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Cogito ergo sum

PDFCreator, NOD32 e OpenCandy

 Scritto da alle 18:26 del 27/03/2012  Nessuna risposta »
Mar 272012
 

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Chiunque utilizzi NOD32 come antivirus e tenti di scaricare PDFCreator, l’utility gratuita per generare PDF con un semplice comando di stampa, si sarà imbattuto nell’avviso mostrato nell’immagine soprastante.

OpenCandy viene identificata come applicazione potenzialmente pericolosa.

Ma cos’è OpenCandy?

OpenCandy è una piattaforma adottata da un network di sviluppatori di software per promuovere l’utilizzo di altri programmi sviluppati da chi appartiene al network stesso.

La promozione avviene sotto forma di proposta di installazione di un altro programma durante l’installazione del programma di cui si sta eseguendo la procedura di setup.

Installando PDFCreator, ad esempio, può venir consigliata l’installazione di RealPlayer
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In questo caso è sufficiente non accettare i termini del contratto di licenza togliendo il segno di spunta (che viene inserito di default) dall’apposito campo per evitare che Real Player venga installato.

Come funziona?

Quando si avvia l’installazione di un software appartenente al network, viene richiesta ai server OpenCandy una lista di applicazioni che lo sviluppatore del programma che si sta installando ha deciso di proporre sulla base della lingua, del sistema operativo e del Paese.
Il plugin OCSetupHlp.dll seleziona la prima delle raccomandazioni valide nell’elenco.
La selezione viene effettuata in base ad alcuni criteri quali la presenza o meno sul PC del software nell’elenco delle raccomandazioni, o la presenza di tutti i file necessari alla sua installazione.
Per effettuare la raccomandazione opportuna, OpenCandy invia ai server i seguenti dati:

  • L’installer in esecuzione (quello di PDFCreator nel mio caso);
  • La versione del sistema operativo;
  • La lingua dell’installer e del sistema;
  • L’ora locale;
  • La versione del client OpenCandy.

La scelta effettuata dall’utente di installare o meno il programma proposto, viene memorizzata in forma anonima per fini statistici; questo è quanto emerge dalla lettura delle condizioni di privacy pubblicate sul sito OpenCandy.

I più maliziosi considerano OpenCandy un adware per il fatto che veicola pubblicità non richiesta, ed uno spyware (per il fatto che invia in rete dei dati relativi al computer su cui viene effettuata la procedura di installazione di un programma appartenente al network).
Altre critiche vengono mosse  per il fatto che i dati relative alla scelta effettuata dall’utente vengano memorizzati senza l’esplicito consenso dell’utente stesso.

C’è chi invece lo considera un innocuo metodo promozionale che rispetta la privacy dell’utente e gli fornisce un servizio potenzialmente utile.

Uso regolarmente PDFCreator e, dopo essermi informato, ho deciso di ignorare l’avviso di NOD32 anche rinfrancato dal fatto che una scansione antivirus successiva all’installazione non ha segnalato nulla di anomalo.

Devo ammettere però il fastidio per questo sistema di “proposte” e “raccomandazioni” che fa leva più che altro sulla distrazione dell’utente, portato a premere su Avanti con troppa fretta e senza accorgersi di accettare le condizioni di licenza di un programma diverso da quello che sta installando.
Avrei preferito che di default fosse necessaria un’azione dell’utente per acconsentire all’installazione piuttosto che una per evitarla.

Per il resto ritengo che OpenCandy operi in una sorta i zona grigia in cui il comportamento adottato si presta a diverse interpretazioni favorevoli e sfavorevoli.

Nel futuro tablet, PC o…transformers?

 Scritto da alle 06:27 del 21/03/2012  Nessuna risposta »
Mar 212012
 

tablet-vs-PC

Da tempo fervono discussioni sugli scenari possibili che si prospettano per il futuro nel settore IT ed è molto gettonata l’ipotesi che il personal computer, per molti già sul viale del tramonto, verrà rimpiazzato dai tablet.

E’ innegabile che, da quando gli iPad hanno fatto la loro comparsa sul mercato, il “tablet” sia sulla bocca di tutti, divenuto l’oggetto del desiderio.
Oltre ad essere utile in molte situazioni, è diventato anche un oggetto trendy, che fa sentire più giovani, più intelligenti (esagero ma non troppo), più cool, una cosa che “si deve” possedere, una sorta di status symbol, da sfoggiare per potersi pavoneggiare con amici e colleghi.
Succede sempre così con le novità tecnologiche: prima era l’impianto hi fi in auto, poi il cellulare, poi l’iPod, poi lo smartphone, ora i tablet e domani qualcos’altro.

