Privacy Policy

Ricerca in FOLBlog

Cogito ergo sum

Set 062010
 

Ping

Ah, ecco, era ora!
Finalmente Apple ha risolto l’annoso problema dei social networks.
Ce n’era proprio bisogno!
Non bastava Facebook, Linkedin, Myspace, Twitter e compagnia bella, no, troppo poco.
Perchè lasciarsi sfuggire l’opportunità di spremere meglio il proprio parco buoi?”, devono aver pensato i geni della lampada (aka “quelli” della Apple) quando si sono pensati Ping.

Ed ecco che, facendo passare come una grande novità la sua tardiva comparsa anche in questo settore (complici i non proprio ottimi rapporti con Google?), Apple, come al solito, fa credere di aver inventato qualcosa che è migliore delle centinaia di social networks esistenti.

Ed ovviamente lo zoccolo duro, acritico come mai prima d’ora, ha prontamente risposto al richiamo della foresta ed ha iniziato il suo tam tam triviale.

Per farmi quattro risate quando Brignano non è su Canale 5 o al teatro, mi sono iscritto ad un forum di “esperti” utenti Apple e prontamente sono stato invitato dal sacerdote capo a fare uso del nuovo, meraviglioso prodotto Apple.

Già pregustando le grasse risate in arrivo, ovviamente sono andato a ficcanasare sulle meraviglie di questo “nuovo” social network.

E mi son trovato di fronte alla solita solfa Maccariana.
Con un paio di novità: evidentemente Apple stavolta forse pensa di premiare, in qualche modo, la leccaculaggine dei suoi adepti (ed era anche ora!) dato che l’invito è agganciato ad una userid utente; inoltre qualcuno si azzarda a far notare che forse, un altro social netowork, non era proprio ciò di cui si sentiva maggiormente il bisogno.

In ogni caso vi invito a leggere la sequenza di messaggi sul forum, perchè c’è tanto da ridere e tanto da riflettere su come Apple stia sempre più assomigliando ad una setta.

Ma perchè Ping sarebbe un “…social network come si deve…”?

Di certo sul forum non ci si azzarda a motivare un’affermazione così perentoria.
Anzi, a leggere i messaggi, come al solito, gli utenti Apple, da sempre utilizzati come cavie dall’azienda di Cupertino, si devono barcamenare con i soliti problemi di…gioventù (per usare un eufemismo) di qualunque prodotto by Apple.

La cosa per me intollerabile è che per utilizzare questa meraviglia di social network, si è obbligati ad installare uno dei peggiori software per Windows (iTunes):

si scarica un piccolo file di circa 80 MB (!!!) e se non fai molta attenzione ti ritrovi installato di soppiatto anche uno dei peggiori ed insicuri browser in circolazione (Safari); in compenso si è obbligati ad installare quella chiavica di QuickTime, portatrice di falle di sicurezza.

Solo per questo motivo (la necessità di installare quella schifezza di iTunes), non credo avrò mai il piacere di provare questa ennesima meraviglia del mondo Apple.

Non credo ne sentirò la mancanza. Anzi credo che Ping andrà ad allungare l’elenco dei flop by Apple.

Attendo che qualcuno mi illumini sulle mirabolanti novità introdotte con Ping che, oltre a consentire ad Apple di ficcare meglio il naso negli affari privati della propria clientela, giustifichi l’entusiasmo di chi già ne parla in termini entusiastici pur non avendo avuto la possibilità di capire se e come funziona.

iPad. A che serve?

 Scritto da alle 12:36 del 29/05/2010  29 Risposte »
Mag 292010
 

iNutile

Alcuni giorni fa ho avuto per le mani, per alcuni giorni, una versione USA dell’iPad, precisamente quella con la sola connessione WiFi.

Ero impaziente perchè, tempo fa, ero certo che la mia repulsione nei confronti dei prodotti Apple sarebbe capitolata di fronte a quello che sembrava un gioiellino, che ai miei occhi rappresentava, sulla carta, un passo avanti in quello che per me è il palmare/tablet/ebook reader/smartcoso ideale (son fissato, chissà perchè, che un prodotto di questo tipo debba avere un display da 7”, non di più, ne’ di meno).

L’estetica dell’iPad, la cura del look, come al solito, mi ha favorevolmente impressionato.
La fluidità dell’interfaccia e la rapidità di risposta dell’accelerometro ottime, anche se meno sorprendenti del solito per me, che da poco giochicchio con un HTC HD2.
Ma l’elenco dei pregi, ahimè, per quanto mi riguarda termina qui.

