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Velocizzare un lento iMac

 Scritto da alle 06:23 del 03/07/2012  3 Risposte »
Lug 032012
 

Velocizzare un iMac

Il titolare di un’azienda, amico di un mio cliente, mi chiama per dare un’occhiata agli 8 PC dell’azienda che, a detta sua, sono molto lenti.
In effetti constato che, si tratta di ridare brio a dei PC acquistati nel 2008/2009 e che, in un momento di crisi come questo, non ci si sente di cambiare.

Terminato il lavoro, deve essere rimasto molto contento del risultato perché mi ha chiesto se potevo “…fare lo stesso miracolo…” con l’iMac da 27” che hanno in casa e che ora risultava molto lento.

La prima sorpresa sono i tempi di avvio: quasi 3 minuti per il boot!
Ho subito pensato ad un HD difettoso, ma l’analisi del disco non riportava alcuna segnalazione.
Scopro si tratta di un HD Seagate da 5400rpm…sic!…lento di fabbrica; solitamente questo tipo di dischi viene utilizzato su sistemi di storage in cui è importante l’affidabilità al prezzo di prestazioni ridotte.
Vederlo installato come unico disco in un normale computer mi ha lasciato molto perplesso.
Ed infatti il computer risultava lento e appesantito non appena si faceva qualcosa che comporta un po’ di lavoro per l’HD.

Spiego al cliente che il collo di bottiglia di quell’iMac, molto potente per il resto, sta proprio nell’HD: faccio l’esempio di una Ferrari con un paracadute montato nell’alettone posteriore e mi capisce al volo.

Mi chiede se posso sostituire l’HD con uno veloce; spiego che l’operazione di sostituzione degli HD in un iMac non è un’operazione semplice come sugli altri computer, i rischi connessi all’operazione sono tali da consigliare l’intervento di un centro di assistenza Apple.
Per inciso, ho già sostituito con successo HD su iMac e il web pullula di guide su come eseguire l’operazione, ma alla fine mi son convinto che il rischio di danneggiare o graffiare qualcosa non vale la candela.
Spiego che però, in questo caso specifico, anche la sostituzione dell’HD presso un centro di assistenza non era la soluzione ideale: in primo luogo non sarebbe stato possibile scegliere quale HD installare ma saremmo stati vincolati agli HD proposti da Apple, senza migliorare di molto la situazione; in secondo luogo non si poteva optare per la sostituzione con un SSD a prezzi sostenibili perché il cliente, evidentemente, aveva bisogno di molto spazio sul disco fisso (l’attuale disco da 1TB era occupato al 53%).

Mentre spiegavo, quasi escludendola, che la soluzione in questo caso sarebbe stata quella di aggiungere un HD esterno, un velocissimo SSD, l’occhio mi cade sui connettori Thunderbolt dell’iMac (credevo che su quella serie non ci fosse ancora…).
Faccio una veloce ricerca e scopro che con poco più di 300 Euro è possibile collegare un SSD esterno via Thunderbolt utilizzando un cavo Thunderbolt (€ 50,00), un adattatore Thunderbolt to SATA  (€ 120,00) ed un SSD OCZ Vertex 3 da 120GB (€ 105,00).

Ottenuto l’OK, faccio acquistare il tutto, copio il sistema operativo sul nuovo HD ed i risultati mi valgono la qualifica di “mago del computer” da parte del cliente ultra soddisfatto: boot in meno di 30 secondi e sistema che risulta enormemente più reattivo nel suo complesso.

Mi chiedo quale idiota possa aver concepito una configurazione simile per quell’iMac, relativamente molto ponente nella CPU e nella sezione grafica ma assolutamente lentissimo nello storage.
A maggior ragione trattandosi di un computer semi-blindato in cui operazioni banali come quella di sostituire un HD sono praticamente precluse ai più.

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iLarità

 Scritto da alle 10:38 del 26/06/2012  Nessuna risposta »
Giu 262012
 

image

Piccola parentesi di ilarità tratta da cervellilavati.it

E tutto questo accadeva dopo un anno dal clamoroso voltafaccia di Apple stessa.

Oggi, finalmente, il risveglio stile back to reality:

Apple decides that Macs aren’t immune to viruses (Apple decide che i Mac non sono immuni da virus)

Apple decide che i Mac non sono immuni ai virus

Godiamoci quello che ora assomiglia tanto a uno spassoso pezzo da cabaret.

