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Linux

Dic 202008
 

VirtualBox 2.1

E’ stata rilasciata la versione 2.1 di VirtualBox, l’ottimo software di virtualizzazione gratuito di ho cui più volte parlato in precedenza.

Le novità in questa versione sono piuttosto interessanti. Tra le altre segnalo:

  • Supporto a macchine virtuali 64bit installate su macchina reale con sistema operativo a 32bit (rende possibile il test di sistemi a 64bit su macchine fisiche che eseguono sistemi operativi a 32 bit)
  • Accelerazione 3D via OpenGL (sperimentale); attualmente disponibile solo per macchine virtuali che eseguono Windows XP e Vista 32bit, con installati i Windows Guest Additions. Al momento è disponibile solo l’accelerazione OpenGL; per Direct3D occorrerà attendere future versioni di VirtualBox.
    Accelerazione 3D
  • Nuova implementazione della configurazione di rete Host Interface; ora la configurazione è semplicissima, simile a quella che si ha con VMware, e rende superflua la procedura di creazione manuale di un bridge di rete che ho descritto in questi articoli.
    Ora è sufficiente selezionare quale tra le interfacce di rete presenti presenti sul PC è da far utilizzare alla macchina virtuale.
    Configurazione network
  • Incremento delle performances VT-x (real mode execution)
  • incremento delle performances VGA con VT-x e AMD-V
  • Pausa automatica della macchina virtuale quando la macchina reale entra in modalità sospensione (sia per hosts Windows che Mac OS X)
  • Riavvio automatico della macchina virtuale messa precedentemente in pausa quando la macchina reale esce dalla modalità sospensione (sia per hosts Windows che Mac OS X)
  • Salva lo stato delle macchine virtuali (sia quelle in esecuzione che quelle in pausa) quando la macchina reale è alimentata da batterie e il loro livello di carica diventa critico (solo per Windows)
  • Aggiunto il supporto per la creazione di immagini VMDK (compatibili VMware) e VHD (compatibili con file immagine Vista Backup e Virtual PC)
  • Aggiunto il supporto per la conversione di file immagine (VDI/VMDK/VHD/RAW)
  • Consente il collegamento dello stesso HD a più macchine virtuali contemporaneamente

Insomma, si tratta di una vera e propria major release, che rappresenta un bel passo avanti rispetto alla precedente.

Technorati Tags: VirtualBox

False sicurezze per utenti Linux, Mac e BSD.

 Scritto da alle 00:15 del 22/10/2008  2 Risposte »
Ott 222008
 

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Il Russo Eugene Kaspersky, cofondatore dell’omonima software house che produce uno dei più apprezzati sistemi di Internet Security, ha rilasciato una serie di dichiarazioni relative alla presunta sicurezza dei sistemi Linux, Mac e BSD.
In linea con quel che sostengo da tempo, Kaspersky sostiene che la sicurezza dei sistemi *nix è solo un mito privo di fondamenta e che presto saranno anche loro “facili bersagli” di hacker e malware:

I moderni sistemi operativi sono mal progettati, incluso OpenBSD….
Mac e Linux non sono così sicuri come pensano gli utenti; al momento non sono oggetto di particolari attenzione da parte dei criminali informatici, ma ben presto diventeranno bersagli molto vulnerabili…Il problema è che sono i clienti a progettare il sistema operativo (sia direttamente all’interno delle comunità open source che, indirettamente, attraverso la domanda di mercato) e alla sicurezza preferiscono la flessibilità
.

Infatti i sistemi operativi più sicuri, come Symbian 9 and 10 o la piattaforma mobile Brew sono stati ben presto accantonati a favore di sistemi ritenuti più funzionali.

Kaspersky si spinge ad affermare addirittura che

…è poco probabile che emergeranno sistemi operativi sicuri nel prossimo futuro…
Il tallone d’Achille dei sistemi operativi più popolari è che eseguono applicazioni non certificate, perché ottenere la certificazione richiede troppo tempo e finisce che i sistemi operativi più sicuri vengano penalizzati dalla scarsa disponibilità di applicativi.

