[SdSM] P.E.B.K.A.C. (2)

E’ un piovoso e ventoso lunedi’ di Marzo, ed io sono qui’ che mi sto’ spaccando il cranio cercando di capire perche’ questo dannato "load balancer" mi sta inviando 10.000 connessioni verso un datacenter e nisba all’altro. Che 10.000 – 0 non mi suona molto "balanced". Comunque, sono qui’ che mi guardo la configurazione di questo coso quando Bert viene a cercarmi.

Bert – Hai dieci minuti per guardare un problema che penso sia relativo al mailscan?
IO – Hummm… dato che qui non sto combinando niente di positivo… vediamo.

Cosi’ mi passa questa mail, poeticamente intitolata "problemi" che dice (la mail e’ stata tradotta ed un pelo alterata):

Abbiamo appena installato un nuovo server Sexchange duemillaeettre'
(mepensa: sempre l'ultimissima versione eh?)
che deve gestire i domini dominio.net ed altrodominio.biz.
La posta di dominio.net deve essere processata dal vostro mailscan e per
questo abbiamo gia' modificato i dati del DNS.
(mepensa: e scommetto che la configurazione del mailscan non l'hai modificata invece)
Il dominio altrodominio.biz invece deve andare normalmente.

Tutto funziona perfettamente.
(mepensa: no, credo che, se mi hai mandato una mail dal laconico ma
preciso titolo di "problemi", tutto NON funziona perfettamente. Manco un
po'.)

A parte per le mail che sono inviate da Alias.
(mepensa: eh?)

Se la mail viene inviata da un account normale arriva correttamente ma se
viene inviata da un alias non arriva niente.
(mepensa: doppio eh?)
Per cortesia risolvere il problema ASAP.
(mepensa: eh si', comeno.)

Seguono 49 (quarantanove) linee di ’signature’ le foxxute "ultime novita’ sul web" e fraca$$odavelletri, ma non una singola linea relativa a da dove viene inviata questa dannata mail, come o verso quale foxxuto account e di quali alias il pinguino sta parlando.

Ooooookkey, cominciamo dal principio. Un rapido clicckety-click mi dice che il loro foxxuto server sexchange adesso e’ l’MX primario per dominio.net, bypassando cosi’ l’intero mailscan. Di altrodominio.biz invece non vi e’ traccia alcuna nel DNS. Vabbe’ un problema di meno. Una rapida ricerca nei log del mailscan mi dice che nessuna mail per/da dominio.net e’ passata nelle ultime 3 ore.

Sto per dire a Bert di domandare piu’ informazioni al pinguino, mentre io cerco altri spilli per la bambolina voodoo, quando suona il telefono. Bert risponde e, indovina un po’, e’ il CL della situazione!

Bert – Quindi, da dove la mandate la posta?

Bert – Ah, utente@dominio.com.

Bert – Che e’ un alias?

Bert – Ok, ma come la mandate?

Bert – Si’, ho capito che la mandate con quell’indirizzo, ma come la inviate?

Bert – …con outlook…ovviamente…

Hummm.. allora, vediamo un po’. Ovviamente dominio.com e’ uno dei domini gestiti dal nostro mailscan. Rapido controllo nei log. Nessuna mail partita da ‘utente@dominio.com’ nelle ultime 24 ore. Ma lui ha detto che usa outbook, quindi… guardo la configurazione del mailscan e scopro che ‘dominio.com’ e’ gestito dal nostro server di posta.

Login sul nostro server di posta.

Ed ecco che la matassa comincia a sbrogliarsi: "utente@dominio.com" e’, in effetti, un alias che punta verso "utente@dominio.net". Indovina un po’! "dominio.net" e’ anche lui un dominio gestito dal nostro server di posta. Ergo, posta inviata da un dominio all’altro non va da nessuna parte perche’ rimane locale.

Non solo, ma "utente@dominio.net" e’ pure lui un alias che punta ad "altroutente@dominio.biz".

Oookkkeey… eccoti la spiegazione. La mail rimane locale, ergo, non va’ verso il loro server sexchange, viene inviata da un alias verso un altro alias, il dominio di destinazione non esiste, ergo viene palleggiata avanti e indietro per una dozzina di volte ed alla fine cestinata senza colpo ferire.

Spiego la rava e la fava a Bert (che e’ un tecnico ma non e’ che sia molto avvezzo alle intricazioni dei server di posta) con dovizia di disegnini, frecce ed una mia interpretazione del server di posta che parla con se stesso. Bert comprende e va’ ad elucubrare una risposta per CL.