Il primo conato…ehm…cenno di repulsione l’ho sofferto immediatamente all’accensione: impossibile utilizzare l’iPad se prima non lo si collega ad un PC preventivamente inzaccherato da quella ciofeca cosmica (IMHO si intende…) che è iTunes per Windows.
Ovviamente, se installi iTunes sei obbligato ad installare Quicktime e devi fare molta attenzione perchè, se ti distrai un secondo e ti azzardi ad accettare le impostazioni proposte dall’installer, ti ritrovi infilato nel didietro installato a tua insaputa (Scajola’s style) anche Safari.

Vabbè…la solita Apple…che mi aspettavo?

Finalmente, dopo questa cerimonia che sa tanto di iniziazione per i nuovi adepti, accendo l’iPad….
Wow…ehm…che poca roba che c’è installata….
Immediatamente mi rendo conto dell’assenza di un editor di testo, anche una robetta tipo Wordpad; esiste solo un mastodontico blocco note che però non risulta affatto intuitivo, nonostante la semplicità e la banalità dello strumento.
Abituato al mio smartphone cerco ingenuamente un foglio di calcolo; niente.
Non pensavo ci fosse installato gratuitamente Office 2010 come sul mio HD2 (ingenuo si ma mica fesso: so che ho a che fare con Applerie), ma un software Apple che consentisse di gestire dei fogli di calcolo.

Vabbè, penso che sono il solito prevenuto nei confronti di Apple e, dopo aver configurato la WiFi, appuro che non esiste la possibilità di connettere nessuna periferica USB e ci rimango male: faccio fatica a vedere oggetti di questo tipo come un gigantesco smartphone e li associo di più a dei netbook, notebook o tablet in cui le connessioni USB (ed altre) sono un must e la loro assenza fa arricciare anche il naso meno sopraffino.

Evito di esternare queste mie considerazioni e restituisco l’iPad al legittimo proprietario, che tutto si può definire tranne che esperto di informaticherie e che mi ha convocato appunto per “…impostarlo perchè lo possa utilizzare al meglio”.
E’ tornato dagli USA con il petto gonfio per il suo nuovo acquisto, voglioso di mostrarlo ai propri amici ed invidiosi conoscenti, chi sono io per incrinare questo idillio?
Invece questo screanzato che fa? Si vede che anni ed anni di uso dei prodotti Microsoft crea delle insane aspettative e mi chiede:
iLLo -  “Senta, e come faccio per scrivere delle lettere con Word?”
iO – ”Ehm…al momento non si può perchè non è incluso nessun programma di videoscrittura; deve installare un wordprocessor”
iLLo – ”Ah ecco…e non lo può fare ora?”

Spiego, con tutta la cautela di cui son capace, che i programmi vanno acquistati dalla Apple tramite AppStore, che però Apple impedisce ai legittimi proprietari italiani di un iPad acquistato legalmente e regolarmente in un centro Apple negli USA, di utilizzare iTunes (sempre e solo lui) in Italia per installare programmi e che (erano i primi di Maggio) avrebbe dovuto attendere che l’iPad fosse commercializzato anche in Italia a fine Maggio per verificare se l’operazione sarebbe stata consentita, e che si, lo stesso discorso valeva per Excel.

iLLo – “Ah…e quindi fino a quando non potrò comprare Word ed Excel per iPad (esistono vero?), per cosa uso questo coso?”
iO – ”Beh…per navigare su Internet, inviare e ricevere email, navigare su Internet, oppure scambiare email, o ancora navigare Internet…ecc”
iLLo – ”Ah…solo? Beh almeno posso restare in contatto tramite Skype….”
iO – ”Ehm…non proprio; per ora Skype per iPad non esiste e comunque potrebbe installarlo solo tramite AppStore…”
iLLo – ”…che però ora non consente l’operazione, giusto?”
iO – ”Giusto”
iLLo – ”E non c’è modo di aggirare questo problema?” (testuali parole)
iO – ”No, che io sappia”
iLLo – ”Cioè i programmi li posso acquistare solo da questo AppStore? E solo se e quando Apple lo consentirà?”
iO – ”Esatto”
iLLo – ”E non esistono programmi gratuiti come quelli che uso con Windows”
iO – ”Si certo che esistono, e li può installare a patto che siano elencati nell’AppStore”
iLLo – ”Ah….bella fregatura.”
iO – ”….” (ehh, ciccio, con me sfondi una porta aperta…)
iLLo – ”Sto vendendo un iPad acquistato negli USA. Interessa?”

A prescindere da questa particolare vicenda, per come è stato realizzato l’iPad, mi chiedo quale possa essere l’utilizzo tipico di un device così costoso.
In teoria potrebbe essere utilizzato un po’ per tutto; in pratica mi sembra che qualsiasi funzione rischia di sembrare una forzatura ed essere relegata a situazioni di emergenza.
Un po’ come quando ci si trova costretti a redigere un documento Word dotati solo del proprio smartphone o pocketpc Windows Mobile-dotati.
Un qualsiasi economicissimo netbook da 10” consente di fare tutto ciò che è in grado di essere fatto con l’iPad ma molto più comodamente ed a prezzi nettamente più contenuti.

