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Cogito ergo sum

Ott 042011
 

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L’interfaccia Metro non mi piace.
Possibile che un’interfaccia minimalista debba necessariamente essere anche rozza?
Quando passo da Windows 7 a Windows 8 mi sembra di tornare indietro nel tempo.
So che a molti questa può suonare come un’eresia, ma dopo aver speso non poche energie per realizzare l’interfaccia molto curata (anche graficamente) e funzionale di Windows 7, si passa a Windows 8 (o meglio, a quel che è Windows 8 per quel che ce l’hanno fato vedere fino ad ora, nella developer preview) e ci si ritrova…Metro
Può piacere o meno; a me, decisamente, non piace.
E chiudo qui la parentesi relativa a considerazioni di carattere prettamente soggettivo.

Ora però vorrei andare sulla sostanza della mia critica all’interfaccia di Windows 8.
Parlo di usabilità ed intuitività.
L’interfaccia Metro adottata con Windows 8 perde moltissimo in termini di usabilità, di efficienza ed efficacia se paragonata a quella di Windows 7 (che, a mio parere, da questo punto di vista non ha rivali).
L’utilizzo di Windows 8 risulta, per molti aspetti, per nulla intuitivo.
Esempi:

  1. Pulsante Start.
    Invisibile e senza indizi della sua esistenza fino a quando il puntatore del mouse non finisce sotto l’angolo sinistro dello schermo.
    Cosa che, ovviamente, capita fin troppo spesso quando si cerca di scorrere verso sinistra il ribbon che contiene le tiles 🙁
    Il pulsante Start, in Windows 7 aveva raggiunto l’apice dell’utilità e praticità; là (in Windows 7 intendo) non è solo un pulsante per il lancio di applicazione, ma anche un’utilissima scorciatoia a tantissime funzioni altrimenti raggiungibili con una carriola di click.
    La search box del pulsante Start (tanto comoda là) è stata spostata ad un click di distanza e smembrata in tre parti: ricerca di Apps, di Settings e di files. (*)
    Lo scheduler lo cerco tra le Apps o tra i Settings?
    Ah, già non importa. Lo trovo comunque in entrambi i casi. Ma con nomi diversi!!! (“Shedule tasks”, con relativa icona, se cercate in Settings e “Task scheduler”, con icona differente 😐 se cercate tra le Apps).
    Stessa cosa per i servizi…
    Alla faccia della coerenza.
    Fateci caso: per fare le medesime operazioni con Windows 8 occorrono un numero di click >= (= quando va bene!) a quelli necessari per svolgere il medesimo compito con Windows 7.
  2. Spegnere/riavviare il computer.
    Ad un utente che non ha mai visto Windows 8 date in mano un PC / Tablet e chiedetegli di eseguire questa semplice operazione.
    Poi, con pazienza, sedetevi e cronometrate quanto tempo ci mette a svolgere questo semplicissimo task.
    Vi sembra logico che per spegnere/riavviare il PC si debba clikkare sul pulsante Start e poi scegliere la voce Settings (??)
    A me no.
    E prego notare che l’operazione, ancora una volta, è stata spostata qualche click più in là.
  3. Uso del tasto destro del mouse.
    Nell’interfaccia Metro è quasi inesistente quell’intelligente e dinamica lista di task a cui si aveva rapido accesso con il click del tasto destro del mouse.
    Appare abbastanza lampante che l’interfaccia Metro sia pensata per dispositivi touch (in cui comunque il tasto destro del mouse può essere emulato in modo coerente e paratico, con una pressione prolungata).
    Ma allora perché me la ritrovo di default su qualunque device su cui ho installato Windows 8?
    Sarebbe stato così utile fare il pin della tile di un’applicazione con il tasto destro….
    Invece è sembrato logico usare il tasto destro per consentire l’unpin, ma il percorso Start->Search (?) per il pin.
    Come se per spegnere una lampadina si agisse su un interruttore posto nella stanza in cui la lampadina è collocata, ma per riaccenderla occorresse andare in un’altra stanza chiamata “magazzino”.
  4. Internet Explorer 10.
    Provate ad utilizzarlo navigando uno di quei siti che hanno la simpatica abitudine di aprire nuove finestre ad capocchiam.
    La navigazione diventa un’Odissea.
    E quando la pagina web viene visualizzata in full screen, come cacchio si fa a riavere la barra degli indirizzi con i pulsanti di navigazione?
    Ah, già! Col tasto destro del mouse….
    Problemino semplice semplice: voglio conoscere la versione di Internet Explorer che gira sul mio PC/Tablet.
    Come faccio a scoprirla?
    No…usare la desktop view non vale….
    Allora, come si fa?
    E per passare da una pagina web all’altra supponendo che siano entrambe aperte in “tab” diversi?
    Sempre col tasto destro…e l’operazione, con Internet Explorer Metro style ancora una volta risulta qualche click più in là rispetto a quanto è possibile fare con la versione utilizzabile nella desktop view.
    Se poi si chiude una tab per errore, il tanto comodo “Reopen Closed tab” non è accessibile se non con IE in Desktop View.
    Insomma, Internet Explorer lanciato dalla tile dello Start Screen fa veramente … Nauseato
  5. Interfaccia Desktop
    OK, l’interfaccia “Desktop” (per così dire) c’è sempre, come la conosciamo noi.
    O quasi.
    Perché se, una volta visualizzato il Desktop, si preme il pulsante Start, si viene immediatamente catapultati in Metro.
    Mi stupisco che qualcuno lo trovi un comportamento logico…