Dopo un po’ mi riviene a cercare.

Bert – Allora… come accidenti rispiego a CL quello che mi hai appena spiegato in modo che lo capisca e non ci metta una vita?

IO – Hummm… che ne dici di "siete troppo scemi per usare un computer"?

Bert – (massaggiandosi il mento) Che e’, effettivamente, una buona spiegazione del problema ed e’ anche corto ma… no, non penso che sia ideale.

IO – Be’, in tal caso non ti rimane che riciclare quello che ti ho detto io.

Bert – Potremmo filmare te mentre la rispieghi e poi gli mandiamo il video.

IO – Grazie ma preferisco evitare che ci siano troppe immagini compromettenti di me in giro. Piuttosto… Come cappero la mettiamo giu’ nel nostro rapportino orario? Che questo non e’ un problema di mailscan.

Bert – He… giusta osservazione. Ci serve un progetto da fatturare al cliente.

A questo punto, per combinazione la nostra segretaria Wendy e’ arrivata.

IO – Ci serve un progetto per fatturare a CL.

Wendy – Che progetto?

IO e Bert in coro – PEBKAC!

Davide

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Di recente ho scoperto un sito web che consente di creare font personalizzati.

Si tratta di YourFonts, attraverso il quale, con dei semplicissimi passaggi guidati, in pochi minuti è possibile creare il proprio font di caratteri personalizzato, ottenendo dei risultati veramente interessanti.

Il font di caratteri personalizzato, oltre che uno sfizio per tanti, risulta particolarmente utile a chi ha bisogno di creare dei documenti in cui il normale set di caratteri può risultare un po’ troppo impersonale.
Si pensi ad esempio alla redazione di materiale didattico per scuole elementari o medie, alla scrittura di lettere e biglietti personali, pagine web, ecc.

La procedura con cui si realizza il proprio set di caratteri, utilizzabile poi su PC e Mac con qualsiasi programma che preveda la scelta del font da utilizzare, è veramente semplice e suddivisa in vari passi.

Occorre innanzi tutto scaricare dall’apposita pagina, una tabella (in formato PDF) che va stampata e compilata a mano, seguendo le istruzioni riportate.

La tabella è suddivisa in due fogli A4 distinti: il primo contiene il set di caratteri principali, il secondo una serie di caratteri accentati e speciali, utili soprattutto a chi scrive in lingue diverse dall’italiano o l’inglese (spagnolo, francese, svedese, tedesco, ecc).

Una volta compilata la tabella, va acquisita con uno scanner e salvata in uno dei seguenti formati:  .gif, .jpg, .jpeg, .png, .pdf, .tif, o .tiff.
Se si compilano entrambe le pagine della tabella, occorre creare due file separati.

Una scannerizzata la tabella, occorre effettuare l’upload dei file generati scegliendo un nome da assegnare al font ed indicando, eventualmente, una nota sul copyright.
 

Una volta effettuato l’upload dei file, è possibile visualizzare un’anteprima del font creato, con la possibilità di inserire un testo personalizzato per meglio valutare il risultato dell’operazione.

Se si è soddisfatti del risultato ottenuto, è possibile scaricare il file .ttf contenente il font personalizzato.

Per installare il font sul proprio computer, occorre seguire le istruzioni specifiche per il sistema operativo in uso.

In Windows 7 è sufficiente aprire il file .ttf generato e cliccare sul pulsante installa presente nella finestra di anteprima che verrà visualizzata.
font personalizzato

Il costo dell’operazione è veramente esiguo: $9,95 per la prima pagina della tabella, e $5,00 per la seconda (opzionale).
In sostanza, al cambio attuale, con circa € 9,00 (IVA inclusa) è possibile dotarsi del proprio font personalizzato.

[SdSM] P.E.B.K.A.C.

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E’ un tranquillo Venerdi’ di inizio Marzo, finalmente la temperatura comincia a farsi piu’ mite dopo quello che e’ stato catalogato come “il piu’ freddo inverno degli ultimi 12 anni” (e qui si potrebbe discutere sul perche’ questo e’ sempre il piu’ [qualcosa] degli ultimi X anni…) ed io mi sto preparando per mettere finalmente in produzione il nuovo database server che e’ costruito come un vero cluster e non un cluster-che-non-e’-un-cluster.

Ma prima che io possa finire il mio lavoro, mi becco una bella chiamata da un cliente.

