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Alla conquista del West

 Scritto da alle 18:01 del 22/09/2009  Aggiungi commenti
Set 222009
 
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Monument Valley - Arizona - USA 2009

Quest’anno ho avuto la fortuna di poter fare delle vacanze extra large.

La mia uscita dalla società, che ho fondato insieme a due amici e in cui ho lavorato negli ultimi 10 anni (quasi), mi ha procurato un inedito periodo di vacanze.
Ne ho approfittato subito per coronare un sogno che avevo nel cassetto da anni: percorrere gli USA coast to coast.

Fortunatamente tutto è andato liscio, con nessuna traccia delle disavventure aeroportuali che hanno invece “insaporito” il viaggio del papero più ad ovest del West.

E per il tipo di vacanza che sono abituato a fare quando vado all’estero, la fortuna ha un ruolo importante: di solito prenoto dall’Italia solo i voli di andata e ritorno e l’albergo per la prima notte del giorno di arrivo; tutto il resto è come-viene-viene, cioè una sorta di avventura, in cui giorno per giorno si decide cosa fare e dove dormire e si incrociano le dita.
Questa volta c’era in più di altre il vincolo di seguire la storica e famosissima Route 66 che ha fatto funzione di filo di Arianna per quasi tutta la durata del viaggio.

Questa sarebbe una colazione... Altro campo in cui la fortuna è determinante è l’alimentazione: come filosofia adotto quella di mangiare il cibo locale del Paese in cui mi trovo.
Niente pizza, pasta, caffè espresso e italianità del genere.
Innanzi tutto perchè, a parte rarissime eccezioni, si tratta solitamente di pessime imitazioni degli alimenti nostrani, in secondo luogo perchè il mio desiderio è vivere il più possibile nella maniera indigena per cercare di capire meglio la cultura e la gente del Paese in cui mi trovo, anche nella vita di tutti i giorni.
Stavolta il tutto era complicato da una colica biliare che ho patito poco prima della partenza e che mi ha costretto a stare moooolto attento a quel che mangiavo.
E per come sono abituati a mangiare negli USA (fritto, salse a gogo, burro ovunque), l’impresa è stata una sorta di percorso ad ostacoli con tutta una serie di richieste “grilled”, “…no butter” o “…no sauces, please” che lasciavano alquanto perplessi i camerieri che, raccogliendo l’ordine, guardavano questo strano tipo che chiedeva toasts, bistecche, hamburgers, ecc, “dry” cioè “asciutti”, senza condimento. Una roba impensabile per la gente del luogo.
E c’è stato qualche simpatico server (per usare il termine poco carino – che non ha nulla di informatico – con cui vengono spesso indicati i camerieri) che ha ironizzato su queste mie “strane” richieste: inoltrando la comanda a chi doveva occuparsi di tostare dei toast senza aggiunta di burro, ha specificato che erano “…for the weight watcher guy”. 😀

Durante il viaggio, la tecnologia è stata di grande aiuto; a partire dal mezzo di locomozione noleggiato: una Toyota Prius Hybrid, con motore elettrico e a benzina con switch automatico, con la quale ho percorso la bellezza di 7838 km!!!
Toyota Prius Hybrid

Sono stato molto colpito e a volte sorpreso da tutta una serie di cose:

– l’obesità diffusa;
– l’immensità e grandiosità di panorami e spazi, difficili catturare con una macchina fotografica;
– la violenza del tornado che ci ha sfiorati facendo sfracelli attorno a noi mentre ci avvicinavamo a St. Louis provenienti da Chicago;
– il profondo senso civico largamente diffuso tra gli statunitensi;
– la giovialità e alla cortesia degli americani;
– il numero impressionante di homeless (barboni) presenti a San Francisco;
– la tristezza e la rassegnazione che si legge soprattutto sul volto negli indiani Navajo, accentuata appunto dallo stridente contrasto con la giovialità di cui ho appena detto;
– il traffico intenso ma non caotico di Los Angeles;
– l’efficienza dei poliziotti nel sanzionare chi commette infrazioni: a Santa Monica son arrivato al parcheggio con 7 minuti di ritardo; 4 minuti prima un’invisibile pattuglia aveva provveduto a posizionare sotto il tergicristallo una multa da $50,00; una volta, solo una volta, mi è sfuggito il cartello che indicava il limite di velocità a 30 miglia/ora e perciò ho continuato a rispettare l’indicazione precedente di 40; quasi immediatamente, dal nulla, è spuntata una macchina della polizia che ha attivato i lampeggianti per segnalarmi di accostare; ma niente multa, per fortuna, solo un ammonimento verbale dopo un accurato controllo dei documenti;
– la pulizia e lo splendore di Chicago (vera sorpresa!);
– il deludente clima di fine agosto appena a nord di Los Angeles;
– la capillare diffusione di reti WiFi gratuite ad accesso libero: praticamente ogni locale, ogni hotel o motel, fino ad arrivare alle boutique di vario genere, offrono la possibilità di connettere gratuitamente il proprio laptop ad Internet tramite connessione WiFi; quasi sempre è stato sufficiente fermarmi in un punto qualsiasi di una città o un paesino per avere solo l’imbarazzo della scelta sulla WiFi a cui connettermi; ciò ha consentito di massimizzare l’utilità del mio EeePC Asus 1101HA.
– l’età media di chi affollava l’Apple Retail Store di San Francisco in cui sono inciampato mentre mi recavo a Niketown: sembrava la sala ricreazione di qualche reparto geriatria d’ospedale.

A proposito, negli USA i prodotti Apple sono notevolmente più diffusi che da noi; la cosa si può apprezzare ad occhio nudo. Non mi ha quindi stupito il numero di spot pubblicitari che mi è capitato di notare in TV quando casualmente mi è capitato di passarci qualche minuto davanti; nello stesso arco di tempo ho visto un unico spot Microsoft e circa una dozzina di spot Apple.

La pazzia più grande è stata quella di fare New York – Chicago in un giorno….oltre 1270 km…più di 14 ore d’auto…una follia resasi necessaria perchè da New York ho prenotato l’albergo di Chicago per il giorno dopo senza prima controllare quanti km dividevano le due città.

Chicago, bellissima, mi ha stupito. E’ la città che mi è piaciuta di più.
Chicago by night
Di notte è uno spettacolo. L’ho ribattezzata Ghotam City

Il posto più affascinante, per me è stato la Monument Valley.
Alba alla Monument Valley
Evidentemente le letture di Tex fatte da bambino hanno lasciato il segno.

La cosa che mi è piaciuta meno, per quel poco che ho potuto osservare, è la condizione degli “indiani” d’America.

Una botta di fortuna all’arrivo a San Francisco, il 2 settembre: al teatro The Warfield si esibiva proprio quella sera Al Green.
I-m-p-e-r-d-i-b-i-l-e!
Biglietto concerto Al Green
Concerto memorabile.
Tra l’altro uno dei “coristi” di Al Green era Jhon Legend….
Al Green in concerto (Jhon Legend corista)

Due parole sul viaggio di rientro.
48 ore esatte in aeroporto! Tra ore di volo effettive e attesa dei voli di coincidenza.
E per fortuna non si è verificato alcun ritardo!
Penso che mai più farò viaggi così lunghi che prevedano scali. Solo voli diretti….

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