MAC, PC e i virus
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Apple, Valve & Steam: cui prodest?

 Scritto da alle 12:33 del 14/04/2012  Nessuna risposta »
Apr 142012
 

ValveSteam

Secondo AppleInsader, pare che Valve (proprietaria della famosissima piattaforma per la vendita ed il gaming online Steam) ed Apple siano in procinto di stringere un accordo che potrebbe portare a potenziare l’offerta di videogames per Mac.
Lo si dedurrebbe dalla visita che Tim Cook ha effettuato presso la sede di Bellevue.

Si tratta ovviamente di rumors, ma un’eventuale collaborazione tra i due a chi gioverebbe?

A guadagnarci sarà certamente Apple: entrerebbe dalla porta principale in un settore (quello dei videogames hi-end) dove la sua presenza ora è molto marginale, ampliando l’offerta attuale e aumentando l’appeal della piattaforma OSX per quella parte di utenti che, usando il computer anche come serio strumento ludico, finora hanno scartato a priori l’ipotesi di uno switch.

C’è da attendersi che anche Valve ci guadagni, dato che avrebbe accesso a quella parte di utenti che ora è quasi fuori dai giochi; ma che comunque rappresenta una minoranza rispetto a tutto il mercato del settore ludico.
Valve, insomma, ci guadagnerebbe ma non così tanto quanto Apple.

Un ragionamento a parte, a mio parere, va fatto per quanto riguarda gli utenti, che vanno anzitutto distinti tra utenti OSX e utenti Windows.

Gli utenti OSX ci guadagnerebbero parecchio perché, presumibilmente, avrebbero finalmente accesso ad una più vasta scelta di titoli.

Per quanto riguarda il resto degli utenti, un’eventuale intesa tra Apple e Valve potrebbe non essere del tutto positiva.

I prezzi dei videogames infatti, potrebbero tendere ad un incremento:
in primo luogo a causa dell’ingresso di un nuovo soggetto (Apple) che, lecitamente, pretenderebbe la propria fetta di guadagni;
in secondo luogo per il rischio che l’azienda di Cupertino adotti il medesimo approccio avuto nel settore degli ebooks.

I prezzi degli ebooks, infatti, verrebbero schiacciati verso l’alto in virtù di alcune clausole contrattuali presenti negli accordi tra Apple ed alcuni editori.
Secondo il Dipartimento di Giustizia americano (che ha avviato un apposito procedimento), in quel caso, si configurerebbe una sorta di cartello tra Apple ed alcuni editori, teso a fissare a tavolino il prezzo finale di vendita degli ebook, scoraggiando la concorrenza con evidente danno per i consumatori finali.[1]

I rapporti di forza tra Apple e Valve nel settore dei videogames sono così diversi da scongiurare un simile rischio?
Apple riuscirà a convincere Valve a dividere con lei la torta dei guadagni o il prezzo dei videogames subirà le conseguenze negative derivanti dall’ingresso nella “filiera” di un nuovo soggetto?

Se la collaborazione tra i due vedrà la luce, ognuno di noi potrà valutarne le conseguenze.
Personalmente spero che, nel caso che un accordo vada in porto, lo store Steam riservato agli utenti OSX stia ben separato da quello degli altri utenti in modo da consentire (eventualmente) agli utenti Mac di continuare ad acquistare i medesimi contenuti a prezzo superiore e vivere felici, come spesso accade attualmente.


[1] Su The Wall Street Journal è presente un approfondimento sulla questione

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Giu 142011
 

FreePOPs & email libero.it

Aggiornamento dicembre 2012
Per risolvere il problema con libero.it che si è manifestato in dicembre 2012, la soluzione proposta in questo articolo non è più attuale.
Si vedano al riguardo gli articoli del 25 dicembre 2012 e del 27 dicembre 2012 in cui sono spiegati tre metodi per risolvere il problema.

 

Ho notato che da qualche tempo FreePOPs fa grossa fatica a scaricare la posta di accounts email @libero.it.
Sono spesso necessari molti tentativi prima che l’autenticazione tramite username e password abbia successo e non venga rifiutata.

Dopo una breve ricerca, la soluzione l’ho trovata nel forum di FreePOPs.
Si tratta di modificare opportunamente il file libero.lua che è contenuto nella cartella
…\Programmi\FreePOPs\LUA.

