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Cogito ergo sum

Il fanboy mascherato

 Scritto da alle 06:27 del 19/07/2012  4 Risposte »
lug 192012
 

fanboy mascherato

Sono stato letteralmente folgorato da un articolo comparso il 6/7/2012 su cervellilavati.it.
In un sito (che pare più un sito di e-commerce che un blog) in cui ci si affanna a nascondere la propria ottusa idolatria per Apple (anche a suon di brutali censure), trovo quella che è l’esemplificazione della parzialità che affligge i religiosi di ogni setta.

La non-recensione del MacBook Pro Retina”, giuro, è il titolo dell’articolo illuminante.

Nell’articolo si spiega perché sia giusto non fare una recensione di un prodotto Apple che presenta difetti (in questo caso del MacBook Pro Retina, appunto).

Premesso che, come ho più volte scritto, i “difetti di gioventù” nei prodotti Apple sono più una regola che un’eccezione, sembrerebbe che l’incompleta compatibilità e le ridotte prestazioni delle porte USB 3.0, i fenomeni di ghosting e la scattosità dell’interfaccia in un prodotto top di gamma e dal prezzo non certo contenuto, a detta del saggio autore, siano quisquilie di cui non si deve tener conto perché:

image
…se nei prossimi giorni dovessero risolvere questi problemi
, allora ci sono serie possibilità che dovremmo creare un nuovo indicatore di voto: le 5 stelle potrebbero non essere sufficienti….

image

….avevamo solo due strade:

  • pubblicare ora con un giudizio complessivo che doveva o ignorare questi aspetti considerandoli già risolti o farli impattare negativamente sulla valutazione salvo poi dover pubblicare correzioni su correzioni
  • rimandare di alcuni giorni la pubblicazione nella speranza che arrivino gli attesi aggiornamenti, magari con il rilascio di Mountain Lion (presumibilmente il 19 luglio)
    ….

Si da’ cioè per certo che Apple risolverà questi problemi con un aggiornamento nel giro di giorni, perciò non vale la pena di descrivere il prodotto con i suoi pregi ed i suoi difetti reali.
Così come si da’ per certo si tratti di problemi software nonostante ci siano segnali che potrebbero indicare invece probabili deficit hardware.
Pur di non scrivere una recensione che menzioni i difetti del MacBook Pro Retina, si considera addirittura come praticabile l’opzione di “…ignorare questi aspetti considerandoli già risolti…”.

Un’altra perla del fanboysmo è la considerazione sulla scattosità dell’interfaccia:

gli “scatti” dell’interfaccia sono solo di natura estetica

Toh! Ma tu guarda!
Dopo che ce l’han menata col mantra che la fluidità dell’interfaccia è indispensabile (perché bisognava pur trovare un motivo per cui vantare device Apple di fronte ad altri che li surclassano) irridendo chi, come me, spiegava che si, su alcuni device Android (come il Galaxy Note) l’interfaccia presentava dei lag e delle scattosità ma che queste non scalfivano l’usabilità e che si trattava “…di una mera questione di estetica…”, ora, improvvisamente, la scattosità dell’interfaccia non è più così terribile?

A mio parere un prodotto in commercio va valutato per quello che è, non per quello che si spera diventi in breve tempo.
Sarebbe stato un atteggiamento più serio quello di fare la recensione vera, sottolineando pregi e difetti del prodotto e lasciando a ciascuno di noi la valutazione finale.

Forse il saggio autore dell’articolo crede che i suoi lettori siano tutti dei deficienti che non sono in grado di fare autonomamente valutazioni proprie?

O forse, in realtà, non interessa fare una recensione, ma piuttosto promuovere il prodotto ed allora quel briciolo di onestà intellettuale che, nonostante la coltre di cecità da idolatria, riesce ad emergere, costringerebbe a scrivere un articolo in cui non si può osannare la Apple?

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Un duro risveglio

 Scritto da alle 06:27 del 02/05/2012  Nessuna risposta »
mag 022012
 

Estrazione
La crisi attuale, non solo economica, impone riflessioni sui modelli di vita attuali e sulla loro sostenibilità.

E’ per questo che oggi vi propongo la visione di un documentario di qualche anno fa (2006) che oggi – scoprirete perché – risulta ancora più attuale di quando è stato realizzato.

53 minuti che fanno pensare.
Che fanno capire meglio, se ancora fosse necessario, l’importanza della ricerca e in quale direzione un Paese moderno dovrebbe concentrare i suoi sforzi.

