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Hardware

set 042012
 

Samsung-Galaxy-Note5

Defective on Arrival (D.O.A.) indica un prodotto non funzionante all’arrivo o alla consegna.

A mio parere il Samsung Galaxy Note 10.1, presentato saggiamente a febbraio per non accavallarsi con lo smartphone Galaxy Note, è un prodotto di cui sembra facile prevedere uno scarso successo.

Dalla sua presentazione ad oggi, le specifiche hardware sono state migliorate: la CPU è quad core (era stato presentato indicando una CPU dual core), 2GB RAM (inizialmente 1GB), fotocamera da 5MP (contro i 3MP iniziali), connessioni 2G/3G/WiFi/ USB/Bluetooth.

Nonostante la presenza del pennino e delle relative utility, il vero tallone d’Achille è lo schermo: ha una risoluzione di 1280*800 (WXGA), la stessa del Galaxy Note da 5,3” per intenderci, in commercio da 9 mesi o del Motorola Xoom e iPad 2, sul mercato da ben 17 mesi.

Il new iPad col suo Retina Display da 2048×1536 pixel, e altri tablet come l’Acer Iconia Tab A700 o l’Asus Transformer PAD Infinity, entrambi con risoluzione di 1920×1200 full HD hanno abituato l’utente a pretendere di più dal display di un tablet, soprattutto se da 10” e dimostrano che questa scelta non è guidata da limiti di Android o dalla mancanza dei chipset adatti.

La densità del display del Galaxy Note 10.1 è di soli 150ppi; il che lo rende poco confortevole: se è vero che l’occhio umano non è in grado di percepire differenze tra una densità di 250ppi e densità superiori e che è ragionevole produrre tablet da 7” con schermi di densità attorno ai 220ppi (vedi Google Nexus 7), oggi un densità di 150ppi su uno schermo da 10” rischia di far apparire l’intero tablet come un prodotto scadente, nonostante, complessivamente, non lo sia affatto.

Non aiuta il fatto che risulti disponibile in preordine alla bellezza di 750$ (oltre € 600); anche considerando che probabilmente il prezzo sarà immediatamente destinato a calare, dubito che sarà un prodotto destinato a far gran parlare di se.

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Velocizzare un lento iMac

 Scritto da alle 06:23 del 03/07/2012  3 Risposte »
lug 032012
 

Velocizzare un iMac

Il titolare di un’azienda, amico di un mio cliente, mi chiama per dare un’occhiata agli 8 PC dell’azienda che, a detta sua, sono molto lenti.
In effetti constato che, si tratta di ridare brio a dei PC acquistati nel 2008/2009 e che, in un momento di crisi come questo, non ci si sente di cambiare.

Terminato il lavoro, deve essere rimasto molto contento del risultato perché mi ha chiesto se potevo “…fare lo stesso miracolo…” con l’iMac da 27” che hanno in casa e che ora risultava molto lento.

La prima sorpresa sono i tempi di avvio: quasi 3 minuti per il boot!
Ho subito pensato ad un HD difettoso, ma l’analisi del disco non riportava alcuna segnalazione.
Scopro si tratta di un HD Seagate da 5400rpm…sic!…lento di fabbrica; solitamente questo tipo di dischi viene utilizzato su sistemi di storage in cui è importante l’affidabilità al prezzo di prestazioni ridotte.
Vederlo installato come unico disco in un normale computer mi ha lasciato molto perplesso.
Ed infatti il computer risultava lento e appesantito non appena si faceva qualcosa che comporta un po’ di lavoro per l’HD.

Spiego al cliente che il collo di bottiglia di quell’iMac, molto potente per il resto, sta proprio nell’HD: faccio l’esempio di una Ferrari con un paracadute montato nell’alettone posteriore e mi capisce al volo.