Per il momento mi fermo qui.
Ho un elenco telefonico di cose che non vanno, dal punto di vista dell’usabilità e dell’intuitività dell’interfaccia grafica di Windows 8.

A mio parere l’errore di fondo è quello di ritenere che sia questo il modo di realizzare un’interfaccia che sia adatta a qualsiasi tipo di dispositivo.

Ma un dispositivo che si utilizza con le dita ed uno che si utilizza con mouse e tastiera non possono avere la stessa interfaccia.
O meglio, se si opera la scelta di adottare un’interfaccia comune, questa sarà necessariamente un compromesso tra l’optimum per un caso e l’optimum per l’altro, perdendo qualità da una parte e dall’altra.
L’alternativa, sarebbe quella di realizzare un’interfaccia che consentisse di svolgere le stesse operazioni agendo su qualunque device allo stesso modo, accedendo allo stesso insieme di comandi a cui andrebbero aggiunte funzionalità specifiche del sistema di input in uso.
E, ad occhio, mi pare impossibile trovare la quadratura quando gli estremi sono UN puntatore o DIECI dita…

A prescindere dai miei gusti personali, avrei fatto diversamente: avrei utilizzato di default l’interfaccia Metro (in mancanza di meglio…) sui dispositivi che “si presentano” al sistema operativo come dotati di interfaccia touch, e la classica interfaccia Desktop per quelli dotati di dispositivi di input tradizionali.
Lasciando la libertà all’utente di cambiare l’impostazione di default a piacimento.

Inoltre, uno che sceglie l’ambiente con interfaccia Desktop, là dovrebbe restare fino a scelta contraria.
Invece ogni volta che si preme il pulsante Start, si ripiomba in Metro.

Stavolta credo che, se Windows 8 non avrà successo, sarà a causa della sua interfaccia.
Rappresenta un balzo troppo lungo, presuppone che le cose cambino troppo e troppo in fretta.
Sicuramente arriveremo un giorno a non utilizzare più mouse e tastiera, ma non credo che la cosa avverrà nei prossimi mesi.
Microsoft sembra invece puntare tutto su tablet e periferiche di input touch mandando quasi al macero un risultato eccellente (l’interfaccia di Windows 7) ancora fresco di conquista.

Sono scettico che un parco utenti che risulta ancora restio a mollare Windows XP (soprattutto in certi ambienti aziendali dove, quando non ci sono oggettive motivazioni, la miopia regna sovrana) possa allegramente e con entusiasmo abbracciare un paradigma totalmente diverso.
Anche perché non mi pare rappresenti un miglioramento determinante in termini di aumento di produttività. Tutt’altro.