Dopo aver fatto una copia del file (per sicurezza), occorre aprirlo con un editor tipo Wordpad.
Va poi cercata la seguente stringa:

local popnumber = math.fmod(os.time(),15) + 1 — == random(1..15)

e sostituita con questa:

local popnumber = math.fmod(os.time(),4) + 1 — == random(1..15)

Dopo aver salvato il file, FreePOPs dovrebbe essere in grado di gestire correttamente la casella email @libero.it.

Per chi ama la pappa pronta, qui può scaricare il file zippato che contiene il libero.lua funzionante, in seguito alle modifiche di cui sopra.
Per utilizzarlo è sufficiente scompattare il file nella cartella …\Programmi\FreePOPs\LUA.

 

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Apple mi lascia veramente senza parole

 Scritto da alle 19:35 del 24/05/2011  6 Risposte »
Mag 242011
 

image

Questo l’approccio di Apple alla soluzione del problema malware balzato alla ribalta la settimana scorsa.
Click per ingrandire
Fonte

Tramite questo documento ufficiale trapelato dalle segrete di Cupertino, sono impartite le istruzioni agli operatori del supporto clienti Apple, su come gestire le chiamate di clienti che hanno visto infettato il proprio santo Mac dal malware.
Un documento che la dice lunga sul modo di Apple di trattare i problemi e sulla cura del cliente.

Mi chiedo se i clienti Apple son contenti di pagare un sacco di soldi ad un’azienda che li tratta come poveri deficienti.

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Apple, tutti i nodi vengono al pettine

 Scritto da alle 05:05 del 23/05/2011  5 Risposte »
Mag 232011
 

:-)
Son passati 2 anni e mezzo da questo articolo e, magicamente, quelle che allora erano delle mere opinioni –dal mio punto di vista basate su buon senso ed osservazione dei fatti-, si son trasformate in profezie che si sono puntualmente avverate.

D’altronde chiunque, con una dotazione minima di buon senso e lo stretto indispensabile di conoscenze nel settore avrebbe potuto e dovuto fare ragionamenti analoghi, come mi è capitato di leggere di recente.

Cos’è successo?
La notizia di un’esplosione di malware appositamente progettati per i sistemi Apple ha fatto il giro del mondo in men che non si dica.
E così, com’era inevitabile, anche nel Paese delle Meraviglie gli utenti Apple si son resi conto che la presunta maggiore sicurezza dei loro sistemi era nient’altro che un mito artatamente alimentato dal marketing Apple per incrementare le vendite.

A mio modo di vedere ciò che è accaduto era inevitabile per la concomitanza di una serie di fattori:

  • come ho più volte scritto quando ho trattato di questi temi in questo ed altri blog, tecnicamente, i sistemi operativi by Cupertino hanno sempre avuto ben poco da vantare riguardo a questo aspetto (la sequenza di Pwn2Own [1] in cui i sistemi Apple sono stati violati con ridicola facilità, avrebbe dovuto mettere la pulce nell’orecchio)
  • Microsoft non è stata con le mani in mano e, già con Vista, ha fatto passi da gigante in tema di sicurezza; con Windows 7 ha consolidato ed ulteriormente migliorato quanto di buono fatto.
  • La maggiore diffusione dell’accoppiata Mac + iOS ha reso meno efficace lo schermo protettivo assicurato dal principio Security by Minority.
    Dati diffusione sistemi operativi

    S/O

    Agosto 2008

    Aprile 2011

    Windows

    95,12%

    88,91%

    Mac

    3,55%

    5,40%

    iOS

    0,15%

    2,24%

    Linux

    0,82%

    0,94%

    Altri

    0,36%

    2,51%

    (fonte)

E visto l’atteggiamento di Apple –ahimè niente di nuovo-, supportato dal solito autolesionismo dello zoccolo duro, non sembra che le cose siano destinate a migliorare nel breve periodo.

Possibile che per aprire gli occhi occorra che….ci “scappi il morto”?


[1] Pwn2Own è una competizione tra hackers che si svolge annualmente durante il CanSecWest, la celebre conferenza sulla sicurezza dei sistemi informatici.
In questa competizione alcuni esperti di sicurezza tentano di guadagnare il premio messo in palio per chi riesce a violare i sistemi messi loro a disposizione sfruttandone eventuali falle di sicurezza.

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