Che in futuro i device mobili saranno sempre più diffusi non è difficile da prevedere: è da almeno 12 anni che ce lo vanno ripetendo ed ora, finalmente, si intravede una possibile concretizzazione degli scenari ipotizzati, in cui tutti avranno il loro terminale portatile.
Ma che il tablet sia destinato a soppiantare il personal computer non lo darei così per certo. Tutt’altro.

E’ noto a tutti che le vendite di PC hanno subito un calo, iniziato con la comparsa sul mercato dei netbook; i tablet hanno contribuito ad accentuare questa tendenza (rubando la scena più che altro ai netbook stessi), ma non credo che questo sia l’inizio del processo che li porterà a soppiantare i PC.

Se ci si sofferma a pensare a come, dove, quando si utilizza con profitto un tablet, ci si rende conto che pochissime volte il suo utilizzo si sovrappone a quello dei PC o dei laptop.
I tablet attualmente in circolazione sono più che altro strumenti “passivi”, adatti soprattutto per fruire contenuti, più che gestirli.
Finché si tratta di aggiornare il proprio stato su Facebook, scrivere un post su Twitter o brevissimi testi, la cosa non è affatto evidente, ma quando si pensa a realizzare una presentazione, una lettera, un articolo sul blog o anche, semplicemente, un commento un po’ articolato ad un articolo altrui, che magari richiede cose banalissime come copia/incolla, evidenziazione o formattazione di testi,  tutti i limiti di questo presunto sostituto dei PC emergono chiari come il sole.

La differenza sostanziale tra un tablet ed un PC desktop od un laptop sta nel metodo di input adottato e nel fatto che, solitamente, il tablet è trasportabile in modo molto più agevole anche di un netbook o di un ultrabook.
Le interfacce finger friendly sono comode ed intuitive in alcune occasioni, ma hanno innegabili limiti in molti ambiti.
Operazioni che con un computer sono banali, non sono affatto semplici ne’ scontate con un tablet (copiare o spostare un file da un device ad un altro, stampare un documento, per fare due esempi a caso).
Probabilmente il tablet oggi è destinato a soppiantare il PC in quei casi in cui un PC si dimostri nettamente sovradimensionato rispetto alle reali esigenze dell’utente (esigenze basilari quali navigazione Internet, social networks, email, ecc), ma di certo, attualmente, non si può sostituire efficacemente ai PC/notebook/netbook in compiti quali sviluppo di software, di siti web, ritocco ed elaborazione di immagini, montaggi video, redazione di testi corposi, presentazioni, possibilità immense di connessione con altri dispositivi, utilizzo con videogiochi di ultima generazione ne’, tantomeno, in ambito aziendale con la stragrande maggioranza (la totalità?) degli applicativi gestionali.
In molti casi, pur non essendo impossibile l’utilizzo di un tablet per svolgere certi compiti, questi sono talmente più faticosi, laboriosi e complicati da svolgere con un device mobile/touch, che le situazioni in cui il tablet è preso in considerazione sono relegate nell’ambito delle emergenze e delle urgenze.

La verità è che con il tablet si è in grado di eseguire solo un ristretto sottoinsieme di compiti che si eseguono facilmente con un PC.
E questo principalmente a causa della modalità di interazione e delle limitazioni imposte dalla necessità di massimizzare la portabilità del device.
Il suo utilizzo affiancherà quello dei PC, che vengono così sollevati solo dai compiti più banali, come detto prima.
Un tablet, ripeto, è comodo per navigare su Internet, controllare le email, per brevi letture, durante le pause, in metro, dal medico, in coda alle poste, spaparanzati sul divano di fronte alla TV; può essere utile per mostrare delle presentazioni o cataloghi (realizzati con strumenti più idonei, ovviamente), per ricevere le imbeccate da suggeritori esterni quando si partecipa a talk show televisivi, per mostrare le foto ed i video ad amici e parenti…insomma in molti casi è l’ideale, come ho già detto, come strumento passivo per la fruizione di contenuti, i più disparati.

Riflettiamo ora un momento su quand’è che un device mobile sarà realmente in grado di rendere superfluo un PC od un laptop.
E’ necessario che la comodità/efficienza/efficacia della modalità di input dei testi sia paragonabile a quella che chiunque può sperimentare attualmente con l’uso di mouse e tastiera.
Probabilmente ci sarà una fase in cui verranno fuori dei device mobili, sempre più leggeri e sottili, ma in grado di presentare, all’occorrenza una tastiera fisica (incorporata nel corpo del device) ed un modo per poterli poggiare su qualche superficie o sulle gambe (insomma come per i laptop).
Parlo di prodotti come l’Asus Trasformer Prime,

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o l’Asus PadFone e delle loro evoluzioni.