Mi piacerebbe il vostro illuminato parere (astenersi Fudders pelase) Occhiolino

Apple, una garanzia

 Scritto da alle 10:44 del 26/06/2011  Nessuna risposta »
Giu 262011
 

La "garanzia" Apple

Non smetterò mai di portare in evidenza le scorrettezze di Apple nei confronti dei suoi clienti.
Il tutto avviene nel più assoluto silenzio di una parte degli interessati, quasi colpiti da una sorta di sindrome di Stoccolma che impedisce loro di reagire alle ingiustizie e, anzi, li porta a schierarsi in difesa della società di Cupertino, contro ogni buon senso ed evidenza.
Ho definito zoccolo duro questa parte masochista degli utenti di prodotti Apple e continuamente assisto alla dimostrazione degli effetti negativi che simili atteggiamenti fanno ricadere sull’intera comunità di consumatori e sulla generale qualità dei prodotti.

E’ di alcuni giorni fa la notizia che (finalmente) qualcuno comincia a fare le pulci a certi comportamenti della società di Steve Jobs, finora inspiegabilmente tollerati dai più.
Altroconsumo, infatti, punta l’indice sulle clausole di garanzia imposte da Apple che sembrerebbe interpretare a modo suo le leggi, arrivando fino a far pagare i clienti sprovveduti per garantire loro un diritto che invece è sancito da precise norme.
Per questa serie di inadempienze e scorrettezze, l’associazione di consumatori ha

… segnalato la cosa all’Antitrust, chiedendo all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato di verificare la sussistenza di una pratica commerciale scorretta, di inibirne la continuazione e, una volta accertata, di applicare anche delle sanzioni….

Era ora, dico io.
Purtroppo credo che (ma spero vivamente di sbagliarmi), vista la composizione del target di utenza che predilige i prodotti Apple, appelli come questo

Nell’attesa, invitiamo i consumatori che intendono acquistare i prodotti Apple di insistere per far valere il proprio diritto alla garanzia di conformità di due anni e di continuare a segnalarci episodi che contrastano con quanto previsto dal Codice del Consumo

siano destinati a restare lettera morta.

gggiustizia…all’italiana

 Scritto da alle 12:40 del 16/06/2011  Nessuna risposta »
Giu 162011
 

Nel luglio 2005 sono stato vittima di una truffa: ho partecipato ad un’asta su Ebay aggiudicandomi un cellulare Motorola.
Effettuato il pagamento tramite la ricarica di una carta Postepay (in seguito messe al bando da Ebay proprio perché utilizzate per truffare gli acquirenti), del cellulare e dell’importo versato non ne ho saputo più nulla.

Con una serie di ricerche su Internet ed in collaborazione con altri che avevano subito la medesima sorte ad opera della stessa persona, sono riuscito ad individuare la vera identità dello pseudo-venditore.
Dapprima, tramite avvocato, gli ho inoltrato una diffida per la restituzione dell’importo pagato e, in seguito al suo silenzio, ho sporto querela.

Oggi, dopo “soli” 6 anni (sic!), sono stato convocato in tribunale in qualità di testimone nel procedimento che mi vedeva parte lesa contro il truffatore, il quale si trova agli arresti anche per altri reati e non si è presentato.

In aula, ho scoperto che il truffatore, in virtù dell’indulto, non pagherà nessuna conseguenze del suo reato e che il procedimento, con quasi totale certezza, è destinato a risolversi perciò in un nulla di fatto.
Se non mi fossi presentato a testimoniare, invece, IO avrei rischiato di essere sanzionato (testuale):
”…non comparendo, ne verrà richiesto l’accompagnamento coattivo (nella notifica c’è scritto coativo…sic!) a mezzo della Forza Pubblica, la condanna al pagamento di una somma di euro 51,00 a euro (nel testo originale c’è scritto meuro … sic!) 516,00 nonché alle spese delle quali la mancata comparizione dia causa.

In sostanza, in questo caso, la parte lesa ha perso tempo per andare a testimoniare in un procedimento le cui conseguenze per il reo sono nulle; e qualora non si presentasse rischia anche delle sanzioni.

La prima domanda che mi ha fatto il Giudice è stata, forse non a caso, se intendevo proseguire nel procedimento o rimettere la querela.

Dopo aver esposto le considerazioni di cui sopra, ho risposto:
“…perciò, rimetto la querela, così risparmiamo tutti un sacco di tempo.”