Mi chiede se posso sostituire l’HD con uno veloce; spiego che l’operazione di sostituzione degli HD in un iMac non è un’operazione semplice come sugli altri computer, i rischi connessi all’operazione sono tali da consigliare l’intervento di un centro di assistenza Apple.
Per inciso, ho già sostituito con successo HD su iMac e il web pullula di guide su come eseguire l’operazione, ma alla fine mi son convinto che il rischio di danneggiare o graffiare qualcosa non vale la candela.
Spiego che però, in questo caso specifico, anche la sostituzione dell’HD presso un centro di assistenza non era la soluzione ideale: in primo luogo non sarebbe stato possibile scegliere quale HD installare ma saremmo stati vincolati agli HD proposti da Apple, senza migliorare di molto la situazione; in secondo luogo non si poteva optare per la sostituzione con un SSD a prezzi sostenibili perché il cliente, evidentemente, aveva bisogno di molto spazio sul disco fisso (l’attuale disco da 1TB era occupato al 53%).

Mentre spiegavo, quasi escludendola, che la soluzione in questo caso sarebbe stata quella di aggiungere un HD esterno, un velocissimo SSD, l’occhio mi cade sui connettori Thunderbolt dell’iMac (credevo che su quella serie non ci fosse ancora…).
Faccio una veloce ricerca e scopro che con poco più di 300 Euro è possibile collegare un SSD esterno via Thunderbolt utilizzando un cavo Thunderbolt (€ 50,00), un adattatore Thunderbolt to SATA  (€ 120,00) ed un SSD OCZ Vertex 3 da 120GB (€ 105,00).

Ottenuto l’OK, faccio acquistare il tutto, copio il sistema operativo sul nuovo HD ed i risultati mi valgono la qualifica di “mago del computer” da parte del cliente ultra soddisfatto: boot in meno di 30 secondi e sistema che risulta enormemente più reattivo nel suo complesso.

Mi chiedo quale idiota possa aver concepito una configurazione simile per quell’iMac, relativamente molto ponente nella CPU e nella sezione grafica ma assolutamente lentissimo nello storage.
A maggior ragione trattandosi di un computer semi-blindato in cui operazioni banali come quella di sostituire un HD sono praticamente precluse ai più.

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mag 192012
 

battery-test

Per aumentare la durata della batteria può essere utile un semplice accorgimento: dopo aver scaricato lo smartphone fino a farlo spegnere, levare la batteria, attendere qualche secondo e reinserirla.

Ricaricare il dispositivo tramite presa di corrente (la porta USB non va bene) lasciandolo ancora in carica per qualche ora dopo che ha segnalato il raggiungimento del 100% di carica.

Ed ora la magia: prima di staccarlo dal caricabatteria, accendetelo e sbloccatelo. Solo quando viene visualizzata la home scollegate il cavetto.

Ho notato che a volte, a parità di modalità di utilizzo, la batteria del mio Galaxy Note durava più del solito.
Dopo una serie infinita di osservazioni nel tentativo di capire quale fosse la causa, mi è sembrato di scoprire una correlazione tra il distacco dal caricabatteria a telefono attivo ed una maggiore durata.

Incuriosito, ho fatto delle ricerche e a quanto pare, se si scollega il dispositivo quando non è sbloccato, non si attiva il deep sleep, la modalità di massimo risparmio di energia che si attiva quando non si usa il telefono.

Provate anche voi per vedere l’effetto che fa.

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apr 192012
 

Samsung-Galaxy-Tab-7-0-Plus

Annunciato nell’ottobre 2011, il tablet Samsung Galaxy Tab 7.0 Plus si trova disponibile da qualche settimana, principalmente negli store online.

Nonostante la mia convinzione che 7” siano la dimensione ideale per un tablet “da spaparanzo sul divano”, purtroppo, a mio parere, è un prodotto che, dal momento del suo annuncio ad oggi, ha perso molto appeal.

La configurazione hardware non spicca in nessuna caratteristica: il processore dual core da 1,2GHz e, soprattutto, uno schermo PLS LCD con risoluzione 1024×600 sono dotazioni caratteristiche di modelli del passato.