CL – …e quindi la vpn non funziona piu’ ed io non posso lavorare!
IO – Ok, vediamo un attimo, che account ha detto?
CL – ..ed ovviamente ho un casino di roba da fare ed il mio capo si sta incazzando ed io non posso lavorare perche’ non mi accetta la password e ci sono sempre problemi con la connessione…

Mettete qui una lunga filippica. No, piu’ lunga. Dopo parecchie lamentazioni, riesco finalmente a farmi dare il foxxuto account. Ondepercui mi loggo sul loro dannato vpn-server e vedo che mi dice.

IO – Vedo qui che il server si lamenta che la password e’ sbagliata, per il resto non vedo niente di speciale.
CL – E infatti e’ quello che continua a dirmi, che la mia password e’ sbagliata ma io la password la conosco ed e’ sempre la stessa.
IO – Ha cambiato qualche cosa ultimamente? Che so io, configurazione del computer? E’ un laptop?
CL – Si e’ un laptop e no, non ho cambiato niente, almeno io non ho cambiato niente.

Mi viene uno strano dubbio.

IO – Come lei non ha cambiato niente?
CL – Il mio vecchio laptop e’ stato sostituito con uno nuovo ma tutto il lavoro e’ stato fatto dal nostro IT e quindi io non ho cambiato niente.
IO – Hummm… Mi faccia un piacere, mi apra un attimo un editor di testo e mi scriva la password sull’editor…
CL – Ma la so la password, l’ho usata per una vita e non l’ho mai cambiata, non e’ che sbaglio a digitarla adesso…

Aggiungete qui parecchie lamentazioni sul fatto che lui la password la conosce. Comunque, riesco a convincerlo a digitare la password in modo che la legga.

CL – Ok, ok, ecco, adesso scrivo la pass….

Silenzio dall’altra parte…

IO – Hallo! E’ ancora li’?
CL – Hummm…. perche’ mi scrive quella cosa li’ invece di quell’altra cosa la’…
IO – Mi faccia indovinare.. il laptop di prima aveva una tastiera inglese o olandese e quello nuovo ha una tastiera olandese o inglese ma comunque non la stessa tastiera?
CL – ….-CLICK

Riprendo ad occuparmi del database, ma il telefono ri-suona. Stavolta e’ un altro CL che ha dei problemi a fare login, rapidamente, mi sincero che la tastiera e’ sempre la stessa. Un controllo mi dice che il problema e’ che la password e’ scaduta.

IO – Ok, devo resettare la password, un momento.

Faccio login nel malefico database di configurazione, cerco la password di root di questo coso, login, su – … password expired.

??? Come sarebbe a dire “password expired”??

Ebbene si’! Qualcuno ha avuto la fantasmagorica idea di configurare un vpn server con una password di root che scade! Il che significa che qualcun altro (indovina chi) dovra’ mollare il suo database server e sciropparsi 40 minuti di strada per andare alla colo, riavviare il foxxuto server e resettare la foxxuta password di root!

Quando si dice “il problema siede davanti alla tastiera”…

Davide

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[SdSM] Non Tutto Il Male…

kernel panic

Avevamo lasciato il nostro eroe (cioe’ io) con uno dei due cluster di scansione posta sostituito ed una paccata di dischi da reinstallare per il secondo cluster.

Preparare i dischi e’ facile, il difficile e’ andare a fare la sostituzione, principalmente perche’ chi si occupa di solito di queste cose e’ l’onnipresente Bart, solo che in questi ultimi giorni e’ piu’ onni-assente che onni-presente, essendo diventato da pochi giorni papa’.

Quindi quando c’e’ per lo piu’ parla al telefono con la neo-mamma o si ostina a mostrarci le foto del pupo o a farci una perfetta riproduzione delle ultime fasi della gestazione… no, non lo volete vedere, ve lo assicuro.

Comunque, venerdi’ riesco a staccarlo dal telefono per i cinque minuti cinque che mi bastano per spiegargli che c’e’ da fare questo lavoro e quando lo puo’ pianificare, lui mi assicura che lo scrivera’ nella sua agenda. Se non la perde prima (l’agenda).

Pochi minuti dopo vengo informato che il nostro monitor ci segnala che il secondo cluster e’ kaputt. Ed infatti lo e’. Di nuovo entrambi i server di input sono in kernel panic. Riesco, nonostante tutto a farli ritornare in vita in maniera rapida, quindi la crisi dura solo alcuni minuti. Ma e’ sufficiente a far venire le convulsioni a DaBoss che si mette a dare la caccia a Bart. Infruttuosamente visto che se ne e’ gia’ andato.