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Penso perciò sia più probabile assistere ad un’evoluzione dei PC (che li renderà ancora più versatili e potenti) piuttosto che alla loro estinzione in favore dei tablets.
Tecnologie come Kinect potrebbero far parte delle dotazioni standard di un computer, visto che da tempo Microsoft ne ha rilasciati i drivers opensouce.
Le applicazioni, anche con l’interazione di altre tecnologie, non sono certamente relegate al solo mondo ludico.
Vari esempi già ora sono in grado di dare un’idea di cosa potremmo aspettarci in futuro

Se Microsoft sarà in grado con Windows 8 (o il suo successore, come mi pare più probabile) di realizzare il sogno di un ambiente unico, disponibile sia su PC che su device mobili, e Intel quello di realizzare una piattaforma hardware x86 efficiente anche per il mercato mobile, è possibile che assisteremo alla commercializzazione di prodotti ad-hoc che sfruttino queste nuove opportunità, fino al raggiungimento dell’obbiettivo di un PC all-in-one performante ma talmente sottile e leggero  da poter essere trasportato (in tutto o in parte) come un tablet ma utilizzato anche come strumento da scrivania.
Il cloud computing e le sue possibili applicazioni così come la velocità e l’economicità delle connessioni a banda larga giocano anch’esse un ruolo fondamentale nella realizzazione di questi scenari ipotetici.

Son pronto a scommettere più su un’evoluzione del PC in forma “tabletizzata” che il potenziamento dei tablet al punto da poter essere considerati sostituti del PC.

Probabilmente, contemporaneamente, si assisterà ad un forte impulso allo sviluppo del riconoscimento vocale: presumibilmente l’interazione con i device mobili avverrà molto, oltre che con interfacce touch sempre più perfezionate (quelle attuali checchè se ne pensi sono ancora lontane dalla maturità), anche attraverso comandi vocali.
Al momento, nonostante decenni di studi al riguardo, soluzioni efficaci sembrano ancora relegate alla fantascienza.
Siri ed altri sistemi analoghi sono ancora lontani dal poter essere utilizzabili per qualsiasi scopo ed in qualunque ambiente.

In questo possibile scenario, il PC resta uno strumento molto potente e molto versatile, soprattutto nella versione Wozniak’s-way, cioè nella versione modulare in cui è possibile assemblarlo con componenti discreti, possibilmente sempre più potenti e miniaturizzati.
La capacità di calcolo, già attualmente, viene raramente sfruttata dal software disponibile per PC.
In pratica, mentre ora i tablet iniziano ad essere produttivi sfruttando al massimo le capacità di calcolo a disposizione, i PC, enormemente più potenti, hanno enormi potenzialità di espansione delle loro capacità semplicemente sfruttando adeguatamente tecnologie attuali, senza dover cioè attendere l’inevitabile evoluzione delle stesse.
La possibilità che uno strumento simile possa essere pensionato dai tablet, a mio parere, è veramente remota, almeno per quanto riguarda il prossimo futuro.

iPad ed usabilità

 Scritto da alle 06:27 del 15/03/2012  3 Risposte »
Mar 152012
 

Draft-iPad

Fa quasi parte dell’immaginario collettivo l’assunto che l’iPad sia un oggetto caratterizzato da un’alta usabilità ed intuitività.

Ma c’è chi, come me, sostiene il contrario.

Innanzitutto, l’iPad funziona in simbiosi con iTunes (Mac o Windows) e qui sorge il primo problema: l’utente all’atto dell’acquisto può non aver ricevuto questa informazione che scopre solo aprendo la confezione e lo scarno foglietto di istruzioni allegato. A questo punto l’utente deve collegare l’iPad al computer e lanciare iTunes.

L’utente scopre a questo punto che l’iPad è completamente dipendente da iTunes.

 

Il seguito lo potete leggere qui.

A prescindere da altre considerazioni relative ai prerequisiti non citati all’atto dell’acquisto (“per usare l’iPad ti serve un computer con iTunes”), se per usare un iPad sono obbligato ad avere a che fare con iTunes, è lecito mettere sulla bilancia che pesa l’usabilità dell’aggeggio anche l’intuitività e l’usabilità degli strumenti senza i quali è impossibile il suo utilizzo?
A mio parere non solo è lecito ma doveroso.