Non bastano la possibilità di usarlo anche come telefono (grazie alla possibilità di inserirvi una SIM), ne’ i suoi 16GB di RAM interna espandibile attraverso MicroSD, ne’ la doppia fotocamera (3,15 Mpixel la posteriore  2 Mpixel quella frontale) a migliorare la situazione.
Basti pensare che prodotti come lo smartphone Galaxy Note, a parità di altre caratteristiche, può vantare una CPU dual core da 1,4GHz, uno schermo con risoluzione 1280×800 e una fotocamera da 8Mpixel.
La versione 3.2 di Android (Honeycomb) che si trova installata non migliora l’attrattività di questo prodotto.

Il colpo di grazia, lo da’ il prezzo: attualmente lo si trova a circa €350,00, ma, a mio parere, il Galaxy Tab 7.0 Plus è un prodotto che sarebbe da prendere in considerazione solo quando/se il suo prezzo dovesse avvicinarsi ai 200 Euro.

Insomma dai nuovi prodotti mi sarei atteso qualcosina di più.

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Nel futuro tablet, PC o…transformers?

 Scritto da alle 06:27 del 21/03/2012  Nessuna risposta »
mar 212012
 

tablet-vs-PC

Da tempo fervono discussioni sugli scenari possibili che si prospettano per il futuro nel settore IT ed è molto gettonata l’ipotesi che il personal computer, per molti già sul viale del tramonto, verrà rimpiazzato dai tablet.

E’ innegabile che, da quando gli iPad hanno fatto la loro comparsa sul mercato, il “tablet” sia sulla bocca di tutti, divenuto l’oggetto del desiderio.
Oltre ad essere utile in molte situazioni, è diventato anche un oggetto trendy, che fa sentire più giovani, più intelligenti (esagero ma non troppo), più cool, una cosa che “si deve” possedere, una sorta di status symbol, da sfoggiare per potersi pavoneggiare con amici e colleghi.
Succede sempre così con le novità tecnologiche: prima era l’impianto hi fi in auto, poi il cellulare, poi l’iPod, poi lo smartphone, ora i tablet e domani qualcos’altro.

Che in futuro i device mobili saranno sempre più diffusi non è difficile da prevedere: è da almeno 12 anni che ce lo vanno ripetendo ed ora, finalmente, si intravede una possibile concretizzazione degli scenari ipotizzati, in cui tutti avranno il loro terminale portatile.
Ma che il tablet sia destinato a soppiantare il personal computer non lo darei così per certo. Tutt’altro.

E’ noto a tutti che le vendite di PC hanno subito un calo, iniziato con la comparsa sul mercato dei netbook; i tablet hanno contribuito ad accentuare questa tendenza (rubando la scena più che altro ai netbook stessi), ma non credo che questo sia l’inizio del processo che li porterà a soppiantare i PC.

Se ci si sofferma a pensare a come, dove, quando si utilizza con profitto un tablet, ci si rende conto che pochissime volte il suo utilizzo si sovrappone a quello dei PC o dei laptop.
I tablet attualmente in circolazione sono più che altro strumenti “passivi”, adatti soprattutto per fruire contenuti, più che gestirli.
Finché si tratta di aggiornare il proprio stato su Facebook, scrivere un post su Twitter o brevissimi testi, la cosa non è affatto evidente, ma quando si pensa a realizzare una presentazione, una lettera, un articolo sul blog o anche, semplicemente, un commento un po’ articolato ad un articolo altrui, che magari richiede cose banalissime come copia/incolla, evidenziazione o formattazione di testi,  tutti i limiti di questo presunto sostituto dei PC emergono chiari come il sole.