Apple, tutti i nodi vengono al pettine

 Scritto da alle 05:05 del 23/05/2011  5 Risposte »
Mag 232011
 

:-)
Son passati 2 anni e mezzo da questo articolo e, magicamente, quelle che allora erano delle mere opinioni –dal mio punto di vista basate su buon senso ed osservazione dei fatti-, si son trasformate in profezie che si sono puntualmente avverate.

D’altronde chiunque, con una dotazione minima di buon senso e lo stretto indispensabile di conoscenze nel settore avrebbe potuto e dovuto fare ragionamenti analoghi, come mi è capitato di leggere di recente.

Cos’è successo?
La notizia di un’esplosione di malware appositamente progettati per i sistemi Apple ha fatto il giro del mondo in men che non si dica.
E così, com’era inevitabile, anche nel Paese delle Meraviglie gli utenti Apple si son resi conto che la presunta maggiore sicurezza dei loro sistemi era nient’altro che un mito artatamente alimentato dal marketing Apple per incrementare le vendite.

A mio modo di vedere ciò che è accaduto era inevitabile per la concomitanza di una serie di fattori:

  • come ho più volte scritto quando ho trattato di questi temi in questo ed altri blog, tecnicamente, i sistemi operativi by Cupertino hanno sempre avuto ben poco da vantare riguardo a questo aspetto (la sequenza di Pwn2Own [1] in cui i sistemi Apple sono stati violati con ridicola facilità, avrebbe dovuto mettere la pulce nell’orecchio)
  • Microsoft non è stata con le mani in mano e, già con Vista, ha fatto passi da gigante in tema di sicurezza; con Windows 7 ha consolidato ed ulteriormente migliorato quanto di buono fatto.
  • La maggiore diffusione dell’accoppiata Mac + iOS ha reso meno efficace lo schermo protettivo assicurato dal principio Security by Minority.
    Dati diffusione sistemi operativi

    S/O

    Agosto 2008

    Aprile 2011

    Windows

    95,12%

    88,91%

    Mac

    3,55%

    5,40%

    iOS

    0,15%

    2,24%

    Linux

    0,82%

    0,94%

    Altri

    0,36%

    2,51%

    (fonte)

E visto l’atteggiamento di Apple –ahimè niente di nuovo-, supportato dal solito autolesionismo dello zoccolo duro, non sembra che le cose siano destinate a migliorare nel breve periodo.

Possibile che per aprire gli occhi occorra che….ci “scappi il morto”?


[1] Pwn2Own è una competizione tra hackers che si svolge annualmente durante il CanSecWest, la celebre conferenza sulla sicurezza dei sistemi informatici.
In questa competizione alcuni esperti di sicurezza tentano di guadagnare il premio messo in palio per chi riesce a violare i sistemi messi loro a disposizione sfruttandone eventuali falle di sicurezza.

Una domanda…

 Scritto da alle 05:05 del 19/05/2011  Nessuna risposta »
Mag 192011
 

Se acquisto un libro e poi, ritenutolo interessante, lo presto a mia sorella, a mia zia, a mio cugino, al ragazzo di mia sorella, a mia nonna, alla sorella del mio migliore amico, eccetera eccetera, nessuno si scandalizza, non infrango la legge, la coscienza non mi rimorde; anzi, sento di aver fatto una sorta di servizio sociale.
Se dopo aver acquistato e letto il quotidiano, dopo aver bevuto il caffè lo regalo al simpatico vecchietto che, nel tavolino accanto al mio, sorseggia la sua grappa delle 8 meno dieci, mi sento generoso.
Non parliamo di comprare un libro usato…

Se invece compro un ebook e faccio le stesse cose, devo poi camminare con fare furtivo, guardandomi alle spalle perché se lo scopre qualcuno….

A voi sembra tutto logico?

Spero che si arrivi al più presto alla possibilità di acquistare una qualsiasi pubblicazione sia in formato digitale che in formato cartaceo.

Il formato digitale dovrebbe costare nettamente meno.
Chi acquista una pubblicazione in formato cartaceo dovrebbe avere la possibilità (inclusa nel prezzo, ovviamente) di scaricarne la versione digitale dal sito dell’editore, se lo desidera.

Il giorno che succederà, sentirò di abitare in un mondo migliore.