DB – (rivolto a me) Hai parlato con Bart per installare il secondo cluster?
IO – Si’, io ci ho parlato, ma non sono molto sicuro che Bart abbia sufficienti neuroni per tenere a mente che cosa fare.
DB – Vabbe’, non me ne frega niente. Questa faccenda e’ piu’ importante. Non puoi andare tu al datacenter?
IO – (contando sulle dita) 1- Dove e’ il datacenter, 2- dove e’ il nostro rack all’interno del datacenter, 3- come accedo al rack? Io ho un piede di porco, ma non credo di poterlo usare…
DB – Ottime domande… Senti, lunedi’ come Bart arriva placcalo e fatti spiegare il tutto, che e’ ridicolo in questo modo.

Cosi’ lunedi’ mattina mi apposto ed aspetto il neo-papa’ al varco, come arriva lo placco.

Bart – …ti faccio vedere le foto che ho fatto…
IO – No, non le voglio vedere le foto! Dove ca$$o sta’ il datacenter per il secondo cluster?
Bart – …no perche’ e’ carino che… quale cluster?
IO – Il secondo cluster di posta, ci hai presente? Quel coso che ci paga lo stipendio?
Bart – Ah, si’… allora ti dicevo che sabato…
IO – Il Datacenter!
Bart – Ah si’.. allora, ti vai di qua’, di la’, di su’… ma le foto non le vuoi vedere?…
IO – Se io guardo le foto mi dici dove ca$$o sta’ il posto, dove sta’ il rack e come faccio ad entrarci?
Bart – Allora, il posto e’ questo-e-quello…
IO – Momento… Non sara’ mica per caso una certa co-locazione?
Bart – Ma la conosci?
IO – Se e’ quella che penso io si’… Ok, allora vado li’. Dove sta’ il nostro rack?
Bart – Nella stanza cosi’ e cosa’. Per entrare…
IO – La serratura della porta a combinazione e’ ancora sul default "0000"?
Bart – Ah, ma allora la conosci!
IO – Purtroppo si’. E magari anche la serratura del rack e’ ancora sul default?
Bart – No, quella l’abbiamo cambiata noi.

Gia’ mi immagino che faccia fara’ il Luser-Supervisor quando mi vedra’ arrivare. Lui che sperava di essersi liberato di me.

Davide

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E finalmente, dopo una settimana di influenza spaccacranio, ritorno in ufficio e mi scontro subito con un bel casino. Ne sentivo la mancanza.

Ho gia’ descritto anche troppo il nostro famoso "cluster" di scansione della posta. Basti dire che esistono ‘n’ (con n==4) server di ingresso. Questi non solo accettano la posta ma fanno anche il primo controllo (blacklisting, spf, dkim, graylisting e vari riti voodoo per purificare il contenuto delle mail). Orbene, io arrivo in ufficio alle otto del mattino, attacco il mio lapdog e scopro che tutti e 4 i server di input sono inattivi.

Morti, cadaveri, kaputt. Niente ping, ssh, smtp. Nada!

Mi attacco alla console remota e scopro che tutti e 4 i server sono in Kernel Panic. Prima che il Panic venga ai nostri clienti decido di avvisare subito Bert (cosi’ sa cosa raccontare quando cominciano a telefonare) e poi procedo a riavviare i servers.

Avvia il primo, avvia il secondo ed il primo e’ di nuovo in panic. Riavvia il primo, avvia il terzo ed il secondo e’ in panic… Dopo aver madonnato per una buona oretta continuando a saltare da una console all’altra come un giocoliere che cerca di tenere dei piatti in bilico sui bastoni, i quattro maledetti ripigliano vita e la posta ricomincia a fluire.

Un rapido controllo pare imputare il problema al solito maledetto XFS che si incarta ogni due per tre. Ergo, decido di prendere il toro per le corna, acchiappo DaBoss e gli propongo la reinstallazione seduta stante di tutto l’ambaradan usando la nuova configurazione da me messa a punto.

Quindi acchiappo un paio di server ed 8 (otto) dischi fissi ed installo 4 server (1 server di input, 2 server di scan, 1 server di output) in modo da sostituire meta’ di uno dei cluster in un colpo solo. Dopo di che, mi dirigo rapidamente alla colo ed effettuo la sostituzione dei dischi. Tutto sembra andare per il meglio.