La differenza sostanziale tra un tablet ed un PC desktop od un laptop sta nel metodo di input adottato e nel fatto che, solitamente, il tablet è trasportabile in modo molto più agevole anche di un netbook o di un ultrabook.
Le interfacce finger friendly sono comode ed intuitive in alcune occasioni, ma hanno innegabili limiti in molti ambiti.
Operazioni che con un computer sono banali, non sono affatto semplici ne’ scontate con un tablet (copiare o spostare un file da un device ad un altro, stampare un documento, per fare due esempi a caso).
Probabilmente il tablet oggi è destinato a soppiantare il PC in quei casi in cui un PC si dimostri nettamente sovradimensionato rispetto alle reali esigenze dell’utente (esigenze basilari quali navigazione Internet, social networks, email, ecc), ma di certo, attualmente, non si può sostituire efficacemente ai PC/notebook/netbook in compiti quali sviluppo di software, di siti web, ritocco ed elaborazione di immagini, montaggi video, redazione di testi corposi, presentazioni, possibilità immense di connessione con altri dispositivi, utilizzo con videogiochi di ultima generazione ne’, tantomeno, in ambito aziendale con la stragrande maggioranza (la totalità?) degli applicativi gestionali.
In molti casi, pur non essendo impossibile l’utilizzo di un tablet per svolgere certi compiti, questi sono talmente più faticosi, laboriosi e complicati da svolgere con un device mobile/touch, che le situazioni in cui il tablet è preso in considerazione sono relegate nell’ambito delle emergenze e delle urgenze.

La verità è che con il tablet si è in grado di eseguire solo un ristretto sottoinsieme di compiti che si eseguono facilmente con un PC.
E questo principalmente a causa della modalità di interazione e delle limitazioni imposte dalla necessità di massimizzare la portabilità del device.
Il suo utilizzo affiancherà quello dei PC, che vengono così sollevati solo dai compiti più banali, come detto prima.
Un tablet, ripeto, è comodo per navigare su Internet, controllare le email, per brevi letture, durante le pause, in metro, dal medico, in coda alle poste, spaparanzati sul divano di fronte alla TV; può essere utile per mostrare delle presentazioni o cataloghi (realizzati con strumenti più idonei, ovviamente), per ricevere le imbeccate da suggeritori esterni quando si partecipa a talk show televisivi, per mostrare le foto ed i video ad amici e parenti…insomma in molti casi è l’ideale, come ho già detto, come strumento passivo per la fruizione di contenuti, i più disparati.

Riflettiamo ora un momento su quand’è che un device mobile sarà realmente in grado di rendere superfluo un PC od un laptop.
E’ necessario che la comodità/efficienza/efficacia della modalità di input dei testi sia paragonabile a quella che chiunque può sperimentare attualmente con l’uso di mouse e tastiera.
Probabilmente ci sarà una fase in cui verranno fuori dei device mobili, sempre più leggeri e sottili, ma in grado di presentare, all’occorrenza una tastiera fisica (incorporata nel corpo del device) ed un modo per poterli poggiare su qualche superficie o sulle gambe (insomma come per i laptop).
Parlo di prodotti come l’Asus Trasformer Prime,

asus-transformer-prime-confermato-per-il-19-d-L-pG5-77

o l’Asus PadFone e delle loro evoluzioni.

asus-padfone-ecco-il-video-promozionale-L-236H8j

Penso perciò sia più probabile assistere ad un’evoluzione dei PC (che li renderà ancora più versatili e potenti) piuttosto che alla loro estinzione in favore dei tablets.
Tecnologie come Kinect potrebbero far parte delle dotazioni standard di un computer, visto che da tempo Microsoft ne ha rilasciati i drivers opensouce.
Le applicazioni, anche con l’interazione di altre tecnologie, non sono certamente relegate al solo mondo ludico.
Vari esempi già ora sono in grado di dare un’idea di cosa potremmo aspettarci in futuro

Se Microsoft sarà in grado con Windows 8 (o il suo successore, come mi pare più probabile) di realizzare il sogno di un ambiente unico, disponibile sia su PC che su device mobili, e Intel quello di realizzare una piattaforma hardware x86 efficiente anche per il mercato mobile, è possibile che assisteremo alla commercializzazione di prodotti ad-hoc che sfruttino queste nuove opportunità, fino al raggiungimento dell’obbiettivo di un PC all-in-one performante ma talmente sottile e leggero  da poter essere trasportato (in tutto o in parte) come un tablet ma utilizzato anche come strumento da scrivania.
Il cloud computing e le sue possibili applicazioni così come la velocità e l’economicità delle connessioni a banda larga giocano anch’esse un ruolo fondamentale nella realizzazione di questi scenari ipotetici.