Tutti a caccia di Apple

 Scritto da alle 05:05 del 24/04/2011  Nessuna risposta »
Apr 242011
 

Geo localizzazione

Seguo da qualche giorno il can can sollevato dal fatto che qualcuno, svegliatosi di soprassalto, ha “scoperto” che Apple mantiene traccia dei dati di geo localizzazione degli iPhone  e degli iPad.

Tutti a gridare che Apple spia gli utenti attraverso iPhone e iPad e lo Zoccolo Duro che immediatamente reagisce esattamente come si conviene ad uno Zoccolo Duro: che Apple è buona e brava e se fa una cosa simile A) è giusto e meglio così e B) lo fanno anche altri quindi…(mal comune, mezzo gaudio).

Su Punto Informatico la pubblicazione di un articolo di Claudio Tamburrino (che in verità si limita a fornire ulteriori ragguagli sulla vicenda, senza sbilanciarsi più di tanto in giudizi o opinioni) ha scatenato un putiferio di commenti (come sempre accade appena si ronza attorno alla Mela).
E’ maldestramente intervenuto il solito Luca Annunziata (da tempo illeggibile) che ribatteva alle obiezioni su dati di fatto che nessuno, nemmeno Apple, ha smentito, con domande del tipo “Ma sei certo che tutti gli android siano ok?”, pure illazioni basate sul niente, con il solo scopo di portare la discussione fuori dai binari della logica (e quindi? E se i dati di geo localizzazione li catturassero anche altri produttori oltre ad Apple? Dovremmo essere tutti più felici?).
L’insussistenza di tale argomentazione è resa palese anche dall’intervento di Carlo Pileri, presidente nazionale di Adoc il quale afferma che “…Il fatto che tale sistema sia utilizzato anche da altri produttori di telefonini rende ancora più preoccupante il fatto che nei prossimi giorni segnaleremo all’Authority con una memoria aggiuntiva.”
Lapalissiano.

Come al solito, sfugge la sostanza della questione: raccogliere dati ed informazioni sull’uso dei propri prodotti, se non sbaglio, non è reato e non è vietato da nessuna legge.
Ciò che non è consentito, in un paese civile, è farlo senza che l’utente di un prodotto lo sappia e dia il suo consenso informato.

Ed è qui che Apple, a mio modo di vedere, sbaglia.

Gli altri, con cui il popolo-dagli-occhi-foderati-di-prosciutto cerca di fare comunella per far apparire meno gravi gli errori di Apple, consentono di attivare o meno la geo localizzazione del dispositivo.
L’utente di un iPhone o di un iPad, invece non può far nulla riguardo a queste “features”, sulle quali non viene neppure adeguatamente informato (una postilla –vedi “Location-Based Services”- sepolta nelle condizioni d’uso non credo possa considerarsi informazione adeguata): la stragrande maggioranza, quindi, non sa neppure che esistono e, cosa più grave ai miei occhi, nessuno può scegliere se abilitarle o meno.
Sempre secondo Carlo Pileri, “…La possibile violazione della legge sta in particolare nella mancata adeguata informativa ai consumatori. Se fosse cosí potrebbe dar vita anche a una ipotesi di risarcimento per danni…

Sarebbe più opportuna una maggiore trasparenza di Apple riguardo agli scopi con cui vengono raccolti questi dati; nelle condizioni d’uso, al riguardo si legge

Location-Based Services

To provide location-based services on Apple products, Apple and our partners and licensees may collect, use, and share precise location data, including the real-time geographic location of your Apple computer or device. This location data is collected anonymously in a form that does not personally identify you and is used by Apple and our partners and licensees to provide and improve location-based products and services. For example, we may share geographic location with application providers when you opt in to their location services.

Il fatto che i dati siano ottenuti in modo anonimo è tutto da dimostrare (su iPad e iPhone DEVO utilizzare iTunes,sono dei dispositivi dotati di numero seriale/IMEI univoco, fate voi…).
Il fatto che le informazioni raccolte siano condivise con altri partners ci assicura poi che Apple perda del tutto il controllo dell’uso che di questi dati viene fatto.

E, a prescindere da tutto, a mio parere devo poter scegliere se abilitare il servizio, fidandomi delle rassicurazioni di Apple, oppure no.

Buona Pasqua a tutti.