Il consulente per la sicurezza Chris Gatford, “PureHacking senior”, conferma invece la teoria secondo la quale, a rendere alcuni sistemi operativi (vedi Windows) ambiti bersagli per gli hacker, sia proprio la loro enorme diffusione, affermando che le piattaforme diventano oggetto di attacchi sempre più frequenti man mano che si diffonde il loro utilizzo. Gatford prosegue affermando che

E’ pura fortuna se gli utenti BSD e Mac, fino ad oggi non sono stati oggetto di attacchi frequenti perché esistono già in giro del malware per queste piattaforme
Gli utenti vorranno sempre eseguire qualsiasi applicazione, prescindendo dai rischi sulla sicurezza che ciò comporta”

Queste dichiarazioni non hanno niente di sensazionale, e nelle innumerevoli discussioni che questi argomenti hanno il potere di scatenare, sono in molti a sostenerle, semplicemente perché frutto di un ragionamento basato sul buon senso e frutto dell’osservazione dei dati oggettivi.
E’ interessante osservare come vengono ora validate anche da persone autorevoli in materia.

Personalmente sono d’accordo con entrambi ma non condivido il pessimismo di Kaspersky per il futuro.
Secondo me, sarà sempre più difficile violare il sistema operativo di una macchina e sarà invece più frequente, da parte di malintenzionati, il ricorso a tecniche che tendono a far cadere in trappola gli utenti meno attenti.
Spam, phishing sono noti esempi di queste tecniche che fanno leva più su aspetti psicologici che su falle di sicurezza del sistema operativo, risultando minacce cross-platform.

Aggiornamento 22/10/2008 h. 08:35
A proposito di tecniche che fanno leva su aspetti psicologici, sullo stesso tema segnalo questo articolo sullo Scareware, termine con il quale si indicano quelle applicazioni che utilizzano la tecnica di incutere ansia e timore nell’utente, tramite la segnalazione di finti problemi di stabilità e sicurezza, tentando di indurlo all’acquisto online (ed ottenendo di carpire i dati della carta di credito) di un prodotto che dovrebbe aiutare a risolvere tali finti problemi.

Technorati Tag: sicurezza,,Linux,,,Windows

Ott 062008
 

IKEA Helmer

Le vie del risparmio sono veramente infinite!
Tim Molter ha utilizzato un’economicissima cassettiera di IKEA da € 29,95, la Helmer, per realizzare un armadio rack per un cluster di 6 computer Linux based.
Per tutti i dettagli, rimando al suo articolo.
Non male no?

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Technorati Tag: cluster Linux,armadi rack,risparmio,

Password in Linux Ubuntu 8.04? Non servono

 Scritto da alle 13:15 del 06/09/2008  19 Risposte »
Set 062008
 

lucchetto_aperto
Ho casualmente scoperto che cambiare la password dell’utente root con Ubuntu 8.04 (ma sospetto con qualunque distribuzione Linux che faccia uso di GRUB) è un’operazione di una semplicità disarmante, tale da rendere praticamente nulla l’utilità di una password, anche quella dell’utente root!

Basta eseguire i seguenti 3 passi:

A) Occorre avviare Linux in modalità singolo utente

  1. Riavviare il computer.
  2. Premere il tasto ESC durante il caricamento di GRUB per visualizzare un menu.
  3. Se c’è un’opzione “recovery mode”, selezionarla e premere “b” per avviare il sistema in modalità singolo utente.
    Menu di boot GRUB
  4. Altrimenti, occorre selezionare la configurazione d’avvio di default e premere “e” per modificarla.
  5. Evidenziare la linea che inizia con “kernel”, premere ancora “e” per editarla.
    editare la riga...
  6. Alla fine della linea, aggiungere il parametro addizionale “single”, premere Invio per memorizzare la modifica e premere “b” per avviare il PC.
    aggiungere single alla fine

B) Cambiare la password di amministratore
Avviato il sistema in modalità singolo utente, ci si troverà automaticamente loggati come root 😮 ,con una linea di comando a disposizione…

Digitare “passwd” per cambiare la password dell’utente root oppure  “passwd <nomeutente>” per cambiare quella dell’utente <nomeutente>.
root command prompt

C) Riavviare
Riavviare il computer normalmente ed utilizzare la password che indicata al punto B.
Se si era modificata la configurazione di default come spiegato al punto A.4,A.5 e A.6, occorrerà riportare le cose com’erano in origine, eliminando la parola single dalla riga opportuna.