Prima che sia troppo tardi, pena dover rinunciare a privilegi e comodità che diamo tanto per scontati.

The Oil Crash – Un duro risveglio (2006)

 

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apr 192012
 

Samsung-Galaxy-Tab-7-0-Plus

Annunciato nell’ottobre 2011, il tablet Samsung Galaxy Tab 7.0 Plus si trova disponibile da qualche settimana, principalmente negli store online.

Nonostante la mia convinzione che 7” siano la dimensione ideale per un tablet “da spaparanzo sul divano”, purtroppo, a mio parere, è un prodotto che, dal momento del suo annuncio ad oggi, ha perso molto appeal.

La configurazione hardware non spicca in nessuna caratteristica: il processore dual core da 1,2GHz e, soprattutto, uno schermo PLS LCD con risoluzione 1024×600 sono dotazioni caratteristiche di modelli del passato.

Non bastano la possibilità di usarlo anche come telefono (grazie alla possibilità di inserirvi una SIM), ne’ i suoi 16GB di RAM interna espandibile attraverso MicroSD, ne’ la doppia fotocamera (3,15 Mpixel la posteriore  2 Mpixel quella frontale) a migliorare la situazione.
Basti pensare che prodotti come lo smartphone Galaxy Note, a parità di altre caratteristiche, può vantare una CPU dual core da 1,4GHz, uno schermo con risoluzione 1280×800 e una fotocamera da 8Mpixel.
La versione 3.2 di Android (Honeycomb) che si trova installata non migliora l’attrattività di questo prodotto.

Il colpo di grazia, lo da’ il prezzo: attualmente lo si trova a circa €350,00, ma, a mio parere, il Galaxy Tab 7.0 Plus è un prodotto che sarebbe da prendere in considerazione solo quando/se il suo prezzo dovesse avvicinarsi ai 200 Euro.

Insomma dai nuovi prodotti mi sarei atteso qualcosina di più.

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Apple, Valve & Steam: cui prodest?

 Scritto da alle 12:33 del 14/04/2012  Nessuna risposta »
apr 142012
 

ValveSteam

Secondo AppleInsader, pare che Valve (proprietaria della famosissima piattaforma per la vendita ed il gaming online Steam) ed Apple siano in procinto di stringere un accordo che potrebbe portare a potenziare l’offerta di videogames per Mac.
Lo si dedurrebbe dalla visita che Tim Cook ha effettuato presso la sede di Bellevue.

Si tratta ovviamente di rumors, ma un’eventuale collaborazione tra i due a chi gioverebbe?

A guadagnarci sarà certamente Apple: entrerebbe dalla porta principale in un settore (quello dei videogames hi-end) dove la sua presenza ora è molto marginale, ampliando l’offerta attuale e aumentando l’appeal della piattaforma OSX per quella parte di utenti che, usando il computer anche come serio strumento ludico, finora hanno scartato a priori l’ipotesi di uno switch.

C’è da attendersi che anche Valve ci guadagni, dato che avrebbe accesso a quella parte di utenti che ora è quasi fuori dai giochi; ma che comunque rappresenta una minoranza rispetto a tutto il mercato del settore ludico.
Valve, insomma, ci guadagnerebbe ma non così tanto quanto Apple.

Un ragionamento a parte, a mio parere, va fatto per quanto riguarda gli utenti, che vanno anzitutto distinti tra utenti OSX e utenti Windows.

Gli utenti OSX ci guadagnerebbero parecchio perché, presumibilmente, avrebbero finalmente accesso ad una più vasta scelta di titoli.

Per quanto riguarda il resto degli utenti, un’eventuale intesa tra Apple e Valve potrebbe non essere del tutto positiva.

I prezzi dei videogames infatti, potrebbero tendere ad un incremento:
in primo luogo a causa dell’ingresso di un nuovo soggetto (Apple) che, lecitamente, pretenderebbe la propria fetta di guadagni;
in secondo luogo per il rischio che l’azienda di Cupertino adotti il medesimo approccio avuto nel settore degli ebooks.

I prezzi degli ebooks, infatti, verrebbero schiacciati verso l’alto in virtù di alcune clausole contrattuali presenti negli accordi tra Apple ed alcuni editori.
Secondo il Dipartimento di Giustizia americano (che ha avviato un apposito procedimento), in quel caso, si configurerebbe una sorta di cartello tra Apple ed alcuni editori, teso a fissare a tavolino il prezzo finale di vendita degli ebook, scoraggiando la concorrenza con evidente danno per i consumatori finali.[1]

I rapporti di forza tra Apple e Valve nel settore dei videogames sono così diversi da scongiurare un simile rischio?
Apple riuscirà a convincere Valve a dividere con lei la torta dei guadagni o il prezzo dei videogames subirà le conseguenze negative derivanti dall’ingresso nella “filiera” di un nuovo soggetto?