Insomma, il mio quesito è molto semplice: a che serve un iPad? Perchè varrebbe la pena spendere così tanto?
Francamente, più di ogni altra volta, mi risulta difficile trovare una risposta degna di attenzione.

Privacy e pubblicità

 Scritto da alle 16:57 del 19/05/2010  4 Risposte »
Mag 192010
 

Senza parole...

Alla fine della procedura di registrazione in un sito web (non faccio nomi), mi sono imbattuto in questo simpatico siparietto: nonostante sia ben specificato che il consenso all’invio di materiale pubblicitario sia non obbligatorio (cosa superflua, tra l’altro), la procedura non consente di concludere la registrazione senza dare proprio QUEL consenso (si veda l’immagine di cui sopra).

Ecco un esempio di comportamento scorretto che andrebbe sanzionato.

Poi uno si chiede come mai nella propria casella di posta arriva mondezza di ogni tipo.

Difesa della privacy

 Scritto da alle 11:13 del 04/05/2010  2 Risposte »
Mag 042010
 

Prendo spunto da un articolo che ho letto stamattina.
L’autore elenca dieci motivi per cui sarebbe meglio eliminare il proprio account su Facebook.

Premetto che condivido quasi totalmente il contenuto dell’articolo.
Non ironizzo sul fatto che il blog è infarcito di inviti a condividerne il contenuto su Facebook perché è palese che si tratti semplicemente di un ritardo nell’aggiornamento dell’interfaccia che, vista la scelta dell’autore Dan Yoder, presumibilmente verrà a breve “ripulita” dai rimandi al social network più in voga del momento.

Mi ha però colpito l’ingenuità che traspare dalla lettura dell’articolo.

Come qualcuno ha prontamente già fatto notare, basterebbe sostituire Google a Facebook che le affermazioni fatte nei confronti di Facebook (con i dovuti aggiustamenti, soprattutto riguardo alla presunta etica dei vari CEO) si potrebbero applicare anche al colosso di Mountain View.

Aggiungo che molti punti della riflessione possono benissimo applicarsi forse (forse?) a qualunque prodotto Apple: se non uso prodotti come l’iPhone, nemmeno se dovessero sparire quei limiti tecnici che me lo rendono meno utile e produttivo di altri prodotti concorrenti, il motivo principale sarebbero comunque le vessazioni a cui sarei costretto per poterlo utilizzare e la sensazione di mancanza di libertà, di chiusura e costrizione che mi attanaglia ogni volta che entro in contatto con qualche Appleria (di recente mi sono imbattuto in un iPad….meglio stendere un velo pietoso…).

Possiedo un account su Facebook.
Sono perfettamente conscio del fatto che la mia privacy è a rischio.
Così come so di correre questo pericolo quando utilizzo un qualsiasi servizio o applicazione Google.
Come milioni di persone nel mondo, senza farne alcuna richiesta, mi sono ritrovato Google Buzz (il servizio di condivisione imposto messo “gratuitamente” a disposizione da Google) attivato su tutti gli account Google che gestisco.
 
Non ho speranza di riuscire a parare gli attacchi alla privacy viste le innumerevoli fonti da cui provengono, perciò mi comporto di conseguenza: uso questi strumenti con oculatezza, cercando di non inserire notizie o informazioni che so potrebbero essere sparse ai quattro venti ed, anzi, inserendo volutamente alcuni…depistaggi, facilmente riconoscibili da chi mi conosce nella realtà.

Credo, in sostanza, che sia impossibile pretendere nella realtà un rispetto totale della nostra privacy (perché è sostanzialmente impossibile un controllo veramente efficace su come verranno trattati i nostri dati) e che sia meglio agire con la consapevolezza che i dati che inseriamo attraverso il web possano arrivare a sconosciuti che li potrebbero utilizzare, per scopi più o meno condivisibili, a nostra insaputa.

L’alternativa sarebbe guerra aperta a tutto ciò che è social sharing (nel senso più ampio del termine), email comprese e, in sostanza, ad una fetta consistente del principio alla base dello straordinario successo del web: la condivisione.