Con l’iPad effettuare operazioni relativamente semplici è una sorta di Odissea (spostare un contenuto da qui a lì ad esempio); questo grazie a limitazioni che fanno a capo al progetto ed alla interfaccia.

Supponiamo di voler salvare un documento PDF scaricato da Internet su un pen drive.
Con un computer l’operazione è relativamente semplice e, almeno su Windows 7, richiama il modello concettuale dello spostamento (clicco sul mio PDF e lo trascino sul pen drive) o dell’invio altrove (click col tasto destro –> invia a-> pen drive), pur mantenendo la possibilità di effettuare l’operazione tramite il comando il copia/sposta-incolla da menù.
Fatelo con l’iPad e poi tornate a parlarmi di usabilità ed intuitività.

Il problema, ovviamente, non è del solo iPad, ma coinvolge,  la maggior parte (tutti?) dei tablets in commercio.
Ma mentre per gli altri tablets si da’ per scontato che certe operazioni siano necessariamente più complicate da eseguire, per l’iPad, che soffre degli stessi problemi, si da’ per scontato l’esatto contrario.

A proposito di PDF

Ora l’utente vorrebbe importare degli e-book in formato PDF nel suo iPad. Dato che non c’è una presa per chiavetta USB sull’iPad, l’utente deve cercare su Google la soluzione.

Se leggere un ebook in formato PDF mette a dura prova l’usabilità di un oggetto che viene spacciato come la soluzione ideale (o quasi) per questo tipo di cose, la dice lunga sull’usabilità complessiva che ci si deve aspettare.

Si scopre che si può usare iTunes per importare i PDF aggiungendoli alla libreria del programma. L’utente lo fa, clicca su Books in iTunes e sincronizza i PDF importati sul suo iPad. Ora l’utente pensa che può finalmente leggere i suoi libri. In realtà l’iPad non può farlo direttamente, ma ha bisogno di una app (chiamata iBooks) che si scarica sull’Apple Store.

L’app è gratuita, ma per scaricarla l’utente deve avere un account attivo sull’Apple Store. Quindi deve inserire il suo Apple ID (la sua email) e la password per scaricare l’app. Se l’utente non ha un account (cosa probabile se l’utente non aveva mai usato iTunes prima d’ora) deve crearne uno.

L’utente crea l’account, scarica l’app in iTunes, quindi clicca su App e importa l’app sul suo iPad. A un certo punto compare un messaggio di errore: l’importazione è fallita perché il computer non è autorizzato ad usare l’account appena creato. Quindi l’utente deve autorizzare il computer, ripetere la procedura di importazione e alla fine vede comparire l’icona della app sul desktop del suo iPad.

Alla faccia del “It just works” di Jobsiana memoria…

In realtà l’usabilità dell’iPad sarebbe di molto superiore se Apple non l’avesse infarcito di limiti ed ostacoli volti ad indurre l’utente ad utilizzare il tablet in un certo modo, un modo che consenta ad Apple, cioè, di controllare le modalità di utilizzo e tradurle in denaro (che per l’utente equivale ad ulteriori spese).
In sostanza, perciò, un qualsiasi tablet non prodotto da Apple e privo di queste limitazioni è, almeno teoricamente, avvantaggiato rispetto al problema dell’usabilità.

Jacob Nielsen, guru dell’usabilità, ci va giù pesante sull’iPad; interessantissimi sono i report che illustrano i risultati di due ricerche sull’usabilità degli iPad realizzate dalla Nielsen Norman Group, la cui lettura consiglio a tutti.
Il primo, datato 2010 riguarda l’iPad 1, il secondo, del 2011, è relativo alla ricerca effettuata sull’iPad 2.

C’è chi obietta che la ricerca Nielsen è incentrata sull’usabilità delle apps e non dell’iPad; ma non si può dapprima tessere le lodi dell’iPad visto come ecosistema che comprende anche l’impressionante mole di apps scritte per il tablet Apple, e poi sottrarre questo ecosistema quando non conviene più.
L’iPad è stato progettato per essere privo di porte che quasi tutti diamo per scontate nei dispositivi moderni, per essere dipendente totalmente da iTunes e valorizzato dall’App Store ed il suo sterminato numero di apps.
Ed è questo insieme che va valutato quando si parla di usabilità.

Dire che l’iPad è un esempio di usabilità è, a mio parere, un errore di valutazione che sarebbe meglio evitare.

Windows 8, un dubbio

 Scritto da alle 18:02 del 06/03/2012  1 Risposta »
Mar 062012
 

twocent

Come sempre accade quando Microsoft lancia una nuova versione del suo sistema operativo, in occasione del rilascio della Consumer Preview di Windows 8 gli utenti si son divisi tra favorevoli e contrari.