Se la collaborazione tra i due vedrà la luce, ognuno di noi potrà valutarne le conseguenze.
Personalmente spero che, nel caso che un accordo vada in porto, lo store Steam riservato agli utenti OSX stia ben separato da quello degli altri utenti in modo da consentire (eventualmente) agli utenti Mac di continuare ad acquistare i medesimi contenuti a prezzo superiore e vivere felici, come spesso accade attualmente.


[1] Su The Wall Street Journal è presente un approfondimento sulla questione

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PDFCreator, NOD32 e OpenCandy

 Scritto da alle 18:26 del 27/03/2012  Nessuna risposta »
mar 272012
 

image

Chiunque utilizzi NOD32 come antivirus e tenti di scaricare PDFCreator, l’utility gratuita per generare PDF con un semplice comando di stampa, si sarà imbattuto nell’avviso mostrato nell’immagine soprastante.

OpenCandy viene identificata come applicazione potenzialmente pericolosa.

Ma cos’è OpenCandy?

OpenCandy è una piattaforma adottata da un network di sviluppatori di software per promuovere l’utilizzo di altri programmi sviluppati da chi appartiene al network stesso.

La promozione avviene sotto forma di proposta di installazione di un altro programma durante l’installazione del programma di cui si sta eseguendo la procedura di setup.

Installando PDFCreator, ad esempio, può venir consigliata l’installazione di RealPlayer
image

In questo caso è sufficiente non accettare i termini del contratto di licenza togliendo il segno di spunta (che viene inserito di default) dall’apposito campo per evitare che Real Player venga installato.

Come funziona?

Quando si avvia l’installazione di un software appartenente al network, viene richiesta ai server OpenCandy una lista di applicazioni che lo sviluppatore del programma che si sta installando ha deciso di proporre sulla base della lingua, del sistema operativo e del Paese.
Il plugin OCSetupHlp.dll seleziona la prima delle raccomandazioni valide nell’elenco.
La selezione viene effettuata in base ad alcuni criteri quali la presenza o meno sul PC del software nell’elenco delle raccomandazioni, o la presenza di tutti i file necessari alla sua installazione.
Per effettuare la raccomandazione opportuna, OpenCandy invia ai server i seguenti dati:

  • L’installer in esecuzione (quello di PDFCreator nel mio caso);
  • La versione del sistema operativo;
  • La lingua dell’installer e del sistema;
  • L’ora locale;
  • La versione del client OpenCandy.

La scelta effettuata dall’utente di installare o meno il programma proposto, viene memorizzata in forma anonima per fini statistici; questo è quanto emerge dalla lettura delle condizioni di privacy pubblicate sul sito OpenCandy.

I più maliziosi considerano OpenCandy un adware per il fatto che veicola pubblicità non richiesta, ed uno spyware (per il fatto che invia in rete dei dati relativi al computer su cui viene effettuata la procedura di installazione di un programma appartenente al network).
Altre critiche vengono mosse  per il fatto che i dati relative alla scelta effettuata dall’utente vengano memorizzati senza l’esplicito consenso dell’utente stesso.

C’è chi invece lo considera un innocuo metodo promozionale che rispetta la privacy dell’utente e gli fornisce un servizio potenzialmente utile.

Uso regolarmente PDFCreator e, dopo essermi informato, ho deciso di ignorare l’avviso di NOD32 anche rinfrancato dal fatto che una scansione antivirus successiva all’installazione non ha segnalato nulla di anomalo.

Devo ammettere però il fastidio per questo sistema di “proposte” e “raccomandazioni” che fa leva più che altro sulla distrazione dell’utente, portato a premere su Avanti con troppa fretta e senza accorgersi di accettare le condizioni di licenza di un programma diverso da quello che sta installando.
Avrei preferito che di default fosse necessaria un’azione dell’utente per acconsentire all’installazione piuttosto che una per evitarla.

Per il resto ritengo che OpenCandy operi in una sorta i zona grigia in cui il comportamento adottato si presta a diverse interpretazioni favorevoli e sfavorevoli.

