si girerebbero gli zebedei….
Il motivo è semplice: la riterrei una di quelle pratiche di concorrenza sleale di cui Microsoft viene spesso accusata.

In alternativa a queste due ipotesi, si dovrebbe scoprire quale sia un buon motivo tecnico che giustifichi questa strana impostazione.

Qualcuno è in grado di chiarire il mistero?

Technorati Tag: Vista,,

Supporto Direct3D in VirtualBox

 Scritto da alle 00:15 del 02/02/2009  4 Risposte »
Feb 022009
 

Interessante l’idea illustrata da JeremyVisser: sfruttare la soluzione adottata da Wine e da Parallels (la cui implementazione però pare non essere ben realizzata) anche per VirtualBox:

Attualmente Wine consente alle applicazioni Direct3D di lavorare su Linux incapsulando Direct3D in OpenGL. Questo codice può essere riutilizzato in VirtualBox per aggiungere il supporto a Direct3D tramite l’accelerazione OpenGL che funziona  a partire dalla versione 2.1 di virtualBox.

Le seguenti DLL di Wine andrebbero ricompilate ed aggiunte al sistema operativo guest:

  • libwine.dll
  • wined3d.dll
  • d3d8.dll
  • d3d9.dll

Queste DLL potrebbero poi essere installate tramite VirtualBox guest additions.

Attualmente queste DLL si possono utilizzare in ambiente Windows seguendo le istruzioni sul wiki di Wine.

Installando le DLL nel sistema Windows host, è possibile utilizzare con successo applicazioni Direct3D attraverso OpenGL.

L’idea pare si sia rivelata valida e Robert Millan (aka rmh) è riuscito ad implementarla con successo, tanto che è stato invitato a ricompilare il tutto con kbuild, e condividere la sua soluzione sottoscrivendo l’accordo di collaborazione che consente a Sun di integrare in VirtualBox i contributi di altri utenti.

Insomma, a prescindere da come andrà a finire questa vicenda in particolare, è presumibile che il supporto a Direct3D, già nell’aria, sia realtà già con la prossima release di VirtualBox.

Technorati Tag: ,,,,opensource

Guerriglia anti Windows 7 al via

 Scritto da alle 00:15 del 15/01/2009  49 Risposte »
Gen 152009
 

FUD

Ci siamo.
I soliti fan affilano le armi e si preparano ad aprire la fabbrica del FUD con il mirino puntato su Windows 7.
Leggere articoli come questo, una sorta di avvertimento stile uomo-avvisato-mezzo-salvato, fa sorridere, amaramente e tristemente sorridere.

Cito scegliendo le perle più spassose:

Windows 7 è beta
Ubuntu 8.10 è la versione ufficiale finale

Windows 7 è in inglese
Ubuntu è in Italino

Windows 7 serve il seriale e dura 30 giorni [1] dopodiché devi craccarlo
Ubuntu non ha ne seriale e dura possiamo dire sempre

Windows 7 grafica flip aero che nessuno usa
Ubuntu compiz che ti agevola di molto

Windows 7 ti darà problemi e cerchi aiuto vedrai quanti ti rispondono
Ubuntu http://ubuntuforums.org/ o http://forum.ubuntu-it.org

Windows 7 è fatto solo per far guadagnare alla microsoft
Ubuntu parla con Richard Stallman

Windows 7 è l’ultima spiaggia per la Microsoft
Ubuntu si stà preparando all’invasione su tutti i pc

Invece, sono un po’ pessimista sul futuro di Linux per i desktop in generale.
Ne’ il FUD su Vista, ne’ l’avvento dei netbook Linux-dotati, ne’ la scelta di alcuni produttori di rilasciare i propri prodotti con Linux preinstallato[2], ne’ le varie release di Ubuntu che si sono avvicendate da quando Vista è stato rilasciato si son tradotti in un consistente guadagno di quote di mercato.
Se non vien fuori qualcosa di veramente strabiliante entro (o al più in concomitanza) con l’avvento di Windows 7, temo ci sarà un notevole fuggi fuggi in direzione Linux->Windows 7.
A mio parere Linux ha perso la più grande occasione che gli sia capitata fino ad ora per imporsi all’attenzione del grande pubblico.
Vedere persone che, dopo aver scelto di installare Ubuntu su vecchi catorci che non reggevano il carico imposto da Vista, ora si precipitano ad installarci Windows 7 (che è una beta!) e sentirne i gridolini di giubilo per le prestazioni, oppure veder sfrecciare Windows 7 su netbook [3] che, ironia della sorte, erano nati con Linux preinstallato, non consente troppo ottimismo.
Spero vivamente che chi è responsabile delle sorti dei progetti principali si levi di dosso l’arroganza di credere di essere un genio incompreso e scenda sulla Terra ad osservare più umilmente ciò che chiedono gli utenti, anzichè continuare a bullarsi per la superiorità di Linux che è sempre più presunta, più sperata che reale per la quasi totalità degli utenti.
Sarebbe un duro colpo veder ulteriormente limitata (con tutte le nefaste conseguenze che ciò comporterebbe) la diffusione di Linux schiacciato tra i due colossi Microsoft ed Apple.