Stavolta le novità relative all’interfaccia di Windows 8 sono tali e tante che la separazione tra chi apprezza e chi no è più netta e feroce che nel passato.

Con Windows 8, Microsoft tenta la coraggiosa e difficile operazione di realizzare un unico ambiente sia per computer che per terminali portatili, touch, quali tablet e smartphone.

I vantaggi di una simile operazione per l’utente, è facile intuirlo, sono enormi: si pensi solo alla comodità di avere un unico ambiente che può essere trasportato ovunque, senza problemi di conversione/compatibilità, poter utilizzare gli stessi programmi sia sul computer di casa/ufficio che in giro sul tablet o sullo smartphone (o, perché no, su altri apparecchi, quali televisori o elettrodomestici, automobili,…).

In un futuro in cui device touch ed il cloud computing domineranno la scena, la mossa di Microsoft sembra azzeccatissima e la porterebbe un passo avanti rispetto alla concorrenza, consolidando lo strapotere nel settore dei computer desktop e riflettendolo nel settore mobile dove, fino ad ora, ha accumulato solo enormi ritardi rispetto a iOS di Apple e Android di Google.

Si tratta di una sfida enorme in cui i fattori del successo, in teoria, non dipendono solo direttamente da Microsoft:

  • è di fondamentale importanza che gli sviluppatori accolgano a braccia aperte Metro e WinRT, il nuovo framework multi linguaggio, e popolino il nuovo Microsoft Store con una marea di applicazioni per Windows 8;
  • dato che Microsoft scommette molto sul touch, è importante che i produttori forniscano al mercato computer touch veri e propri, non solo monitor touch (sulla cui vera utilità e comodità di utilizzo ho seri dubbi), ma dei device in grado di sostituire in tutto e per tutto il personal computer.
  • Intel gioca un ruolo fondamentale nella partita: se sarà in grado di realizzare una piattaforma x86 efficiente anche per smartphone e tablet, allora Windows 8 avrà la possibilità di sprigionare il suo potenziale al 100%; Microsoft, quasi a parare il colpo di un’eventuale eccessivo ritardo da parte di Intel, ha rivelato WOA, la versione di Windows 8 per dispositivi ARM (cioè gli smartphone o i tablet che in molti utilizziamo ogni giorno); ma si tratta di una versione limitata, in cui la compatibilità con le applicazioni desktop che siamo abituati a conoscere è limitata ad alcune applicazioni Microsoft e preclusa per gli altri.

Microsoft lavora ad una nuova interfaccia per il suo Windows da molto tempo; da ben prima che l’iPad decretasse l’inizio dell’era dei tablet e da ben prima che l’iPhone desse il via all’età del multi-touch nel mercato consumer.
Ora finalmente, sembra aver concretizzato anni di ricerca con la presentazione di Windows 8.

Mi son sempre chiesto se, cinicamente parlando, in termini di puro business, avesse senso, in questo momento, rimettersi in totalmente in gioco in un settore in cui si detiene circa il 90% del market share.
Mi rendo conto che occorra costantemente innovare e migliorare il proprio prodotto per non lasciare troppo spazio all’agguerrita concorrenza.
Capisco che nel settore mobile le cose siano molto differenti e che là Microsoft reciti un ruolo da comparsa nonostante abbia trovato il modo di guadagnare ugualmente; ma allora perché mettere in gioco una leadership acquisita anziché consolidarla e giocare la partita più rischiosa solo al tavolo dove si ha poco da perdere (quello dei device mobili)?
Non sarebbe stato più semplice e meno rischioso migliorare ulteriormente un prodotto ottimo e maturo come Windows 7, dare impulso allo sviluppo di Windows Phone e studiare migliorie per consentire l’integrazione e la sincronizzazione dei device mobili con desktop e laptop sfruttando appieno la tecnologia cloud, ma lasciare, ancora per un giro, i due ambienti separati?