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Nel futuro tablet, PC o…transformers?

 Scritto da alle 06:27 del 21/03/2012  Nessuna risposta »
mar 212012
 

tablet-vs-PC

Da tempo fervono discussioni sugli scenari possibili che si prospettano per il futuro nel settore IT ed è molto gettonata l’ipotesi che il personal computer, per molti già sul viale del tramonto, verrà rimpiazzato dai tablet.

E’ innegabile che, da quando gli iPad hanno fatto la loro comparsa sul mercato, il “tablet” sia sulla bocca di tutti, divenuto l’oggetto del desiderio.
Oltre ad essere utile in molte situazioni, è diventato anche un oggetto trendy, che fa sentire più giovani, più intelligenti (esagero ma non troppo), più cool, una cosa che “si deve” possedere, una sorta di status symbol, da sfoggiare per potersi pavoneggiare con amici e colleghi.
Succede sempre così con le novità tecnologiche: prima era l’impianto hi fi in auto, poi il cellulare, poi l’iPod, poi lo smartphone, ora i tablet e domani qualcos’altro.

Che in futuro i device mobili saranno sempre più diffusi non è difficile da prevedere: è da almeno 12 anni che ce lo vanno ripetendo ed ora, finalmente, si intravede una possibile concretizzazione degli scenari ipotizzati, in cui tutti avranno il loro terminale portatile.
Ma che il tablet sia destinato a soppiantare il personal computer non lo darei così per certo. Tutt’altro.

E’ noto a tutti che le vendite di PC hanno subito un calo, iniziato con la comparsa sul mercato dei netbook; i tablet hanno contribuito ad accentuare questa tendenza (rubando la scena più che altro ai netbook stessi), ma non credo che questo sia l’inizio del processo che li porterà a soppiantare i PC.

Se ci si sofferma a pensare a come, dove, quando si utilizza con profitto un tablet, ci si rende conto che pochissime volte il suo utilizzo si sovrappone a quello dei PC o dei laptop.
I tablet attualmente in circolazione sono più che altro strumenti “passivi”, adatti soprattutto per fruire contenuti, più che gestirli.
Finché si tratta di aggiornare il proprio stato su Facebook, scrivere un post su Twitter o brevissimi testi, la cosa non è affatto evidente, ma quando si pensa a realizzare una presentazione, una lettera, un articolo sul blog o anche, semplicemente, un commento un po’ articolato ad un articolo altrui, che magari richiede cose banalissime come copia/incolla, evidenziazione o formattazione di testi,  tutti i limiti di questo presunto sostituto dei PC emergono chiari come il sole.

La differenza sostanziale tra un tablet ed un PC desktop od un laptop sta nel metodo di input adottato e nel fatto che, solitamente, il tablet è trasportabile in modo molto più agevole anche di un netbook o di un ultrabook.
Le interfacce finger friendly sono comode ed intuitive in alcune occasioni, ma hanno innegabili limiti in molti ambiti.
Operazioni che con un computer sono banali, non sono affatto semplici ne’ scontate con un tablet (copiare o spostare un file da un device ad un altro, stampare un documento, per fare due esempi a caso).
Probabilmente il tablet oggi è destinato a soppiantare il PC in quei casi in cui un PC si dimostri nettamente sovradimensionato rispetto alle reali esigenze dell’utente (esigenze basilari quali navigazione Internet, social networks, email, ecc), ma di certo, attualmente, non si può sostituire efficacemente ai PC/notebook/netbook in compiti quali sviluppo di software, di siti web, ritocco ed elaborazione di immagini, montaggi video, redazione di testi corposi, presentazioni, possibilità immense di connessione con altri dispositivi, utilizzo con videogiochi di ultima generazione ne’, tantomeno, in ambito aziendale con la stragrande maggioranza (la totalità?) degli applicativi gestionali.
In molti casi, pur non essendo impossibile l’utilizzo di un tablet per svolgere certi compiti, questi sono talmente più faticosi, laboriosi e complicati da svolgere con un device mobile/touch, che le situazioni in cui il tablet è preso in considerazione sono relegate nell’ambito delle emergenze e delle urgenze.