[1]
In realtà dura 120 giorni, ma dubito che l’intento dell’autore sia informare, quindi….


[2]
Mettendo in crisi la teoria secondo cui Linux non si diffonde perché non si trova preinstallato sui PC.
Il flop di vendite dei Netbook con Linux, a cui viene preferita la versione con XP, è un altro duro colpo alla teoria.
Senza contare che molti di coloro che acquistano la versione con Linux lo fanno perché, a parità di prezzo, offre una dotazione hardware superiore, salvo poi correre subito dopo ad installare XP (crackato o no, poco importa in questo discorso).


[3]
Dove anche il tanto vituperato Vista brillava più dell’acclamato XP e di Linux.

Technorati Tag: ,

Iron, solo il meglio di Google Chrome

 Scritto da alle 10:00 del 05/11/2008  6 Risposte »
Nov 052008
 

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Google Chrome, o Chromium che dir si voglia, è senza ombra di dubbio uno dei prodotti più chiacchierati del momento, osannato da taluni, aspramente criticato da altri.
Per quanto mi riguarda, trovo intollerabile l’assoluta mancanza di rispetto per la privacy dell’utente ed i potenziali rischi che ciò comporta: Chrome infatti, oltre a registrare tutta una serie di informazioni in fase di installazione, esecuzione e in caso di errori, prevede un sistema di auto-aggiornamento invisibile all’utente (che non può nemmeno disabilitarlo se desidera), genera un client-id univoco che gli consente di identificare l’utente durante la navigazione, intercettandone, conservandone e tracciandone le abitudini di navigazione.
Esattamente come fa (mi si perdoni il paragone un po’ forte) un comunissimo spyware.

Uno degli aspetti che rendono Chrome interessante è che, l’essere rilasciato come progetto opensource, consente di studiarne il codice ed anche modificarlo.
Ed i risultati non hanno tardato a vedersi.
SRWare, attorno alla seconda metà di settembre, ha infatti sviluppato Iron, una versione di Chrome personalizzata, a cui sono state eliminate completamente tutte le funzionalità che mettono a rischio la privacy dell’utente.

Iron ha la stessa interfaccia, gli stessi comandi ed opzioni, la stessa rapidità di caricamento delle pagine web di Chrome, dal quale è perciò indistinguibile “ad occhio nudo”.
Nel frattempo però Iron si è arricchito di nuove funzionalità che lo rendono migliore del progetto originale.
Adblocker, ad esempio, è una funzionalità nativa di rimozione della pubblicità dalle pagine web (assente in Chrome).
La funzione è abilitato di default ma manca una voce di menù che che consenta di abilitarlo o disabilitarlo.
Adblocker si limita a bloccare l’accesso ai siti elencati in un apposito file (adblock.ini) presente nella cartella di installazione.
Inizialmente l’elenco è vuoto, e può essere popolato manualmente secondo le proprie preferenze; oppure si può utilizzare l’adblock.ini realizzato da SRWare o uno tra quelli disponibili per ADBlock Plus, la popolare estensione per Firefox che ha lo stesso scopo, o ancora una degli elenchi reperibili in rete (vedi X Files ad esempio).

Infine, SRWare ha realizzato una versione portabile di Iron , eseguibile direttamente senza necessità di installazione.

Insomma, Iron è Google Chromium senza i suoi difetti.

Fonte

Technorati Tag: ,,,opensource,,

[1]
Provando ad utilizzare l’elenco X-Files, ho avuto modo di notare che adblock.ini non tollera un eccessivo numero di links. Con l’elenco XFiles completo, ad esempio, va in crash.

Provato Google Chrome Beta – Prime impressioni

 Scritto da alle 00:15 del 04/09/2008  9 Risposte »
Set 042008
 

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Appena ho avuto un momento disponibile, ho installato e provato Google Chrome, il browser opensource rilasciato da Google in versione beta appena ieri, con un battage mediatico fuori dal comune.