Son pronto a scommettere più su un’evoluzione del PC in forma “tabletizzata” che il potenziamento dei tablet al punto da poter essere considerati sostituti del PC.

Probabilmente, contemporaneamente, si assisterà ad un forte impulso allo sviluppo del riconoscimento vocale: presumibilmente l’interazione con i device mobili avverrà molto, oltre che con interfacce touch sempre più perfezionate (quelle attuali checchè se ne pensi sono ancora lontane dalla maturità), anche attraverso comandi vocali.
Al momento, nonostante decenni di studi al riguardo, soluzioni efficaci sembrano ancora relegate alla fantascienza.
Siri ed altri sistemi analoghi sono ancora lontani dal poter essere utilizzabili per qualsiasi scopo ed in qualunque ambiente.

In questo possibile scenario, il PC resta uno strumento molto potente e molto versatile, soprattutto nella versione Wozniak’s-way, cioè nella versione modulare in cui è possibile assemblarlo con componenti discreti, possibilmente sempre più potenti e miniaturizzati.
La capacità di calcolo, già attualmente, viene raramente sfruttata dal software disponibile per PC.
In pratica, mentre ora i tablet iniziano ad essere produttivi sfruttando al massimo le capacità di calcolo a disposizione, i PC, enormemente più potenti, hanno enormi potenzialità di espansione delle loro capacità semplicemente sfruttando adeguatamente tecnologie attuali, senza dover cioè attendere l’inevitabile evoluzione delle stesse.
La possibilità che uno strumento simile possa essere pensionato dai tablet, a mio parere, è veramente remota, almeno per quanto riguarda il prossimo futuro.

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iPad ed usabilità

 Scritto da alle 06:27 del 15/03/2012  3 Risposte »
mar 152012
 

Draft-iPad

Fa quasi parte dell’immaginario collettivo l’assunto che l’iPad sia un oggetto caratterizzato da un’alta usabilità ed intuitività.

Ma c’è chi, come me, sostiene il contrario.

Innanzitutto, l’iPad funziona in simbiosi con iTunes (Mac o Windows) e qui sorge il primo problema: l’utente all’atto dell’acquisto può non aver ricevuto questa informazione che scopre solo aprendo la confezione e lo scarno foglietto di istruzioni allegato. A questo punto l’utente deve collegare l’iPad al computer e lanciare iTunes.

L’utente scopre a questo punto che l’iPad è completamente dipendente da iTunes.

 

Il seguito lo potete leggere qui.

A prescindere da altre considerazioni relative ai prerequisiti non citati all’atto dell’acquisto (“per usare l’iPad ti serve un computer con iTunes”), se per usare un iPad sono obbligato ad avere a che fare con iTunes, è lecito mettere sulla bilancia che pesa l’usabilità dell’aggeggio anche l’intuitività e l’usabilità degli strumenti senza i quali è impossibile il suo utilizzo?
A mio parere non solo è lecito ma doveroso.

Con l’iPad effettuare operazioni relativamente semplici è una sorta di Odissea (spostare un contenuto da qui a lì ad esempio); questo grazie a limitazioni che fanno a capo al progetto ed alla interfaccia.