La risposta, a mio parere, potrebbe essere nell’altra novità introdotta con Windows 8: il Microsoft Store.
Attualmente Microsoft, nel settore dei computer, guadagna una montagna di denaro dalla vendita di software; i prezzi dei programmi sono mediamente alti e, anche per questo, soggetti a pirateria.
Chi produce software per piattaforma Windows, nulla deve alla Microsoft e vende da se’ il proprio software.
Cosa cambia con il Microsoft Store?
Che la distribuzione del software avverrebbe attraverso questa piattaforma messa a disposizione da Microsoft ed ogni sviluppatore dovrà riconoscere all’azienda di Redmond una percentuale dei propri introiti per poter distribuire il proprio prodotto attraverso di essa.
Microsoft, in parole povere, oltre a guadagnare sulla vendita del proprio software, inizierebbe a guadagnare anche sulla vendita dei programmi realizzati da altri, così come avviene soprattutto per Apple ed il suo store per apps iOS.
I vantaggi di questa modalità di distribuzione del software non vanno solo a Microsoft (che a mio parere sarebbe quella che ne beneficerebbe in maniera maggiore grazie anche all’enorme diffusione di Windows nel settore dei computer):

  • gli sviluppatori possono accedere ad un bacino di utenza enormemente superiore a quello raggiungibile in modo tradizionale; ciò consente di realizzare apps da vendere a costo inferiore, inserendo un efficace deterrente alla pirateria; in teoria il tutto dovrebbe consentire di incrementare notevolmente gli introiti e ridurre i costi di distribuzione rendendo, tra l’altro, più variabile la natura del costo di distribuzione stesso, proporzionale al successo di vendita di ogni app (se vendo poco, guadagno poco, pago poco; se vendo tanto pago di più, guadagno di più).
  • gli utenti beneficeranno del calo del prezzo medio delle apps, avranno accesso ad una scelta presumibilmente molto superiore a quella attuale; sia per il minore incentivo al ricorso alla pirateria che alla presumibile efficacia dei controlli della applicazioni presenti nello Store, saranno meno esposti ai rischi derivanti dal malware.

Poter accedere al Microsoft Store consente anche di espandere il mercato attuale.
Non parlo solo delle vendite in-app (l’applicazione è gratuita ma vengono fornite estensioni/aggiunte/opzioni a pagamento); si pensi, ad esempio, all’impulso che potrebbe avere il mercato di applicazioni/add-on realizzate tramite VBA di Office.

Questo nuovo modo di distribuire apps introduce anche potenziali svantaggi quali, ad esempio, il rischio che la qualità media delle applicazioni si abbassi, derivante dal poter produrre apps il cui flop di vendite causerebbe un rischio di perdite inferiori; o anche il dover necessariamente sottoporre ad approvazione la pubblicazione di apps nello Store, pena la perdita di uno dei vantaggi relativi alla sicurezza per l’utente.
Ma probabilmente il gioco vale la candela.

L’operazione tentata è molto rischiosa per l’azienda di Redmond che, come ho già detto, sta rischiando di indebolire la sua forte leadership. Perciò è importantissimo che abbia un grande, indiscutibile successo.
La posta in gioco è alta, come non lo è forse mai stata in passato ed a differenza del passato, i concorrenti (Apple e Google su tutti) sembrano più pronti ad approfittarne.

Allo stesso livello di sviluppo, per Windows 7 fu facilissimo prevederne il successo, data l’accoglienza quasi trionfale accordata dagli utenti fin dal rilascio delle prime Beta.
Non mi pare che lo stesso successo si possa prevedere, ora, per quanto riguarda Windows 8: accanto ai soliti affossatori di professione, vi è una nutrita schiera di scettici tra gli appartenenti al popolo dei soddisfatti utilizzatori di Windows 7.

Le critiche più feroci si possono riassumere principalmente in due filoni:

  • insoddisfazione per l’interfaccia Metro
  • insoddisfazione per l’assenza di integrazione tra ambiente Metro e ambiente Desktop

Anche se Metro, la parte dell’interfaccia touch-oriented di Windows 8, porta molte interessanti novità, non a tutti piace.
Liberando il campo da considerazioni di carattere soggettivo, alcuni riconoscono l’esistenza in Metro di problemi di usabilità dell’interfaccia, scarsa ottimizzazione, scarsa personalizzabilità.

L’assenza di integrazione tra i due ambienti, con le incoerenze/inconsistenze che ne derivano, si dovrebbe risolvere, secondo alcuni con la possibilità di scegliere o l’uno o l’altro ambiente, secondo altri (me incluso) con una fusione dei due ambienti.

Ma di ciò che non va e di come vorrei che fosse parlerei eventualmente in un articolo ad hoc.

Le prestazioni, che sembrano la causa principale del fallimento di Vista e che, fino a poco tempo fa, sembravano l’unica cosa importante, sono al top e Windows 8 promette di dare nuova vita a vecchi computer.
Potenzialmente, cioè, Microsoft è in grado di dare un duro colpo alla concorrenza, ma le scelte operate riguardo all’interfaccia di Windows 8 rischiano di decretare il suo insuccesso, nonostante, sotto il cofano, il nuovo sistema operativo presenti delle innovazioni di eccellente fattura (il meccanismo dei contracts ad esempio, o la possibilità di eseguire Windows 8 da una periferica USB grazie a Windows To Go, per citarne due a caso).