Non son riuscito ad installarlo sul mio PC con Vista Business 64bit: ho scaricato l’installer salvandolo in una cartella e, da lì, lanciandone l’esecuzione, ma non accade nulla; eseguendolo in modalità amministratore l’unica differenza che ottengo è la richiesta di conferma dell’operazione da parte di UAC.
Non ho capito il motivo del mancato avvio dell’installer, non viene scritto nessun evento nel log di sistema, non viene mostrato alcun errore, niente di niente; semplicemente non succede nulla; e la ricerca su Internet di altri utenti con il mio stesso problema è risultata, fino ad ora, infruttuosa.
Il mio sospetto è che UAC impedisca, per qualche ragione, l’avvio dell’installer.
In attesa di scoprire il perchè ed il percome e vista la mia diffidenza riguardo alla disinvoltura con cui Google accaparra ed utilizza dati personali, per nulla fugata dalla lettura della licenza d’uso,  ed anzi corroborata da alcuni ulteriori dubbi che vedo sorgere anche in altri, faccio una scelta diversa.

L’ho installato, così, su una macchina virtuale VMware che esegue Windows XP Professional.
La prima impressione, a occhiometro, è stata di un browser molto leggero e veloce (mai quanto Opera, ma certamente più di Internet Explorer qualsiasiversione a 32 o 64bit, Firefox e Safari per Windows).
Essenziale, spartano oserei dire, con alcune funzioni prese in prestito, senza nasconderlo, da altri browser già da tempo presenti sul mercato.
Ho trovato molto fluida e comoda la gestione delle schede, così come la memorizzazione dei bookmark, che avviene in modo simile a quella di Firefox (che trovo semplicemente fantastica), ma senza la possibilità di etichettare gli indirizzi memorizzati.
Interessante (ma da valutare meglio con l’uso) l’idea di utilizzare la barra degli indirizzi anche come barra per le ricerche con il motore di ricerca predefinito (impostabile a piacere), anche se, data l’abitudine, può disorientare inizialmente l’utente.
Le opzioni di personalizzazione sono ridotte all’osso e presentate in modo molto friendly (simpatica la sezione “Roba da smanettoni” 🙂 ); questo è un pregio per l’utente molto inesperto, ma alla lunga si rivela un limite.

Sul sito di Google Chrome, risulta utile la pagina dedicata alla presentazione delle features.

A tal proposito, ho inizialmente riposto molte speranze nella modalità di navigazione in incognito, la cui spiegazione (un po’ fuorviante inizialmente) mi ha fatto pensare alla possibilità di navigazione anonima, ma che invece si limita a non memorizzare dati e cookies sul computer (ben poca cosa).

Alcuni cose non mi son piaciute:
* Manca un pulsante per andare alla home page;
* La pagina iniziale è scarsamente personalizzabile; sarebbe utile poter scegliere quali miniature di siti visualizzare;
* La barra degli indirizzi non memorizza gli ultimi indirizzi digitati; utile per certi scopi (privacy), scomodo per altri;
* Impossibile (sembra) memorizzare lo stesso indirizzo in due cartelle diverse (cosa che risulterebbe utile vista l’impossibilità di inserire tag per contrassegnare gli indirizzi);
* Non esiste una funzione per la gestione avanzata dei bookmark; la gestione dei bookmark diventa ben presto macchinosa e scomoda;
* Sarebbe utile poter impostare Chrome perchè utilizzi di default la modalità “in incognito” ;
* Manca la funzione di autocompletamento e di memorizzazione dei dati digitati in precedenza in determinati campi;
* La gestione dei download è certamente semplice ma poco versatile, rischiando di diventare scomoda in molti casi;

In conclusione, Google Chrome al momento mi sembra molto…Beta.
Al momento non offre nulla di veramente innovativo, o completamente alternativo a ciò che già esiste, anzi…
La mia sensazione è che Google speri che Chrome cresca grazie anche al contributo della comunità di sviluppatori opensource.

Il pregio maggiore mi sembra la sua rapidità e la semplicità derivante dalla sua essenzialità; allo stato attuale sembra più un browser “da Internet Cafè” che un browser per il navigatore assiduo, un browser per utenti alle prime armi più che per utenti esperti.
Il maggior difetto, la scarsa versatilità.

Infine una domanda mi è sorta spontanea: sentivamo proprio la necessità di un altro browser? Soprattutto di un browser come questo?

[ratings]

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