Il mattino dopo ricomincio l’installazione sui dischi che ho rimosso dal cluster il giorno prima per sostituire anche l’altra meta’. A questo punto pero’ arriva l’imprevisto, nella forma di una telefonata da parte di CL di $ditta che lamenta che non gli arriva piu’ posta.

IO – Ma non vi arriva piu’ posta da quando?
CL – Ma, direi da almeno 3 o 4 giorni…
mepensa: e adesso mi telefoni?
IO – Che dominio hai detto?

Guardo sul log e noto che tutte le mail dirette al loro dominio sono in coda con un bel "timed out while sending end of data". Oh che gioia.

IO – Vedo qui che il nostro server prova a mandarvi la posta ma sembra che ci siano dei problemi nella connessione e va’ in timeout. Voi per caso avete fatto qualche cambiamento nella connessione di rete? Aggiunto dei pezzi, cambiato configurazione nel router, cambiato provider… roba cosi’?
CL – No no, noi non abbiamo cambiato niente.

Sicomeno…

Io penso un momento: non e’ possibile che sostituire UN server di output cambi le cose su tutti i server insieme, ed io non ho alterato la configurazione di rete. Ergo, deve essere un problema relativo al networking… hummm fammi vedere un po’… telnet ip.server.cl.qui 25… Connection refused.

Hummm… "connection refused"? Controllo e vedo che questi beduini usano la porta 2525 perche’, apparentemente, il loro provider gli blocca la porta 25. Ok. Telnet … 2525 e mi becco l’HELO del loro server. Ovviamente un bellissimo sexchange 2000.

IO – Il vostro server e’ un po’ vecchiotto… come’ che non lo avete mai aggiornato?
CL – Heeeuuuu…. E’ una storia un po’ lunga…
IO – E la versione corta magari e’ "costo delle licenze"?
CL – Hemmm…

Provo ad inviare una mail da telnet e viene accettata senza problemi. Ooookkeey…. Quindi una mail da telnet funziona mentre una mail ‘normale’ no… dimensione della mail? Mi viene un dubbio atroce. Visto che gia’ ho avuto questo stesso problema piu’ volte, e sempre con in mezzo un qualche server Microsoft, provo "al buio" a loggarmi su uno dei server di output ed a dare un bel ifconfig eth0 mtu 1000 e poi a ri-accodare i messaggi di posta per CL. Ed indovina un po’: Funziona! Con l’MTU a 1000 la posta viene consegnata senza problemi.

IO – Okey, ho trovato il problema…
CL – Adesso riceviamo posta!
IO – Si’, ho appena detto che ho trovato il problema…
CL – A bene, benissimo grazie ta…
IO – AHO’ MA FAMMI PARLA’! Il problema e’ che la vostra connessione di rete ha un MTU troppo basso e non invia correttamente i messaggi ICMP per la negoziazione in modo automatico…

Ovviamente, di tutto questo CL non capisce un accidente. Mettete qui’, se vi pare, una lunghissima spiegazione delle intricazioni del TCP/IP, il tutto fatto cercando di non mandare il cervello di CL in kernel panic ovviamente. Dopo un bel po’ un pelo di luce rischiara le tenebre nel suo cranio.

CL – Quindi… cosa dovremmo fare?
IO – Contattare il vostro provider o chi vi fa assistenza sulla vostra rete e fargli controllare i parametri di connessione.
CL – Ma se io resettassi il cosi li’ per la connessione ad internet?
IO – Lo avete resettato di recente?
CL – No, noi non abbiamo toccato niente.

Sicomeno.

IO – E allora lascialo stare e chiama chi vi gestisce la rete.
CL – Ma non possiamo lasciare le cose come sono adesso che funziona?
IO – No, perche’ in questo modo sprechiamo un terzo della nostra banda per consegnare la posta a voi. E dato che di oltre 8000 clienti voi siete gli unici che hanno questo problema, ritengo che la cosa migliore sia per voi scoprire cosa c’e’ che non va nella vostra connessione di rete e metterla a posto. O farlo fare al vostro isp che pagate per questo.
CL – Ah-hummm… vabbe’…

Passa una mezz’oretta e mi ri-suona il telefono.

CL – Allora, ho provato a riavviare il router…
IO – Ma hai parlato prima con il vostro provider?
CL – No.
mepensa: ecchemipareva…
CL – Solo che adesso non riusciamo piu’ a connetterci ad internet…

Io controllo e noto che, in effetti, il server di CL adesso e’ completamente irraggiungibile.

IO – Ma perche’ non lo dici al vostro provider?

Ovviamente, loro non hanno mai toccato niente…

Davide

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