Sbaglio a chiedermi a che serve una password in Ubuntu? 🙂

No comment 🙂

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Technorati Tags: Linux,Ubuntu,,howto

Come installare applicazioni KDE in Windows

 Scritto da alle 08:15 del 08/07/2008  7 Risposte »
Lug 082008
 

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Questa guida spiega, passo passo, come installare applicazioni KDE Linux in ambiente Windows.
Innanzi tutto occorre scaricare ed installare il KDE-Installer per Windows.
Funziona con Windows 2000, XP, 2003 e Vista.

1) Avviare il KDE installer….
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2) Selezionare una directory di installazione per le applicazioni KDE ed i loro componenti. e premere Next. image

3) Nella schermata Install Mode, selezionare i valori di default (End User) e premere Next. image

4) Selezionare la cartella in cui scaricare i file di installazione che verranno scaricati e premere Next. image

5) Selezionare il tipo di connessione ad Internet e premere Next.
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6) Selezionare un server per il download e premere Next.
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7) Inserendo un segno di spunta, selezionare i pacchetti da installare e premere Next. image

8 ) A seconda delle applicazioni selezionate, verranno elencati eventuali ulteriori pacchetti che è necessario scaricare; premere Next per iniziare i downloads.
image image

9) Durante il download potrebbe comparire la seguente schermata di errore. Premere Retry per ritentareimage

10) Una volta terminati i download, viene avviata l’installazione.
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11) Potrebbe essere avviata l’installazione di Microsoft Visual C++ 2005 Redistributable.image

12) Al termine della procedura di installazione premere Finish.
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13) Accedete alla cartella selezionata al punto 2 in cui si è scelto installare le applicazioni KDE. All’interno c’è una cartella chiamata bin. in cui sono salvate tutte le applicazioni KDE appena installate. image

Per lanciare un’applicazione è sufficiente un doppio click. Di seguito alcuni esempi:
Konqueror mostra la home page di Google.
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Amarok…
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Kopete
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KWrite….
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Potrebbe essere utile per installare software che esistono solo per Linux…

Fonte

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Technorati Tags: KDE on Windows,,Linux,Windows,guide,howto

Computer virtuali

 Scritto da alle 18:04 del 14/05/2008  4 Risposte »
Mag 142008
 

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In questi ultimi giorni ho passato parecchio tempo a fare esperimenti con la virtualizzazione.

Per virtualizzazione [hardware], intendo l’utilizzo di quei programmi tramite cui è possibile realizzare un finto computer (PC virtuale, o Virtual Machine o VM) su cui può essere eseguito un sistema operativo diverso da quello che equipaggia realmente il computer [fisico, reale].
Eseguendo questi programmi, è cioè possibile creare ed utilizzare dei computer virtuali il cui desktop verrà visualizzato all’interno di una finestra del computer che si sta utilizzando per eseguire il programma di virtualizzazione.
I programmi di virtualizzazione più noti ed utilizzati sono VMware Workstation, Microsoft Virtual PC e VirtualBox (soprattutto in ambiente Windows desktop); Parallels Desktop e VMware Fusion (soprattutto in ambiente MacOSX).
Per parecchio tempo questi software, anche grazie al loro costo, sono state destinati all’uso dei soli “addetti ai lavori”, che li utilizzano tipicamente per allestire ambienti di lavoro di test per scopi vari.
Ma grazie alla maturazione di software gratuiti, questa opportunità è divenuta facilmente alla portata di tutti.

L’utilità di questo tipo di strumenti è enorme per chiunque voglia utilizzare più di un sistema operativo sullo stesso computer, senza che sia necessario il reboot per passare da un sistema all’altro.
In questo modo, ed in misura ancora maggiore grazie alla modalità seamless windows di cui parlo più avanti, è possibile utilizzare applicativi che girano su sistemi operativi diversi da quello installato sul PC.
A patto di avere un computer con una quantità di RAM sufficiente (almeno 2 GB, ma 4 e meglio).

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