Supponiamo di voler salvare un documento PDF scaricato da Internet su un pen drive.
Con un computer l’operazione è relativamente semplice e, almeno su Windows 7, richiama il modello concettuale dello spostamento (clicco sul mio PDF e lo trascino sul pen drive) o dell’invio altrove (click col tasto destro –> invia a-> pen drive), pur mantenendo la possibilità di effettuare l’operazione tramite il comando il copia/sposta-incolla da menù.
Fatelo con l’iPad e poi tornate a parlarmi di usabilità ed intuitività.

Il problema, ovviamente, non è del solo iPad, ma coinvolge,  la maggior parte (tutti?) dei tablets in commercio.
Ma mentre per gli altri tablets si da’ per scontato che certe operazioni siano necessariamente più complicate da eseguire, per l’iPad, che soffre degli stessi problemi, si da’ per scontato l’esatto contrario.

A proposito di PDF

Ora l’utente vorrebbe importare degli e-book in formato PDF nel suo iPad. Dato che non c’è una presa per chiavetta USB sull’iPad, l’utente deve cercare su Google la soluzione.

Se leggere un ebook in formato PDF mette a dura prova l’usabilità di un oggetto che viene spacciato come la soluzione ideale (o quasi) per questo tipo di cose, la dice lunga sull’usabilità complessiva che ci si deve aspettare.

Si scopre che si può usare iTunes per importare i PDF aggiungendoli alla libreria del programma. L’utente lo fa, clicca su Books in iTunes e sincronizza i PDF importati sul suo iPad. Ora l’utente pensa che può finalmente leggere i suoi libri. In realtà l’iPad non può farlo direttamente, ma ha bisogno di una app (chiamata iBooks) che si scarica sull’Apple Store.

L’app è gratuita, ma per scaricarla l’utente deve avere un account attivo sull’Apple Store. Quindi deve inserire il suo Apple ID (la sua email) e la password per scaricare l’app. Se l’utente non ha un account (cosa probabile se l’utente non aveva mai usato iTunes prima d’ora) deve crearne uno.

L’utente crea l’account, scarica l’app in iTunes, quindi clicca su App e importa l’app sul suo iPad. A un certo punto compare un messaggio di errore: l’importazione è fallita perché il computer non è autorizzato ad usare l’account appena creato. Quindi l’utente deve autorizzare il computer, ripetere la procedura di importazione e alla fine vede comparire l’icona della app sul desktop del suo iPad.

Alla faccia del “It just works” di Jobsiana memoria…

In realtà l’usabilità dell’iPad sarebbe di molto superiore se Apple non l’avesse infarcito di limiti ed ostacoli volti ad indurre l’utente ad utilizzare il tablet in un certo modo, un modo che consenta ad Apple, cioè, di controllare le modalità di utilizzo e tradurle in denaro (che per l’utente equivale ad ulteriori spese).
In sostanza, perciò, un qualsiasi tablet non prodotto da Apple e privo di queste limitazioni è, almeno teoricamente, avvantaggiato rispetto al problema dell’usabilità.

Jacob Nielsen, guru dell’usabilità, ci va giù pesante sull’iPad; interessantissimi sono i report che illustrano i risultati di due ricerche sull’usabilità degli iPad realizzate dalla Nielsen Norman Group, la cui lettura consiglio a tutti.
Il primo, datato 2010 riguarda l’iPad 1, il secondo, del 2011, è relativo alla ricerca effettuata sull’iPad 2.

C’è chi obietta che la ricerca Nielsen è incentrata sull’usabilità delle apps e non dell’iPad; ma non si può dapprima tessere le lodi dell’iPad visto come ecosistema che comprende anche l’impressionante mole di apps scritte per il tablet Apple, e poi sottrarre questo ecosistema quando non conviene più.
L’iPad è stato progettato per essere privo di porte che quasi tutti diamo per scontate nei dispositivi moderni, per essere dipendente totalmente da iTunes e valorizzato dall’App Store ed il suo sterminato numero di apps.
Ed è questo insieme che va valutato quando si parla di usabilità.

Dire che l’iPad è un esempio di usabilità è, a mio parere, un errore di valutazione che sarebbe meglio evitare.

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