La sensazione è che, rispetto a quanto fatto durante lo sviluppo di Windows 7, Microsoft sia meno attenta ai feedback provenienti dagli utenti; soprattutto per quanto riguarda le richieste di fusione (o separazione) dei due ambienti.
Forse che, arrivati a questo stadio di sviluppo, la modifica costringerebbe a rivedere troppo pesantemente il lavoro fatto fino ad ora (ed i relativi assetti interni all’azienda)?
Potrebbe ragionevolmente essere la motivazione principale; il mio cinismo, però, mi suggerisce che una simile scelta, in grado di assicurare un maggior successo di Windows 8 tra gli utenti, potrebbe però creare un ostacolo allo sviluppo del Microsoft Store, da cui Microsoft, presumibilmente, conta di ricavare una grossa fetta dei suoi ricavi e su cui mi pare stia puntando molto.
Forse gli sviluppatori, data loro la possibilità di sviluppare le loro app secondo il paradigma del desktop, si sentirebbero meno pressati dalla necessità impellente di scrivere/riscrivere i programmi in base alla filosofia Metro.

Insomma, possibile che Microsoft stia rischiando il flop a causa di un’eccessiva bramosia?

Windows 8 e l’abitudine.

 Scritto da alle 06:27 del 02/03/2012  Nessuna risposta »
Mar 022012
 

Routine giornaliera

Ci si abituerà”.

un qualunque sistema sufficientemente complesso richiede un periodo di adattamento”.

Sono alcune delle affermazioni che ho letto ultimamente riguardo a Windows 8.

Sul fatto che molti utenti pensano che sia normale costringersi ad adattarsi alle interfacce, anziché pretendere che le interfacce siano usabili e si adattino all’utente, ci sarebbe da scrivere un libro.

La critica che in molti muovono (muoviamo) alla nuova interfaccia di Windows 8 è la scarsa integrazione tra ambiente Metro (buona per i device touch, imho) e l’ambiente Desktop (il non plus ultra per device keyboard & mouse friendly, imho).

Sotto accusa è anche il fatto che l’interfaccia Metro è meno efficiente se la si usa con mouse e tastiera e che, viceversa, l’ambiente Desktop non è ottimizzato per essere utilizzato con le dita.

In sintesi, sembra che Microsoft sia convinta che domani i tablet sostituiranno i personal computer, perciò ha concentrato i suoi sforzi per realizzare un’interfaccia touch innovativa (e se ci riuscirà lo vedremo a breve) “appiccicandoci” un’interfaccia adatta ai desktop/laptop tradizionali, prelevata quasi tale e quale da Windows 7.
E questo porta ad…insoddisfazione bilaterale Sorriso

L’inefficienza della UI Metro usata con tastiera e mouse è da molti ritenuto un non-problema, dato che la UI Metro è pensata principalmente per essere utilizzata con le dita.
Invece, a mio parere, diventa un problema quando si “impone” Metro come UI di default, senza distinzione del device su quale Windows 8 è installato, senza consentire all’utente di scegliere l’ambiente che preferisce, senza consentire alcuna personalizzazione se non quella limitata ai colori del tema (e poco altro).
Per poter accettare Metro come UI di default anche su device dotati di tastiera e mouse occorre che sia possibile utilizzarla con mouse e tastiera in modo, anche diverso, ma efficiente quanto e più che nell’ambiente desktop.

Inoltre, allo stato attuale, per alcune funzioni, tipiche dell’utilizzo di un computer, sono attualmente possibili solo accedendo al Desktop (si pensi, a titolo di esempio, allo sfogliare le risorse del computer o quelle condivise in LAN, l’utility di pianificazione o le opzioni di indicizzazione, ecc); e qui arriviamo a parlare del secondo focolaio di critiche: dato che Windows 8 è nato per essere l’anello di congiunzione tra device portatili e desktop tradizionali, è impensabile che si sia costretti ad usare l’ambiente Desktop anche con device touch, con le dita, in quanto quell’interfaccia è lontana dall’essere ottimizzata per un utilizzo con le dita.