Technorati Tag: ,,,Apple,,Cogito ergo sum

Facebook & Privacy (& Marketing…)

 Scritto da alle 12:42 del 04/12/2009  Nessuna risposta »
Dic 042009
 

Il 2 dicembre, tutti gli iscritti a Facebook hanno ricevuto una lettera aperta dal suo fondatore Mark Zuckerberg.
tramite la quale ha informato delle importanti e drastiche modifiche in merito alla gestione della privacy del celeberrimo social network; il tema della tutela della privacy è da tempo oggetto di dibattito non solo sul Web, ma anche fra sociologi ed esperti di marketing ed è uno di quei temi nei confronti dei quali sono particolarmente sensibile.
Facebook dismette il sistema delle reti geografiche (che coprono ormai intere nazioni e sono dunque troppo estese per ricadere nel significato di ‘social network’), e migliora le possibilità per gli utenti di decidere chi può accedere ai propri contenuti.

Con la crescita della base di utenti, alcune aree geografiche contano oggi milioni di membri. Esaminando reti così vaste, siamo giunti alla conclusione che il modello attuale non sia più quello adatto per consentire agli utenti di controllare la propria privacy

Il piano prevede l’eliminazione delle reti geografiche e la creazione di un modello semplificato per il controllo della privacy, dove ciascuno può decidere a chi rendere disponibili i contenuti: esclusivamente agli amici, agli amici degli amici, o a tutti gli utenti (ma non è così già da tempo?).

Le passate critiche alla gestione dei dati personali mosse nei confronti di Facebook, hanno forse consigliato all’azienda di affrontare questa materia decisamente delicata con una politica di maggior trasparenza.
Ma a fronte di questa attenzione verso la privacy dei propri iscritti, c’è però la contradditoria (IMHO) tendenza ad una maggiore apertura dei contenuti ospitati sulla piattaforma: i profili e gli aggiornamenti possono essere resi comunque pubblici e negli ultimi tempi erano anche partite sperimentazioni per effettuare più ricerche in tempo reale.

Sembra evidente, agli osservatori del settore, il conflitto fra l’obbligo di tutelare al meglio la privacy individuale degli iscritti a qualsiasi social network e la tentazione di sfruttare economicamente l’enorme bacino di informazioni, notizie e contenuti depositati dagli utenti.

Come sempre, in questi casi è l’utente stesso l’unico baluardo a difesa dei propri interessi e diritti.
A mio parere è difficile pensare che esisterà il modo perfetto per tutelare la privacy in strumenti che hanno come scopo la condivisione di informazioni…personali.
E pare sensato supporre che a trovarlo, eventualmente, non sarà chi ha invece interesse a carpire il maggior numero di informazioni per utilizzarle a scopi di marketing o rivenderle.

Technorati Tag: ,,cogito ergo sum

Windows 7 e figuracce

 Scritto da alle 14:24 del 02/12/2009  2 Risposte »
Dic 022009
 

BSOD

Ho seguito con curiosità e scetticismo la mini-saga dei BSOD di Windows 7.

Riassumo come l’ho vista io: Prevx ha cercato di sfruttare le segnalazioni di alcuni utenti relative alla comparsa di una schermata nera all’avvio di Windows 7 per farsi un po’ di pubblicità gratuita.
Troppo frettolosamente ha attribuito la colpa del malfunzionamento di alcuni PC agli aggiornamenti KB915597 e KB976098 di Windows ritenuti responsabili di alterare la sicurezza di alcune voci critiche del registro di configurazione

“Questa operazione ha l’effetto di invalidare una serie di chiavi di registro se l’aggiornamento viene effettuato senza considerare le nuove regole ACL", ha scritto David Kennerley, sul blog ufficiale dell’azienda. "I riferimenti del cambiamento di regole non sembrano essere stati pubblicizzati adeguatamente, se non completamente dimenticati, nei recenti update di Windows".

In realtà, il problema è causato dall’alterazione del valore REG_SZ della chiave di registro shell del registro di sistema che veniva impostato (non dagli aggiornamenti di Windows, ma probabilmente da qualche malware, come la stessa Prevx ha subito dopo riconosciuto) con un valore diverso da null, non consentiva il normale caricamento della shell di Windows, che veniva sostituita da uno schermo nero.

Nel frattempo non è mancato chi ha fatto da cassa di risonanza alla ghiotta notizia (documentando adeguatamente l’articolo con significative immagini come quella di cui sopra :-D) ed in molti hanno approfittato per rinvigorire il loro livore contro Microsoft non perdendo l’occasione per buttare un po’ di fango addosso all’azienda di Redmond.
Su Facebook mi è capitato di leggere di tutto…

Ho però avuto modo di notare che l’inevitabile risonanza che taluni hanno dato alla bufala è stata minore di quanto ci si potesse attendere e di quanto ero abituato ad osservare.
Evidentemente più di mille chiacchiere valgono i fatti ed è un fatto incontestabile che Windows 7 soddisfa parecchio i propri utilizzatori, checchè ne possano dire i soliti denigratori di professione.

Technorati Tag: ,,bufale