La verità è che con il tablet si è in grado di eseguire solo un ristretto sottoinsieme di compiti che si eseguono facilmente con un PC.
E questo principalmente a causa della modalità di interazione e delle limitazioni imposte dalla necessità di massimizzare la portabilità del device.
Il suo utilizzo affiancherà quello dei PC, che vengono così sollevati solo dai compiti più banali, come detto prima.
Un tablet, ripeto, è comodo per navigare su Internet, controllare le email, per brevi letture, durante le pause, in metro, dal medico, in coda alle poste, spaparanzati sul divano di fronte alla TV; può essere utile per mostrare delle presentazioni o cataloghi (realizzati con strumenti più idonei, ovviamente), per ricevere le imbeccate da suggeritori esterni quando si partecipa a talk show televisivi, per mostrare le foto ed i video ad amici e parenti…insomma in molti casi è l’ideale, come ho già detto, come strumento passivo per la fruizione di contenuti, i più disparati.

Riflettiamo ora un momento su quand’è che un device mobile sarà realmente in grado di rendere superfluo un PC od un laptop.
E’ necessario che la comodità/efficienza/efficacia della modalità di input dei testi sia paragonabile a quella che chiunque può sperimentare attualmente con l’uso di mouse e tastiera.
Probabilmente ci sarà una fase in cui verranno fuori dei device mobili, sempre più leggeri e sottili, ma in grado di presentare, all’occorrenza una tastiera fisica (incorporata nel corpo del device) ed un modo per poterli poggiare su qualche superficie o sulle gambe (insomma come per i laptop).
Parlo di prodotti come l’Asus Trasformer Prime,

asus-transformer-prime-confermato-per-il-19-d-L-pG5-77

o l’Asus PadFone e delle loro evoluzioni.

asus-padfone-ecco-il-video-promozionale-L-236H8j

Penso perciò sia più probabile assistere ad un’evoluzione dei PC (che li renderà ancora più versatili e potenti) piuttosto che alla loro estinzione in favore dei tablets.
Tecnologie come Kinect potrebbero far parte delle dotazioni standard di un computer, visto che da tempo Microsoft ne ha rilasciati i drivers opensouce.
Le applicazioni, anche con l’interazione di altre tecnologie, non sono certamente relegate al solo mondo ludico.
Vari esempi già ora sono in grado di dare un’idea di cosa potremmo aspettarci in futuro

Se Microsoft sarà in grado con Windows 8 (o il suo successore, come mi pare più probabile) di realizzare il sogno di un ambiente unico, disponibile sia su PC che su device mobili, e Intel quello di realizzare una piattaforma hardware x86 efficiente anche per il mercato mobile, è possibile che assisteremo alla commercializzazione di prodotti ad-hoc che sfruttino queste nuove opportunità, fino al raggiungimento dell’obbiettivo di un PC all-in-one performante ma talmente sottile e leggero  da poter essere trasportato (in tutto o in parte) come un tablet ma utilizzato anche come strumento da scrivania.
Il cloud computing e le sue possibili applicazioni così come la velocità e l’economicità delle connessioni a banda larga giocano anch’esse un ruolo fondamentale nella realizzazione di questi scenari ipotetici.

Son pronto a scommettere più su un’evoluzione del PC in forma “tabletizzata” che il potenziamento dei tablet al punto da poter essere considerati sostituti del PC.

Probabilmente, contemporaneamente, si assisterà ad un forte impulso allo sviluppo del riconoscimento vocale: presumibilmente l’interazione con i device mobili avverrà molto, oltre che con interfacce touch sempre più perfezionate (quelle attuali checchè se ne pensi sono ancora lontane dalla maturità), anche attraverso comandi vocali.
Al momento, nonostante decenni di studi al riguardo, soluzioni efficaci sembrano ancora relegate alla fantascienza.
Siri ed altri sistemi analoghi sono ancora lontani dal poter essere utilizzabili per qualsiasi scopo ed in qualunque ambiente.

In questo possibile scenario, il PC resta uno strumento molto potente e molto versatile, soprattutto nella versione Wozniak’s-way, cioè nella versione modulare in cui è possibile assemblarlo con componenti discreti, possibilmente sempre più potenti e miniaturizzati.
La capacità di calcolo, già attualmente, viene raramente sfruttata dal software disponibile per PC.
In pratica, mentre ora i tablet iniziano ad essere produttivi sfruttando al massimo le capacità di calcolo a disposizione, i PC, enormemente più potenti, hanno enormi potenzialità di espansione delle loro capacità semplicemente sfruttando adeguatamente tecnologie attuali, senza dover cioè attendere l’inevitabile evoluzione delle stesse.
La possibilità che uno strumento simile possa essere pensionato dai tablet, a mio parere, è veramente remota, almeno per quanto riguarda il prossimo futuro.

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