E’ la prima volta che, non sapendo come fare una cosa, non riesco ad arrivarci, anche con qualche passaggio in più dello stretto indispensabile, utilizzando funzioni del sistema operativo.
La prima volta che sento la necessità di un manuale di istruzioni Basito.
Il perché è semplicissimo, a mio parere: non è solo questione di disabitudine, è che l’interfaccia di Windows 8 non è intuitiva come quella di Windows 7, compreso l’ambiente desktop che, in Windows 7, conosco a menadito e che, per certe operazioni, costringe a ritornare all’interfaccia Metro.
E’ la prima volta che trovo la nuova interfaccia, nel suo complesso ed usandola su un normale computer, un passo indietro rispetto a quella di Windows 7.

Tornando all’abitudine, quelle frasi, rivolte ad un software, a mio avviso sono non accettabili, oggi.
Dato che il software è un oggetto privo di limiti fisici, è l’interfaccia a doversi adattare all’utente, e non viceversa.

E poi devo ancora conoscere la persona che trova difficoltà ad abituarsi alle cose comode e ben riuscite.
Avete mai avuto difficoltà ad abituarvi ad un materasso comodo? Una poltrona confortevole? Un coltello tagliente? Una vacanza rilassante in ottima compagnia? Un abito che vi calza a pennello e che vi fa sentire a vostro agio?
Dubito.

In questo caso, secondo me, oltre alla normale resistenza al cambiamento, si tratta di vero e proprio disagio (non il naturale spaesamento per la novità, si badi bene) nel trovare più difficoltoso o più farraginoso svolgere normalissimi task giornalieri.

Se c’è una cosa che mi è piaciuta dell’ultima Microsoft è come ha gestito il lancio di Windows 7, aprendosi totalmente al pubblico e ascoltando i numerosi feedback che gli sono pervenuti.
L’apertura, in questo caso, mi pare sia identica solo formalmente, ma i feedback mi pare (e spero tanto di sbagliarmi) vengano ascoltati un po’ meno. 
Stavolta i giudizi negativi, non considerando le solite spalate di fango che arrivano contro ogni cosa che fa l’azienda di Redmond, sono una valanga…

Ho pensato che mi avesse colto una violenta ondata di resistenza al cambiamento, o di senilità precoce, o di rincoglionimento selettivo.
Ma poi…ripensandoci…sono abituato a device touch, possiedo smartphone Android e Windows Phone 7.5 (interfaccia Metro anche là), ho dimestichezza con l’ambiente desktop, dato che lo uso giornalmente su Windows 7, perciò a cosa starei resistendo?
La verità è che non sono infastidito dal dover fare in maniera differente cose che faccio normalmente col mio PC, ma che le trovo più farraginose, più scomode, meno intuitive.

Mi rendo conto che criticare alcuni aspetti di Windows 8 non ha senso in questo momento, dato che siamo di fronte ad una versione Beta che può quindi contenere aspetti destinati ad essere modificati durante il suo sviluppo, ma quel che trovo errato è la filosofia alla base delle scelte che Microsoft sembra aver fatto in questo momento.

E guardate che penso che Microsoft sia sulla strada giusta e che, soprattutto se Intel riuscirà a realizzare, finalmente, piattaforme hardware x86 efficienti anche per device mobili, ha la possibilità di dare il colpo di grazia alla concorrenza.
Infatti, provate ad immaginare la semplificazione ed il boost di efficienza derivanti dal poter utilizzare lo stesso ambiente e gli stessi programmi su qualsiasi device.
Ora prendete prodotti come Asus Padphone che, partendo da uno smartphone, consente di avere, in sostanza, un tablet ed un computer desktop, aggiungete un pizzico di cloud: è facile immaginare quanto sia comodo poter avere sempre con se tutto ciò che siamo ora abituati ad avere sparpagliato su più device e fruibili attraverso il medesimo ambiente, senza dover essere costretti a combattere con incompatibilità (hardware e software) tra ambienti diversi, fuori standard e necessità di dover apprendere il funzionamento di apparecchi differenti, poter passare dal PC, allo smartphone, alla console di gioco, al media player da salotto, alla programmazione della lavatrice o del microonde…

In conclusione, utilizzo le parole di Paperino che solitamente è bravissimo a tradurre in italiano succinto e corretto i miei pensieri

Se i tablet – intesi come form factor e non come tecnologie associate – saranno i PC del futuro, Windows 8 sarà pronto; il mio sconcerto deriva dal fatto che il desktop tradizionale mi sembra troppo bistrattato

ed aggiungo che, a mio parere, i tablet per come li conosciamo oggi, non sono affatto destinati a soppiantare i PC, almeno in tempi brevi e che è anche ipotizzabile una rapida evoluzione dei PC.